
Claudio Brachino non ci sta. La sospensione per due mesi dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (potremmo definirla poco più di un buffetto sulla guancia?) a seguito del servizio di Annalisa Spinoso sul giudice Mesiano, sotto la responsabilità e la supervisione dello stesso Brachino, è per il direttore di Videonews inaccettabile. La sua reazione è da manuale (”quale” lo lascio dire a voi), si tratterebbe di una “condanna politica“.
L’ex conduttore di Mattino Cinque ritiene ingiusta la decisione dell’Odg perché, a suo parere, non sono stati presi in considerazione i rilievi difensivi. In sostanza la sospensione è ingiusta perché lui si ritiene innocente, ergo non può che trattarsi di una condanna di chiara matrice politica. Non fa una grinza che sia una, indubbio. Brachino si era ritenuto abbondantemente auto assolto dopo le scuse al giudice Mesiano andate in scena a Mattino Cinque in un suo editoriale (lo ritrovate qui) qualche giorno dopo. Incredibilmente l’Ordine dei Giornalisti ha ritenuto che non bastasse. Sorpresa.
Ecco il testo della sua dichiarazione:
Farò immediato ricorso contro un provvedimento che giudico profondamente ingiusto. Mi limito a far notare che subito dopo la trasmissione in un editoriale anche autocritico ho analizzato a freddo quanto accaduto, ponendo una serie di domande sul merito della vicenda sottostante il servizio, a cui nessuno si è preso la briga di rispondere. Nonostante il linciaggio mediatico a cui sono stato sottoposto, ho risposto tempestivamente alla convocazione dell’Ordine discutendo la questione con impegno e serietà. Per tutti questi motivi non posso non pensare che si tratti di una condanna simbolica e tutta politica da parte dell’organismo che dovrebbe tutelare, al netto di ogni calcolo di convenienza ed opportunità, la libertà della categoria.

Claudio Brachino è stato sospeso per 2 mesi dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia in relazione alla messa in onda a Mattino Cinque il 15 ottobre del 2009 del servizio filmato che ritraeva Raimondo Mesiano, il giudice che aveva appena condannato Mediaset a pagare 750 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti, in momenti della sua vita privata con una telecamera nascosta.
Il servizio, a firma di Annalisa Spinoso, aveva lo scopo di screditare il giudice, descritto come una persona inquieta, stravagante (leggendario il riferimento ai famosi “calzini turchesi“). In tanti, compreso il sottoscritto, ritennero scandalosa la condotta della giornalista e di Brachino in quanto direttore responsabile di Videonews: impossibile non interpretare quel breve video come un’autentica aggressione a mezzo televisione nei confronti di Mesiano. L’Odg lombardo, a distanza di 6 mesi, convidide questa chiave di lettura e condanna Brachino per la diffusione di immagini che rappresentano “una violazione dell’art. 2 della Legge istitutiva dell’Ordine, la n. 69 del 3 febbraio 1969 nonché degli art. 137 Dlgs 196/2003 e 6 del Codice deontologico“.
Nella motivazione della sospensione si legge:
al fine di screditare la reputazione del protagonista del video e delegittimare agli occhi dell’opinione pubblica la sentenza da lui emessa in precedenza nei confronti di Fininvest. Con immagini non essenziali e prive in sé di interesse pubblico in quanto notizia, il servizio ha prodotto un effetto diffamatorio nel suo insinuare presunte stravaganze e stranezze del personaggio, fino a sfiorare il vero e proprio dileggio. Immagini non essenziali (addirittura il colore dei calzini) costituiscono l’unico contenuto del servizio e sono sostenute da un commento in stile gossip. Risulta quanto meno fuorviante alimentare dubbi sulle inchieste di un giudice in virtù della scelta del colore dei suoi calzini.
Continua a leggere: Claudio Brachino sospeso per 2 mesi dopo il servizio sul Giudice Mesiano
Tiene ancora banco il caso Mattino Cinque: il vergognoso sciacallaggio perpetrato ai danni del giudice Mesiano (l’eccezionale inchiesta di Brachino che ha condotto tutta l’Italia a scoprire le perversioni apocalittiche dietro l’uomo che ha firmato la sentenza Fininvest-Cir: calze turchesi e barbiere) sta portando ad ulteriori sommovimenti dell’orografia di Mediaset. L’azienda, infatti, ha voluto solidarizzare ufficialmente con i propri giornalisti, sottoposti - secondo il Biscione - a minacce e linciaggi mediatici.
“Sono falsi e pretestuosi gli attacchi di alcuni giornalisti del Gruppo ai rappresentanti sindacali […] Esprimiamo preoccupazione per le violenze e le minacce subite quasi quotidianamente dalla collega Annalisa Spinoso, e per l’attacco inaccettabile del programma le Iene al direttore Claudio Brachino”.
Annalisa Spinoso è, per inciso, l’autrice del servizio in questione. L’accusa, mossa dallo stesso Brachino, relativa al fatto che il numero di cellulare della giornalista fosse finito sul Web - con tutte le conseguenze spiacevoli del caso - è stata “sbugiardata” dal nostro Gabriele Capasso con un’abile mossa di ricerca sulla cache di Google: fu proprio la Spinoso a rendere pubblica la propria utenza su Internet.

Claudio Brachino interviene a Mattino Cinque sul Caso Mesiano. Weekend di fuoco, lo sconcertante servizio filmato mandato in onda giovedì all’interno del contenitore di Canale 5 sulle “stravaganze” del giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza che stabilisce in 750 milioni di euro il risarcimento che la Fininvest dovrebbe pagare alla Cir di De Benedetti. Un’alzata di scudi senza precedenti, capace di alimentare il mai sopito conflitto fra il Governo e l’Associazione Nazionale Magistrati.
Partiamo da un punto, fondamentale, Brachino si scusa per il servizio e con signorilità si assume la responsabilità dello stesso nella sua veste di direttore di Videonews. Il suo monologo non è però una semplice assunzione di responsabilità e le sue scuse sono rivolte nello specifico al giudice Mesiano, non certo ai tanti mezzi d’informazione (La Repubblica in primis) che hanno letteralmente massacrato il lavoro firmato dalla giornalista Annalisa Spinoso.
Brachino, questo l’elemento più importante, è consapevole di aver toppato: ridicolizzare, o almeno provare a farlo, “l’uomo Mesiano” per le sue presunte “abitudini stravaganti” ha di fatto disinnescato quelle che nelle intenzioni volevano essere le legittime (l’avevamo detto anche noi pur nello sconcerto di un’operazione mediatica di quel tipo) critiche al “magistrato Mesiano”. Le tre domande al magistrato (Repubblica docet) prendono corpo, si allontanano da quella deleteria chiave gossippara alla Alfonso Signorini:
Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza? Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è “stravagante” decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?
Continua a leggere: Claudio Brachino sul Caso Mesiano: scuse e contrattacco

Raimondo Mesiano è stato protagonista inconsapevole di un servizio quantomeno singolare andato in onda su Mattino 5, di cui abbiamo dato conto questa mattina. Naturalmente, il servizio ha suscitato reazioni, ed è giusto pubblicarle.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha definito l’episodio inqualificabile e ha scritto al Presidente della Repubblica,
che è anche presidente del Csm, per segnalare questo episodio di denigrazione senza precedenti. Intervenga anche il Garante della privacy.
Il Garante per la privacy fa sapere che
valuterà la segnalazione di Anm e l’apertura di un’istruttoria.
Nel frattempo, Brachino, conduttore di Mattino5 e direttore di Videonews abbozza un’arringa difensiva:
Sono io l’unica vittima di pestaggio mediatico. Nel servizio non c’era alcuna malizia, volevamo solo dare un volto a un personaggio che la gente non conosce. E poi Canale 5 non ha pedinato nessuno. Ci siamo occupati del caso del giorno, esercitando il diritto di cronaca. Il pezzo non ha valutazioni politiche né di altro tipo. C’è solo la parola “stravagante”, di cui si può parlare ma non mi sembra un insulto. Poi possiamo discutere anche se il calzino è di buono o cattivo gusto. Ma non mi sembra una cosa per cui ricevere accuse di aggressione mediatica.