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Class action

pubblicato da Massy


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La pubblicità non è arte - Ce lo spiega Bill Hicks

pubblicato da Malaparte

Qualche barlume di intelligenza dobbiamo pur proporlo, ogni tanto. E così, visto che il precedente tentativo con Bill Hicks ha avuto un’accoglienza positiva - minuscola, minima, rispetto al volume di traffico che qui su TvBlog genera tutto il resto -, e anche George Carlin è stato apprezzato, vale la pena di continuare, se non altro per provare a resistere e rialzarsi.

La programmazione televisiva è quella cosa che serve per riempire gli spazi fra un break pubblicitario e quello successivo. Non c’è niente da fare, per quanto si voglia uscire dalla logica del prodotto: è un dato di fatto. Fine della storia. Ok? Ok.

Bill Hicks se l’è presa più di una volta, con il suo ragionamento ferreo e sarcastico e la sua comicità graffiante e violenta, con il mondo della pubbblicità e del marketing. Il video qui sopra è l’estratto sul marketing dallo spettacolo Revelation. QUello che trovate dopo il salto, di cui non è disponibile il video, ma solamente una registrazione audio, doverosamente sottotitolata in italiano - lo straordinario comico americano spiega a modo suo perché la pubblicità non può essere arte. Lo fa a modo suo. Volete sapere perché? Perché secondo Bill Hicks, se fai pubblicità

Sei l’ennesimo complice delle multinazionali. L’ennesima puttana della gang bang capitalista

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Bill Hicks al David Letterman. La tv che in Italia non vedremo mai

pubblicato da Malaparte

D’accordo: il panorama è desolante. Quello televisivo, intendo. Con buona pace di chi pensa che quando si critica qualcosa si “sputi” nel piatto dove si mangia. Una retorica inaccettabile. Si mangia parlando di televisione. Italiana. Purtroppo, aggiungerei.
Perché, con buona pace dei fan, la tv di qualità non si fa stabilendo il record di durata del Grande Fratello, per dire.
Il discorso non è difficile, non vuole essere una giustificazione né un modo per mettere le mani avanti, né una captatio benevolentiae. Che siano tempi bui, dovrebbe essere evidente a tutti.

Che la deriva della tv nostrana sia concausa e vittima, allo stesso tempo, di questi tempi bui, anche. Ecco perché è il caso di provare a creare qualche appuntamento alternativo al già visto. E non me ne vogliano i nerd da YouTube - fra cui mi annovero, affinché nessuno si offenda - se proporrò loro cose che, per loro, sì, sono altrettanto già viste. Perché la tesi di questo spazio che mi ritaglio per cambiare un po’, è che ci sono minuti, ore intere di televisione, sparsi in giro per il mondo, che in Italia non vedremo mai. Non solo perché non ci vengono proposte - o perché, al massimo, vengono proposte su canali non accessibili a tutti o a orari improbabili - nella loro forma originale. Ma anche perché la nostra tv non riesce a partorire personaggi di spessore. Nemmeno i frontman più acclamati ce la fanno più, a uscire da quel vortice di buonismo per famiglie misto a finta volgarità, quando tentano, per dire, di far ridere. L’intrattenimento senza entertainment, insomma.

E nemmeno chi vorrebbe fare approfondimento da un punto di vista informativo, politico e quant’altro riesce più a darci una visione d’insieme non drogata da quel tifo fazioso e cieco che ha ridotto il dibattito televisivo a un concentrato di concetti svuotati di significato, a un appiattimento culturale senza pari nella storia dell’informazione. E così, per provare a scuotere un po’ questa situazione stagnante, credo che si possa ripartire anche da qui, da TvBlog. Non temete: non faremo lezioni di sorta, né potremo svincolarci dalla situazione attuale. Questo c’è, di questo parliamo. Ma possiamo parlare anche d’altro. E così, ecco un pezzo straordinario: è del 1993. Il 9 ottobre 1993, per la precisione, Bill Hicks avrebbe dovuto fare la sua comparsa per la dodicesima volta al Late Show with David Letterman. Con un monologo al vetriolo in cui si parlava anche della Pasqua. Ma venne censurato. Prendete questo post, e il video che lo accompagna, dunque, come una sorta di augurio pasquale - per quanto dissacrante e sui generis.

    Credits: il video che vedete qui sopra, lo trovate anche sul canale YouTube di PompelmoMeccanico, autore dei sottotitoli. Gestisce, con passione e dedizione, il bel sito Comedysubs.org, un gruppo di fansubs che si dedicano alla traduzione sistematica di monologhi di comici stranieri. Su Comedysubs.org si può respirare un po’ d’aria buona, che vi proporremo anche su queste pagine web.

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Luttazzi copione? Forse. Luttazzi spocchioso e arrogante? Sicuro

pubblicato da Gabriele Capasso


    Update: A sostegno della mia tesi mi fanno notare una cosa che avevo completamente rimosso, un mio vecchio post su Luttazzi e proprio su un’accusa di plagio. L’articolo è datato Dicembre 2007, lo potete trovare qui.

Si fa un gran parlare, in questi giorni, di una notizia in realtà vecchia di quasi due anni (almeno per chi segue su internet il sottobosco di ex fan spietati cacciatori di plagi). Daniele Luttazzi copia, questo in sintesi il messaggio. Molte battute, sono circa 250, di una produzione che si immaginava completamente originale, sono riadattamenti o traduzioni di cose scritte e recitate da mostri sacri della satira americana come Bill Hicks, George Carlin, Bill Maher, Steven Wrigth e Robert Schimmel. Le potete trovare qui e, promettono i “cacciatori”, sono destinate ad aumentare.

Partiamo da un punto: chi scrive qui è un fan di Luttazzi, dichiarato, da anni. Sin dai tempi della Gialappa’s. Per la mia personale passione credo anche di poter affermare di aver visto/letto l’intera produzione di Hicks e buona parte di quella di Carlin. Mi ero già accorto che alcune battute (una ventina a testa) fossero anche parte del repertorio del comico di Santarcangelo. Basta per parlare di plagio? Luttazzi si giustifica dicendo che questa sua pratica era dichiarata da tempo: si tratterebbe di una “caccia al tesoro”. Disseminare i suoi monologhi di citazioni di altri comici, sviluppando un confronto con i suoi fan.

Ecco, io non credo che Luttazzi copi, ma credo che il suo “saccheggio” avrebbe meritato una giustificazione più onesta: “Sono grandi battute e a me non erano venute in mente, in pochi le conoscono e io le integro al mio lavoro“. Se nel corso degli anni avesse risposto così non ci sarebbero ulteriori discussioni, nessun polverone mediatico con orde di “ex fan delusi” che arrivano a rammaricarsi perché alcune delle risate strappate da Luttazzi erano risate “truffa”.

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Luttazzi e il plagio della battuta incriminata

pubblicato da Gabriele Capasso

Ancora Luttazzi al centro delle polemiche, questa volta è Repubblica ad alimentare un nuovo caso. Il sito del quotidiano riporta nella “colonnina morbosa”, non citando la fonte indicata genericamente come “i blog”, la notizia di un presunto “plagio” del comico riguardante proprio la famosa battuta che ha causato la chiusura di Decameron. La “scoperta” è attribuibile a 7yearwinter, successivamente citato da Luca Sofri, e non aveva alcun intento denigratorio alla fonte.

Luttazzi non avrebbe copiato un collega qualsiasi, ma nientepopodimenoche Bill Hicks, americano con molti “similitudini” biografiche con il nostro comico. Tanto per citarne alcune Hicks, scomparso nel ‘94, incise alcuni dischi, era noto per il suo stile corrosivo e spesso “sopra le righe”, era chiaramente influenzato da Woody Allen e venne censurato dopo alcune performance al David Letterman Show.

L’accusa è platealmente pretestuosa anche senza tirare in ballo la legittimità, per ogni comico, di poter “trarre ispirazione” da altri colleghi, soprattutto quando appartengono ad altre culture, epoche o paesi. Luttazzi ha già replicato sul suo blog a Repubblica. Ci potremmo avviare nell’infinito dibattito su dove sia il confine fra “plagio” e “citazione”, ma se proprio vogliamo parlare di qualcosa che Luttazzi ha indubbiamente copiato possiamo fare riferimento ad un’altra battuta su Ferrara, quella sul “giulianone”.

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