
Update: no, non è una provocazione.
Anche se Intelligence è stato un successo, per cui ringrazio i telespettatori, non farò la seconda serie di Intelligence. Almeno, non in Italia. Ringrazio comunque i vertici Mediaset, in particolare Salem e Scheri che mi hanno seguito in questo percorso con passione ma anche con fibrillazione e trepidazione.
Così Pietro Valsecchi a TvBlog in esclusiva. Il produttore, che con la sua TaoDue rappresenta una delle più importanti realtà nel panorama della fiction italiana commenta i risultati dell’ultima puntata di Intelligence (che vince d’un soffio su I migliori anni, totalizzando 5.657.000 telespettatori per un 22,34% di share) e ritiene la sua fiction un buon successo.
Ma si era già lamentato per il fatto di non essersi sentito tutelato e di non aver condiviso la collocazione in palinsesto, con gli scontri con le miniserie: una decisione che, a suo avviso, ha fortemente penalizzato il prodotto. Così come la presenza di Colorado che toglieva pubblico.
Dunque, soddisfatto per il risultato ma provato da un’esperienza che è costata molto in termini produttivi e umani, Valsecchi ringrazia il pubblico che ha apprezzato l’innovazione, ringrazia il regista Alexis Sweet - che abbiamo intervistato ieri - ma annuncia che non ha in programma di fare la seconda stagione di Intelligence.
Non è dunque una provocazione per i vertici Mediaset: sarà comunque interessante vedere come reagirà l’azienda.
Ma ci interessa capire anche come verrà accolta dal pubblico questa notizia: che ne pensate, voi lettori?
Intelligence, la serie prodotta da Pietro Valsecchi per Taodue stasera chiuderà il suo primo ciclo di sei puntate. Abbiamo intervistato in esclusiva il regista Alexis Sweet che ci ha svelato alcune scene tagliate, aneddoti e le sensazioni delle sue prime esperienze lavorative con registi del calibro di Spielberg, Lee e Scott. Inoltre, nella lunga chiacchierata che vi invitiamo a leggere, ha annunciato dei nuovi progetti tra cui uno che vorrebbe intraprendere proprio con Valsecchi (qui l’intervista esclusiva).
Siamo arrivati alla sesta e ultima puntata della serie Intelligence. Che cosa possiamo anticipare ai telespettatori per questa sera?
“Si scoprirà su cosa stava lavorando Lidia (Irene Ferri ndr). Ormai sappiamo chi l’ha uccisa e chi è nel complotto; ora gli interrogativi più importanti ai quali si darà risposta stasera saranno il motivo per cui è stata uccisa, su cosa lavorava e cosa c’entra sul passato di Marco Tancredi (Raoul Bova ndr)”.
Sarà un finale aperto o ne sono stati girati vari a seconda se la serie sarebbe proseguita con altre stagioni o meno?
“C’è un finale che ti fa pensare a qualche cosa… Ma questa prima stagione di Intelligence potrebbe tranquillamente chiudersi qui e la prossima percorrere un filone che non c’entra nulla con la prima”.
Che cosa ha di particolare secondo lei Intelligence rispetto alle altre fiction che ha diretto?
“Innanzitutto non tratta solo l’Italia. Se pensiamo ai Ris c’era molta cronaca nera con riferimenti agli avvenimenti degli ultimi anni nel nostro Paese, da Erika e Omar alla strage di Erba; la scommessa su Intelligence è stata quella di fare una serie che non raccontasse la società ma fosse pura fantasia. Un po’ come fanno gli americani da tanto tempo”.
Le prime puntate della serie hanno avuto grande successo, quasi 7 milioni con il 27% di share. Nelle ultime settimane però l’ascolto è calato al 18% sotto i 5 milioni: colpa della controprogrammazione o della mancanza di una vera e propria linea orizzontale da seguire?
“Ho sentito varie volte questa critica secondo cui la nostra linea orizzontale sarebbe complessa. Io credo che non sia così difficile da seguire, ci vuole forse più attenzione rispetto al solito. Diciamo che inizialmente sarebbe dovuta durare 4 puntate con una linea orizzontale ben definita e se faremo una seconda stagione sarà strutturata proprio così. Forse l’intreccio con le altre storie lo fa diventare più episodico, come se fossero le avventure di Marco Tancredi nei servizi segreti”.

La nuova fiction Intelligence - Servizi & Segreti prodotta da Pietro Valsecchi di Taodue per RTI è partita lunedì con il botto registrando un ascolto medio di 6.940.000 telespettatori e il 27% di share, picchi di quasi 8 milioni, chiudendo la puntata al 34%. Abbiamo intervistato il produttore della serie all’indomani della messa in onda che ci ha annunciato inoltre i molteplici progetti in cantiere, in particolare, la produzione di serie espressamente per i canali Premium, i sequel delle fiction più amate e la scrittura di un mega-progetto americano il cui titolo provvisorio sarà C’era una volta la mafia che verrà trasmesso in tutto il mondo. (Nella foto, da sinistra, Alexis Sweet e Pietro Valsecchi)
Partiamo dalla notizia del giorno. Intelligence è partita lunedì con un eccellente ascolto e una curva in salita per tutta la puntata. Si aspettava un simile risultato?
“Credo che la televisione bisogna prenderla così com’è e non sedersi mai, bisogna cercare sempre di avere degli stimoli nuovi e storie che possano appassionare e se possibile, sorprendere il pubblico. Credo che con Intelligence, che è un passo avanti rispetto alla televisione che viene fatta generalmente sia dal punto di vista della regia che della location, di costi, di stuntmen, messa in scena, tono, racconto, abbiamo affrontato una sfida complessa e difficile. Però le sfide vanno fatte, talvolta si può anche sbagliare, ma rinnovano e penso che visto il riscontro, stimolerà molti registi e produttori ad intraprendere strade nuove. Questa era la sfida che mi ero prefissato di fare e credo di averla vinta”.
Con un 27% e 7 milioni nella prima puntata non si può che confermare, però alcuni lettori hanno notato che all’inizio la storia andava un po’ a rilento, rischiando peraltro di far scappare il pubblico, cosa poi non successa. Come mai questa scelta?
“L’inizio era effettivamente più lento, anche perchè dedicato alle donne. L’intento è stato quello di far vedere una famiglia, il racconto, la storia d’amore, i personaggi, argomenti che hanno in qualche modo rallentato il ritmo, però per lasciare sempre quell’alone di mistero, abbiamo messo i due killer alle loro spalle. E’ stato anche questo un modo per sorprendere lo spettatore e i nostri interpreti, una maniera inconsueta di raccontare la storia”.
Intelligence si è dimostrata essere drammaticamente di attualità vista la messa in onda dopo gli attentati a Kabul…
“Ho pensato di scrivere questa fiction 4 anni fa. Ho lavorato un anno da solo e poi con Andrea Santini, uno scrittore con il quale abbiamo realizzato un libro dal titolo per l’appunto ‘Intelligence’ che uscirà tra poco. E dopo aver scritto questo lungo soggetto di serie, ho formato una nuova squadra di scrittori giovani che oggi possiamo dire che ‘abbiano la patente’ e possano tranquillamente guidare”.
Laddove certi telefilm sono arrivati da anni, l’Italia arriva solo ora. E’ quello che viene da pensare guardando la prima puntata di “Intelligence”, appena trasmessa da Canale 5. Le promesse della vigilia sono state mantenute in parte, e ci siamo trovati di fronte ad uno spettacolo d’azione dove la regia (buona) è corsa più al servizio di scene d’azione rocambolesche che del cast di personaggi, ancora poco maturi, così come la storia.
Capiamo subito, se ci fossero stati dubbi, come è stato speso gran parte dell’enorme budget tanto osannato in questi giorni: location, effetti speciali, auto, armi e…Raoul Bova. E’ lui uno dei punti su cui si poggia la serie. Popolare, bello -furba l’idea di piazzarlo a torso nudo davanti alla cinepresa nei primi dieci minuti di messa in onda, i più lenti di tutta la serata-, rassicurante. Bravo? Su quello ci si può lavorare, ma una cosa è certa: Bova è ormai esperto nei ruoli di agente tormentato dal dolore e dal senso di giustizia.
A vedere le prime scene di stasera, la mente del sottoscritto vola inevitabilmente alla serie d’azione per eccellenza degli ultimi anni, ovvero “24″. Negli inseguimenti, nelle sparatorie con tanto di fuga su auto rubata, nell’uso massiccio di strumenti informatici vediamo molto di Jack Bauer e soci ma, anche, tanti clichè e scene già ampiamente viste in prodotti simili. Clichè che, però, non deludono su tutti i fronti e riescono a catturare l’attenzione.
[La gallery di “Intelligence”]

Avrà funzionato lo slittamento “anti-flop”? La risposta stasera, quando su Canale 5, alle 21:10, prenderà il via la nuova serie in sei puntate “Intelligence”, prodotta da Taodue e con protagonista -per chi ancora non lo avesse capito, nonostante le innumerevoli apparizioni ed interviste di questi giorni- Raoul Bova.
Di “Intelligence” abbiamo già parlato: prima per l’enorme -almeno per una produzione tv italiana- budget messo a disposizione, che ammonta a 20 milioni di euro; poi, per la decisione di spostarne il debutto a fine mese, favorendo così una maggiore promozione della fiction. Ora, però, parliamo anche della storia.
Protagonista è Marco Tancredi (Bova) 40enne ex militare delle forze speciali dell’Esercito. Dopo una sciagura accorsa durante una missione (di cui saremo a conoscenza grazie ad una serie di flashback), Marco decide di cambiare vita, diventando un esperto tecnico del suono. Riesce a vivere una vita serena grazie anche a Lidia (Irene Ferri), psichiatra conosciuta in terapia e ben presto diventata sua moglie. Ma proprio da lei arriverà l’ennesimo attacco alla serenità di Marco, costretto a tornare sui suoi passi ed a sfidare pericoli e scomode verità all’interno dei servizi segreti.

Continua a leggere: Intelligence: su Canale 5 la sfida più ardua di Raoul Bova (e di Mediaset)
Intelligence non è solo il titolo di una nuova serie tv, ma quello di una missione che non può fallire. Stiamo parlando della fiction più costosa della storia Mediaset: 20 milioni per la realizzazione complessiva della produzione, 2 per realizzare una puntata, ovvero il doppio del costo medio di una fiction in prime time. Si tratta, insomma, di un progetto che vuole rivaleggiare seriamente con il grande schermo, in quanto a regia e metodologia produttiva. Al di là dell’uso di tecnologie avanzate, la trama vedrà in ballo ingredienti spy, intrighi e adrenalina alla Mission Impossible.
Come riportato da Libero Quotidiano in una puntuale retrospettiva numerica, la fiction ha richiesto ben 36 settimane di riprese, l’impiego di 500 stuntman e 5mila tra comparse e partecipazioni speciali. Le location sono state ben 320, distribuite tra Italia, Tunisia, deserto dello Yemen, Romania, Svizzera e Siria.
A fronteggiare una delle scommesse più ambiziose della tv di nuova generazione è Raoul Bova nei panni di un ex militare arruolato come agente segreto, appunto, nell’Intelligence. Quando si dice un gran bel protagonista che con i film d’azione ci ha sempre saputo fare: ha alle spalle marchi memorabili come Ultimo e Milano Palermo solo andata. Non a caso il regista Alexis Sweet ha dichiarato che i suoi pregi sono non solo la presenza fisica e scenica, ma la forte credibilità. Nel cast lo affiancheranno Ana Caterina Morariu, Massimo Venturiello, Dino Abbrescia, Salvatore Lazzaro, Vincent Riotta e Irene Ferri.
Canale 5 si aspetta il botto da Intelligence. Non a caso le fa aprire la stagione tv lunedì 7 settembre, con un presidio della serata per ben sei settimane, fino all’arrivo del Grande Fratello il 19 ottobre. Si scontrerà con la fiction Rai e con X Factor (che partirà però di giovedì), ma soprattutto con la finale di Miss Italia.
Continua a leggere: Intelligence, la fiction dei record: è la più costosa della storia
Raoul Bova è stato eletto il più bello d’Italia secondo un sondaggio commissionato da Di Tutto (nr.27) a Ekma Ricerche su un campione di 1000 donne intervistate telefonicamente. E dunque non ci resta altro che aspettare il 7 settembre e la sua prossima fiction, Intelligence, targata TaoDue per ammirarlo. Il promo su Canale5 è partito proprio ieri e Bova, come anticipato al Mediaset Night, interpreterà un agente segreto, Marco Tancredi.
La regia è di Alexis Sweet (nel video in alto il backstage e molte interviste), lo stesso regista di R.I.S. e Raoul Bova sarà un ex militare, un parà ingaggiato, a seguito dell’uccisione della moglie, nell’intelligence e per sei puntate vivrà e ci farà vivere ogni genere d’avventura. Nella fiction, costata 16milioni di euro recitano anche Ana Caterina Morariu, Massimo Venturiello e Dino Abbrescia.
Per ritornare al sondaggio è da dire che Bova (17,9%) ha surclassato bellezze maschili quali, Riccardo Scamarcio (10,4%), Alessandro Preziosi (8,6%), Kim Rossi Stuart (5,6%), Luca Argentero (5,1%), Gabriel Garko (4,2%) Tiziano Ferro (3,7%), Stefano Accorsi (3,5%) Fabrizio Corona (2,5%), Daniele Liotti (2,3%), altri (31,8%).
Dopo La Figlia di Elisa, parliamo ancora di Fiction. Ma di tutt’altro genere. Un genere che in questa stagione televisiva sta raccogliendo l’entusiasmo che fino all’anno scorso era per le fiction in costume. Il Capo dei Capi infatti offre un prodotto dalle tematiche forti, una sorta di biografia della vita del boss Totò Riina, un copione ben scritto sotto, riesce a differenziarsi dalle altre proposte di Mediaset che fino ad ora non avevano entusiasmato granchè il pubblico televisivo.
Serata inequivocabilmente vinta dalla fiction prodotta da Pietro Valsecchi, che stacca inesorabilmente le altre offerte della serata del giovedì.
Dal grafico delle curve dello share minuto per minuto vediamo come la linea arancione, relativa a Canale 5 sia stabilmente (neri pubblicitari a parte) su valori molto elevati nella fascia del 30%.
La linea blu dei Fuoriclasse di RaiUno non riesce a superare quella arancione di Canale 5 neppure quando quest’ultima è in pubblicità, detto questo detto tutto.
Giovedì 25 ottobre alle 21:10 su Canale 5 va in onda la prima di sei puntate della serie Il Capo dei Capi, prodotta da Pietro Valsecchi per Taodue e diretta da Alexis Sweet ed Enzo Monteleone.
Protagonisti della fiction sono Claudio Gioè, che impersona il capo di Cosa Nostra Totò Riina, Daniele Liotti nei panni di Biagio Schirò, Simona Cavallari in quelli di Teresa e tanti altri attori e oltre 3500 comparse. Il costo di produzione è stratosferico, ben 15 milioni di Euro.
La serie racconta la vita di Totò Riina (Claudio Gioè) partendo dall’infanzia complicata fino al comando di “Cosa Nostra”, ripercorrendo tutte le tappe che ne hanno segnato la scalata al potere.
Dopo la morte del padre e del fratello a causa di uno scoppio in un residuato bellico, Totò Riina diventa il capo famiglia e si confronta con la miseria che lo porterà ad unirsi ai teppisti malavitosi di Corleone che fanno capo a Liggio. Con lui un gruppo di fedeli, Provenzano (Salvatore Lazzaro) e Bagarella (Marco Leonardi).
Sarà proprio questo gruppo a salire nel potere e prenderà il comando prima di Corleone e poi arriverà con i propri tentacoli fino a Palermo. Il tutto senza curarsi di quanti morti dovrà lasciare sul campo.
Nello stesso gruppo c’è un giovane, Biagio Schirò (Daniele Liotti), che andrà in controtendenza e diventerà poliziotto, ponendosi come obiettivo la sconfitta del suo ex compagno.
Ne Il Capo dei Capi non mancheranno anche i grandi nemici di Riina, dal questore Mangano al Generale Dalla Chiesa, ai giudici Falcone e Borsellino.
La serie si concluderà con l’arresto del capo di Cosa Nostra per opera del celebre Capitano Ultimo.