Gli scambi tra tv e cinema sono quasi all’ordine del giorno: già vi abbiamo parlato di probabili versione telefilmiche di “Thank you for smoking” e “Hitch”. Questa volta, invece, potrebbe essere una serie tv a fare il salto dal piccolo al grande schermo.
Fonti non ufficiliali parlano infatti di numerosi incontri avvenuti tra l’ex-Richie Cunningham Ron Howard e Mitchell Hurwitz (già all’opera su “Perfetti ma non troppo”), produttori della serie “Arrested development”, da Italia1 tradotta in “Ti presento i miei”, in vista di un suo adattamento cinematografico.
Il telefilm, andato in onda per due anni nell’estate della rete giovane Mediaset (che non ha mai trasmesso la terza ed ultima stagione, conclusasi nel 2006), in un mix di comicità e surrealtà, raccontava le vicende della sgangherata famiglia Bluth.
Continua a leggere: Dalla tv al cinema: Arrested development
I soldi. Volenti o nolenti, oggigiorno quasi tutto gira intorno al dio denaro: vita sociale, vita privata, decisioni che potrebbero cambiare la nostra vita e quella degli altri. Utile fonte per soddisfare i nostri desideri e diabolica tentazione che ci può portare verso gli abissi del comportamento umano. Sensuale ed allo stesso tempo sporco, il denaro. O, come direbbero alla Abc, “Sexy dirty money”.
La nuova serie -a cui dedichiamo una gallery- creata e prodotta da Craig Wright (che ha anche lavorato a serie come “Six feet under”, “Lost” e “Brothers and sisters”), in onda dal 15 gennaio alle 21:50 su Fox (canale 110 di Sky) non usa mezzi termini per svelare quello che può celarsi dietro l’uso spropositato e l’ostentazione dei soldi, sfruttando vari elementi telefilmici ed immergendosi nel genere televisivo che più di altri sa raccontare che “anche i ricchi piangono”: la soap. Ma andiamo con ordine.
Le vicende della famiglia Darling ,il cui nome sarebbe dovuto essere il titolo della serie, hanno sempre coinvolto Nick George (Peter Krause, protagonista di “Six feet under”), giovane avvocato mosso da nobili ideali, il cui padre ha sacrificato la propria vita familiare per seguire i vizi di tutti i componenti della famiglia più potenti di New York, fino alla sua morte, avvenuta misteriosamente a bordo dell’elicottero dei Darling. Nick non è sicuro che si tratti di un incidente: pensa infatti che il padre sia venuto a sapere delle informazioni su una delle famiglie più prestigiose d’America al punto da dover essere eliminato. Deciso a saperne di più ed a scoprire la verità e lo farà seguendo le sue orme .
Continua a leggere: Dirty sexy money, buon telefilm "misto" con retrogusto di soap
Aldo Romersa, nell’intervista rilasciata al nostro Share nello scorso maggio, aveva dichiarato che nella miriade di serie e di drama di cui, per lavoro, deve essere a conoscenza, quelle poche risate che sono riuscite a strappare gli Screenings provengono anche da “Aliens in America”. E come non dargli torto.
Questa sit-com (di cui in fondo al post potete trovare una gallery), in onda sulla Cw dallo scorso primo ottobre (la season premiere è stata seguita da 2.300.000 telespettatori), rappresenta una boccata d’aria (assieme a pochi altri prodotti del suo genere) nel panorama di sci-fi e drama che la televisione ci sta proponendo, questa volta trattando un tema più che delicato negli Stati Uniti, ossia quello dell’integrazione culturale.
Eccoci così a seguire incuriositi le vicende della famiglia Tolchuck, in particolare del giovane Justin (Dan Byrd, visto ne “Le colline hanno gli occhi”), ragazzo sfortunato nelle relazioni sociali (al contrario della sorella Claire -Lindsey Shaw-, una delle ragazze più popolari della scuola da entrambi frequentata). Justin cerca di diventare qualcuno di importante, ma i suoi tentativi si sciolgono in svariate prese in giro dei compagni più grandi (come quando, nel pilot, viene inserito nella classifica delle ragazze più…corteggiabili). Insomma, la sua vita è paragonata da lui stesso (la sua voce fuori campo interviene numerose volte) come quella di un “alieno in terra straniera”.
All’ennesima derisione, la madre Franny (Amy Pietz), in effetti più preoccupata dell’immagine del figlio che lui stesso, decide di intervenire: si rivolge così alla dirigenza scolastica, che le consiglia (ovviamente per trarne vantaggio) di partecipare al programma di scambio studentesco, che garantirebbe al figlio una maggiore popolarità.
Peccato (o fortuna) che il ragazzo che la famiglia Tolchuck si ritrova ad aspettare in aereoporto non sia un norvegese alto e biondo, ma un pakistano dal nome Raja Musharaff (Adhir Kalyan), musulmano praticante.
Continua a leggere: Aliens in America, la nuova sitcom di Cw