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Tutti gli articoli con tag canone rai

Canone Rai e aziende - La Rai rinuncia al balzello su computer, tablet e smartphone

pubblicato da Malaparte

Canone Rai Viale Mazzini rinuncia

    Aggiornamento: La Rai ha emanato una nota di chiarimenti. Eccola:

    La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori. Cio’ quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone. Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.

Ma allora si paga o no, il canone Rai per le aziende che hanno un computer collegato a internet? La risposta è no. Viale Mazzini rinuncia, dopo le numerose proteste.

Fermo restando che abbiamo abbondantemente spiegato l’origine dell’hashtag polemico su Twitter, che per molti sarebbe nato per protestare proprio contro il canone Rai richiesto alle aziende e invece era semplicemente una protesta dei fan degli One Direction, poco rispettati dal blog ufficiale della Rai stessa, la questione aveva comunque generando parecchie perplessità e indignazione.

Come noto, si trattava dell’estensione della richiesta del pagamento del canone a tutte le aziende che possiedono computer e connessione a internet. Una forma surreale di aumento della pressione fiscale su qualsiasi tipo di attività, soprattutto quelle dei giovani. visto che si fa fatica a immaginare oggi un’azienda (sia essa appena nata o di vecchia gestione) che possa fare a meno dei computer e della connessione in rete.

Ma pochi minuti fa è arrivata la notizia: la Rai ha rinunciato. Un paio di giorni fa era stata diramata una nota decisamente sibillina:

Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe’ quello relativo a chiunque detenga - fuori dall’ambito familiare (es. Imprese, societa’, uffici) - uno o più’ apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive.

Cio’ in attesa di una più’ puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio.

Ma poi è arrivato il dietrofront.

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Canone Rai anche per le aziende, basta il computer e internet

pubblicato da Gabriele Capasso


Quando l’articolo 27 del regio decreto 246 del 21 febbraio 1938 è stato scritto internet non esisteva, non c’erano nemmeno i computer, figurarsi i personal computer. Eppure la sua formulazione si rivela salvifica per l’erario a caccia di denaro per la Rai. Testualmente, sono tenuti al pagamento del canone d’abbonamento tutti “gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive a prescindere dalla qualità e dalla quantità del relativo utilizzo”. In sostanza chiunque possegga un computer con una connessione ad internet può potenzialmente ricevere “le trasmissioni” Rai ed è per questo tenuto al pagamento del canone.

La cosa non è un’assoluta novità, vale da tempo per i comuni cittadini anche se le verifiche del rispetto di questa imposizione sono come da sempre poco frequenti e poco efficaci, d’altra parte la decisione di inserire il pagamento del canone nelle utenze elettriche è stata più volte ventilata, ma nessun governo ha avuto il coraggio di sottoscrivere una misura tanto impopolare.

Qualcosa in questo senso l’ha fatto il governo Monti, tecnico per definizione e senza la preoccupazione di perdere il consenso elettorale, ma riguarda le aziende. Nei giorni scorsi sono stati in tanti, anche i piccoli professionisti, a ricevere un avviso che li intima a “sottoscrivere” un abbonamento speciale (importo minimo 200,91 euro all’anno) se possiedono nella loro dotazione di strumenti un semplice pc connesso ad internet, anche se viene usato per tutt’altro rispetto a stare su Rai.tv a rivedersi le puntate della Prova del Cuoco. Si diceva dello zampino del governo, bene, nella stessa comunicazione è spiegato che il decreto Salva Italia si impone alle aziende di inserire il numero dell’abbonamento speciale all’interno della dichiarazione dei redditi: una maniera surrettizia per intimorire i soggetti interessati ed evitare che si sfugga a questo ennesimo (e surreale) balzello.

Foto | © TM News

Papa Wojtyla negli spot del Canone, c'è chi si indigna

pubblicato da Gabriele Capasso

Finiscono nella bufera i nuovi spot della Rai realizzati dall’agenzia McCann per ricordare gli italiani la scadenza dei termini di pagamento del Canone Rai. La tassa sul possesso degli apparecchi televisivi, quest’anno salita a 112 euro, non è piaciuta al vicepresidente dei deputati dell’Italia dei Valori, tale Antonio Borghesi, per la presenza nella sequenza d’immagini di Papa Wojtyla:

Usare le immagini di un Papa amato come Giovanni Paolo II, beato e per giunta in odore di santità, per sponsorizzare il canone Rai è una vera e propria strumentalizzazione. Un’idea fuori luogo e contestabile per spingere gli italiani a pagare una tassa da essi detestata, un orpello che ricade su di loro per finanziare quello che più che un servizio pubblico, un poltronificio nelle mani della politica.

La polemica è semplicemente surreale. L’immagine del Papa defunto è perfettamente coerente con il messaggio dello spot: “un tributo per chi ha un unico credo, il rispetto per ogni credo“. Lo spot non deve “convincere” nessuno, il canone Rai piaccia o non piaccia è una tassa, come tale va pagata esattamente come si paga il bollo sull’automobile, l’Iva, le accise sulla benzina. La ragione per la quale esistono degli spot risiede, fra le altre cose, nel fatto che lo Stato non ha la possibilità di verificare se una persona è realmente in possesso di un televisore e ci si affida alla buona fede del contribuente che ha la facoltà di dichiarare, senza possibilità di controlli efficaci, che non ha mai posseduto un apparecchio “atto a ricevere trasmissioni radiotelevisive“.

Proprio per questo il Canone è fra le imposte più evase, se il prelievo dei 112 euro (come da molte parti si chiede) fosse inserito direttamente nelle bollette delle utente elettriche con il ragionamento che prevede la presunzione del possesso non vedremmo più questi spot in rotazione sulla tv pubblica. Quelli con e quelli senza Papi. La politica potrebbe occuparsi di rendere più efficiente la gestione economica e non della televisione di Stato invece di infestare le agenzie con discutibili ed inutili prese di posizione populiste.

Rai: che cosa è servizio pubblico? Cosa paghiamo con il canone Rai?

pubblicato da Michele Biondi

Rai Siamo alle soglie del 2012 e come ogni anno scade l’abbonamento al servizio pubblico radiotelevisivo, il cosiddetto Canone, che come annunciato aumenterà di 1,5 euro. Ma per cosa paghiamo tutti noi cittadini questa tassa, definita nei sondaggi tra le più odiate dal popolo italiano? Ci viene incontro un’interessante analisi di un allievo del Prof. Simonelli, Giorgio Scorsone, ripresa oggi dal giornalista Francesco Specchia del quotidiano Libero. Tra le ovvie presenze di programmi informativi, non mancano le sorprese, alcune delle quali davvero incredibili. Vediamole insieme (La lista dei programmi è reperibile dopo il salto. Qui invece trovate il documento redatto dalla Direzione Marketing Rai con l’intera Composizione dell’Offerta nel periodo 1/6-30/6 2011).

    Update: quando si parla di programmi fìnanziati dal canone non è chiaro se lo siano in toto o solo in parte. Non c’è modo di sapere quale sia la quota dei programmi di servizio pubblico sostenuti dal canone e quale quella finanziata dalla pubblicità.

Innanzitutto, cosa si intende con servizio pubblico? Sono quei programmi, inclusi nel Contratto di Servizio tra Viale Mazzini e lo Stato che vengono sovvenzionati con il canone. E se per la Rai servizio pubblico è Il Commissario Montalbano, lo è anche lo spettacolo musicale di Gigi D’Alessio, Tu vuò fa l’americano, così come il Concerto del 1° Maggio, le Estrazioni del Lotto o I Fatti Vostri di Michele Guardì.

Scorsone, che è stato anche uno degli analisti di Tv Talk oltre che attuale blogger di Digital-Sat, ha preso in mano il grosso elenco di voci incluse nel Contratto di Servizio e ne ha tratto delle notizie davvero sorprendenti. In questo volume la Rai, per ottenere i soldi del canone, divide i programmi in 6 categorie: “Informazione e approfondimento“, “Programmi di servizio“, “Programmi e rubriche di promozione culturale“, “Informazione e programmi sportivi“, “Programmi per minori” e “Produzioni audiovisive italiane ed europee”. In base al Contratto, la Rai ha l’obbligo di trasmettere questi programmi su una delle tre reti generaliste e comunicarli tramite una “dettagliata informativa sul volume dell’offerta” sul proprio sito Internet. Fin qui niente di strano, perchè Viale Mazzini fa tutto questo, anche se inserendo dei programmi che lasciano spazio a margini interpretativi di tutto rispetto…

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Canone Rai - Aumenta anche per il 2012: 112 euro

pubblicato da Malaparte

Aumenta il Canone Rai 2012: 112 euro

Il canone Rai aumenta anche per il 2012. Entro il 31 gennaio bisognerà versare la somma di 112 euro: è una tassa obbligatoria, sul possesso di apparecchi televisivi.

Per molti si tratta di una notizia, ma in verità non lo è affatto: è semplicemente un adeguamento, ovvero il

recupero dell’inflazione, come previsto dall’art. 47 del Testo Unico sulla televisione.

A fine 2010 arrivò, infatti, l’aumento per il 2011, da 109 a 110,5 euro: 1 euro e 50 centesimi in più, esattamente come quest’anno. Nel 2009 l’importo era di 107,5; nel 2008 di 106.

Andando a ritroso nel tempo, lo scatto è avvenuto regolarmente dal 2006, quando si pagavano 99,6 euro.

Insomma: da allora l’aumento è assolutamente inevitabile (legato com’è all’inflazione), a meno che il governo di turno non metta mano al Testo Unico sulla televisione. Cosa che in tempo di crisi e con l’austerità e il rigore imposti dal governo Monti appariva improbabile, se non addirittura impossibile.

La Rai (o meglio, possedere un televisore) ci costerà, dunque, 1,5 euro in più.

Rai - Allo studio l'aumento del canone

pubblicato da Malaparte

Canone Rai in aumento

Il canone Rai potrebbe aumentare di nuovo. Paolo Romani, secondo Repubblica, avrebbe il dossier “canone” sulla sua scrivania - del resto, è una questione di cui si parla da tempo, così come si parla da tempo della possibilità di inserire il canone nella bolletta elettrica. Nonostante certi inviti di certi personaggi a non pagarlo, ovviamente. Fra di essi, si trovano anche gli stessi personaggi che affermano di non aver mai messo mano nelle tasche degli italiani -. Perché il canone, che oggi è di 110,50 euro, e che è già stato aumentato di 1,50 euro nel 2011 (con decisione ufficializzata il 22 dicembre 2010), non sarebbe più sufficiente.

Ma facciamo un’ipotesi. Mettiamo che, oltre a Santoro, la Rai si faccia veramente scappare anche Fabio Fazio. E poi, magari, qualcun altro ancora. Come giustificherebbe di fronte ai suoi spettatori l’aumento del canone?

No, perché poi a qualcuno potrebbe venire un dubbio: che nelle tasche degli italiani
si mettano eccome, le mani. Fra l’altro - non solo, ma anche -, per compensare i mancati introiti pubblicitari dovuti alle dipartite di prodotti che ti fanno il 20% di share su RaiDue. Per dire. E magari, di altri che fracassano gli indici di ascolto di RaiTre.

D’altro canto, il bilancio Rai continua a essere in rosso: la chiusura del 2010 vede un passivo di 98 milioni di euro.

Il Ministero annuncia il crollo del Canone, la Rai smentisce: "Dati errati"

pubblicato da Gabriele Capasso


Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia sostiene che i proventi dal Canone Rai abbiano registrato un calo del 37.5% rispetto allo scorso anno. Un incasso di 938 milioni di euro, 562 milioni meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una cifra spaventosa ed immediatamente smentita dalla Rai che sostiene, al contrario, di aver registrato un aumento pari a 15 milioni di euro.

I dati riportati dal Bollettino del Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia sono errati. La raccolta del canone nei due mesi gennaio-febbraio 2011 ha avuto un incremento di oltre 15 milioni di euro rispetto al medesimo periodo dello stesso anno

Possibile che il Ministero dell’Economia sbagli a fare i conti? In Italia, come tristemente noto a chiunque abbia a che a fare con la burocrazia, tutto è possibile anche se non è per nulla consolatorio pensarlo. L’allarme sull’evasione del Canone Rai rimane comunque altissimo, come ribadito dalla Corte dei Conti proprio ieri alla tv pubblica mancano ogni anno proprio 500 milioni di euro evasi dai contribuenti/telespettatori:

Le entrate del canone sono notevolmente compromesse dalle crescenti dimensioni dell’evasione che si attesta, per il canone ordinario, intorno al 26,5% (stima a fine 2009), con un mancato introito per l’azienda di oltre 500 milioni di euro.

Se alla naturale tendenza ad evadere degli italiani si sommano i molteplici appelli alla boicottaggio della tassa sul possesso di apparecchi radiotelevisivi che provengono sia da quelli che non sopportano Santoro che da quelli che non reggono Minzolini l’idea gli effetti potrebbero essere disastrosi per le casse della Rai.

Rai: Nel contratto di servizio impegni a divulgare compensi e costi

pubblicato da Gabriele Capasso


Arriva finalmente la firma sul Contratto di servizio fra Rai e Ministero del Tesoro. Il nuovo accordo, in scadenza nel 2012, contiene una novità che potrebbe rivoluzionare la trasparenza sui costi della tv pubblica. La Rai nel contratto si impegna a pubblicare sul proprio sito web stipendi e compensi di conduttori e autori delle trasmissioni che dovrebbero avere una scheda tecnica che ne specifica i costi per Viale Mazzini.

L’impegno prevede che nei titoli di coda delle trasmissioni sia inserito un richiamo a questa possibilità di “controllo” da parte dei cittadini sul web. Nei mesi scorsi si era fatta strada l’ipotesi che queste informazioni dovessero essere contenute nei titoli di coda stessi, evidentemente la Rai preferisce passare attraverso il web. Se e quando l’impegno sarà rispettato potremmo capire se questa modifica rappresenta la possibilità di inserire “più informazioni e più fruibili” o se sarà semplicemente il tentativo di non dare eccessiva pubblicità ai dati.

Il presidente Garimberti si dice soddisfatto dell’accordo, specialmente per la parte che stabilisce nuovi obblighi per i canali del digitale terrestre Rai. Nella nota diffusa non manca un polemico riferimento al fenomeno dell’evasione del Canone sul quale, ancora una volta, il Ministero dello Sviluppo Economico ha evitato di intervenire nonostante gli annunci la tassa sul possesso del televisore non è ancora stata legata alle utenze elettriche dei privati:

E’ il Contratto di servizio che ci porta nella nuova dimensione del digitale terrestre e che riconosce come Servizio pubblico tutti i 13 canali della Rai. Ci sono nuove norme che servono a consolidare il ruolo della Rai, come quella che ci chiede una superiore qualità nell’informazione improntata a pluralismo, completezza e obiettività.

Con il Ministero abbiamo anche dato nuova forza alla Commissione Paritetica che dovrà occuparsi, oltre che dell’applicazione del contratto di Servizio, anche di valutare iniziative per contrastare l’evasione del canone. Un’evasione intollerabile, una piaga e un danno per tutti quei cittadini che coscientemente lo pagano e che potrebbero vederselo ridurre se si riuscisse a farlo pagare a tutti. Speriamo che con la fine del 2012 vi sia anche la fine dei “furbetti del canone”.

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La tassa di possesso

pubblicato da Massy


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Canone Rai, ecco l'aumento: 110.5 euro per il 2011

pubblicato da Gabriele Capasso


Cresce ancora la tassa sul possesso del televisore, meglio noto come Canone Rai, anche per il 2011. Dai 109 euro del 2010 si passa ai 110.5 euro nel 2011. La decisione è stata ratificata dal Ministro Romani con apposito decreto e, prima che si scatenino le solite proteste, c’è da dire che l’aumento era previsto, si tratta del “recupero dell’inflazione, come previsto dall’art. 47 del Testo Unico sulla televisione“.

Dal progressione è costante ed ha vissuto il suo primo “scatto” nel 2006 quando venne abbattuta la soglia psicologica dei 100 euro. Dopo 4 anni si è passati da 99.6 Euro a 110.5 di oggi. Purtroppo gli italiani dovranno iniziare ad abituarsi: l’ammontare della tassa salirà ogni anno, salvo diversa decisione del ministro di turno.

Romani, come Gentiloni prima di lui, non era nelle condizioni di evitare di mettere “le mani nelle tasche dei cittadini” tenendo conto dei 300 milioni di euro che la Rai ha chiesto per il prossimo anno al Ministero per coprire i costi: questo 1.5 euro in più ne copre soltanto il 10%, 30 milioni.

La Rai offende i dialetti? La Lega rilancia il boicottaggio del canone

pubblicato da Gabriele Capasso

Non sono piaciuti alla Lega Nord, ma non solo, gli spot della Rai per la “campagna abbonamenti” 2011. Come promemoria della scadenza della tassa sul possesso della televisione, il canone Rai, i creativi hanno scelto di creare una serie di spot che rimarcano la funzione della televisione nell’unificare l’Italia, soprattutto linguisticamente. I protagonisti si esprimono in vari dialetti, tutti assolutamente incomprensibili per i loro interlocutori, e un voice-over ripete il refrain: “Se gli italiani fossero quelli di 150 anni fa probabilmente comunicherebbero ancora così, da allora abbiamo fatto un cammino molto importante e la Rai è sempre stata con noi“.

Per i difensori del “regionalismo” questi spot sono “insultanti” nei confronti di un principio “in cui credevano gli stessi padri costituenti e che viene riaffermato come tratto ineludibile nel progetto federale, dove ciascun popolo, ciascuna cultura locale, ciascuna identità trovano legittimo ruolo“.

L’occasione è tornata così utile per i tanti, fra gli esponenti della Lega Nord, che vedono nella Rai “la televisione del Sud” e che da anni chiedono di boicottare il canone. Ecco dunque lo spot di Telepadania con i parlamentari della Lega che si prestano, in diversi dialetti del Nord, per lanciare l’invito a non pagare la tassa sulla televisione. Chissà cosa ne pensano questi parlamentari del loro Ministro Romani che propone di legare il canone a tutte le utenze elettriche ad uso domestico…

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Paolo Romani annuncia: "Il canone Rai sulla bolletta elettrica"

pubblicato da Marina

paolo romani annuncia il canone rai obbligatorio sulla bolletta elettrica

Il canone Rai è la tassa più evasa dagli italiani. Perciò il ministro Paolo Romani (nella foto in alto), vuole agganciare al prossimo Milleproroghe e comunque entro l’anno, un decreto che impone il pagamento del canone Rai direttamente dalla bolletta elettrica, indipendentemente dal gestore che la fornisce.

Di questa soluzione se ne era già parlato lo scorso febbraio ma dopo le vicende che hanno toccato il Ministero per lo Sviluppo passò un po’ tutto nel dimenticatoio.

E ecco la dichiarazione rilasciata oggi a Il Corriere (pag.35) dove spiega che almeno il 30% di proprietari di apparecchi televisivi non paga il canone alla Rai:

A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, sarà chiesto di pagare il canone, perchè ragionevolmente se uno ha l’elettricità ha anche l’apparecchio tv. Chi non ha la televisione dovrà dimostrarlo, e solo in quel caso non pagherà.

Però aggiunge che se il canone sarà pagato da tutti, allora si potrebbe anche valutare una riduzione secondo il principio:

Se pagano tutti pagano meno. La proposta prevede che metà delle risorse vada alla Rai e metà a decremento del canone.

Rai: inizia la caccia agli evasori del canone speciale

pubblicato da Gabriele Capasso


La Rai è in difficoltà economica, i conti in rosso e poche prospettive di far crescere le entrate operando all’interno del mercato televisivo con nuovi inserzionisti, così parte la caccia agli evasori del canone. Il Cda ha esaminato oggi una proposta del direttore generale Masi che punta a rafforzare il mini plotone di ispettori che dovrebbero verificare la regolarità dei canoni speciali, quelli riservati agli esercizi pubblici come alberghi, bar e uffici.

Ad oggi la Rai incassa circa 60 milioni di euro da queste categorie di abbonati grazie a 263 mila esercenti, ma secondo uno studio sono almeno 960 mila i soggetti che sarebbero tenuti al pagamento. Il conto è presto fatto: ci sono 700 mila evasori (per un mancato introito pari a 102 milioni di euro) da individuare farlo dovrebbe essere molto più semplice rispetto al caso dei privati cittadini che, lo ricordiamo, non sono tenuti ad aprire le porte agli ispettori della tv di stato. Masi ha intenzione di iniziare da lì, almeno in attesa che la politica abbia il coraggio di fare riforme a dir poco impopolari come il collegamento automatico fra l’attivazione di un’utenza elettrica e l’abbonamento Rai.

Il canone Rai come si evince dai dati è la tassa più evasa, è per questo che nei prossimi giorni verrà richiesta alla Guardia di Finanza un’azione straordinaria di verifica presso gli esercizi pubblici per accertare l’avvenuto pagamento del canone.

Il canone, la (tassa) più evasa dagli italiani. E' giusto non pagarlo?

pubblicato da Malaparte

E’ una notizia di qualche giorno fa, passata quasi inosservata, ma merita, senza ombra di dubbio, di essere proposta anche al pubblico di TvBlog e di essere approfondita.

La notizia - che poi per molti notizia non sarà - è che il canone RAI è la tassa meno pagata dagli italiani. In altre parole, la più evasa. Lo ha comunicato la KRLS Network of Business Ethics, cui è stato commissionato dall’associazione Contribuenti italiani.

Il dato è sconfortante, se pensiamo che il 41% delle famiglie italiane non pagano il canone (picchi dell’87% in Calabria, Campania, Sicilia): il trend è in continuo aumento. Nel 2005 il dato di evasori si fermava al 22%. Ed evadono anche le imprese, perché visto che si dovrebbe pagare il canone per il possesso di apparecchi atti a ricevere il segnale televisivo, be’, dovrebbero pagarlo praticamente tutti (inclusi lavoratori autonomi, enti pubblici, enti pubblici non economici, enti privati). Già. Perché questo canone speciale si paga anche per il possesso di computer. Sulle imprese il dato è del 96%.

Lo studio propone anche le motivazioni dell’evasione.

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Il Governo inglese vuole tagliare il canone alla BBC

pubblicato da Gabriele Capasso


Proprio ieri il Presidente Garimberti aveva tuonato contro il Governo, reo di avere eliminato la possibilità di esigere il Canone Tv attraverso le bollette della luce, mantenendo la Rai nell’impossibilità di “fare qualità e servizio pubblico per poter restare sul mercato“. Il Presidente della nostra tv di stato aveva citato come esempio virtuoso, fra gli altri, l’Inghilterra dove il Canone di abbonamento alla BBC è molto più alto e con una evasione contenuta in un “fisiologico 3-4%“.

La cifra che oggi devono corrispondere i contribuenti britannici è infatti di 145 sterline all’anno, pari a circa 170 euro. Proprio questo aspetto potrebbe però cambiare a partire dal 2012, almeno secondo gli intendimenti del Governo guidato dal conservatore David Cameron che ha in progetto di ridefinire i termini del contratto con la BBC per far scendere “sensibilmente” la cifra stante la situazione economica difficile per le famiglie inglesi.

Non sarà certamente facile, ma l’intenzione è certamente più trasparente e chiara rispetto al comportamento della politica italiana che mentre lottizza senza pudore la tv pubblica cavalca il malcontento nei confronti dell’odiosa tassa “sulla tv” e nel contempo non fornisce strumenti validi per combattere l’altissimo tasso di evasione stimabile in un buon 30% di quanto raccolto normalmente.