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Tutti gli articoli con tag betty la fea

America Ferrera donna ispanica dell'anno (e intanto Betty gioca alla soap)

pubblicato da Paolino

Mentre in Italia aspettiamo la seconda stagione (appena partita negli Usa sulla Abc), di cui ci auspichiamo una collocazione diversa da quella della prima (che non le ha giovato, almeno qui da noi), l’interprete di “Ugly Betty” America Ferrera fa incetta di premi.

Dopo aver ricevuto, infatti, l’Emmy come miglior attrice femminile in una comedy, il Golden Globe come miglior performance femminile, l’ALMA Award, l’Imagen ed il Teen Choise award e lo Screen Actors Guild Award, tutti per la sua interpetazione nel telefilm derivante dalla soap colombiana “Betty la Fea”, arriva il riconoscimento da parte di una giuria di giornalisti del “The Hollywood reporter” e “Billboard”, che hanno messo in cima alla classifica delle 25 donne ispaniche più influenti nel panorama cinematografico, televisivo e musicale proprio la Ferrera.

L’editore John Kilcullen si è complimentato con l’attrice, il cui lavoro, secondo lui, servirà ad incrementare nel settore dello spettacolo (sia davanti alle luci che dietro le quinte) la presenza della comunità ispanica.
L’attrice, dal canto suo, si è dichiarata entusiasta del riconoscimento, arrivato “dopo tanti sacrifici fatti per la carriera” (fonte: TgCom).

Intanto, la sua Betty è ripartita, mantenendosi sulla media di ascolti del finale della stagione 1 ( 7.400.000 telespettatori), circa 3 milioni in meno rispetto alla premiere della prima, ma comunque un buon dato.
In attesa che arrivi anche da noi il prossimo anno, di seguito eccovi un’anticipazione della prima puntata, in cui viene fatto il verso alle soap opera tanto seguite (soprattutto nella prima parte della stagione 1) da Ignacio (Tony Plana), il padre di Betty. Protagonisti di questo filmato, Betty versione domestica, l’amato Henry (Christopher Gorham) nel ruolo del marito-amante e Charlie (Jayma Mays, l’interprete dell’omonimo personaggio in “Heroes”) in quello della moglie gelosa e possessiva. Anche in questo caso, tutto alla Betty style.

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Victoria Beckham sarà in Ugly Betty

pubblicato da Malaparte

Victoria Beckham In America, le serie tv tirano anche fra i vip. Così si spiega l’ufficializzazione di Victoria Beckham, che conferma di avere un ruolo in un episodio nella prossima stagione di Ugly Betty.

L’ex Posh-Spice - che all’epoca tutti conoscevamo come Victoria Addams, che a dicembre parteciperà alla Spice Girls Reunion e che si è da poco trasferita a Los Angeles con suo marito, David Beckham - è alla sua seconda apparizione in un prodotto di punta di reti americane. Qualche tempo fa la NBC ha realizzato uno speciale reality dal titolo Victoria Beckham: Coming to America, come a sottolineare che no, non si trattava di un’emigrante qualsiasi. Il “reality”, tuttavia non ha avuto grandi ascolti, a testimoniare la difficoltà che i Beckham hanno in U.S.A. a condurre la stessa vita da star che mantenevano in Europa.

In Ugly Betty, Victoria interpreterà se stessa come damigella d’onore in un matrimonio, tenendo alta la tradizione delle apparizioni come guest star in tutte le più importanti serie tv (alcune ne fanno addirittura un punto quasi fermo. Penso a Studio 60, Extras e Entourage).

Nella seconda stagione made in U.S.A. della bruttina più famosa del mondo, appariranno anche il noto designer Kenneth Cole e l’ex giocatore di basket Rick Fox.

Ugly Betty - il videoclip di Jason Mraz che canta The Beauty in Ugly

pubblicato da Malaparte

ugly betty Quello di Mika è forse il caso più eclatante, perché si tratta del cantante più famoso fra tutti quelli scelti fino a ora dalla ABC per promuovere i propri show. Eppure, Mika non è stato il primo a prestare una propria canzone alla ormai mitica Ugly Betty.
L’anno scorso, infatti, toccò a Jason Mraz, cantautore made in U.S.A. classe 1977, coin la sua The Beauty in Ugly, canzone dolcissima e perfetta per la piccola Betty la cozza (non a caso, il pezzo è parte della colonna sonora della serie).

Il singolo si chiamava originariamente Plain Jane.

Decisamente poco conosciuto al di fuori dei confini americani, Mraz beneficia in qualche modo dell’onda lunga di Betty (e non è la prima volta, per lui: secondo wikipedia, dopo che un concorrente di American Idol ha eseguito un suo brano, Geek in the Pink, questo il titolo, è balzato al 22° posto dei più scaricati dall’American iTunes Music Store).

Come al solito, per proteggervi da eventuali spoiler, il video di The Beauty in Ugly è dopo il continua. E ricordate: Ugly Betty ritorna il 4 settembre.

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From Geek To Chic (dai Secchioni a Ugly Betty)

pubblicato da Lord Lucas

ugly betty rampinelli secchioni martin solveig rejection

Se quest’annata televisiva ha generato un fenomeno di tendenza, è sicuramente quello dei Geek. Ovvero la variante patinata del nerd (il cervellone occhialuto) e de La fea (la racchia sgraziata) che ha letteralmente conquistato il mercato globale.
Anche i brutti, dunque, possono fare business e cercarsi un posto nei media, prima ancora che nel mondo, attraverso l’arma dell’autoironia e dell’outing anticonformista.
Prendete il video dell’ultima trascinante hit di Martin Solveig, Rejection, che vi proponiamo in coda al post: ha lanciato un nuovo slogan fortemente rappresentativo di questo discorso, From Geek To Chic.
E’ la nuova parabola della redenzione idiota, l’ennesima battaglia della diversità a colpi di sfottò autolesionistico e spettacolarizzazione demenziale. Perché anche il brutto può provare a diventare figo, ma prima deve passare attraverso il ricatto (più che il riscatto) della macchietta e farsene combinare di tutti i colori. Non vi ricorda nulla il nostro Rampinelli?
A cogliere le potenzialità televisive della nuova moda anti-estetica, ma altrettanto appetibile sul profilo commerciale, è stata proprio Italia1, da sempre prodiga di intuizioni giovanilistiche e innovazioni tematiche.
Come emerso dal Telefilm Festival, la rete giovane Mediaset ha sempre impostato la propria linea editoriale, tra le altre cose, sulla bellezza e i suoi canoni (più o meno stravolti dal prograsso e dai mutamenti di costume).
Ed è così che, dopo Il Brutto Anatroccolo e Bisturi, paradiso ante litteram degli sgorbi in cerca di metamorfosi (con l’ausilio più o meno obbligato della chirurgia estetica), è arrivata una brillante variazione sul tema con i Secchioni e Ugly Betty.
Nel primo caso si è partiti da un format di forte impatto sociologico, come Beauty and The Geek ideato dal pupo di Demi Moore Ashton Kutcher, per stravolgerlo a fini di becero entertainment.
Della serie, prendi un ragazzo non troppo avvenente, imbruttiscilo ancora di più ed esponilo al pubblico ludibrio gettandone al vento gli interessi intellettuali.
Nel secondo caso, invece, c’è questa cozza un po’ meno terrificante della sua antesignana telenovelica che fa il suo ingresso nel mondo del Diavolo Veste Prada, con conseguenze prevedibilmente esilaranti (ma anche in questo caso non troppo edificanti).

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Ugly Betty: ma quale telefilm evento?

pubblicato da Debora Marighetti

Ugly BettySembrava l’evento dell’anno - o almeno del mese - l’approdo su Italia1 del seguitissimo (negli Stati Uniti) telefilm Ugly Betty. Non potevo ovviamente perdermi l’esordio, soprattutto perché si tratta di una delle poche serie che non ho seguito in contemporanea alla messa in onda originale.

Sarò sincera, mi aspettavo molto di più. Probabilmente ero partita con troppe aspettative, o forse quegli stralci di prima puntata che avevo visto in lingua originale erano i più divertenti, ma i primi due episodi andati in onda mi hanno lasciato ben poco.
Per tutta la durata del primo episodio mi è parso di essere nuovamente al cinema a vedere “Il diavolo veste Prada“: stessa storia, stessi personaggi e addirittura battute simili. Non sono riuscita a capire, non avendo visto l’originale Yo soy Betty la Fea, se fosse stato il film a copiare dal telefilm o viceversa (opto per questa seconda ipotesi), ma in ogni caso lo sbadiglio c’è stato.
Mi immaginavo un lungo rapporto conflittuale tra direttore e assistente e invece le “torture” alla malcapitata sono durate poco più di metà episodio e a fine puntata il grande capo era già in ginocchio a supplicare un ritorno di Betty al proprio posto di lavoro.
Se il primo episodio mi ha lasciato perplessa, il secondo mi è parso ancor più anonimo, con la classica “morale a tutti i costi”. Il book perso, il capo che si prende la colpa e diventa bravissimo e buonissimo, la cattivaccia di turno che “lo prende in quel posto”.

Poche battute divertenti, gaffes forzate della protagonista e personaggi che non hanno nulla di originale, fanno di Ugly Betty un telefilm come tanti altri. Il successo avuto negli Stati Uniti mi sembra francamente immotivato.
Insomma, non aspetterò con ansia venerdì prossimo.

Ugly Betty, Betty la Fea... aspettando Betty la Cozza

pubblicato da Malaparte

Ugly Betty in tutte le sue versioni
C’è un motivo, se dico che Ugly Betty nella versione ABC, quella da stasera in onda su Italia 1, è solamente la punta dell’iceberg di uno straordinario fenomeno di massa. Il motivo lo vedete qui in alto: quelle sono le “Ugly Betty” di tutti i Paesi in cui è stato fatto un adattamento locale (immagine tratta da TodasLasFeas.com).

Il format originale, beninteso, non è made in U.S.A. ma è colombiano: Yo soy Betty la Fea è andata in onda tra il 1999 e il 2001 per un totale di 169 episodi da 45 minuti ciascuno. Nell’originale, la brutta Betty viene assunta in una fashion house, Ecomoda, poi trasformata dagli americani in una rivista di moda. Il fenomeno-Betty come formato-soap del daytime è impressionante: il suo ultimo mese di programmazione (marzo 2001) ha fatto registrare uno share superiore al 50% in Colombia, Ecuador e Panama, superiore al 40% in Venezuela.

I riadattamenti non si contano. C’è Israele (Ugly Esti), l’India (There’s No One Like Jassi), la Germania (In Love In Berlin), la Russia (Be Not Born Beautiful), il Messico (La fea màs bella), l’Olanda (Lotte).

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America Ferrera, altro che Ugly Betty

pubblicato da Malaparte

America Ferrara L’eroina della serie ABC di cui ha parlato Share, Ugly Betty, è interpretata da America Georgina Ferrera, attrice giovanissima (classe 1984). I genitori erano migrati dall’Honduras negli States e avevano già messo al mondo altri cinque figli.

America inizia a recitare a otto anni. Prima di Ugly Betty l’abbiamo vista in azione in Lords of Dogtown e in The Sisterhood of Traveling Pants, entrambi film per il cinema. E’ apparsa anche in un episodio di C.S.I..

Poi, ironia della sorte, questa particolare bellezza latina si trova a interpretare il ruolo della bruttarella più famosa del mondo - sì, perché Ugly Betty non è, come magari molti pensano, una creazione americana. Viene da molto più lontano, e avremo modo di parlarne, da qui a venerdì, data della prima messa in onda su Italia1 della versione dell’ABC.

Insomma, America indossa gli occhialacci, si fa vestir male dalla costumista di Sex and the city, sfoggia un orribile quanto delizioso apparecchio ai denti e indossa gli scomodi panni di Betty Suarez. E’ il delirio, culminato con la vittoria ai Golden globe 2007 come miglior attrice protagonista in una serie. Ma molto, America, lo deve al make up: un’ora almeno, ogni giorno di set, per diventare brutta al punto giusto.

Una delle sue frasi più celebri? Eccovela servita:

I think it’s hilarious when people call Jessica Alba or Eva Longoria curvy. Come on. They’re not curvy. They’re small. I’m curvy

Tant’è che il suo primo premio (risalente al 2002) giunse per un film dal titolo Real women have curves (sic!). Ironia della sorte, la serie americana è prodotta dalla formosissima Salma Hayek. Con buona pace di magre e anoressiche.