
Come se non bastasse il rigetto del ricorso con il quale Augusto Minzolini chiedeva di essere reintegrato nel ruolo di direttore del Tg1 il giudice del lavoro nelle sue motivazioni è anche entrato nel merito del conseguente trasferimento del giornalista presso la sede Rai di New York. Anche questa decisione del direttore generale Lorenza Lei di spedire l’ex direttore del Tg1 dall’altra parte dell’Oceano Atlantico era stata fatta oggetto di obiezioni da parte dei legali di Minzolini, ma niente da fare.
Giovanni Mimmo, il giudice che ha respinto il ricorso, ha scritto:
L’azienda nel trasferire il dipendente non si è soltanto attenuta al mero dato contrattuale, ma ha tenuto in adeguata considerazione la professionalità acquisita dal ricorrente: infatti, poiché questi era il direttore della testata giornalistica più importante della Rai, l’assegnazione all’incarico di corrispondente all’estero è avvenuta verso l’ufficio di corrispondenza di New York che è, sulla base di quanto dichiarato dall’azienda, il più importante della Rai. Non vi sono elementi per affermare che la circostanza che dal 2 aprile 2012 la struttura della sede di New York subirà una ristrutturazione con il passaggio delle funzioni svolte da Rai Corporation a un service, incida in qualche modo sulla rilevanza dell’attività giornalistica che il ricorrente sarà chiamato a svolgere.
Minzolini, nella sostanza, non ha proprio nulla di cui lamentarsi con la sua azienda. La scelta di trasformarlo nel corrispondente newyorchese della Rai non rappresenta una diminutio della professionalità del giornalista, al contrario, si tratta di un incarico di grande rilievo proporzionato alle qualifiche per le quali l’ex editorialista de La Stampa è stato assunto dalla tv di Stato. Se anche l’appello che i legali di Minzolini stanno preparando verrà respinto i telespettatori Rai potranno gustarsi le succulente corrispondenza dagli States dell’ex direttore del Tg1.
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La giornata dell’ex direttore del Tg1 è stata pessima. Augusto Minzolini ha dovuto incassare il rigetto della sua istanza di annullamento del provvedimento di rimozione dall’incarico di direttore della testata da parte del Tribunale del Lavoro e all’uscita è stato agganciato da Luca Bertazzoni di Servizio Pubblico finendo per dare in escandescenze e minacciare querele per via delle domande provocatorie del giornalista della squadra di Michele Santoro.
Il giudice, pochi minuti prima, aveva deciso di respingere il ricorso presentato dai legali di Minzolini sostenendo che il direttore generale Lorenza Lei (e il Cda della tv pubblica) avevano correttamente applicato la legge n.97/2001 che consente la rimozione di dipendenti coinvolti in procedimenti penali per reati contro aziende con prevalenza di capitale pubblico nel proprio azionariato. Come ricorderete Minzolini è accusato di peculato per le spese effettuate con la carta di credito aziendale, l’equivalente dell’appropriazione indebita quando questa coinvolge “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio”.
Minzolini aveva dalla sua un cavillo formalmente fondato al quale agganciare il suo ricorso: una recente sentenza della Cassazione che metteva in dubbio il carattere “pubblico” della Rai, ma questo non è bastato per ottenere l’annullamento della sua rimozione dall’incarico di direttore del Tg1.
All’uscita dal tribunale, di fronte alle domande di Bertazzoni che gli ricordava proprio il capo d’imputazione legato alle “spese pazze” effettuate con la carta di credito aziendale, l’ex direttore ha perso le staffe: “Lei è un ignorante, probabilmente. Questo modo di fare giornalismo mi dà fastidio. A lei adesso la querelo. Lei non sa nulla di tutto questo, io querelo lei che non ha letto l’informativa della Finanza. Lei è un ignorante!“.
Il tipo di reazione perfetta per fornire a Servizio Pubblico la possibilità di pubblicare in anteprima una “chicca” su Youtube in grado di richiamare l’attenzione sulla trasmissione di giovedì prossimo.

Augusto Minzolini vuole tornare ad essere direttore del Tg1. Non gli interessa di essere blindato dal suo contratto, rivuole la sua posizione di potere sostanzialmente assoluto sul primo telegiornale del paese. Oggi era il giorno dell’udienza di fronte al Tribunale del lavoro di Roma, da una parte i legali di Minzolini che con il loro ricorso d’urgenza chiedono il reintegro, dall’altra la Rai. La decisione non è arrivata, il giudice Giovanni Mimmo ha rinviato al 7 marzo, ma con l’invito alle parti di trovare un accordo.
Una transazione economica? Difficile che Minzolini accetti, anche perché a lui conviene aspettare i tempi biblici della giustizia penale sul caso delle spese pazze con la carta di credito aziendale. Se venisse condannato (quanto è davvero probabile?) sarebbe certamente un male per lui, la Rai potrebbe licenziarlo per giusta causa, ma se dovesse essere assolto non solo avrebbe continuato a prendere un lauto stipendio per non fare nulla, ma il reintegro nel suo ruolo diventerebbe pressoché automatico.
Il legale di Minzolini, Federico Tedeschini, ha le idee chiare sul tema e sembra molto ottimista:
”Il giudice ha preso atto delle posizioni delle parti, confermate in udienza, e ha rinviato al 7 marzo invitando a valutare la possibilità di una eventuale proposta transattiva di accordo, che consenta di coprire il periodo che va dal momento in cui Minzolini è stato rimosso al momento in cui verrà assunta la decisione in sede penale. E’ chiaro che se Minzolini verrà assolto dovrà tornare un minuto dopo alla direzione del Tg1. A questo punto proveremo anche noi a studiare un’ipotesi di accordo, ma il pallino è nelle mani della Rai”.
Bisogna prendere atto del fatto che, se il 7 marzo il giudice dovesse stabilire il reintegro, la Rai si troverebbe nell’impossibilità di liberarsi di chiunque non sia gradito, al di là delle motivazioni: era toccato a Michele Santoro, a Tiziana Ferrario, persino all’ex direttore di RaiTre Paolo Ruffini.
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Proprio non ne vuole sapere. Augusto Minzolini è un intoccabile in Rai, da ex editorialista de La Stampa si è ritrovato catapultato nella tv pubblica con una formula contrattuale da “redattore” e di fatto non può essere privato del suo super stipendio da 550 mila euro annui, ma non vuole mollare la poltrona da direttore del Tg1 e non accetta nemmeno la prestigiosa destinazione americana in cambio. Lui, di andare a fare il corrispondente da New York, non ci pensa proprio. Tutto ruota intorno alla valutazione formale della determinazione del Cda con il quale è stato rimosso dall’incarico. Secondo Minzolini la legge 97 del 2001 non è applicabile. Intervistato a La Zanzara su Radio 24 spiega le sue prossime mosse e finisce per dare ragione a Michele Santoro, noto per i suoi infiniti ricorsi al giudice del lavoro contro la tv di Stato:
Sono diventato un azzeccagarbugli, contro la mia natura. Mi hanno proposto di andare a New York, ma per ora non accetto nulla e vado avanti con il ricorso. Devi fare per forza così per difenderti, uso gli stessi metodi dell’azienda. Ora capisco Santoro con i suoi ricorsi e i tribunali. Ha fatto bene. Se me lo avessero chiesto se ne poteva anche parlare, ma hanno applicato per la prima volta una norma che è inapplicabile solo per farmi fuori. Allora mi incazzo e divento un azzeccagarbugli. Già sto pagando una pena perché sono stato rinviato a giudizio, come il 97 per cento delle persone che passano dal tribunale di Roma, ma sono stato costretto ad andare via. Per questo la butto su questo piano.
D’altra parte secondo Minzolini la famosa carta di credito aziendale con un plafond da 5 mila euro al mese, per quanto fosse un’assoluta novità per la Rai, era più che giustificata:
Gli altri direttori prima di me non ce l’avevano, io l’ho chiesta come benefit compensativo perché ce l’avevo anche alla Stampa. Guadagnavo come direttore 540mila euro all’anno, non molto di più rispetto alla Stampa ma con maggiori responsabilità. Erano spese di rappresentanza.

Enrico Mentana conferma le proprie dimissioni dal Tg La7, ma lascia aperto uno spiraglio. E smentisce le voci secondo cui il suo allontanamento dal Tg della rete di Telecom Italia sarebbe stranamente coinciso con il posto vacante di direttore del Tg1, dopo l’uscita di scena di Augusto Minzolini. Questo il succo del discorso dell’ (ex?) direttore del Tg La7 sia all’inizio che alla fine dell’edizione delle 20.
Mentana, consapevole che la notizia del giorno riguardasse lui, ha preferito non girare intorno al fatto e, presa la linea da “G’ Day” (che ha scherzato su Mentana e Minzolini, come vedete dalla gallery), ha iniziato spiegato la vicenda dalla sua prospettiva:
“Anche noi del Tg La7 siamo entrati nel gioco delle notizie, c’è stato un grave incidente che ci ha riguardato e mi ha riguardato personalmente. Lunedì c’è stato lo sciopero dei sindacati contro le misure della manovra governo Monti. In quella giornata, che il nostro telegiornale ha documentato in modo esaustivo, il sindacato dei giornalisti ha fatto un comunicato di solidarietà coi poligrafici, anche loro in agitazione. I sindacati dei giornalisi, l’associazione territoriale romana e il Cdr del Tg La7 hanno chiesto che il comunicato fosse letto in questo telegiornale.”

La notizia shock è di pochi minuti fa. Enrico Mentana si è dimesso da direttore del Tg La 7. All’origine della clamorosa ed improvvisa decisione i contrasti con il comitato di redazione che lamenta la mancata lettura di un comunicato sindacale di solidarietà allo sciopero dei poligrafici. Il direttore, ormai ex, ha risposto a muso duro alle prime critiche spiegando che non si sarebbe piegato a questi diktat perché si tratta di “rituali che non hanno senso” e che tolgono tempo prezioso alle notizie..
La reazione del Cdr è stata quella di annunciare una denuncia, formalmente ineccepibile, per comportamento antisindacale, ma certo non si aspettavano che Mentana rispondesse rassegnando le dimissioni dall’incarico. Negli ultimi minuti si diffondono voci di “panico” in redazione con il possibile immediato ritiro della denuncia (in realtà non ancora presentata) per far desistere Mentana dalle sue intenzioni.
D’altra parte il Tg La 7 (giornalisticamente un buon prodotto, sia chiaro, anche prima dell’avvento di Mentana) era e resta un telegiornale marginale, con ascolti ridicoli al netto della presenza dell’ex direttore del Tg5 che fa la differenza e induce una buona fetta di pubblico a sintonizzarsi su La 7 esclusivamente per ascoltarlo dare le notizie. Il ritorno nell’anonimato dell’intera testata per un semplice comunicato non letto in diretta sembra follia. A questo punto sorgono interrogativi sulle dimissioni.
Continua a leggere: Le dimissioni di Mentana: una mossa per andare al Tg1?

E’ di ieri la notizia della rimozione di Augusto Minzolini dall’incarico di direttore del Tg1 e della nomina ad interim di Alberto Maccari, classe 1947, già direttore del TGR e vicedirettore del Tg1 fino al 2006, con in mezzo una nomina da vicedirettore di Rai Parlamento. Uno che, insomma, l’ambiente lo dovrebbe conoscere bene.
Stamattina sono apparse su alcuni quotidiani le prime interviste al nuovo direttore del tg dell’ammiraglia Rai, che si è detto stupito della nomina. Al Messaggero, ad esempio, ha raccontato:
Davvero non capisco per quale motivo abbiano pensato a me, potrei farla io a lei la domanda. Ad ogni modo ora non è certo il caso di pensare alle interpretazioni
La sua intenzione è quella di fare un tg assolutamente super partes. A La Repubblica, ha così dichiarato:
Io voglio fare un buon giornale, apprezzato da tutti gli italiani, senza distinzioni di destra, sinistra o centro. Com’è nella tradizione e nella storia del TG1.
Continua a leggere: Alberto Maccari vuole un tg super partes e si dice stupito della nomina

Ciao Ciao Direttorissimo. Il Cda straordinario della Rai ha disposto il trasferimento ad incarico equivalente del direttore del Tg1 dopo il rinvio a giudizio per il reato di peculato ai danno della tv pubblica. La vicenda dei 68 mila euro spesi con la carta di credito aziendale, un benefit secondo Minzolini (che ha pure restituito la somma), diventa fatale per l’inamovibile giornalista che dirige il più importante telegiornale della Rai dal 20 maggio 2009 nonostante le tante critiche ricevute per il suo atteggiamento tutt’altro che imparziale, soprattutto quando si è trattato di sostenere il governo Berlusconi.
Al suo posto arriva Alberto Maccari, il direttore del TGR, con un incarico ad interim fino al 31 gennaio 2012, giusto il tempo necessario a far passare la bufera che la rimozione di Minzolini provocherà. Sulla proposta del direttore generale Lorenza Lei di rimuovere il direttore conferendogli un “incarico equivalente” (con tutta probabilità all’estero, si era parlato di New York) il Cda si è spaccato. Il consigliere Rodolfo De Laurentiis è uscito al momento della votazione, hanno votato contro gli altri 4 consiglieri che fanno capo alla ex maggioranza di governo (Antonio Verro, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni e Guglielmo Rositani) e a favore quelli espressione delle opposizione (Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten, Alessio Gorla).
Decisivo si è rivelato il voto di Paolo Garimberti che in caso di parità vale doppio, molto probabile che si sia raggiunto questo equilibrio proprio per rendere “responsabile” della scelta del presidente della Rai che nel 2009 votò a favore della nomina di Minzolini. Ora il rischio è che, una volta individuato il nuovo incarico, anche il direttore del Tg1 ripercorra la strada di Michele Santoro e Paolo Ruffini rivolgendosi ai magistrati per presentare ricorso e chiedere di essere reintegrato.

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ai microfoni di TgCom24, commenta a modo suo la proposta di Lorenza Lei di rimuoverlo dalla direzione della testata giornalistica di RaiUno in seguito al rinvio a giudizio per l’accusa di peculato:
Queste cose qui hanno i loro tempi, ma per me è una porcata, un rituale mediatico giudiziario a sfondo politico.
Poi, Minzolini prosegue entrando nel merito della questione, sempre secondo il suo punto di vista:
Spero che alla fine non sia complice chi ha denunciato tante volte operazioni di questo tipo. Non parlo di complotto ma ci sono meccanismi in questo Paese che sono paradossali. Senza ancora un primo grado di giudizio non si può fare nulla. È un meccanismo perverso.
Quindi, il quasi-ex-direttorissimo, racconta la sua versione dei fatti a proposito del suo benefit. E’ evidente che abbia deciso di difendersi con le unghie e con i denti:
Quando ho lasciato la collaborazione con Panorama mi è stata data una carta di credito che è stata chiamata di benefit compensativo, io ho sempre mandato le ricevuto ma a un certo punto mi hanno detto che quel benefit non era compatibile e avrei dovuto mettere nelle ricevute dei pranzi i nomi dei commensali. Dov’è finita la privacy? In ogni caso potevano dirmelo prima e mi sarei comportato di conseguenza. Indagando sulle procedure ho scoperto che esisteva una circolare del 2003 fatta dal DG Cattaneo che prevedeva di inserire i nomi ma nella prassi non veniva seguita. Io quindi devo pagare per non aver fatto una cosa che nessuno prima di me ha fatto.
Così fan (o han fatto) tutti, dunque, è la linea difensiva di Minzolini. La questione si risolverebbe in maniera semplice: se davvero qualcun altro prima di lui ha sostenuto spese analoghe con comportamenti analoghi (si parla di oltre 60mila euro) e se il direttore del Tg1 ne è a conoscenza, facesse i nomi e producesse le cifre. Così pagheranno tutti. O no? In ogni caso, per il momento, si dovrà attendere il pronunciamento del CdA Rai sulla proposta del direttore generale.

Lorenza Lei ha proposto di sollevare il direttore del Tg1 Augusto Minzolini dal suo incarico e di mettere al suo posto Alberto Maccari, ad interim fino al 31 gennaio 2011.
La proposta del direttore generale è in vista del prossimo cda Rai, previsto per martedì prossimo, alle 11, a differenza di quanto ipotizzato in un primo tempo (lunedì 12 dicembre). Come noto, il direttore del Tg1 è stato rinviato a giudizio con l’accusa di peculato, per spese sostenute con la carta di credito aziendale (Minzolini ha sempre sostenuto che si trattasse di un benefit legittimo).
All’ordine del giorno del cda si legge:
Esiti dell’udienza preliminare della vicenda del direttore del Tg1, provvedimenti di nomina correlati, varie ed eventuali.
Attualmente, Maccari è direttore del Tgr. Per Minzolini, Repubblica ipotizza un futuro come inviato dall’estero.

Come promesso da Garimberti il Cda della Rai si riunirà per affrontare la questione Minzolini. Dopo il rinvio a giudizio per il reato di peculato da parte della Procura di Roma il direttore del Tg1 ha cercato di minimizzare ribadendo sia che i 68 mila euro erano parte dei benefit che gli erano riconosciuti contrattualmente sia che parte di quei soldi erano serviti ad affrontare delle spese effettuate nella sua veste ufficiale anche se le mete dei suoi soggiorni erano apparentemente esotiche e tipicamente vacanziere ad una prima lettura degli estratti conto.
Sarà probabilmente questa la linea difensiva anche in tribunale quando, a partire dell’8 maggio 2012, sarà in aula come imputato. Ad ogni modo il consiglio d’amministrazione della Rai è chiamato a decidere cosa fare nell’immediato, in ballo potrebbe esserci anche la rimozione di Minzolini dall’incarico, ma non bisogna mai dimenticare che la maggioranza del Cda è la stessa (e risponde alla stessa parte politica) che lo nominò direttore del Tg1.
La coerenza, vista la costituzione parte civile della Rai nel processo, imporrebbe anche per una “questione di immagine” (parole di Garimberti) che si provvedesse ad una sostituzione al vertice del telegiornale più rappresentativo della prima rete pubblica. Secondo il Corriere della Sera Lorenza Lei proporrà di mandare l’ex editorialista de La Stampa a New York come corrispondente e per la successione si fanno i nomi di Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio, Alberto Maccari, Fabrizio Ferragni, vice di Minzolini e di Mario Sechi, direttore de Il Tempo. Quando si tratta di Minzolini è meglio non fare previsioni. La sua pervicacia, nel rimanere attaccato alla poltrona, è nota.

Dopo il rinvio a giudizio di Augusto Minzolini per peculato sono contrastanti le reazioni che arrivano dalla Rai. Mentre si attende la reazione del presidente Garimberti che aveva preannunciato un cda straordinario per affrontare la questione il Cdr del Tg1 ha diffuso un comunicato durissimo che chiede chiaramente la rimozione del direttore della testata:
Serve, subito, un direttore autorevole di indiscusso profilo professionale e morale, super partes, che segni una forte discontinuità editoriale col passato e recuperi tutte le professionalità messe ai margini. Il Tg1 ha tutte le professionalità per riacquistare prestigio e autorevolezza. Lo può e lo deve fare con un direttore che rimetta solo il prodotto al centro del telegiornale e faccia recuperare ai giornalisti unità e senso di appartenenza.
Attilio Romita, componente del Cdr, si dissocia da questa posizione mostrando una spiccata fiducia nel direttorissimo e dicendo di condividere soltanto: “l’appello all’unità rivolto ai colleghi del Tg1. Per il resto non credo sia il momento di emettere giudizi sommari nei confronti di un direttore e di un gruppo dirigente che meritano rispetto”.
Minzolini non intende mollare, anzi invoca il consueto complotto politico ai suoi danni, ma anche l’Usigrai è sulla stessa linea del Cdr con il segretario Carlo Verna che parla di “occasione ineludibile”:
Il rinvio a giudizio di Augusto Minzolini per peculato è semplicemente l’occasione ineludibile in relazione al quadro normativo e ai precedenti aziendali per risolvere anche un problema editoriale gigantesco che c’è al Tg1. Poiché non si può mettere in dubbio che l’avventura del ‘direttorissimo’ nella testata ammiraglia della Rai vada dichiarata conclusa è il momento di occuparsi con determinazione del futuro del più importante telegiornale del servizio pubblico.