Sono passati 35 anni dal debutto in America di “Charlie’s angels”, ed ora la serie tv torna con una versione tutta nuova, in onda da stasera alle 21:50 su Raidue. Artefici del ritorno in tv del misterioso Charlie e delle sue tre investigatrici, Alfred Gough e Miles Millar, creatori di “Smallville”, che hanno realizzato il remake per la Abc, prodotto anche da Drew Barrymore, protagonista dei film di qualche anno fa.
Molte le novità da loro portate. Oltre all’ambientazione (da Los Angeles a Miami), cambiamo i personaggi principali: sempre tre ragazze, sempre affascinanti, ma diverse da quelle che la serie ha presentato dal 1976 al 1981 (interpretate, tra le altre, da Farrah Fawcett, Kate Jackson e Jaclyn Smith). Se nella versione originale, poi, le protagoniste erano tutte e tre poliziotte stufe del lavoro d’ufficio che svolgevano, ora i tre “angeli” sono donne che grazie a Charlie (la cui voce, in questa versione, è data in America da Victor Garber, Jack in “Alias”) trovano l’occasione di redimersi da un passato non limpidissimo.
Faremo conoscenza, allora, di Kate (Annie Ilonzeh), un’ex poliziotta cacciata dalle forze dell’ordine per il suo comportamento scorretto e di Abby (Rachael Taylor, vista nella settima stagione di “Grey’s anatomy” nei panni di una pediatra), abile ladra. Le due, dopo aver perso in un attentato la loro terza collega, decidono di continuare a lavorare per la Townsend Agency, a capo, appunto di Charlie, che non hanno mai incontrato. Fin dalla prima puntata, però, ad aiutarle ci sarà Eve (Minka Kelly, Lyla in “Friday Night Lights” e Gaby in “Parenthood”), esperta di auto e pilota di gare clandestine.
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La versione 2011 di “Charlie’s angels” arriva anche in Italia. L’appuntamento per il reboot della popolare serie anni Settanta è da domenica 8 gennaio alle 21:50, su Raidue, che trasmette lo show in prima tv a pochi mesi di distanza dalla messa in onda americana, per un totale di otto episodi.
Tante sono, infatti, le puntate della serie che, riprendendo l’idea di base dello show cult che lanciò attrici come Kate Jackson, Farrah Fawcett e Kelly Garrett Jaclyn Smith, ha provato a riproporre al pubblico di oggi la storia di tre donne, affascinanti quanto spietate detective pronte a risolvere i casi affidati dal loro capo, il misterioso Charlie.
Alla versione moderna hanno lavorato Alfred Gough e Miles Millar, i creatori di “Smallville”. A differenza della serie del giovane Superman, però, il loro “Charlie’s angels” non è andato bene. Dopo aver debuttato con 8,7 milioni di telespettatori, lo show è calato negli ascolti, fino ai 5,1 milioni dell’ultimo episodio andato in onda, mentre i rating nella fascia 18-49 anni, a parte l’esordio, sono stati sotto i due punti. Risultati troppo bassi per una serie in onda il giovedì in America (la serata più importante della settimana, per la tv), tanto che la Abc, dopo quattro puntate trasmesse, ha deciso di cancellarla, garantendo solo la produzione di altri quattro episodi.
Minka Kelly, Rachael Taylor e Annie Ilonzeh: le nuove Charlie’s Angels

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Miles Miller e Alfred Gough, i creatori di “Smallville”, tornano da Clark Kent. Stavolta, però, non da amici: i due, insieme alla casa di produzione Tollin/Robbins hanno deciso di fare causa alla Time Warner ed alla sue divisioni interne che, nel corso degli anni, si sono occupate della serie. Tra queste, troviamo la Warner Bros. ed il canale The Cw.
Motivo della controversia sarebbe una violazione del contratto che legava le due parti: pare che WBTV, nel distribuire la serie, ne abbia venduto i diritti di messa in onda secondo criteri non accettabili dagli autori e dai produttori. Il danno, secondo questi, sarebbe ingente: anche se non è stata dichiarata una cifra, in gioco potrebbero esserci decine di milioni di dollari.
WBTV, in altre parole, avrebbe venduto i diritti di trasmissioni della serie a The Cw (ex Wb, rete sulla quale partì “Smallville”) attraverso una licenza di concessione dal valore troppo basso per il mercato, oltre che per i costi di produzione della serie stessa. Trattasi, insomma, di un’altra conseguenze della cosiddetta “integrazione verticale”, una strategia microeconomica molto in voga nel business televisivo degli anni ‘90, decennio nel quale altre serie come “Quell’uragano di papà”, “X-Files” e “Will & Grace” finirono in tribunale per lo stesso motivo.
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