Riparte oggi, 30 aprile, come promesso, l’edicola di Fiorello con l’account Twitter @edicolafiore. Il format è sempre lo stesso, anche se le notizie vengono commentate, per ora, fuori da un bar. Nell’analizzare con gli amici le notizie del giorno, Fiorello ne sceglie anche alcune televisive televisive (più o meno); per cominciare invita Antonella Clerici a fare un incidentino con Eddy per evitare di prendere mazzulate dalla De Filippi (l’ironia è, naturalmente, sull’incidente di Belen e Stefano).
Poi affronta la trattativa fra De Filippi e Sky: secondo lui (scoop) sarebbe a buon punto. «Ho sentito gente in SKY», dice. Vedremo. Qui ci sembra ancora davvero inverosimile.
Ma al centro dell’edicola, Fiorello affronta un tema che gli sta evidentemente a cuore e si rivolge a Beppe Grillo, che ha dichiarato, nel corso di un comizio: «La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima».
La battuta non è piaciuta a molti. Nemmeno a Fiorello, che chiosa: «Grillo, hai detto ‘na cazz@ta».
Il video della sparata di Beppe Grillo sulla mafia su Polisblog.

La puntata di Tv Talk di oggi, come avevamo annunciato, si occupa di Beppe Grillo, onnipresente in televisione in questa settimana, pur essendo sostanzialmente assente perché non va ospite in trasmissioni televisive. Ma perché tutti i programmi di approfondimento si occupano di lui, oggi?
Gad Lerner, ospite in studio, fa un’analisi molto lucida, sia sul fenomeno Grillo sia sul’attenzione che gli viene dedicata:
«C’è una classe dirigente alla frutta. Ci si è chiesti: chi occupa questo spazio? E così tutti i media si sono occupati di lui. Non l’ho invitato in trasmissione, ma io gli porto rispetto perché è uno che porta avanti con coerenza la sua scelta.
Parlerò di lui come ne ho parlato in passato. Però c’è un fatto: quando l’ho criticato sul mio blog, mi sono arrivate centinaia di proteste, che non possono essere organizzate. Quindi c’è una base, c’è un movimento.E’ uno coerente: è passato dalla tv allo spettacolo diffuso sul territorio, dallo spettacolo al movimento politico, nel quale certi argomenti, soprattutto ambientalisti, li ha cavalcati anche con competenza. Ora gioca sull’assenza: il meccanismo di tutti i talk show che ne parlano, infatti, è quello di andare a “rubare” le immagini dei suoi comizi. C’è gratis, figurati (ride)».
In studio vengono ricordati i numeri di Grillo, gli accessi, le “views” che ha su YouTube, il seguito che ha.
Gad Lerner commenta: «In che splendida trasmissione di propaganda politica mi avete indicato».
Poi si mostra un filmato di critica a Grillo da parte di D’Alema. Anche questa, secondo Gad Lerner, è una questione che lo avvantaggia, pur condividendo un paragone fatto da D’Alema: è come il Gabibbo. Lerner cita Antonio Ricci, che di Grillo è stato coautore.
«Non c’è dubbio che ci sia quella cultura dello sberleffo, in quel presentarti “contro”, pur essendo tu potentissimo, pur essendo tu potere.
Striscia pretende di essere nello stesso tempo controinformazione e berlusconiana, contro il potere e anche la trasmissione più vista e con più pubblicità. Beppe Grillo è la stessa cosa».
«Dove c’è televisione non c’è verità», diceva Beppe Grillo nel 1989. Solo che lo diceva in televisione.
Ed è con lui che iniziamo il nostro Festival di Sanremo amarcord. Il Festival era regno di Adriano Aragozzini (fedelissimo berlusconiano, ma di origini politiche fra Msi e An, artisticamente, manager di Gino Paoli, di Luigi Tenco e di Domenico Modugno), che ne fu patron fino al 1991 e produttore esecutivo nel ‘92 e ‘93. Il 1989 fu l’anno in cui il Festival venne condotto da un quartetto di presentatori a dir poco terribili: Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. I figli d’arte, insomma.
Si cantava ancora su basi registrate e alcuni si esibirono integralmente in playback (Aragozzini lo abolì definitivamente l’anno successivo, reintroducendo l’orchestra dal vivo). Fu anche l’anno dell’esordio di Jovanotti (con la dimenticabilissima Vasco, che però i fan contemporanei farebbero bene a riguardarsi e riascoltare, per un sano recupero delle origini e della memoria), l’anno di Francesco Salvi (con Esatto), l’anno dell’insulsa sconfitta di Mia Martini con Almeno tu nell’universo (almeno si portò a casa il premio della critica), della svolta ecologica di Al Bano e Romina Power, della vittoria di Fausto Leali e Anna Oxa, in duo con Ti lascerò. Poi c’era Raf apocalittico, Cosa resterà di questi anni ‘80, e Mietta che vinceva fra i giovani con Canzoni (scritta da Amedeo Minghi), e Enzo Jannacci con Se me lo dicevi prima.
Ma fu anche l’anno delle performance più graffianti di Beppe Grillo (paradossale, che venisse portato in Rai da un uomo di destra, poi berlusconiano?), che si sfoga contro gli autori, contro la Rai, contro i cantanti, contro i socialisti (mai come tre anni prima a Fantastico) e - dice la storia - si becca pure qualche querela.
Nel video, una di queste esibizioni. Il Secolo XIX, qualche giorno fa, ha lanciato l’ipotesi che Celentano volesse Grillo al suo fianco, come ospite del Festival e per qualche ora si è pensato alla possibilità di rivederlo sul palco dell’Ariston, anche se, a dire il vero, ci credevano in pochi. E infatti non è così: Celentano ha smentito e subito dopo è intervenuto anche Grillo sul suo blog:
I media si ricordano di me in due occasioni, per attaccarmi con l’uso sapiente di spargimerda e per Sanremo. In questo caso si annuncia e smentisce contemporaneamente la mia presenza. I telespettatori nel dubbio si collegano e aumenta lo share. Io a Sanremo non ci vado ora nel 2012 e non ci andrò mai. Nessuno mi ha chiesto di partecipare, nessuno ha posto un veto e chi lo scrive è un fellone. Si può dire fellone? Ma forse è meglio dire merdaccia, rende meglio l’idea.
Lo stile, almeno per iscritto, è lo stesso di un tempo.
Continua a leggere: Aspettando il Festival di Sanremo - 1989 - Beppe Grillo e le canzoni

La “bomba” la tira il Secolo XIX, che ipotizza che si stia preparando una serata al Festival di Sanremo - la terza - con Beppe Grillo insieme ad Adriano Celentano.
Il quotidiano ligure mette insieme una serie di indizi che giustificherebbero questa ipotesi: Celentano e Grillo si sono già ritrovati insieme il 3 dicembre scorso, per uno spettacolo di beneficenza in favore degli alluvionati liguri. La terza serata di Sanremo avrà uno spazio dedicato anche alla tragedia dell’alluvione che ha colpito anche il capoluogo di regione, e si dice che Celentano vorrebbe con sé proprio Grillo per bissare l’evento di due mesi fa.
Ma si tratta davvero di una vicenda che, se dovesse essere confermata, avrebbe dello storico. Perché Beppe Grillo - a parte alcune interviste - non appare in Rai dal 1993, quando la cosiddetta Rai dei professori lo convinse a tornare in tv con il suo Beppe Grillo Show: due puntate, evento televisivo e poi l’ostracismo definitivo.
In casa Rai arriva già il «no» (scontato) del consigliere Antonio Verro:
«Spero che Celentano non abbia tutta questa autonomia. Dare a un personaggio come Celentano l’autonomia sulle prestazioni artistiche e sui suoi famosi silenzi va benissimo, ma che possa decidere anche gli ospiti non lo so. C’è una direzione artistica. Io Beppe Grillo non lo inviterei».
Potrebbe trattarsi semplicemente di una voce - una delle tante pre-Festival - ma con Celentano tutto è possibile. Persino quel che appare altamente improbabile.
Foto | © TM News
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Confesso che sapere della morte di Mino Damato mi lascia particolarmente scossa. Sono cresciuta con i suoi programmi televisivi, con la sua voglia di rompere gli schemi, con la sua televisione che era verace, passionale eppur altamente professionale. Si è spento il 16 luglio ma la notizia è stata diffusa solo oggi.
Damato nasce a Napoli 72 anni fa. E nel 1968 entra in Rai come giornalista. Il suo spirito di avventura e di conoscenza lo porta immediatamente a diventare inviato di guerra. Conosce e racconta gli scenari terribili di quegli anni: Vietnam, Cambogia e fu anche inviato speciale in Afghanistan dal 1979 al 1983 dove riuscì a realizzare per la prima volta nella storia del giornalismo moderno e televisivo una diretta via satellite dalle trincee.
Damato è un innovatore, dirompente, coraggioso, ricco di sentimento. Conosce i meccanismi della Tv e riesce dunque a coniugare l’esigenza di fare programmi con il rispetto della sua deontologia professionale. Nascono così trasmissioni che entrano nella storia della Tv: Tam Tam, una raccolta di 50 reportage giornalistici; Avventura, Racconta la tua storia; con Un Viaggio tra le stelle, negli anni ‘70 inaugurò la stagione televisivi dedicata alla divulgazione scientifica; è del 1983, invece Rai Italia sera con una fantastica Enrica Bonaccorti, che ebbe vita per 220 puntate e fu una delle prime trasmissioni di soft news in diretta della Rai; Mino però esplose, televisivamente parlando, con l’edizione 1985-86 di Domenica In, quella della famosa passeggiata sui carboni ardenti (dopo il salto il video) che divenne poi il pretesto del tormentone di Beppe Grillo della passeggiata sulla pizza. Compagni di quella splendida edizione il Trio Soenghi, Marchesini,Lopez, Elisabetta Gardini e Gina Lollobrigida; seguì Alla ricerca dell’Arca, per tre stagioni, che portò su RaiTre ancora una volta la scienza in formato famiglia.
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Costerà caro, a Vittorio Sgarbi, il “neorealismo televisivo”, come lo ha definito, in condominio con Cesare Lanza, il noto sollevatore di polemiche televisivo, all’epoca dei fatti assessore alla Cultura del comune di Milano: Sgarbi, infatti, dovrà pagare 30mila euro di risarcimento per aver apostrofato con insulti e parolacce Marco Travaglio durante la puntata di Annozero del primo maggio del 2008. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Torino che ha condannato l’attuale sindaco di Salemi anche alle spese legali. La sentenza, secondo uno dei legali di Travaglio, Andrea Fiore, è stata depositata il primo dicembre scorso ed è firmata dal giudice Maria Francesca Christillin. La puntata in oggetto era dedicata al fenomeno Beppe Grillo, allora sulla bocca di tutti per il suo reiterato operato di piazza: il giudice ha anche stabilito che la sentenza sia pubblicata sui quotidiani la Repubblica e La Stampa.
Insomma fare televisione in un certo modo va a finire che non paga. Anzi, va a finire che costa Le risse catodiche, soprattutto verbali, quando non fisiche, sono diventate il pane quotidiano, secondo un meccanismo che vede lo spettatore medio (cioè noi) colpevolmente interessato a queste manifestazioni goliardiche e maleducate che di “neorealismo”, i signori Sgarbi e Lanza ci scuseranno, non hanno proprio niente. Se il neorealismo è l’impegno nel reale, allora, ci dispiace, ma questo urlare parolacce in faccia al prossimo, tra spruzzi di saliva e vene ingrossate, non è il nostro reale. Forse è il vostro, reale, signori Sgarbi, signore D’Urso e De Filippi (eccetera), ma non il nostro. Meglio sarebbe per tutti se si cominciasse a parlare di meta-realismo televisivo, una realtà caricata (e caricaturizzata) ad uso e consumo dello spettacolo da audience. Forse è arrivato il momento di prendere le distanze da ciò, dai trentenni medi che vanno al Grande Fratello, dai quali nessuno di noi può sentirsi rappresentato e via dicendo. In questo senso la condanna a Sgarbi, di 30mila euro, serve anche a questo, serve per poter pensare, finalmente, che no, venire a bestemmiare nel mio salotto, così, a gratis, non si può. Se proprio lo vuoi fare, sai che ti costerà 30mila euro più le spese legali.
Il video del litigio dopo il salto.

Era immaginabile un’ultima puntata di Annozero senza strascichi polemici? Ovviamente no. Stavolta lo scontro non è fra Michele Santoro e il centrodestra, bensì fra “colleghi”. L’ultimo, in ordine di tempo, ad attaccare il giornalista di RaiDue è Clemente Mimun, direttamente dagli schermi del Tg5. Ricostruiamo i fatti. Nella puntata di giovedì di Annozero Santoro manda in onda un ampio stralcio dell’intervento di Beppe Grillo di fronte alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Come noto Grillo è il promotore di una Legge di Iniziativa Popolare, per la quale raccolse 350mila firme all’interno dell’iniziativa del V-Day, sull’ineleggibilità dei condannati, la reintroduzione della preferenza e il divieto di candidature multiple.
La sua audizione, qui il video integrale, è stata in pieno stile grillesco: una reprimenda durissima nei confronti della corruzione nella politica nella quale sono volati epiteti come “zoccole in parlamento” o “psiconano” per definire il Premier. L’avvocato Ghedini, ospite ad Annozero, attacca Santoro per aver mandato in onda Grillo. Santoro si difende, ma Ghedini non molla. Il conduttore chiude con una provocazione contenente una presunzione di colpevolezza, ai danni del Tg di Mediaset, che si rivelerà piuttosto imprudente: “quando lo manderà in onda il Tg5 io farò a meno“.
Ad Annozero la questione finisce lì, ma il Tg5 di ieri nell’edizione serale ritorna sul caso e replica con un attacco frontale a Santoro. Prima viene mostrato il giornalista di RaiDue che si scontra con Ghedini e pronuncia la frase incriminata, poi appare in video Clemente Mimun che accusa apertamente il giornalista “che si vanta di essere fazioso“, ma che deve stare attento perché “le bugie hanno le gambe corte“. La bugia a cui il direttore del Tg5 si riferisce è, appunto, la mancata copertura dell’audizione di Grillo nel suo telegiornale.
Continua a leggere: Mimun accusa Santoro: "Le sue sono bugie dalle gambe corte"
La si ama e la si odia: è come le diete, Ilaria D’Amico. Vuoi avere a che fare con lei solo quando è strettamente necessario: dopo le partite, per esempio, se quello è l’unico sistema per sentire le voci dagli spogliatoi; oppure la ami, e allora bene ti viene, perché è bella, anzi di più e questo, fatalmente, viene prima, molto prima, almeno in Italia è così, dell’effettiva bravura o meno.
Intervistata da La Stampa, la conduttrice di Sky Calcio Show ed Exit (La7), ha fatto un bilancio della stagione televisiva che ha forse più fatto parlare di lei. La consacrazione su Sky, in un anno di importanza strategica epocale per la piattaforma di Murdoch (moltissimi degli spot mandati in onda per promuovere nuove iniziative, artisti e canali avevano il volto di Ilaria come testimonial) e il discreto successo del suo talk show su La7, impreziosito dall’ospitata rumorosissima di Beppe Grillo.
Partiamo proprio dal guru genovese:
“Un’occasione persa. Beppe ha reiterato la politica del vaffanculo. Mi aveva promesso di accettare il contraddittorio. Credo desiderasse davvero andare oltre il monologo, ma è rimasto vittima del suo personaggio. Non potevo non chiedere scusa all’azienda. Mi ha accusata di ‘zerbinismo’? Mi conosce e mi stima. Ci sono cose che si dicono e cose che si pensano. Nel blog ha voluto compiacere il suo popolo. Quando ci rivedremo, lo ammetterà. Se non sarà così, io avrò sopravvalutato lui e viceversa”.
Modelli a cui ispirarsi:
“Fabio Fazio e Lucia Annunziata. Fazio è bravissimo ad ascoltare, l’Annunziata sa andare oltre l’ostacolo. E poi Giovanni Minoli: Mixer ha fatto scuola”.
Calcio. Inevitabilmente: la signora della domenica è tale mica per caso. Mourinho:
“Non lo venero, ma senza lui staremmo tutti peggio. Il suo pregio e difetto è l’egocentrismo. Lo spinge a rischiare, ma anche a essere poco lucido. Aveva messo in preventivo le critiche personali, che lo esaltano: non quelle tecniche dei 54 milioni di allenatori italiani. Si è tranquillizzato solo dopo aver vinto”.
Su RaiUno Italia-Irlanda, qualificazioni ai Mondiali del 2010. Dai, che se tutto va bene ancora un pochino e potremo finalmente farla finita con gli spot, ormai intollerabili, di Fabio Grosso che batte il rigore decisivo.
Su RaiDue Voyager - ai confini della scienza. Oltre due ore di divulgazione e approfondimento. Se ne avete il coraggio…
Su RaiTre Chi l’ha visto?. Ce lo farà sapere domani il nostro Share.
Su Canale5 Ti va di ballare?. No grazie, sono negato.
Su Italia1 Il giro del mondo in 80 giorni. L’avventura epocale di Jules Verne in chiave nippo grazie a Jackie Chan.
Su Rete4 Stranamore. Anche volendo scrivere qualcosa di intelligente in merito, ebbene non sarebbe possibile.
Su La7 Exit - Uscita di sicurezza. Attenzione attenzione, perché con Ilaria D’Amico ci sarà Beppe Grillo.
Su Mtv True Life. L’ideale durante le pause pubblicitari degli altri programmi.
Su All Music Deejay chiama Italia: trasmettono questo programma anche più spesso di Porta a Porta…
Beppe Grillo torna in tv. Non dovrebbe essere un pesce d’aprile, nonostante la data. O almeno, è quello che ci si augura, visto che il tema di questa sera di Exit è di quelli interessanti. Ed è di quelli che Beppe Grillo cavalca da tempo come si cavalcano i migliori stalloni da battaglia, se mi passate la licenza.
Ma andiamo con ordine. Beppe Grillo ospite di Ilaria D’Amico a Exit. Non in studio, dove si troveranno, invece Piero Marrazzo - presidente della Regione Lazio e già conduttore di Mi manda RaiTre - e poi sil ottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso; Bruno Tabacci, deputato Udc; Sergio Rizzo (uno degli autori de La casta e giornalista del Corriere della Sera e
Che si occuperà della privatizzazione dei servizi pubblici. Ci aveva già pensato, ieri sera, Scorie, a far ritornare in tv un Beppe Grillo a tutto campo, ma si trattava dell’imitazione di Sergio Friscia.
Continua a leggere: Beppe Grillo ritorna in televisione - Ospite a Exit, su La7

In genere quando tutti parlano di qualcosa nello stesso momento, quel qualcosa è destinato a cambiare. In questo periodo va di moda la speculazione filologica sull’auditel. E’ uno strumento legittimo; no, contribuisce al declino della qualità televisiva. La dicotomia si risolve, pressapoco, in questo, con qualche variante più tecnica che interessa principalmente gli addetti ai lavori. Dopo l’outing di molti interpreti dello spettacolo televisivo italiano, uno su tutti Fiorello, arrivano, tramite un’iniziativa de Il Giornale, le dichiarazioni piccate in proposito di altri due grandi nomi del tubo catodico. Il primo è Gad Lerner, al momento impegnato su La7. Sentiamo cosa dice:
“Certo che guardo i dati preoccupato: se vado sotto la mia media, so già che dovrò trovare un argomento più appetibile per la puntata successiva. Però spesso mi posso permettere di trattare temi complessi. Anche La7, ovviamente, sta sul mercato e ha degli obiettivi d’ascolto da rispettare. E noi, nel nostro piccolo con l’Infedele abbiamo la missione di superare la media della rete, per cui farebbero bene a cacciarmi se portassi a casa risultati bassi. Detto ciò provo grande soddisfazione a superare il tre per cento con una puntata come quella di lunedì in cui facevo confrontare i lavoratori italiani con quelli dell’Est europeo”.
Per quanto riguarda l’annosa questione della qualità, Lerner si esprime spostando leggermente il centro del ragionamento:
“Io non penso che la qualità abbia bisogno di una nicchia: si può raggiungere una grande quantità di pubblico anche senza trucchetti alza ascolti. La differenza tra una Tv come La7 e le altre non è tanto nella spada di Damocle dell’Auditel, ma nella minore pressione politica per quanto riguarda la scelta degli ospiti. Poi spetta a ognuno, su qualsiasi rete, non aderire alla moda di invitare la solita compagnia di giro”.
Un altro mostro della televisione, uno che qualche anno fa, non a caso, propose una trasmissione dal titolo “Meno siamo meglio stiamo”, proprio per sottolineare la propria posizione in merito ai fatti d’ascolto. Parliamo di Renzo Arbore.
Seconda puntata della sfida del sabato sera fra Pippo Baudo e Maria De Filippi e seconda vittoria per C’è posta per te, che oltre a bissare il successo della scorsa settimana, aumenta ulteriormente il divario con il rivale di RaiUno e si porta a casa cosi una media di 6.372.000 telespettatori ed il 31,07% di share contro i 2.262.000 ed il 12,26% di Serata d’onore. Un risultato chiarissimo che ci dice in maniera inequivocabile cosa ha preferito il pubblico televisivo del sabato sera. E dall’analisi delle nostre curve dello share e dell’audience minuto per minuto non possiamo che vedere, in maniera ancora più cruda, la leadership della curva arancione di Canale5 che dopo un prime time su livelli attorno al 30% sfonda in seconda serata, fino a raggiungere il 45%.
Dalle curve dei valori assoluti vediamo il top audience di oltre 8 milioni attorno alle ore 23 di C’è posta per te, con la curva blu di RaiUno ancorata, picchi a parte, attorno ai 3 milioni in prime time e sotto ai 2 in seconda serata. Probabilmente la “Serata d’onore” di ieri non era, molto semplicemente, nelle corde del pubblico televisivo di oggi. Era il 1983 quando andò in onda in diretta da Montecatini Terme sulla rete uno la prima edizione di questo marchio. Si chiamava “d’onore” appunto perché lo scheletro del programma era la raccolta di fondi per l’Unicef, poi nelle edizioni seguenti si passò alla formula dei ritratti di due personaggi del mondo dello spettacolo che si raccontavano in diretta.
Una cosa quindi totalmente differente rispetto al programma di ieri sera che per la verità, sembrava un mix di molte trasmissioni passate del Pippo televisivo. Fra le spiegazioni dell’insuccesso di ieri sera, oltre a motivi puramente tecnici, c’è il fatto che i bisogni della gente, anche sul fronte televisivo, semplicemente cambiano nel tempo. Ora il bisogno di riflettersi davanti al vetro dell’apparecchio TV attraverso le storie di gente comune, è la cosa che sembra interessare di più, in una continua ricerca di consolazioni (“loro stanno peggio di noi”) mixate a momenti di puro divertimento, in una formula, visti i risultati, che appare vincente. Tutto questo a danno di un modo di fare televisione, ormai vecchio, ancorato all’ “Ecco a voi” di cui Baudo era e rimane un Maestro.

Michele Santoro starebbe per lasciare la RAI, almeno come volto in video.
Aggiornamento delle 21:18: come ci segnalano anche nei commenti, durante la punta in corso di Annozero, Michele Santoro dichiara di non sapere nulla a proposito del suo futuro, e conferma che nel corso del mese di luglio la RAI manderà in onda alcune docu realizzate dalla sua squadra. A seguire, si scoprirà cosa sarà di lui.
E’ stata una fine giornata di rumors intensi, quella di oggi, almeno per quanto riguarda il fronte RAI: del resto, è del tutto ovvio che con l’avvicendarsi delle fazioni politiche al governo, la RAI, da sempre terreno di conquista di qualsivoglia colore, sia in odor di smottamenti.
E Dagospia non si ferma a indiscrezioni su Giuliano Ferrara, addirittura in predicato per il dopo Tg1: toccherebbe, infine, a Michele Santoro pagare in qualche modo la propria presenza scomoda. Ma non senza una buonuscita.
Andiamo con ordine, comunque, e cerchiamo di ricapitolare gli eventi più recenti.
Santoro fu semplicemente cancellato dalla RAI in seguito all’ormai celeberrimo - e da più parti negato, come se si potesse negare l’evidenza - editto bulgaro berlusconiano. Poi si è riproposto, in periodo di governo Prodi, con il bell’Annozero, programma lentamente divenuto scomodo sia a destra sia a sinistra e difeso di fatto da un solo esponente dell’attuale panorama politico, Antonio Di Pietro.
Continua a leggere: Michele Santoro fuori dalla RAI per un pugno di docufiction?
Ancora coperto dal silenzio, l’incontro fra Michele Santoro e Claudio Cappon. Si sa che il d.g. della RAI ha preparato una relazione che verrà proposta domani, 7 maggio, al Consiglio di Amministrazione dell’azienda pubblica. Contemporaneamente, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni analizzerà la cassetta del programma.
Nel frattempo, sul sito ufficiale di Annozero compare la rubrica Vaf (acronimo di Valutazioni a Freddo). La rubrica continua sul blog del programma. Ecco l’inizio del post:
Uno dei capi d’accusa contro la puntata di “Annozero” del 1 maggio è che durante il programma si sia attaccato il capo dello Stato.
Segue elenco di tutti gli attacchi che ha subito Napolitano senza che nessuno abbia gridato allo scandalo: né contro chi attaccava, né contro i giornalisti che riferivano gli attacchi.
Chiarissima, in merito, la posizione del consigliere Alessandro Curzi, che spera di poter parlare serenamente della questione-Grillo e che dichiara:
Personalmente mi opporrò a qualsiasi trattativa che porti a uscite dalla Rai a suon di miliardi - ha affermato -. Santoro, le cui trasmissioni debbono poter normalmente proseguire, ha un rapporto di lavoro dipendente, con diritti e doveri. Un contratto che il consiglio di amministrazione deve rispettare e far rispettare.
Regole uguali per tutti, anche in tv. Magari. Noi continuiamo a seguire la vicenda e a proporvi il nostro sondaggione.
Nuovo capitolo della saga Annozero versione Beppe Grillo - mentre il nostro sondaggio continua, e vi ringraziamo per la partecipazione -.
Oggi, dopo che nei giorni scorsi un po’ tutti avevano detto la loro - anche personaggi che c’entrano ben poco con la questione -, Michele Santoro incontrerà il direttore generale della RAI Claudio Cappon (nell’immagine), che gli chiederà conto degli spazi concessi a Grillo in occasione dell’ormai celeberrima puntata del 1° maggio, e anche in precedenza.
Le reazioni politiche, frattanto, continuano. Da parti opposte si schierano l’ex Ministro delle Comunicazioni, attuale capogruppo in pectore del Pdl Maurizio Gasparri, che dichiara trionfante:
È una piacevole sorpresa vedere Petruccioli e perfino l’inerte Cappon scoprire il caso Santoro. Peccato che ci abbiano messo così tanto tempo. […] Bisognerebbe fare una riflessione generale sugli insulti in tv più che una censura. Del resto prima di Santoro anche Mediaset ha regalato spazio al milionario Grillo senza contraddittorio. Ne parleremo anche al Senato.
e Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, secondo il quale
Santoro e Travaglio non censurabili: sono stati sempre così, una censura sarebbe letta dalla gente come un segno del quadro politico cambiato. La Rai ha bisogno di libertà e il pluralismo si costruisce immettendo idee e talenti diversi, non oscurando quelli che ci sono.
E’ evidente come il dibattito stia andando ben oltre il singolo episodio e sia destinato a diventare un momento di confronto - si spera non di scontro, ma la speranza è già ridotta ai minimi termini in partenza - sull’informazione in televisione.
Qui, confortati anche dai risultati del nostro sondaggio, si continua a ritenere che un movimento come quello di Grillo - quali che siano le opinioni del singolo - non possa essere ignorato dal pubblico servizio.