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Milena Gabanelli tiene duro. Report continuerà a raccontare verità: "Ma vorrei non ci fosse bisogno di noi in questo Paese"

pubblicato da Stefano Sgambati

Milena GabanelliChe il miglior programma di giornalismo d’inchiesta abbia chiuso l’ennesima stagione trionfale, è di sicuro una bella notizia, considerato che il Paese dove va in onda, cioè l’Italia, è ritenuto “Parzialmente Libero” per quanto riguarda la libertà di stampa a livello mondiale. Parliamo di “Report” che giusto un mese fa chiudeva la stagione con una coda di polemiche dovute al signor Tremonti, autore di un esposto contro la Gabanelli.

Proprio la conduttrice di “Report” è stata la protagonista di un’interessante chiacchierata a La Spezia, in occasione della manifestazione annuale “Bellativù” che dal 1 al 5 luglio porta tradizionalmente a Fiumaretta e Bocca di Magra i protagonisti più importanti della televisione di qualità (tra gli animatori e responsabili anche il noto Antonio Dipollina del quotidiano La Repubblica).

“Non ho chiesto aiuto a nessun politico, semplicemente perché non voglio aiuto. La copertura legale? Fino a due anni fa non l’avevamo, in quanto gruppo non facente parte della Rai. Poi, siccome ci sembrava giusto ci fosse riconosciuto un premio al nostro lavoro, l’abbiamo chiesta. E l’azienda ce l’ha data. Certo, se ci togliessero la copertura legale qualche difficoltà l’avremo ma può darsi anche che potremmo essere talmente pazzi da agire esattamente come facciamo oggi. Certo è che vorrei non ci fosse bisogno di Report in questo paese”.

Milena Gabanelli ricorda gli esordi:

“La prima grande inchiesta direi che l’abbiamo realizzata nel 2001 sulla Siae. Ricevemmo due querele: una da Bixio e una dal Commissario della Siae. La prima è stata ritirata, la seconda archiviata”.

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Eva dei Cesaroni si dà alla moda: il suo capo Eleonora Giorgi

pubblicato da Lord Lucas

eleonora giorgi alessandra mastronardi cesaroni 3

In estate è tempo di rumors non solo per i reality. L’intera rete è infatti galvanizzata da spoiler sulla terza stagione dei Cesaroni, in arrivo su Canale 5 nel 2009. Alcuni sono più fondati, altri meno. Talvolta sembra che gli stessi addetti ai lavori vogliano mischiare le carte, divulgando ai media anticipazioni parziali o destinate a essere smentite. Da domani sarà il nostro Share a fare il punto sulla situazione, con un’interessantissima intervista esclusiva - in due puntate - a Carlo Bixio, presidente a capo della Publispei che produce la fiction.

Ci sembra interessante, a tal proposito, segnalarvi una news ufficializzata da una new entry nel cast dei Cesaroni 3, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero. Stiamo parlando di Eleonora Giorgi, storica attrice della commedia all’italiana, oggi anche regista. Sarà proprio lei una delle nuove protagoniste della serie, rivestendo un ruolo cruciale per il futuro di Eva Cudicini (Alessandra Mastronardi):

“Succede che la giovane Eva inizia a lavorare nel campo della moda. E chi ti incontra? Una sorta di strega perfezionista, la responsabile del marchio, che sarei io. Una sorta di Miranda Priestley del Diavolo veste Prada. Ma alla fine saprò essere protettiva e molto generosa. Sono strafelice per questo ruolo perché lavorare nella serie dei Cesaroni, che adoro, ha anche il significato di un recupero della genuinità nazionalpopolare”.

Stando alle dichiarazioni rilasciate dalla Mastronardi circa un mese fa, la sua Eva non doveva frequentare una scuola di giornalismo a New York? Il mistero si infittisce: colpa dei giovani d’oggi che non trovano pace o degli sceneggiatori?

Un Medico in Famiglia avrà una sesta serie

pubblicato da Lord Lucas

medico in famiglia 6Una nuova serie di Un Medico in famiglia s’ha da fare. A ufficializzarlo una nota Ansa, che sottolinea come Rai Fiction sia molto soddisfatta dall’impatto mediatico di questo prodotto. Il direttore Agostino Saccà ha, infatti, sottolineato che ‘Un medico in famiglia rimane una delle serie di maggiore successo perché è in grado di raccontare con simpatia e freschezza le tante dinamiche delle famiglie e della società di oggi’. La fiction ha avuto tra i teenager ben il 40% di ascolto e l’appeal presso il pubblico più giovane costituisce proprio il suo elisir di lunga vita, a dieci anni dalla prima serie.
Il produttore Carlo Bixio della Publispei, rimarcando il grande successo della fiction che ha chiuso con una punta massima del 39%, conferma:

”Prepariamo già la sesta serie che concluderà il fortunato ciclo. Poi ne faremo un film”.

Di certo c’è che l’amata Lunetta Savino-Cettina non farà più parte del cast, mentre Lino Banfi rinvia l’appuntamento sul set alla fine della lavorazione de L’allenatore del pallone 2, atteso sequel del noto b-movie:
”Fra la fine di una serie e l’inizio di un’altra passano due anni e per il momento non c’è nulla di concreto. Per quello che mi riguarda, alla mia età non posso fare programmi a lunga scadenza”.

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Tv Blog al Telefilm Festival - Workshop seconda parte -

pubblicato da Michele Biondi

Pubblichiamo ora la seconda parte del Workshop al Telefilm Festival con l’evento tenutosi stamattina che ha visto la partecipazione di produttori televisivi a confronto, moderati da Aldo Grasso dal titolo “Produrre i telefilm. Similitudini e differenze tra metodologie di produzione di serie tv in Italia e all’estero“.

La mattinata è stata incentrata sulla produzione di fiction a lunga serialità e il convegno in tal senso si proponeva di dare una risposta alla differenza tra lunga serialità americana e italiana.
A rispondere a queste domande poste direttamente da Aldo Grasso, i maggiori produttori italiani, da Marco Bassetti di Endemol a Pietro Valsecchi di Taodue a Carlo Bixio di Publispei, a Giorgio Grignaffini per la fiction RTI-Mediaset.

La prima domanda: Come mai c’è tanta differenza tra la serialità italiana ed americana?

Inizia Valsecchi. Dopo essersi definito un artigiano del mestiere, racconta come nacque Distretto di Polizia; in sostanza Distretto è una costola di Ultimo e, siccome Raoul Bova per una serie di 26 puntate sarebbe risultato costosissimo, decise di scegliere degli attori giovani che potessero sopperire alla mancanza del protagonista clou.
Distretto di Polizia si è ispirato, sembra strano a dirsi, a E.R. nella sua struttura e la novità fino ad allora praticamente inesistente nella fiction italiana, è stata quella di creare una sorta di fil-rouge o una linea orizzontale che legasse tutta la serie in maniera da trattenere il pubblico per l’intera messa in onda.
Il plot vedeva la storia della Scalise (Isabella Ferrari) che si nascondeva in un distretto di polizia in seguito all’assassinio del marito (Raoul Bova): la storia orizzontale prevedeva di scoprire cosa sarebbe successo alla donna in attesa di presenziare al processo dei mafiosi che le avevano ucciso il marito.

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