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Tutti gli articoli con tag boncompagni

Festival di Sanremo - Il punto su...

pubblicato da Malaparte

Festival di Sanremo 2008 Il 58° Festival di Sanremo: andare a stabilire quali siano le responsabilità dei bassi ascolti, è un gioco al massacro che lasceremo fare agli amanuensi del caso. L’ultima serata del festival ha dimostrato che il prodotto c’era. Forse non c’era la musica, forse è da rivedere la formula. Ma, a parte il balletto dell’1:07, a parte alcuni svarioni - 5 giorni di maratona. Si possono anche comprendere - e considerato il clima da tiro al piattello in cui si è svolta la kermesse dopo la prima serata, il risultato finale è complessivamente buono. Certo, la terza serata, quella più interessante musicalmente parlando, è stata tragica dal punto di vista televisivo, e la quarta, quella dei giovani, è stata elefantiaca per durata, deprimente per la lotta alla sovrapposizione con I Cesaroni. Prima e ultima serata, il meglio. Globalmente, Voto 7-. Le canzoni meriterebbero un voto a parte. Oggi, che le riascolteremo senza orchestra e in playback, avranno un altro sapore.

I vincitori: Giò Di Tonno e Lola Ponce. Nazionalpopolari. Bravi e belli. Romantici. Appassionati. Melensi. Da musical (detto, questo, da un appassionato del genere, sia chiaro), e non è detto che ci sia qualcosa di male. L’originalità è altro. Brava la Nannini, ma l’avesse interpretata lei, forse sarebbe stato il vero caso del Festival. E poi, insieme hanno scalzato dal gradino più alto del podio la coppia Tatangelo-D’Alessio. Voto: 6 -

La classifica finale: semplicemente inspiegabile. O meglio, si spiega con una parola sola, la più deleteria della post-televisione contemporanea: Televoto. Del resto, chi si esibisce più tardi ha un bacino d’utenza inferiore e potenzialmente prende meno voti. Non ci vuole un genio a capirlo. Voto: 2

La giuria di qualità La giuria di qualità: con i voti palesi come lo scorso anno, pecca di coraggio - e nonostante Emilio Fede, regala a tutti, sempre, la politica e sessantottina sufficienza, a parte Boncompagni con Frankie, 4. Verrebbe da pensare che ci sia della ruggine -, si fa prendere la mano, prende svarioni, allinea quasi tutti. Ma per fortuna modera il successo dei Finley al televoto, sistema alla meglio Sergio Cammariere e aggiusta qualche altra anomalia. Creando a sua volta, tuttavia, l’anomalia Fabrizio Moro e nulla potendo contro l’ingiusta esclusione dai 10 di Max Gazzé. Voto: 5

Pippo Baudo e Lucilla Agosti Pippo Baudo: baudeggia. Cosa dovrebbe fare, se non quello che fa da quando è in televisione, ce lo dovrebbero spiegare i suoi detrattori. Anzi. Si porta appresso Chiambretti, dà visibilità a Lucilla Agosti (insieme nell’immagine) ed è anche fra le eminenze grigie che stanno dietro al geniale Dopofestiva. Dovrebbe forse entrare in gara anche lui? Svariona, sì, e sbaglia i tempi comici. Grazie. L’hanno massacrato. Voto: 7

Piero Chiambretti: marketteggia. La sua comicità mi piace. La sensazione è che sia sempre fuori posto in una kermesse così, ma non è certo colpa sua. E’ colpa del target, del pubblico in sala, algido come un ghiacciolo - salvo quando, vivaddio, si tratta di fischiare la Tatangelo per il suo Gigi, ti amo. Si inventa gag e sketch, improvvisati o su testi poco importa. Fa ridere, ma non può, da solo, dare ritmo. Gran prova di resistenza, comunque. E ottime scarpe. Voto: 7 1/2.

Osvart/Guaccero: mi perdonerete se le accorpo (in caso di scorporo, il voto non cambia). Nulle. Come se non ci fossero. Anzi, siccome c’erano, a volte si andava a rilento. Bellissime, eh. Il che, alza il voto. 5

Ospiti e superospiti: per un po’ si raschia il fondo. Il doppio Verdone è una marchetta eccessiva. Ottimi gli ospiti musicali - a parte la poco interessante presa di posizione di Jovanotti con quel suo rifiuto iniziale a firmar la par condicio. Siamo alla disobbedienza civile sul palco dell’Ariston? Andiamo, su - della serata giovani, anche se gli italiani li vorrei vedere solo ed esclusivamente in gara. Alla fine, non risolvono, non risollevano e non sfondano. Voto: 6-.
Dopofestival: azzeccato, innovativo - anche se gli EELST fanno quel che fanno da qualche lustro -, ben condotto, ben realizzato, ben scritto, musicalmente interessante, polemicamente interessante. Divertente. Intelligente. Ma l’hanno già detto tutti. Voto: 10

Parola di Boncompagni

pubblicato da Debora Marighetti

Gianni BoncompagniGianni Boncompagni, intervistato qualche giorno fa da La Stampa, non ha smentito un interesse nei suoi confronti da parte di La7, che si dice voglia affidargli un nuovissimo programma in tarda serata.
Il re incontrastato delle trasmissioni “frivole”, l’inventore del voyeurismo (come è stato definito qualche tempo fa dal nostro Lord Lucas), con programmi cult come Discoring, Non è la Rai, Pronto Raffaella e Macao, per ora non pare molto convinto.

L’intervista, a parer mio molto simpatica, spazia dall’attualità all’amarcord, fino alla vita privata del regista.
Della conduzione della prossima edizione di Miss Italia dell’inossidabile Mike Bongiorno, dice:

Quello non molla. Sono costretti a rifarsi alle vecchie glorie. Non si sperimenta e quando lo fanno prendono dei minus habens. Quella di oggi è una televisione modesta rivolta a un pubblico molto modesto.

Su Raffaella Carrà e sul rapporto della show-girl con Del Noce:

E’ la sua spina nel fianco. Lei è una credente. Fa i programmi e ci crede. Ma il suo programma, “Amore”, non era adatto al sabato sera. Del Noce è un tipo bizzarro, va a simpatie e antipatie, è ricco, non gliene frega niente. Ma alla fine i risultati li ha ottenuti

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Crociera, Boncompagni, la Brilli... la fine di un'era

pubblicato da Lord Lucas

crociera nancy brilliSpulciando un interessante blog segnalatoci nella sezione commenti, mi ha letteralmente conquistato la riesumazione di un feticcio d’annata, giustamente definito dall’autore un flop storico. Mi riferisco alla prima e unica puntata di Crociera, un varietà letteralmente naufragato perché faceva acqua da tutte le parti.
Come sottolineato sul sito appena citato, Crociera andò in onda su Raidue nel dicembre 1998, riportando un ascolto di 2.162.000 spettatori, con l’8.85% (quando si dice, uno share da infarto per quegli anni, mentre ora la direzione Marano è decisamente vaccinata). Cosa c’è di meglio, allora, di un bel TeleVintage per ricordare il nubifragio catodico che si scatenò sul programma?
Nel giorno dell’insurrezione generale dei vertici Rai per il clamoroso flop fu lo stesso Carlo Freccero ad annunciare la sospensione del programma firmato da Gianni Boncompagni. Il compianto direttore di Raidue, al termine di una giornata scandita da ripetute voci sulle sue imminenti dimissioni (verrebbe da dire, per così poco vista la messa in onda natalizia fuori periodo di garanzia?) dichiarò di essersi sentito tradito nelle attese e molto deluso da Boncompagni, dissociandosi dalla responsabilità di un insuccesso così impietoso:

“Il programma non è quello che mi era stato proposto. Crociera doveva essere un musical, un varietà double face, invece il risultato è stato tutt’altro, nonostante i miei suggerimenti. Boncompagni non ha tenuto conto dei miei suggerimenti, è stato al di sotto delle mie aspettative. E pensare che a Boncompagni avevo dato un ben di Dio di possibilità, battagliando anche all’interno della Rai. Ecco come sono stato ripagato, per questo mi sento tradito da lui, e aggiungo, non è la prima volta”.

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P come Phonak

pubblicato da Malaparte

phonak

Mi piace inaugurare, partendo dalla lettera P, un Alfabeto della televisione, rubrica saltuaria che riguarderà alcuni particolari tecnici, alcuni termini caldi della televisione, una sorta di glossario da consultare liberamente o da leggere di volta in volta, sperando di regalare ai lettori qualche piccolo particolare da addetti ai lavori o anche solo un dizionario sui generis.
P cone Phonak, dunque, per cominciare.

La prima conduttrice dichiaratamente “telecomandata”, a meno di madornali dimenticanze, è la giovanissima Ambra Angiolini, che riceveva istruzioni dal pigmalione Boncompagni, ma non ci è dato sapere se sia stata davvero la prima. Sicuramente no, se consideriamo anche il mercato estero. Ma in fondo, che importa?

Da allora, se ne sono fatti di passi da gigante nella tecnologia.
Quello che vedete nell’immagine è il cosiddetto phonak, oggetto che ha assunto il nome della ditta produttrice, raro caso di nome proprio sostantivato. Trattasi di un ricevitore che si inserisce direttamente nell’orecchio e che permette di ascoltare suggerimenti e istruzioni generalmente impartite dalla regia, dove un autore fa il suo bravo lavoro, ascolta ciò che avviene in studio e letteralmente guida la conversazione, lo scambio di battute.
Il phonak è così piccolo da risultare pressoché invisibile. Ma attenzione: molto spesso ci si accorge se il conduttore in questione lo sta utilizzando oppure no. Per esempio, a Non è la rai tutte le ragazze che conducevano un gioco avevano un auricolare. Ma la più brava a usarlo era proprio Ambra.
Perché?

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Che tempo che fa (anche per Boncompagni)

pubblicato da Malaparte

Che tempo che fa Sembra difficile poter essere davvero critici con Che tempo che fa. I principali detrattori del programma sono in realtà detrattori di Fabio Fazio, di cui generalmente non condividono i modi e i toni dimessi.
Chi scrive, qui, pensa invece che quello di Fazio sia uno stile condito da sublime ironia e non si vergogna del suo indiscusso amore per il programma.
Amore che, va detto, non è isolato né esclusivo, come confermano i risultati più che lusinghieri che il programma continua a ottenere in termini di ascolti (inclusa ma non ultima la puntata di ieri, con Rania di Giordania, Dario Fo e gli Inti Illimani).
Ai margini di un pezzo di Silvia Fumarola su La Repubblica di oggi, in cui si parla - ma guarda un po’! - della crisi del Grande Fratello, si riporta un virgolettato di Boncompagni. Eccolo.

[La tv] è brutta, bacchettona, democristiana, ha fatto danni irreversibili- Ma la RAI ne ha fatti di più perché dura da più tempo. Che tempo che fami sembra l’unico esempio di tv laica.

Dove “laico”, qui, è uno degli aggettivi di complimento - mi si perdoni questa licenza in analisi grammaticale - più belli che si possano attribuire a un programma televisivo.

Il voyeurismo in tv? L'ha inventato Boncompagni

pubblicato da Lord Lucas

gianni boncompagni non è la raiCiclicamente, nella storia della televisione italiana, ci sono programmi che tornano a far parlare di sè per la loro carica attualizzante. Uno di questi è sicuramente Non è la Rai (questo il sito ufficiale), e approfitto della notizia dell’ultim’ora, che vedrebbe alcune delle ragazze storiche come Pamela Petrarolo, Ilaria Galassi e Francesca Pettinelli riesumate dal programma di Raidue Libero, per affrontare un tema di scottante interesse.
Quand’è nato il vouyerismo televisivo?
Ebbene, in una mia recente consultazione della preziosa Garzantina di Aldo Grasso, ho avuto una conferma ai miei sospetti. In tv si è incominciato a parlare di vouyerismo, in quanto sinonimo di lolitismo, proprio a partire dalla trasmissione cult di Gianni Boncompagni. Il termine, derivato dal francese, equivale a scopofilia, deviazione consistente nel provare piacere alla vista di immagini o di atti erotici (dal greco skopein, guardare). Ebbene, il programma più discusso degli anni’90, verso cui il sottoscritto prova un rimpianto particolare pur riconoscendone evidenti nonsense strutturali, ha segnato l’iniziazione del pubblico italiano alla sessualità catodica. Nonostante ideatore e addetti ai lavori insistessero più volte sulla freschezza e l’assenza di malizia nelle ragazze, intorno agli studi del Palatino prese vita una sorta di eccitazione collettiva, fatta di idolatria esasperata, desiderio irrefrenabile di assaporare il frutto proibito e non ancora sbocciato. A quanto pare, non furono solo fans sfegatati a cogliere la potenza del fenomeno, ma anche fior fior di intellettuali.
Tempo fa mi è capitato tra le mani un libro altrettanto di culto, Woobinda di Aldo Nove, che attraverso una sorta di linea di paragone tra il cordone ombelicale e il liquido amniotico, esprimeva il suo autentico godimento verso il mondo di fantasie spalancato da quelle vallette sguazzanti in piscina, dal gioco della nonna di Mary alle epifanie di Miriana.
Ebbene, preso atto di queste premesse, facciamo un passo avanti. Tornando alla voce Voyeurismo dell’Enciclopedia della Televisione, viene presentata un’analisi più ampia del caso che non mi sento di sottovalutare. Grasso, infatti, ritiene che l’atteggiamento del guardone che il piccolo schermo indurrebbe nel fruitore non è del tutto inconsapevole, ma affonda le proprie radici in una disposizione mentale che vaga nell’aria in attesa che qualcuno le dia forma…

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