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Tutti gli articoli con tag canone rai

Garimberti: "Troppi reality e poca qualità? Colpa dell'evasione del Canone"

pubblicato da Gabriele Capasso


Paolo Garimberti chiede più fondi per la tv di stato per dare in cambio maggiore qualità. Questo in sintesi il pensiero del Presidente della Rai che commenta lo stralcio di un emendamento che prevedeva un cambio nella modalità di pagamento del Canone per la tv, associato all’utenza elettrica del cittadino, una circostanza che avrebbe certamente abbattuto l’evasione della tassa sul possesso del televisore.

Fino a quando qualcuno non si deciderà tra governo e Parlamento a fare in modo che l’evasione del canone Rai scenda sotto quel 30% ormai fisiologico mancheranno i fondi per fare di più servizio pubblico. Fino a quando la Rai è costretta a stare sul mercato ci sta anche coi reality. Mi spiace, questa è la realtà ed è inutile fare delle polemiche su questo punto. Doveva passare ieri un emendamento in Senato con la finanziaria, un emendamento che stabiliva che il canone si sarebbe pagato con la bolletta della luce come succede in tutti i Paesi d’Europa. Questo emendamento non è passato, per l’ennesima volta la Rai è stata bastonata. E’ difficile fare soltanto grande qualità quando non hai i fondi per farlo, quando hai un canone di 109 euro e hai al tempo stesso un’evasione del 30%.

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Corrado Calabrò presidente AgCom: "Svincolare la Rai dai partiti e lotta all'evasione del canone"

pubblicato da Marina

Corrado Calabrò

Parola di Renato Calabrò presidente dell’AgCom (Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni):

La Rai non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete trasmissiva, per investire nell’alta definizione e nella televisione su internet, svolgendo quel ruolo di pivot delle nuove tecnologie segnato nelle nostre Linee guida. Si liberino quindi gli elementi imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato dai partiti, che valorizzi la capacita’ gestionale e decisionale e si chiarisca e si renda più trasparente e ‘accountable’ agli utenti il ruolo della tv pubblica.

Questi alcuni dei richiami fatti da Calabrò durante la presentazione di ieri della relazione annuale al Parlamento. L’invito lanciato al fine di recuperare il ruolo della Rai è semplice e consiste nel liberarla dai partiti e nel favorire maggiori introiti. Forse più facile a dirsi, ma molto più complesso da farsi.

Per Calabrò recuperare il pagamento del canone è possibile e ha detto (anzi scritto) che il processo deve partire dalla riduzione dell’evasione :

La Rai, comunque, deve acquisire effettivamente le risorse del canone, con un sistema di riscossione che riduca l’evasione, anche per migliorare la qualità

Come lavorare sulla qualità? Scrive Calabrò:

La soluzione c’è; basta volerla. Finalmente il mini-qualitel ci ha fornito indicazioni che la Rai dovrebbe tenere in conto nel formare il palinsesto del servizio pubblico.

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RAI, Contratto di servizio: ritorna il tormentone canone Tv ai possessori di pc

pubblicato da Marina

i nuovi loghi rai dal 18 maggio Lunedì saranno presentati gli emendamenti al Contratto di servizio 2010-2012 che viene firmato tra il Ministero dello Sviluppo economico e la RAI (a sinistra le foto dei nuovi loghi adottati dal prossimo 18 maggio). Le novità più consistenti riguardano la discussione sulla diffusione delle trasmissioni Tv su digitale terrestre a altre piattaforme, più un altro grappolo di proposte, che non è detto che siano approvate ma che certamente faranno discutere e che sono state presentate da Roberto Rao (UdC) relatore del testo. Vediamole:
Digitale terrestre
Spiega Rao:

Perché ridurre il digitale solo al terrestre? Occorre eliminare l’aggettivo terrestre per garantire la diffusione anche sul satellitare.

Piattaforme tecnologiche
Ancora Rao:

In sostanza, il punto in discussione è la norma secondo cui la Rai non è obbligata a stare sulle altre piattaforme se è già sul satellite, cosa che è stata realizzata con Tivù Sat. Noi chiediamo una diffusione capillare della tv pubblica.

Pubblicità occulta
Qui la richiesta è molto precisa, la Rai dovrebbe contrastare tutte le forme di pubblicità occulta e segnalare al telespettatore chiaramente quando si passa nella modalità di emissione pubblicitaria.

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Rai Net sempre più "avanti": catch-up tv sul web anche per i canali di stato?

pubblicato da Lord Lucas

rainet

Dopo La7 e Mediaset, anche la Rai si dà alla catch-up tv? La formula del palinsesto riproposto per 7 giorni online potrebbe riguardare anche i canali di stato nel giro di un paio di settimane o un mese al massimo. Da quanto emerso da una tavola rotonda dell’ultima ora, l’auspicio per la Rai è di non restare indietro rispetto alla concorrenza, dopo i buoni risultati pur già ottenuti con la messa in onda delle reti Rai, generaliste e non, via live streaming sul sito rai.tv.

Tutto sta nell’augurarsi che la liberatoria venga firmata, e che non si giunga a un veto dell’operazione per vie legali. Potrebbero, infatti, esserci clausole contrattuali che impediscono la messa online di un prodotto (al di là del caricamento selvaggio che vede molti prodotti, a partire dalle fiction, riprodotti in pillole integrali su Youtube).

Si porrebbe a maggior ragione, anche in questo caso, il problema del canone Rai. Chi vede di fatto l’intera programmazione sul web, sia live che in differita, deve pagarlo o no? La normativa, per chi accede ai contenuti Rai tramite portatile o mobile phone o comunque attraverso una connessione Internet, anziché mediante un apparecchio tv, resta ancora inadeguata, al punto che il sottosegretario Paolo Romani, in recenti dichiarazioni, ha parlato di vero e proprio “caos”.

Via | Punto Informatico

Canone Rai, forse si pagherà con la bolletta elettrica

pubblicato da Marina

La Rai pensa di far pagare il canone dalla bolletta dell'energia elettrica I colleghi di ecoblog annunciano che prossimamente il canone Rai potrebbe essere pagato obbligatoriamente attraverso la bolletta dell’energia elettrica, indipendentemente dal gestore. Il canone Rai è la tassa più evasa e i vertici di Viale Mazzini, in tempi di crisi, con alle porte il contratto di servizio da approvare, ritengono di dover tentare tutte le strade.

La domanda sorge spontanea: che ci azzecca la bolletta dell’energia elettrica con il canone Rai? Forse non bastano le decine di balzelli che già paghiamo, inclusi a nostra insaputa?

Ha dichiarato il consigliere di amministrazione Giorgio Von Straten:

Dal nostro punto di vista la proposta migliore rimane quella di far pagare il canone Rai con la bolletta dell’energia elettrica, come avviene per esempio in Grecia. Questo sostanzialmente azzera l’evasione che noi calcoliamo sia intorno ai 300 milioni di euro.Recuperare l’evasione permetterebbe di coprire il deficit della Rai e liberare risorse per tutto il sistema radiotelevisivo italiano. Servono però degli interventi legislativi e il contratto di servizio non è lo strumento attraverso il quale si stabilisce come si combatte l’evasione del canone Rai.

Il prossimo passo potrebbe essere un incontro tra vertici Rai e Ministero per l’Economia.

Il canone Rai è la tassa più evasa dagli italiani. Un'indagine spiega i come e i perché di un'abitudine senza tempo

pubblicato da Stefano Sgambati

Il canone Rai è la tassa più evasa dagli italiani. C’era da aspettarselo, naturalmente: il balzello dovuto alla tv di Stato è sempre stato in cima ad ogni classifica dei fastidi più accesi del cittadino medio: tra l’altro evaderlo è facile, i controlli sono blandi, o almeno questo è quanto passa mediamente, e risulta ostico comprendere il motivo per cui si debbano 109 euro annui a un’azienda che per la maggior parte del tempo sembra intenta a sbagliare scientificamente tutte le mosse. Ad ogni modo è quanto emerge dallo studio sulle imposte più evase dagli Italiani, condotto da KRLS Network of Business Ethics, per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, su un campione di 1500 cittadini maggiorenni residenti in Italia. Dalla ricerca è emerso che l’evasione del Canone RAI si attesta intorno al 38% con punte che arrivano fino al 87% in alcune regioni quali Campania, Calabria e Sicilia. L’evasione che già nel 2005 ammontava al 22%, è balzata, nel 2009, al 38% (contro l’8% della media europea) e, si stima che nel 2010 arriverà al 41%, anche a causa dell’aumento di cui abbiamo già parlato diffusamente.

Vediamo nel dettaglio: tra i maggiori evasori figurano i cittadini residenti nelle province di Caserta, Ragusa e Catanzaro, dove si sfiora il 90% delle famiglie. All’opposto le province più “oneste” sono quelle di Aosta, Ferrara e Pisa dove l’evasione si attesta al 12%. L’indagine ha anche proposto le motivazioni per cui si tende ad evadere con tanta superbia e faciloneria tale tassa: il 36% non paga il canone “perché c’è la pubblicità sulla TV pubblica”, il 31% “per la scarsità dei controlli e la percezione che se chi evade non viene punito”, il 24% “per la scarsa qualità dei programmi e la troppa presenza della politica in TV”; il 9% “perché non ha soldi”.

Aumenta il canone Rai: da 107 a 109 euro. L'Agcom: "Manovra inopportuna"

pubblicato da Stefano Sgambati

Aumenta il canone Rai: da 107 a 109 euro. L'Agcom: "Manovra inopportuna"Negli ultimi mesi non s’è fatto altro che parlare di una sospensione, temporanea per carità, del canone Rai visti gli innumerevoli e ormai irracontabili disservizi capitati agli abbonati regolari in virtù di switch over, switch off, digitale terrestre, criptaggi, schermi blu e compagnia cantando. Ebbene, accade tutt’altro: il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani ha infatti testé firmato il decreto per la rideterminazione del canone Rai che, secondo quanto si apprende, passerà da 107,5 euro a 109 euro l’anno. L’aumento è stato varato tenendo conto dell’inflazione programmata. Nessuna sospensione, nessuno sconto, niente di niente.

Subito sono partite le contestazioni, come riferito dal quotidiano la Repubblica: in agitazione le associazioni degli utenti e il Consiglio nazionale degli utenti, organismo dell’Agcom, che in una nota ribadisce come tale aumento sia “assolutamente da evitare. Soprattutto a fine 2009, anno che ha visto il passaggio al digitale diverse aree, tra cui Roma, con notevoli difficoltà per i cittadini. Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà all’aumento del canone. Sarebbe, infatti, utile che i cittadini conoscessero con esattezza quali attività il canone va a finanziare e quali invece sono realizzate con la pubblicità. Una manovra inopportuna anche considerato il fatto che è stato ridimensionato il qualitel”.

Switch off, cittadini del Lazio penalizzati: proposta la sospensione del canone Rai

pubblicato da Stefano Sgambati

Switch off, cittadini del Lazio penalizzatiQuesto benedetto switch off non è destinato ad avere vita facile. Responsabilità da più parti, di certo in gioco rientra anche l’imperizia del fruitore medio. Ad ogni modo l’assessore alla Tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa della Regione Lazio, Anna Salome Coppotelli, congiuntamente al vicepresidente Esterino Montino, ha inviato una lettera al ministro dell’Economia e delle finanze Giulio Tremonti e, per conoscenza, al viceministro allo Sviluppo economico - Dipartimento comunicazioni, Paolo Romani, per chiedere di esentare i cittadini del Lazio dal pagamento del canone Rai 2010.

Avevamo già parlato dei problemi riscontrati dagli abitanti medesimi in fase di switch off novembrino; adesso la svolta. Spiega Coppotelli in una nota ufficiale:

“Si tratta di un atto di responsabilita’ nei confronti dei consumatori. I cittadini del Lazio sono stati infatti penalizzati dal passaggio al digitale terrestre in varie maniere. Dallo switch over del 16 giugno non hanno piu’ potuto vedere RaiDue se non mettendo mano al portafogli per comprare un decoder o una tv di ultima generazione, pur avendo pagato regolarmente il canone 2009. Ancora oggi, ad una settimana dalla conclusione dello switch off, il segnale arriva con difficoltà e in molte zone non si vedono le tre reti principali della Rai. Senza parlare dei cittadini che hanno dovuto sostenere ulteriori spese per l’installazione del decoder e la manutenzione degli impianti di ricezione e di quelli, residenti in zone non raggiunte dal segnale, che sono stati costretti a comprare il decoder satellitare e la parabola. Per tutte queste ragioni ritengo quindi doveroso un intervento da parte del Governo per esentare, o quanto meno ridurre, il canone Rai 2010 per i cittadini del Lazio”.

Se paghi il Canone tv in Svezia sei un eroe

pubblicato da Gabriele Capasso


Ad essere sinceri non ci siamo mai potuti lamentare della qualità e della creatività delle campagne pubblicitarie Rai per il rinnovo del Canone Tv (il meglio lo tirano fuori quando devono chiederti dei soldi), ma quello che sono riusciti a fare in Svezia quelli della Sveriges Television non ha precedenti.

Non voglio svelarvi molto, vi basti sapere che con un paio di click potreste diventare protagonisti di uno spot che vi dichiara ufficialmente “Eroe“. Un piccolo esempio lo potrete vedere qui sotto (del tutto ironico, il protagonista è persona di spirito), a voi basta cliccare qui e seguire le semplici istruzioni.

Viene voglia di pagare il Canone svedese…

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Canone Rai e Concessioni televisive: perché Mediaset ama la legge

pubblicato da Gabriele Capasso


Spesso si dice che la “Rai è favorita su Mediaset perché può contare sugli introiti del Canone“. L’affermazione, se volessimo anche banale, non trova però d’accordo il Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri che in una recente intervista concessa a La Stampa difende l’odiatissimo Canone sia dalle proposte populiste di eliminarlo, sia dagli inviti demagogici (a turno di destra e sinistra) per boicottarlo, con parole inequivocabili: “La proposta di non pagare il canone Rai è una sciocchezza. Mediaset non vuole boicottare il canone. Berlusconi sbaglia. Si sta dando delle martellate.“.

Addirittura Confalonieri, uomo indipendente ma dipendente per definizione, parla di errore autolesionistico di Berlusconi. Per caso è impazzito? Ovviamente no, come è ovvio che non sarà certo Silvio Berlusconi a sferrare un attacco alla tassa sul possesso “di apparati atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo“. La ragione è semplice da individuare, quanto poco pubblicizzata. Vero: la Rai ha il canone, ma proprio per questo è sottoposta ad un tetto sulla raccolta pubblicitaria che permette a Mediaset di raccogliere il doppio (2.165 milioni di euro contro 1.092) dagli inserzionisti della tv di stato nel 2008.

Nell’ipotesi fantascientifica che il Canone saltasse salterebbe con lui anche il tetto che tiene elevate le distanze fra i due teorici concorrenti principali del mercato televisivo italiano, non a caso in passato definiti attori di un Duopolio. Certo la Rai rischierebbe di arrivare direttamente al fallimento, ma prima potrebbe competere per la pubblicità “alla pari”, facendo valere i suoi ascolti che non sono certamente la metà di quelli di Mediaset. Basta guardare i dati, sempre nel 2008, quando lo share totale era del 42,2% per la Rai contro il 39,4% per Mediaset.

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Antonello Piroso a Niente di Personale: la lezione di un giornalismo "lucido", da Minzolini a Vauro

pubblicato da Lord Lucas

complimenti per la trasmissione

piroso minzolini

Antonello Piroso e il suo Niente di Personale arrivano colpevolmente “in ritardo” su queste pagine, vista la difficoltà di commentare tempestivamente l’ampia proposta televisiva di inizio garanzia. Tolta questa premessa, i termini usati dal sottoscritto verso il giornalista in questione saranno - ancora una volta - ampiamente lusinghieri. Piroso è dal 2006 direttore responsabile dell’intera informazione di La7, una rete che si è cucito addosso e in cui ha potuto “saggiamente” spadroneggiare sia nelle vesti dirigenziali che di conduttore.

Omnibus, nonostante sia un contenitore mattutino modesto rispetto all’offerta delle grandi generaliste, rappresenta per Piroso l’orgoglio più grande, la creatura storica che gli sta tanto a cuore e che non cessa mai di sostenere in prima persona. Non è un caso che Niente di personale, erede ormai consolidato de Le invasioni barbariche della Bignardi, sia nato da una costola della morning news di La7.

Proprio nella prima puntata della nuova edizione Piroso si è distinto per un condivisibile pistolotto alla critica televisiva, che ha tacciato l’informazione tv di essere chiusa per ferie, nessuno escluso. In quell’occasione Piroso ha fatto il nome di Dipollina (grande firma di Repubblica) che, per quanto da lui profondamente stimato, se ne andava lui stesso in vacanza “bucando” le fatiche di Omnibus estate, costantemente di guardia per sopperire alle lacune del giornalismo estivo.

Caratteristica particolare di Niente di personale è diventato, infatti, il lungo editoriale introduttivo, una sorta di retrospettiva lucida e ragionata sui principali fatti della settimana. Piroso si fa apprezzare per la capacità di non cedere al livore dei più militanti colleghi, quasi che l’unico modo per essere dei bravi giornalisti sia dire la cosa politicamente scorretta al momento giusto, oltre che lanciare invettive a raffica. Con una grande onestà intellettuale, invece, il conduttore non risparmia nessuno, distinguendo con buonsenso i fatti dalle opinioni e ricordando al telespettatore che anche i guru più riottosi perdono di strada, a volte, la ricerca disinteressata della verità.

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Carlo Verna, segretario UsigRai in esclusiva a TvBlog: "Canone Rai, pagarlo significa assicurare il pluralismo"

pubblicato da Marina

Carlo Verna segretario Usigrai Il vespaio di polemiche e le inziative di una rediviva ma non eletta Santanché, che cavalca l’onda, coadiuvata da Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale e Maurizio Belpietro direttore di Libero, contro il pagamento del canone Rai, animano la discussione di questi giorni. La protesta di disobbedienza civile, messa sin qui in atto, è in realtà un grimaldello per scardinare la trasmissione AnnoZero di Michele Santoro, all’origine della vertenza. Il discorso ora verte su un solo asse: è giusto pagare il canone Rai? La domanda sbuca ciclicamente e la risposta è sempre stata la stessa: si, è giusto perché conviene.

Un lettore ieri nei suoi commenti al post relativo all’iniziativa di Feltri e Belpietro, faceva notare che nel resto d’Europa il canone esiste, si paga e viene difeso dai consumatori/telespettatori, come unica garanzia di pluralismo e democrazia.

Della necessità di pagare il canone Rai, della sua pertinenza e degli obiettivi della protesta di Feltri, Belpietro e Santanché ne ho parlato con Carlo Verna, giornalista Rai nonché segretario UsigRai, che ho raggiunto ieri al telefono e a cui ho appunto chiesto:

Le polemiche di questi giorni racchiudono una vera necessità di rivedere il sistema di finanziamento della Rai o nascondono un insidia alla libertà di informazione?

Il punto è che c’è una stranissima correlazione tra le iniziative del Ministro Scajola, cioè la convocazione di una istruttoria del Governo a proposito della trasmissione Annozero di Michele Santoro e le iniziative della Santanché, Feltri e Belpietro. “Il Giornale” è di proprietà della famiglia Berlusconi, “Libero” non ha mai nascosto le sue simpatie verso l’attuale Governo. Se non si tratta di una strategia si tratta di un attacco al servizio pubblico che assicura il pluralismo. Trasmissioni come quella di Santoro hanno ragione di esistere perché l’informazione va fatta a 360 gradi. Se non piace allora c’è sempre il telecomando. Non dimentichiamoci che il potere del telespettatore è quello di cambiare canale.

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Maurizio Belpietro (Libero) e Vittorio Feltri (Il Giornale) istigano a non pagare il canone Rai contro Santoro e Annozero

pubblicato da Marina

Il wallpaper di Annozero su Facebook

Mentre è attesa l’istruttoria del Governo, Maurizio Belpietro, direttore di Libero e Vittorio Feltri direttore de Il Giornale entrano prepotenti nella campagna mediatica contro Santoro e Annozero e chiedono ai sostenitori di non pagare il canone Rai.

Feltri nel suo editoriale di oggi scrive:

Già l’idea in sé di un abbonamento imposto ai telespettatori è assurda in un mercato basato sulla concorrenza; se poi quell’abbonamento non è legato a una scelta - come è il caso di Premium o di Sky - bensì alla sola proprietà di un televisore, non ci sto. Non ci sto perché ci sono programmi che non voglio vedere né giustificarne la messa in onda contribuendo a finanziarli. Con il canone Rai acquisti in blocco tutto un palinsesto e non ti è permesso scartare le trasmissioni odiose, riducendo il prezzo, e opzionare quelle di tuo gradimento. Ciò non va bene, è disonesto. Non compro un prodotto a scatola chiusa. E se mi obbligano a farlo, protesto. Se la proposta è: o l’intero pacchetto o nulla, propendo per il nulla. Rinuncio anche a ciò che mi piace: le partite di calcio, Porta a Porta, i documentari storici. Pussavia, respingo il servizio pubblico perché pubblico non è. Desidero non essere complice di Santoro, di Fazio, Floris e Bignardi - per citarne alcuni - e reclamo il diritto a non retribuire il lavoro di chi offende emidà sui nervi.

Ritorna il refrain della richiesta di sospensione del Canone Rai e questa volta viene usata come grimaldello la trasmissione di Santoro, che come la redazione di Annozero fa notare su Facebook, nella puntata di giovedì scorso ha raggiunto il 22,88% di share con 5 milioni 592.270 spettatori che potrebbero non essere d’accordo con la proposta di Feltri.

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Daniela Santanchè contro il Canone a Domenica 5 - Libero e il Giornale si allineano - Garimberti si indigna

pubblicato da Malaparte

Daniela Santanché

Daniela Santanchè si è scagliata contro il canone RAI a Domenica 5 (dopo il salto, il video), parlando della sua iniziativa Non con i nostri soldi: trattasi di una raccolta firme per non pagare il canone. Barbara D’Urso si dissocia (o almeno ci prova), Brachino dice che è stato dato conto dell’opinione dell’onorevole.

In merito, Libero scrive: cresce la protesta dei lettori che non vogliono pagare l’abbonamento e dà le istruzioni per non pagare; il Giornale aderisce all’iniziativa.

Ecco cosa dichiara la Santanché:

Perche’ il denaro del contribuente deve farsi complice e fiancheggiatore di chi opera violando sistematicamente i principi elementari di correttezza giornalistica e di rispetto delle regole? Per questo io chiedo di boicottare con gli strumenti che ci da la legge il canone perche’ il servizio pubblico presuppone il concetto di pluralismo ed e’ proprio in nome di questo pluralismo che si paga giustamente il canone. Questo oggi non avviene più.

L’attacco, naturalmente, avviene in seguito alla polemica scaturita dalla prima puntata di Annozero.

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Silvio Berlusconi è vicino agli evasori: "La Rai fa programmi troppo faziosi. Capisco chi non paga il canone". L'apologia della censura, in Italia, è un'opera silenziosa e costante

pubblicato da Stefano Sgambati

Silvio BerlusconiPrima le congratulazioni agli evasori (”Legittimo non pagare tasse alte” - 16 febbraio 2004), adesso la comprensione per chi non paga il canone Rai. Stiamo lì, a ben pensarci: quantomeno la coerenza è assicurata. A firmare la provocazione il premier Silvio Berlusconi, un autentico genio nell’arte di non far calare MAI l’attenzione sul proprio conto. In questo senso vanno fatti a a lui e ai suoi esperti di marketing e comunicazione i più ammirati complimenti: da vent’anni in Italia non si parla d’altro che di lui.

“La televisione pubblica è l’unica che attacca il governo con una pluralità di trasmissioni infinita. Sono sempre di più gli italiani che non pagano il canone e li capisco, perché non sono d’accordo che con i loro soldi si paghino trasmissioni di contrasto con la politica e con il leader del Governo”.

Queste le parole del Presidente del Consiglio a Canale Italia. Le trasmissioni incriminate, com’è ovvio, sono “Annozero”, “Ballarò” e “Report”. E’ uno sport a cui siamo abituati, questo: l’incredibile è il non stupirci più, non la consistenza antidemocratica di tali affermazioni. L’Italia, trascinata dai propri governanti, è salita sulla china di una nave con la scritta “Titanic” sulla fiancata: tutta la stampa europea e internazionale lo risalta; qui è proibito. Le accuse del presidente non sono di stampo tecnico: Berlusconi non parla di “Annozero”, “Ballarò” e “Report” in termini televisivi, lo fa in termini politici. Dice che la gente non ne può più di guardare quei programmi perché sono troppo faziosi. Invece non è vero: invece la gente quei programmi li guarda eccome e, per esempio, trova la possibilità di farsi un’idea diversa rispetto a quelle espresse dal suo telegiornale, il telegiornale del Premier, caso unico nella storia democratica, cioè il Tg4, multato di 180mila per faziosità, quello sì.

Il canone è fastidioso. Il canone non dovrebbe esistere, per carità. Tuttavia c’è. E’ una legge. E’ una tassa. Silvio Berlusconi è il presidente del Consiglio e, per quanto portatore inevitabile di un punto di vista, non può - non può - dire che comprende chi evade il canone. Non può perché un microfono davanti alla bocca, se sei il responsabile del governo, non è un cappuccino in un bar. E’ il motivo per cui è sbagliato, sbagliatissimo, ridere di Emilio Fede; Emilio Fede non dovrebbe far ridere. Emilio Fede è il direttore di un importante telegiornale nazionale (almeno in linea teorica…) e i direttori di telegiornali nazionali non dovrebbero far ridere. Bisognerebbe uscire da questo clima da “accettazione della sciocchezza”, dovremmo sdoganarci da questo regime di “volemose bene, tanto sono goliardate”.

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