
Nella trama delle nuove puntate di “Tutti Pazzi per Amore 2″ si sta facendo sempre più spazio la nuova figura di Valeria, interpretata da Camilla Filippi. L’attrice bresciana che debuttò nel 1998 nella miniserie Costanza è negli anni passata tra cinema (in titoli come La vita che vorrei o La Meglio Gioventù con Alessio Boni) e televisione, in diverse fiction Rai e Mediaset (come Valeria Medico Legale, Le ragazze di San Frediano e La scelta di Laura). Ora Camilla si racconta a TvBlog parlando dei progetti passati, del suo ingresso nella fiction di Raiuno con una anticipazione sui nuovi impegni in arrivo. Buona lettura!
Sei una bresciana adottata ormai da Roma. Come sei arrivata dal Nord alla capitale?
“Alle medie facevo una scuola sperimentale statale dove si faceva per 3 pomeriggi teatro. Da lì è nata la mia passione vera e propria, poi ho iniziato a fare delle pubblicità a Milano finché mi han detto che per far film sarei dovuta andare a Roma. Allora ho fatto la maturità e sono partita, rischiando. E’ stato un passo strano perché a 18 anni ho sconvolto la mia vita. ”
Come ti sei abituata a questa nuova vita?
“I primi sei mesi non mi sembrava vero, ero esaltata perché mi godevo la mia indipendenza in una città gigante. Dopo un po’ è iniziata la depressione, mi mancavano tutti, la famiglia e gli amici e la mia piccola realtà dove conoscevo tutti. Superata quella fase subentra l’abitudine che ora mi fa sentire Roma la mia città.”
E da lì hai iniziato di realizzare il tuo sogno di diventare attrice.
“Il primo provino è stato, in realtà, un anno prima della maturità. Mi ricordo che venni a fare un provino dove mi dissero che sarei stata perfetta ma purtroppo avevo troppo l’accento bresciano. Mi intestardii di brutto dicendogli che non potevano buttarmi fuori solo per l’accento. Loro accettarono di farmi fare un provino su parte e mi presero. Quella fu la prima soddisfazione, il primo film in due puntate che feci. Da lì ho iniziato a entrare nel mondo delle fiction.”
Tra le prime esperienze c’è anche quella nella fiction di Raidue “Compagni di Scuola”, affiancata da un ricco cast di giovanissimi attori come Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti. Che ricordo hai di quella esperienza?
Fare una serie medica, in Italia: ardua impresa! Non tanto perchè da noi manca un certo tipo di sensibilità o di capacità nel destreggiare le telecamere tra le corsie. Il motivo è un altro, sempre quell’America che in questi anni ha sfornato dei medical drama che ti si imprimono nella mente e nel cuore così tanto che poi il confronto con le serie nostrane sembra inevitabile. Facciamo uno sforzo, e cerchiamo di vedere pregi e difetti de “La scelta di Laura” (Canale 5) a prescindere dai suoi predecessori d’oltreoceano.
La storia (riadattamento della miniserie francese “L’hôpital”) mischia sapientemente tre filoni: il principale è, appunto, quello medico, che racconta casi più o meno clinici di un ospedale pubblico romano. A questo, si legano le vicende personali dei dottori protagonisti, in primis le due specializzande Laura (Giulia Michelini) e Rebecca (Camilla Filippi). Se non bastasse, già nelle prime due puntate s’intravede una linea gialla che coinvolge i medici “senior” Fabio (Giorgio Pasotti), Vittorio (Dino Abbrescia) e Massimo (Pietro De Silva).
L’azione? Poca. La serietà? Tanta, forse troppa (un grazie ad Abbrescia che riesce egregiamente a smorzare la tensione tra uno sguardo cupo e l’altro). Il sentimento? Eccessivo: la soap indossa il camice e rischia di provocare una overdose di cuore e batticuore nei telespettatori. Abbiamo capito che in tutti gli ospedali televisivi non può mancare un po’ di sana tensione sessuale, ma a forza di esagerare si rischia di mandare in rianimazione il ritmo e l’originalità della trama.

Da domani sera, Canale 5 manderà in onda una prima tv targata Taodue, dal titolo “La scelta di Laura” (troverete i riassunti su Blogapuntate). Un medical tutto italiano che strizza l’occhiolino alle serie dello stesso genere americane, in primis “E.R.” e “Grey’s anatomy”, di cui avevamo già parlato.
Non ci soffermeremo quindi sulla trama della fiction, che vede tra i protagonisti Giorgio Pasotti, Giulia Michelini (ormai in esclusiva con la Taodue), Camilla Filippi, Ivan Franek e Dino Abbrescia, quanto piuttosto sulla sua collocazione estiva.
Era dai tempi di “E poi c’è Filippo”, prontamente segnalato dai nostri lettori (anche se non possiamo non citare “Sei forte maestro” con Emilio Solfrizzi e Gaia De Laurentis), che la rete ammiraglia Mediaset non proponeva una fiction italiana in prima tv d’estate. Dai banchi di scuola, ormai promossi in autunno grazie ai “Liceali”, si passa alle corsie d’ospedale, evidentemente più “di moda” nel mondo seriale. Ma una domanda -direbbe qualcuno-sorge spontanea: trasmettere “La scelta di Laura” d’estate va interpretato come un atto coraggioso della rete di sperimentare o come un modo per liberarsi di un prodotto che non ha abbastanza convinto i vertici per l’autunno?

Dopo i successi di R.I.S e Squadra Antimafia torna Giulia Michelini e veste i panni di una giovane specializzanda in medicina nella fiction “La scelta di Laura” in onda su Canale5 per sei puntate da mercoledì 17 giugno.
TaoDue, così, sceglie il bel viso di Giulia, la sua esperienza e la sua carica interpretativa per rituffarsi nel medical division dopo la batosta di Crimini Bianchi. Con lei Giorgio Pasotti reduce dal successo di David Copperfield su RaiUno, Camilla Filippi e Ivan Franek.
La storia si svolge tra le corsie di un ospedale di medie dimensioni, divisione pronto soccorso e vede Laura (Giulia Michelini) fresca laureata in medicina alle prese con la dura realtà del lavoro che ha scelto. Con lei c’è anche Rebecca (Camilla Filippi) raccomandata, viziata e poco incline al sacrificio. Le due avranno anche, come fiction impone, le loro storie d’amore, rispettivamente: Laura con Fabio (Giorgio Pasotti) e Rebecca con Jonas (Ivan Franek).
All’inizio il titolo della serie doveva essere “Chirurgia d’urgenza” ma poi si è optato per “La scelta di Laura” che forse potrebbe attirare maggiormente il telespettatore e addolcisce l’impatto sempre duro che si ha verso gli ospedali. Curiosa anche la scelta di programmarla in estate: si spera di attutire l’impatto di un possibile flop? O dopo Dr.House le storie dei medici nostrani sembrano banali e magari il medical division come genere ha anche stancato?