
La seconda stagione dei Liceali, meno naif sul profilo registico (prima le riprese di alcune scene rasentavano l’amatorialità), ha qua e là delle lacune narrative. Nella puntata di questa sera irrompe all’improvviso l’autogestione, con repentini riferimenti alle proteste contro la riforma Gelmini che l’anno scorso (e ancora quest’anno) hanno visto tantissimi studenti scendere in piazza.
La cosa, tuttavia, appare decisamente forzata. Il dissenso degli studenti, infatti, nasce da una semplice “rivolta” della terza A contro il professor Cicerino (Tirabassi), reo di aver sospeso tutta la classe per aver ghettizzato la nuova arrivata, Monica Morucci (Chiara Mastalli). Al di là dell’improbabile provvedimento educativo preso dall’insegnante, all’improvviso si passa da un’iniziativa individuale a una mobilitazione collettiva che approfitta strumentalmente dell’attualità.
Insomma il messaggio lanciato dai Liceali questa sera è molto simile alla deriva acritica del “non entriamo”, dell’approfittare di un delirio di massa - pur giustificatissimo nella rivendicazione dei diritti studenteschi - per fare solo i propri interessi.
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I Liceali sono la fiction più discreta che si veda da diverso tempo a questa parte. Non fa nulla per accecare la bulimia visiva dello spettatore: niente colori sgargianti, nessuna nevrastenia registica. Se la prendono tutti con calma e per questo Canale 5 è corsa ai ripari, anticipando all’ultimo momento la messa in onda della prima puntata. La sua fisiologica lentezza, infatti, rischiava di andare allo sbaraglio con I Raccomandati del venerdì sera, bruciando le enormi potenzialità del resto della serie.
Proseguendo nella visione, con pazienza e fiducia, ci si rende conto della buona volontà del progetto, che nasce da un’ispirazione cinematografica ben precisa. Il regista Paolo Virzì, infatti, ne ha curato la scrittura trasformandola in uno spin-off seriale di una vecchia creatura cinematografica, Caterina va in città. C’è il professore Antonio Cicerino, interpretato da un Giorgio Tirabassi a metà tra il biascicone Insinna e lo sfigato Silvio Orlando, che è l’alter ego goffo e un po’ fesso di Castellitto nel film sopra citato. E’ un insegnante di lettere della provincia, vedovo, che viene trasferito dall’istituto Tecnico per Geometri di Roccasecca al Liceo Colonna della Roma bene.
A seguirlo è la figlia Elena (Carolina Benvenga), che è ormai tutta la sua famiglia. Una ragazza acqua e sapone, dai buoni sentimenti, destinata a diventare l’Eva Cudicini dei poveri, nel senso che non viene da Milano con i suoi abiti firmati e la messa in piega appena fatta. Padre e figlia si muovono in un inizio incerto, contrassegnato da battute già sentite e il senso di un trasferimento post-vedovanza che ha sin troppi precedenti (dal Medico in Famiglia ai Cesaroni, con tanto di tamponamento tra i due sconosciuti protagonisti poi destinati a innamorarsi).
Non è facile distinguersi, tra le reiterate corse clandestine di Tre Metri sopra un cielo e gli antesignani Compagni di scuola, tenuti a bada da un insolitamente burbero Massimo Lopez. Eppure ci si prova con un intento che si preannuncia ambizioso: trovare una morale nel degrado scolastico attuale, a colpi di interrogazioni concordate, prof demotivati e anarchia etica.
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