Inizierà questa sera alle 21.10 su Canale5 L’ombra del destino, nuova fiction in 6 puntate prodotta da Albatross - già produttrice de L’Isola dei segreti e di Terra Ribelle - per RTI. Come protagonisti principali troviamo l’ex volto di Non è la Rai e ormai attrice di successo Romina Mondello e Adriano Giannini, figlio del grande Giancarlo. La regia è affidata a Pier Belloni, che di questa fiction dice:
L’Ombra del Destino è una serie di genere mistery-sentimentale, ovvero abbraccia più generi insieme, e questa è stata la difficoltà più grossa che ho avuto nel mettere in piedi quest’opera. Il genere, infatti, offre dei paletti che, seppur banali, ti permettono di muoverti all’interno con le creatività e di partire da presupposti imprescindibili. In questo caso invece, sebbene ci fossero indicazioni precise dalla sceneggiatura, i paletti si sono dovuti spostare e reinventare a seconda degli umori e dei movimenti dei personaggi. Proprio per questo si può dire che l’Ombra del Destino è una serie complessa, nel senso di stratificata, che coniuga il mistero, come avvertimento di qualcosa di lontano e sconosciuto, da scoprire e da decifrare, con i sentimenti, declinati attraverso storie d’amore e d’amicizia, di affetti sinceri e di risentimenti taciuti. Una serie di ingredienti affascinanti ma di difficile dosaggio.
La sceneggiatura non brilla per originalità (vedasi Dolmen e affini). Le vicende si svolgono a sud della Sicilia, proprio al centro del Mare Nostrum, dove emerge l’isola di San Giorgio, “il giardino del Mediterraneo”: natura rigogliosa, sconfinate spiagge dorate, acque cristalline, rovine archeologico dal sapore mitico. In questa cornice paradisiaca, una serie di inquietanti omicidi sconvolge la placida vita degli isolani.




Che ne avrà pensato Luca Napolitano del bacio tra Alice e Andrea? E che opinione hanno i due innamorati sul set l’uno dell’altra? Scoprilo nell’intervista doppia realizzata da TvBlog!
Dopo tante peripezie (doveva andare prima fuori garanzia a dicembre e poi giovedì scorso, ma all’ultimo ha preso il suo posto Due imbroglioni e mezzo), arriva su Canale 5 Il Ritmo della vita, film pilota che, in caso di buon successo, potrebbe diventare una serie vera e propria.
Rossella Izzo, regista e sceneggiatrice del film, dirige una produzione R.T.I, realizzata da ELLEMME GROUP, con un ricco cast di personaggi legati, nel bene o nel male, dal ballo. Dai divi di Ballando con le Stelle, Natalia Titova, Samuel Peron, Andrea Montovoli e Alessio di Clemente, alla stella di Amici 8 Alice Bellagamba, fino ai protagonisti reduci da Rivombrosa, Antonio Cupo e Anna Safroncik.
La trama è la seguente: Giulia (Anna Safroncik), lasciata dal marito Nicola (Mirko Petrini) per un’altra ballerina, Livia (Samantha Togni), grazie all’amore per la figlia Myriam (Giulia Salerno) e alla danza supera il dolore ed incontra un nuovo, intenso amore in Antonio (Antonio Cupo) a sua volta legato ad un amore sbagliato, Loretta (Susanna Smit), impostogli dal padre.




Torna l’appuntamento delle fiction tra la domenica ed il lunedì di Raiuno. Ad aprire la stagione, tocca ad una “coppia” che i telespettatori italiani hanno già potuto vedere al lavoro insieme, ovvero la regista Cinzia Th Torrini e Vittoria Puccini, che stasera (ore 21:30) e domani (21:10) presenteranno la fiction “Tutta la verità”.
Le due erano già state insieme sul set: era il 2003 quando la regista scelse la Puccini per il ruolo da protagonista in “Elisa di Rivombrosa”, serie diventata in breve tempo campione d’ascolti su Canale 5. Ora, le ritroviamo in una storia ambientata ai giorni nostri e che promette non solo sentimenti ma anche colpi di scena.
Il thriller incontra la storia d’amore: queste, almeno, le intenzioni delle sceneggiatrici Giulia Calenda e Maddalena Ravagli (”Solo un padre”), che hanno scritto una storia che vede come protagonista una donna nonchè moglie e madre di nome Paola, interpretata dalla Puccini, che così ha presentato la fiction nello scorso numero di “Tv Sorrisi e Canzoni”:
Alle bellezze di Miss Italia, Canale 5 stasera risponde con un thiller non solo in prima tv, ma tutto italiano: “Negli occhi dell’assassino” (stasera alle 21.30) è infatti prodotto dalla Leader Production per Mediaset e vede un cast nostrano sia davanti che dietro le telecamere.
Girato da Edoardo Margheriti e scritto da Stefano Piani (”Rex” e “Il mistero del lago”) ed Alberto Ostini, la storia è ambientata a Roma ed ha come protagonista il commissario Andrea Baldini (Antonella Troise, che tra una fiction e l’altra è anche finita sui giornali per il caso interecettazioni dello scorso anno), costretta dal sostituto procuratore Alessandro Visconti (Antonio Cupo) a chiedere aiuto ad un noto criminologo per catturare un serial killer che sta seminando il panico nella capitale.
Giona De Falco (Luca Ward) però, oltre che essere un esperto del settore al punto da aver lavorato anche con l’Fbi, ha un passato segnato da un’accusa di omicidio. Sospettato di aver ucciso la moglie Laureen, si trova in carcere in attesa di un processo quando la Baldini riesce a fargli ottenere gli arresti domiciliari per aiutarlo nelle indagini.

Passo dopo passo si sta delineando, grazie alle tante rivelazioni dei protagonisti, l’autunno delle fiction. Questa volta a svelare il suo prossimo lavoro è Mirko Petrini che annuncia dalle pagine di DipiùTv (Nr.25) di essere sul set per girare “Ritmo” per la regia di Rossella Izzo. Sarà una puntata unica che andrà in onda a settembre e destinata a diventare fiction se otterrà buoni ascolti, un po’ come è accaduto per Alessandra Mastronardi con Non smettere di sognare sempre su Canale5.
Mirko questa volta sarà un insegnante di danza con accanto Anna Safroncik, nel ruolo di femminile e per rendere credibile la rappresentazione del mondo dei ballerini sono stati reclutati alcuni dei partecipanti alla scorsa edizione di Ballando con le stelle quali: Antonio Cupo, Alessio Di Clemente, Andrea Montovoli, Corinne Clery e Alice Bellagamba che invece arriva da Amici.
La storia si volge in una scuola di ballo e si raccontano gli amori dei diversi protagonisti incluso quello di Mirko per la sua ex moglie Anna Safroncik.
Racconta Mirko Petrini che da ragazzo ha studiato rock acrobatico, grazie alla passione di una sua fidanzata e che da allora, dopo aver partecipato anche a campionati dilettantistici ha inziato ad usare la danza per il suo lavoro tanto che sarà il protagonista de “Il conte di Montecristo Musical” prodotto dal Teatro Stabile di Catania e che lo porterà in tourné.
Sorpresi? Aspettate, c’è posto anche per la voce. Dice Mirko:
Il canto invece è stato sempre una mia passione, tanto che ancora oggi compongo e canto canzoni: sto preparando due dischi, uno in italiano e uno in inglese.

Film in due puntate, questa sera e domani sera in prime time su Canale5, sul grande campione di pugilato Primo Carnera. Il titolo è Carnera - Il campione più grande (gallery)e si tratta di una produzione RTI con Renzo Martinelli, che ne firma anche la direzione. La storia è ambientata negli anni ‘30, quando un gigante di oltre due metri di statura diventa una delle più sorprendenti leggende della storia dello sport. Il suo nome è Primo Carnera, ma tutto il mondo lo conosce come “La Montagna che cammina”. Nato a Sequals, un piccolo paese del Friuli, nel 1906, Carnera emigra giovanissimo in Francia, a Le Mans, per poter sopravvivere alla miseria che opprime l’Italia di quegli anni.
Qui viene notato dal proprietario di un circo, Paul Ledudal (Paul Sorvino) che lo convince a trasformarsi in “Juan Lo Spagnolo, il terrore di Guadalajara” e ad esibirsi come attrazione. Nel corso delle sue peregrinazioni, il circo di Ledudal arriva ad Arcachon, un paese nel sud della Francia. Qui vive l’ex campione francese dei pesi massimi, Paul Journée. È lui a notare il gigante e a segnalarlo al più famoso manager di boxe di quei tempi: Léon Sée (F. Murray Abraham). Sotto la guida esperta e spregiudicata di Sée, Carnera realizza un sogno ritenuto impossibile: nel 1933, al Madison Square Garden di New York, sconfigge Jack Sharkey e conquista il titolo mondiale dei pesi massimi.
La storia raccontata è la storia di un gigante che credeva fortemente in alcuni valori: la sacralità della famiglia, l’attaccamento alla propria terra e alle proprie radici, la capacità di sacrificare se stessi perché i propri figli possano avere un avvenire migliore, la forza di volontà nell’inseguire un sogno ritenuto impossibile. Il film sulla “Montagna che Cammina” rappresenta la più gigantesca operazione di post-produzione mai effettuata in Europa: 1500 inquadrature digitali e 20 mesi di lavoro al computer per ricostruire le grandi arene del passato: la Wagram Hall di Parigi, la Royal Albert Hall di Londra, il Madison Square Garden e il Garden Bowl di New York, cui si aggiunge un complesso lavoro di “crowd replication” (moltiplicazione di folla) mai effettuato prima in Italia, che ha consentito la creazione di folle composte da migliaia di persone.
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Italiani, popolo di ipocondriaci. O solo pazzi di medical drama, meglio se americani. Proprio per questo, il duo Iacchetti-Covatta ha rinunciato anche al tentativo di avvicinarsi alle serie statunitensi nel realizzare il loro “Medici miei” (gallery), partito con buoni ascolti come segnalato dal nostro Share.
Per chi, alla vigilia di questa prima tv, aveva azzardato il confronto con la regina della comedy in corsia “Scrubs”, la risposta è arrivata fin dai primi minuti: nessuna imitazione -al massimo una presa in giro, con la figura del “Dottor Ross”/Antonio Cupo, dallo stesso nome del medico che portò alla fama George Clooney-, nessuna comedy, solo sit-com all’italiana. Coi limiti che ciò impone.
Le vicende si reggono tutte sui due medici protagonisti, e gli altri dottori, infermieri ed affini formano solo una cornice che dà la spinta a battute e situazioni che però poi vengono sempre prese al balzo e “giocate” proprio da Iacchetti e Covatta, che non tradiscono il loro stile e basano la loro comicità sulla ripetitività di gag –vedasi quella del “consulto medico”-, che una volta fa sorridere, la seconda un po’ di meno e la terza inizia a far pensare di star vivendo dei deja-vù.

In una serata nella quale Mediaset si fa concorrenza da sola, arriva su Italia1 la sitcom sperimentale Medici Miei, mandata allo sbaraglio contro il kolossal di Canale5 Il sangue e la rosa. Si tratta di un programma di Fatma Ruffini, prodotto e realizzato da RTI; il soggetto della serie è di Maurizio Sangalli e Leo Zani mentre la regia è affidata a Massimo Martelli, il produttore esecutivo RTI è Maria Pia di Lauro. Al centro delle vicende, una clinica privata, la Sanabel, in cui lavorano tre amici: Enzo (Enzo Iacchetti), il chirurgo diagnostico; Gianni (Giobbe Covatta), il primario, e Francesco (Alessandro Sampaoli), l’anestesista. Il legame, di vecchia data, che li unisce è di allegra e giocosa goliardia, anche se diverso è l’approccio di ognuno verso il proprio lavoro e verso i colleghi.
Enzo (Iacchetti) è un medico capace e coscienzioso, animato dalla volontà di far davvero del bene ai propri pazienti e da un’indole bonariamente ironica, ma è anche affetto in qualche modo da una forma della ben nota sindrome di Peter Pan, che lo rende pieno di simpatiche trovate. A condividere con Enzo fatti e misfatti è il suo più grande amico e compagno di “merende”: il primario, Gianni (Covatta). In qualche modo il suo mestiere riesce pure a farlo, ma in realtà non pensa ad altro che alle donne e fa di tutto per avere le più belle pazienti, le più procaci infermiere, le più seducenti dottoresse.
Come in ogni gruppo d’amici che si rispetti, anche tra questi medici non può mancare il capro espiatorio, l’anestesista Francesco (Sampaoli), altrimenti e affettuosamente ribattezzato “gasista”, anima bella della clinica, costantemente vessato in maniera giocosa ma persistente dai più scaltri Enzo e Gianni. Tra i “nemici” invece c’è l’altera, rigida, ma bellissima Anna Durkheim (Federica Bonani), il nuovo direttore amministrativo della clinica che solo “per caso” coincide con la temibile e temuta ex moglie di Enzo e Riccardo Monatti (Giacomo “Ciccio” Valenti), il cinico proprietario della clinica Sanabel, appena ereditata dal defunto padre, che è in tutto peggio dei suoi dipendenti e sempre a caccia di guadagni.
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Negli ultimi giorni Enzo Iacchetti è un fiume in piena. Dopo aver dato alla tv dell’elettrodomestico nel corso del Giffoni Film Festival, fa il bis al Festival di Gaber rincarando la dose radical-chic:
“Mi sono sempre rifiutato di fare il presentatore. Ho detto di no a Scherzi a parte e anche a La sai l’ultima?. Anzi, quando me l’hanno offerta, ci sono rimasto anche un po’ male: insomma, è come se nella mia vita avessi lottato inutilmente per avere un certo tipo di considerazione artistica. Non lo dico per i colleghi, ma tutti sanno che i miei sforzi sono in altra direzione. Bisogna sempre lottare. Vogliono solo cretinate. Non mi piace la tv che torna indietro, che replica quella di trenta e più anni fa: i contenitori della domenica, le barzellette. Ma anche la tv che si rifugia nel format, nel già visto”.
Ovviamente questo sarcasmo è solo un pretesto. Il vero obiettivo? Promuovere Medici Miei, la nuova sitcom in arrivo a ottobre su Italia 1 con tanto di collocazione in prime time. Una serie che fa da parodia all’amatriciana del Dr. House, per sopperire alla fuga di quello vero su altri lidi:
Continua a leggere: Enzo Iacchetti a Medici Miei (dopo i no a Scherzi a parte e La Sai l'ultima?)