Sempre meno telefilm, soprattutto polizieschi, sui canali generalisti, che soffrono un calo di ascolti rispetto a due anni fa per quanto riguarda la messa in onda delle serie tv. Da questi dati, forniti dal CERTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) dell’Università Cattolica di Milano, è partita la discussione “E’ già finita la Golden Age dei telefilm sulle reti italiane?”, protagonista della giornata di oggi del Telefilm Festival.
Moderato da Aldo Grasso, l’incontro ha avuto come protagonisti Giorgio Buscaglia (Responsabile Programmazione Cinema e Fiction RaiDue), Laura Corbetta (Amministratore Delegato YAM112003), Carlo Freccero (Direttore Rai4), Marco Leonardi (Direttore contenuti Mediaset Premium), Carlo Panzeri (Vice Direttore Rete4), Alberto Rossini (Direttore editoriale Canali televisivi - Digicast spa), Fabrizio Salini (Vice Presidente Fox Channels Italy) e Luca Tiraboschi (Direttore Italia 1).
Proprio quest’ultimo, insieme a Freccero, ha animato la discussione, dando una propria versione dei fatti di fronte all’evidenza che i telefilm, sulle reti generaliste, stanno subendo un calo in telespettatori: dallo share medio dell’11,09% di due anni fa, si è passati al 10,97% di un anno fa al 9,81% di quest’anno.
Sarà un incontro molto interessante per gli appassionati di tv e di telefilm, quello che si terrà venerdì 7 maggio alle 12 in occasione del Telefilm Festival 2010. Il dibattito dal titolo “E’ già finita la Golden Age dei telefilm sulle reti italiane?” avrà come ospiti, infatti, numerose figure di spicco del dietro le quinte della tv italiana.
Moderato dal critico Aldo Grasso, l’incontro vedrà la partecipazione di Giorgio Buscaglia (Responsabile Programmazione Cinema e Fiction RaiDue), Carlo Freccero (Direttore Rai4), Luca Tiraboschi (Direttore Italia 1), Carlo Panzeri (Vice-Direttore Rete 4), Fabrizio Salini (Vice Presidente Fox Channels Italy), Marco Leonardi (Direttore contenuti Mediaset Premium), Laura Corbetta (Amministratore Delegato YAM112003) ed Alberto Rossini (Direttore Editoriale Canali Televisivi Digicast Spa).
Il dibattito prenderà spunto dai risultati di una ricerca effettuata dal CERTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) in collaborazione con l’Accademia del Telefilm. Come si evince dal titolo dell’incontro, pare che il rapporto tra telefilm e reti televisive italiane non sia più quello di un tempo, con le conseguenze di cui, in parte, ci siamo già accorti.




Giampaolo Morelli è uno dei tanti “vorrei ma non posso” della fiction italiana. Si è capito che di tutte le cose che fa, dall’ospite sex symbol di Miss Italia al protagonista di Butta la luna, l’unica in cui crede è L’Ispettore Coliandro, che sembra essere giunto al capolinea. Peccato che quest’ultima fiction, come si è qui ampiamente discusso, non abbia avuto vita facile, passando da esperimento estivo di una RaiDue fuori garanzia a ultimo baluardo della serialità autoprodotta dalla rete.
Baluardo a sua volta mandato allo sbaraglio in una collocazione infelice, oltre che decurtato in durata. E’ accaduto, infatti, che gli ultimi episodi della terza stagione siano stati messi da parte per problemi di budget, confluendo poi in una quarta mini-stagione, a detta di molti l’ultima.
Così l’attore ha commentato le sorti dimezzate del marchio Manetti Bros, a cui deve la sua consacrazione (di nicchia):
“Programmare l’ispettore al venerdì sera, quando i ragazzi che lo amano escono, significa non valorizzare una fiction così originale per linguaggio”.
Aldo Grasso, nella rubrica Fuori Onda su Tv Oggi, ha così pontificato sul “Coliandro senza futuro”:
“La Rai, che fonda le sue fortuna su La signora in giallo, gli ha sempre riservato una programmazione defilata, senza impegno. Coliandro si vive come cane sciolto, e questo è forse il suo peggior difetto: non c’è peggior conformista di chi si sente anticonformista”.
L’anticonformista Morelli, appunto, questa sera amoreggia con Vanessa Incontrada su Canale 5 in Un paradiso per due, film tv che abbiamo già avuto modo di presentare. E Vanity Fair gli dà dell’ispettore sul pisello della tv, incalzando Morelli sulle sue “vere doti”… non solo da attore:


Partiamo da un paio di premesse, quelle che servirebbero a non farsi fraintendere (salvo non funzionare mai). Primo, Aldo Grasso è sicuramente il più quotato fra i critici tv. Non lo dico io, è un fatto. Secondo, non sono nemmeno vagamente paragonabile al criticone del Corriere Della Sera, probabilmente nemmeno a quello della Gazzetta di Pantelleria. Detto ciò è impossibile non restare abbagliati dalla pochezza di molte, troppe, critiche che Aldo Grasso confeziona nella sua rubrica “A Fil di rete” sul Corriere. Un esempio, il più recente, si ritrova nel pezzo che Grasso ha dedicato a “Sissi”, la fiction di RaiUno che ha dominato l’auditel.
Il titolo (”Sissi-Capotondi miss maglietta bagnata“) e la chiosa “Come attrice, la Capotondi è ancora un po’ acerba; come «miss maglietta bagnata» (la scena del bagno in camera) è uno sballo” sono un omaggio alla modalità pruriginosa e morbosa con il quale vengono gestiti i portali dei principali quotidiani italiani e paradossalmente sono l’unico elemento di un qualche interesse del pezzo, sempre ammesso che i gusti in fatto di décolleté di Grasso possano interessare qualcuno.
Per il resto il contributo del critico è semplicemente inesistente, su 1800 battute scarse circa 1400 sono dedicate ad una ridondante rievocazione della figura storica dell’Imperatrice e ad un inutile copia/incolla dell’intero cast. Grasso azzarda due giudizi tecnici (oltre a quello sul seno della protagonista, intendo): “la miniserie assomiglia molto ad una soap” e l’osservazione sul fatto che questo prodotto Rai sarebbe ripetitivo dopo la trilogia con Romy Schneider, quella prodotta fra il 1955 e il 1957.
Continua a leggere: La critica di Aldo Grasso a Sissi: un nulla vagamente pruriginoso
Nei giorni in cui la musica in tv fa più notizia che mai, TvBlog dà voce a una professionista del settore veramente in gamba: Francesca Cheyenne. Una delle vee-jay più “mature e patentate” della categoria, tornata da qualche anno a Match Music alla luce di un’esperienza da vendere, da domani lancia una nuova sfida nel suo storico programma, nonché marchio di punta della rete.
Territorio Italiano, in onda su Match Music (canale 716 di Sky) ogni martedì, da domani alle 18.00 avvia una partnership con il concorso artistico web U Sound. Il portale, dalla vocazione simile a Myspace ma con origini tutte “italiane”, darà la possibilità ai suoi iscritti più gettonati di approdare alla vetrina televisiva satellitare. Abbiamo contattato Cheyenne per partire dalla sua ennesima scommessa che va controcorrente, un’alternativa alla “talentcrazia” più che l’utopia di un’inversione di tendenza.
La tua nuova missione è, dunque, “largo alla musica indipendente che non si vede mai”, almeno su Match Music.
“Era ora! E’ un’iniziativa encomiabile, in tempi - non per fare polemica - invasi da talent show e prodotti a tavolino, ovvero semplici operazioni di marketing. Io trovo che U Sound possa rappresentare una valida alternativa, un banco di prova ulteriore per i giovani emergenti. E il tutto avviene perfettamente in sintonia con lo sviluppo tecnologico. Si può, infatti, scaricare una “suoneria alternativa” di un artista sconosciuto, rispetto alla musica passata nelle radio e nei principali network televisivi”.
La vera occasione resta, però, l’opportunità di ricevere promozione in tv, non trovi?
“Certo, il gruppo o artista più votato viene in studio da noi e ha una vetrina dove potersi esibire. Poi può raccontare il suo percorso e le sue aspirazioni. A una sola condizione: deve essere sconosciuto davvero. E’ questo il nostro obiettivo: partire da zero”.
Per te “lanciare artisti” è una sorta di ritorno alle origini. Ci ricordi per quanto tempo sei stata via da Match Music?
“Ho lavorato a Match Music, a volte dividendomi su più fronti, dal 1995 al 2002. Poi sono tornata da qualche anno riprendendo in mano Territorio italiano, la rubrica musicale che è sempre stata mia. Nel frattempo ho lavorato a Raidue, poi ho fatto teatro, radio su Rtl 102.5 e altre esperienze. Match Music, in ogni caso, la considero la mia casa, è la tv in cui sono nata. E mi sta molto a cuore il programma, perché è cresciuto con me negli anni”.
Com’è stato tornare a occuparsi di musica in tv, dopo un lungo periodo di stop? Quali cambiamenti hai riscontrato da insider?
“Tantissimi. Negli anni ‘90 noi credevamo in un gruppo e lo portavamo avanti, facevamo interviste, seguivamo live. Gruppi come Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Bluvertigo, sono tutti nati insieme a noi e ne sono orgogliosa. Questa è un’operazione che ora non potrebbe essere fatta. Il ruolo delle case discografiche è stato sostituito dai talent show. E’ subentrato un altro sistema che, per carità, è il sistema di oggi. Io non ho nulla contro i talent”.
Sergio Zavoli insiste. Il presidente della Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi torna a parlare di qualità, una specie di parolaccia se pronunciata in seno a fatti televisivi italiani, soprattutto relativamente alla Rai. Secondo Zavoli “il più grande laboratorio culturale del Paese ha abbandonato da anni lo spirito di servizio pubblico”. La polemica si è innescata nell’ambito del tre seminari organizzati in questi giorni dalla Commissione parlamentare per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, alla presenza dei conduttori Pippo Baudo e Maurizio Costanzo, dell’autore televisivo Carlo Freccero, del vice direttore della Rai Giancarlo Leone e del critico e storico della televisione Aldo Grasso, oltre che naturalmente dello stesso presidente.
”Non la faremmo franca se negassimo alla Rai di essere il più grande laboratorio culturale e civile del Paese. Ma ho qualche resistenza a credere che ciò si esprima pienamente secondo lo spirito e la modalità di un ’servizio pubblico’; e parrebbe dunque lecito domandarsi perché la politica non lascia a un’azienda di tanta rilevanza un’autonomia che, fatte salve le premesse isituzionali e statutarie, sia libera di gestire la sua sfera imprenditoriale e pienamente responsabile del problema non solo di tutelare, ma anche di produrre, cultura e civismo. Non penso affatto a una tv virtuosa ma mi domando come agire perché siano salvaguardate le ricchezze di cui s’imprime un patrimonio identitario che coinvolge l’intera comunità”.

Francesco Facchinetti è riuscito a far sorridere perfino Aldo Grasso, uno con l’umore giusto una tacca sotto quello di Kafka. Il severissimo critico del Corriere della Sera, infatti, ha avuto buone parole per il conduttore di X Factor, indicandolo come unica nota positiva del talent show di RaiDue. Non a torto, probabilmente, considerato che il livello tecnico dei cantanti di questa edizione ha sfiorato l’abisso e le beghe tra i giudici hanno fatto parlare quanto e più delle esibizioni. In una bella intervista a Il Giornale“Di sicuro l’ultima è stata la puntata migliore di tutte. Avevamo la serata peggiore, il mercoledì, poi Bonolis con il suo Peter Pan su Canale 5 ci ha tolto pubblico, specialmente quello femminile: in certe sere a X Factor avrebbe potuto apparire Gesù ma tanto l’ascolto non cambiava. Su questa edizione c’è stato il tiro al piccione, specialmente quando le cose andavano così così. Anche le uscite di Simona Ventura mi hanno messo in forte imbarazzo. E Morgan che dice: ‘Non lo rifarò più’… Sono dichiarazioni inutili e dannose, specialmente per me. Oltretutto lui ha già un contratto di due anni. Io a X Factor mi sento come a casa mia”.
Non solo X Factor. Facchinetti sta per sottoscrivere un contratto triennale con la Rai. Presenterà, come già detto, Il più grande (italiano di tutti i tempi), un format BBC in arrivo nella prima serata di RaiDue dal 12 gennaio 2010. Produce un nome mica da poco: Bibi Ballandi.
“Quando sono entrato nel suo ufficio c’erano tutte quelle foto lì, da Morandi a Panariello, e lui mi ha detto con il suo accento romagnolo: se fai il bravo, poi potrò attaccare anche la tua, di fotografia. Ne Il Più grande (il titolo cambierà sempre…) cercheremo di individuare, attraverso il televoto, il miglior italiano di sempre, da Dante Alighieri a Fiorello. Ma attenzione: niente politici in attività. E lo faremo con filmati, ricostruzioni, opinioni in modo che anche i più giovani possano capire di che cosa stiamo parlando. C’è il meccanismo delle sfide: San Francesco contro Padre Pio, Leonardo contro Benigni e via così. Starò due mesi a Roma, la nostra squadra è da paura, c’è anche l’autore Giovanni Benincasa che è adrenalinico come piace a me”.

La D’Urso lo aveva giurato sui suoi figli e i nostri lettori ce lo ricordano quotidianamente: non avrebbe fatto tv trash quest’anno. Gli eventi hanno puntualmente smentito questi presupposti, trasformando i programmi di Lady Domenica nella fiera della rissa. Eppure la conduttrice ha percorso una strada furbamente strategica, al di sopra di ogni sospetto. La sua difesa ufficiale è avvenuta ieri sera nel salotto di Victoria Cabello, in un’ospitata surreale all’insegna del playback “a caxxo” di Dolceamaro, hit trash a quanto pare cult nelle discoteche gay.
Victoria Cabello ha ricordato alla sua ospite il patto stipulato con i telespettatori, ma soprattutto con il sangue del suo sangue, mostrando i litigi più accesi scoppiati nelle sue trasmissioni:
“Io ho l’incubo della fascia protetta. Le mie trasmissioni sono tutte protettissime. A rivedere queste immagini dico che succede, ma quella non è tv trash. Non è tv volgare. E’ la passione. Quando uno espone dei concetti sulla realtà spazzatura dell’Italia lo fa in maniera passionale. Sono tredici puntate, 5 ore per 13 fa circa 70, 5 minuti di passione su 70 ci stanno”.

Se milioni di italiani si radunano davanti ai televisori per seguire le vicende dei concorrenti di “Lascia o raddoppia” qualche motivo ci dovrà pur essere…Potrebbe essere stata questa la considerazione che spinse all’inizio degli anni ’60 un funzionario della Rai di Milano a scrivere un saggio che, probabilmente, è stato l’inizio della “critica televisiva” in italia. Il saggio è “Fenomenologia di Mike Bongiorno” e l’autore era Umberto Eco. Da questo incipit ha inizio il libro che quest’oggi vorremmo consigliarvi, si tratta de “La coscienza di Mike” (Nanni Delbecchi, Mursia, pag. 160, euro 14). Il “Mike” del titolo è solo il primo di tanti “Mike” che si sono avvicendati sul piccolo schermo in tutti questi anni e che si sono dovuti seduti sul lettino dello psicanalista della carta stampata.
E’ un libro infatti che racconta la storia della critica televisiva nel nostro paese dall’inizio ai giorni nostri, dalle macchine da scrivere ai blog come il nostro, citato come esempio “più ampio e completo” in questo settore. Un saggio che racconta la storia di un “mestiere” nuovo che nasce con il bisogno di raccontare al pubblico quello che il pubblico vede attraverso quella scatola magica che iniziava, nella seconda metà degli anni ’50, ad illuminare le case degli italiani. L’autore del libro: Nanni Delbecchi (lui stesso critico televisivo, attualmente al “Fatto quotidiano” e “OK Salute”) racconta dunque la storia di questo nuovo mestiere parlando di Ugo Buzzolan, Luciano Bianciardi, Achille Campanile, Giovanni Guareschi, Sergio Saviane, Oreste Del Buono, Gian Carlo Fusco ( critico de “Il giornale d’Italia”, a cui viene dedicato il bellissimo capitolo conclusivo del libro), Alberto Bevilacqua, Beniamino Placido fino all’attuale responsabile della rubrica di critica televisiva del Corriere della Sera Aldo Grasso raccontando inoltre in prima persona anche la sua esperienza alla corte di Indro Montanelli a “Il Giornale” e alla “Voce”.
La casa editrice Mursia incastra questo titolo nella sua nuova collana dedicata ai Media diretta da Francesco Specchia, “il cui scopo è quello di approfondire fenomeni strettamente connessi ai mass media moderni (con tanto di cronologia e bibliografia); e quello della divulgazione il più possibile giornalistica, magari striata d’aneddotica” .
Nelle 160 pagine de “La Coscienza di Mike“, nelle librerie in questi giorni a 14,00 euro, l’autore mescola notizie, aneddoti e ricordi personali, con la cronaca di un amore-odio che dura da mezzo secolo, quello tra le parole degli scrittori e le immagini del video, facendo al tempo stesso un omaggio alla televisione e al giornalismo d’autore. Due pezzi memorabili dell’Italia di ieri, oggi entrambi in via d’estinzione. Dopo il salto uno stralcio del libro, con la citazione dedicata a TvBlog. Buona lettura!
Continua a leggere: La storia della critica televisiva ne "La coscienza di Mike"

Altro momento di grande televisione, altra critica di Aldo Grasso che, dopo aver detto la sua su Paolini, si occupa, naturalmente, di Roberto Saviano.
Questa volta la critica è meno diretta e non può che cominciare con una captatio benevolentiae, per poi affondare:
Con qualche ingenuità, Saviano si avventura nell’infido mondo delle teorie letterarie, a metà tra Baricco e Paolini. La serata era stata reclamizzata con parole di Ken Saro-Wiva che invitava i letterati a mettersi al servizio della società «immergendosi nella realtà, intervenendo ». Ora, qualcuno in studio avrebbe potuto fargli osservare che è stato proprio il regime sovietico attraverso la poetica del realismo socialista a teorizzare lo storicismo, cioè l’attitudine a rispecchiare nella forma letteraria le contraddi zioni tipiche della società. Gli esiti non li ignoriamo. Se Sa viano parla di cose che conosce bene, come il sacco di Castelvolturno, è incisivo, se si addentra nei meandri più sofistica ti della letteratura smarrisce un po’ la strada e l’efficacia espositiva ne risente. Due ore sono esagerate per mantenere sempre alta la tensione drammatica e drammaturgica.
Ora, forse qualcuno dovrebbe far notare al rispettabile critico Aldo Grasso, le cui opinioni sono, ovviamente, rispettabilissime (Due ore sono esagerate per…, per esempio, è un’opinione, e come tale va rispettata. E in quanto opinione si può dire, apertamente, per esempio, che il sottoscritto non è d’accordo. Sul perché, sulla bellezza dell’antitelevisività dello speciale di Saviano, ho già abbondantemente detto), che, a rispolverar qualche libro di filosofia e letteratura, il realismo socialista non ha nulla a che vedere con l’invito di Ken Saro-Wiva ripreso da Saviano. Il realismo socialista - che caratterizzò la produzione artistica ufficiale dell’Unione Sovietica, e a cui si contrapponevano le samizdat (eh, le germinazioni spontanee) - non ha niente a che vedere con l’appello di Saviano. La missione del realismo socialista non era il racconto della realtà per operare un reale cambiamento della società ma un metodo filosofico per assoggettare l’arte al regime sovietico. E nulla ha a che vedere, peraltro, con lo storicismo, che nacque invece nel mondo della filosofia romantica tedesca. In Italia, storicista fu Benedetto Croce. Che ben poco ha a che vedere con il regime sovietico.
Capisco che Grasso, per questioni di brevità, abbia dovuto sintetizzare il suo pensiero e che fra realismo socialista e storicismo ci siano assonanze, ma utilizzarle in maniera strumentale per criticare indirettamente Saviano - il quale resta uno scrittore, non certo un accademico. Né mi pare che abbia la pretesa di esserlo - e per farle diventare assonanze con il sacrosanto richiamo all’impegno del giornalista, dello scrittore, dell’artista a raccontare la realtà (con il nobile scopo di portare a conoscenza di molti temi trattati da pochi, e con rischio personale), be’, mi pare surreale e ben poco realista.
Ammetto che me l’ero persa quest’ultima “sciabolata” di Aldo Grasso, l’editorialista televisivo del Corriere della Sera. Letta oggi, su Tvblog, la segnalazione necessaria di Malaparte relativa ai nuovi colpi geniali della Gialappa’s Band, immediatamente dopo mi è capitato sotto gli occhi il contributo di Grasso, di tutt’altro stampo e risalente all’edizione di ieri del quotidiano di Via Solferino. Può valere la pena, forse, al fine consueto di sviluppare una riflessiva discussione, parlarne. Dice Malaparte che i “Gialappi” sono “tre geni” e personalmente sono d’accordo: sempre uguali a se stessi ma dignitosamente geniali e onesti col pubblico. Sostiene Grasso invece:
“Ero sicuro che i bravi Gialappi la smettessero con Mai dire Grande Fratello. Per mettere fine a quella sciocchezza estrema conosciuta con il nome di «tv intelligente»: prendo in giro il GF per far veder che sono più intelligente. Non è vero niente. Le prime vittime del GF sono proprio quelli che si sentono superiori agli inquilini della casa. Anzi, come si diceva un tempo, fanno il loro gioco. Ancora una volta mi sono sbagliato: finita la maratona del GF è subito andata in onda la sua appendice «intelligente»”.
Il giornalista sembra parlare anche di noi, o almeno di quelli che, come il sottoscritto, hanno scelto di “parlare male” del Grande Fratello nonostante la collaborazione a una testata che si occupa quotidianamente di televisione, qual è TvBlog: “Le prime vittime del GF sono proprio quelli che si sentono superiori agli inquilini della casa”. Verrebbe da chiedersi, allora, per non rischiare di cadere in questo tranello suggerito da Grasso, come dovrebbe fare il povero critico a esercitare il proprio diritto, appunto, alla critica senza per questo essere tacciato di sentirsi “superiore” o chissà che altro: esiste ancora il diritto alla critica scevro da strumentalizzazioni? Del tipo: mi piace, ne scrivo bene/non mi piace, ne scrivo male. Sembra di no, il che è furstrante a dirla tutta. D’altra parte la satira dovrebbe essere satira, anche quando prende di mira il trash: altrimenti si fa tutto questo grande urlare al diritto alla satira quando tratta i grandi temi della politica e del sociale e poi si fa tacita “censura” appena si scende di livello. Prosegue Grasso:




Continua a leggere: La Gialappa's band, Aldo Grasso e il diritto alla satira trash
Oggi dalla pagine del Corriere della Sera la voce di Aldo Grasso si fa sentire forte e chiara contro il programma di Paolo Bonolis, Chi ha incastrato Peter Pan, partito l’altra sera su Canale5 e che ha fatto registrare il successo in termini di Auditel.
Sostiene Grasso:
Il Grande innovatore Paolo Bonolis è tornato in video con un programma vecchio di dieci anni, «Chi ha incastrato Peter Pan?». Accusa altri di inerzia creativa, ma intanto lui si è preso ancora un anno sabbatico di sicura audience (ottimi ascolti: 6.625.000 telespettatori e 27,23% di share): di fronte al ricatto dei bambini, l’inventiva può attendere.
A parte la pietruzza nella scarpa che Grasso si toglie a proposito dell’innovazione in tv (ricordate la polemica aperta da Bonolis contro Fiorello?), per uno dei rari casi della vita mi trovo d’accordo con Grasso. Eppure ero partita con grande entusiamo nel voler vedere il mio amato Bonolis alle prese con i ragazzini. Ma lungo la trasmissione il senso di fastidio ha sempre più preso posto rispetto al divertimento delle situazioni come le gag di Laurenti o la candid camera con i piccoli o le domande dei ragazzini a Antonella Clerici amatissima e desideratissima ancora a La Prova del Cuoco.
Continua a leggere: Aldo Grasso tuona contro Paolo Bonolis e ha anche ragione
E’ oggi ospite sulle colonne del nostro TvBlog uno dei personaggi televisivi fra i più pungenti, ironici, simpatici ed intelligenti della televisione italiana: Giancarlo Magalli, che lunedì scorso ci ha aperto le porte del suo camerino subito dopo la puntata in diretta de I Fatti Vostri. Come nostra abitudine abbiamo fatto con lui una conversazione a tutto tondo, partendo dall’inizio della sua carriera, fino ad arrivare ai giorni nostri, il tutto condito da suoi aneddoti personali che hanno impreziosito la nostra esclusiva intervista. Oggi vi proponiamo la prima parte di questo nostro colloquio in cui ci concentreremo sulla partenza della sua carriera, in attesa della seconda parte che pubblicheremo domani, in cui parleremo della TV di oggi e dei suoi progetti per il futuro. Buona lettura.
Partiamo da una domanda sulla sede che ci ospita, quale è il tuo rapporto con internet, ti piace per esempio leggere i blog?
Ci sono alcuni blog che dicono delle stupidaggini epiche però è la somma che fa il totale come diceva Totò, quindi è la media dei commenti che ti da un’indicazione. Poi ovviamente c’è quello che odia il dato personaggio, quello che odia la data rete e quelli li devi saper valutare anche alla luce della loro parzialità. Comunque nel complesso quando nel post sugli ascolti ci sono 1000 commenti, poi dalla media di quei 1000 commenti un’indicazione utile esce fuori. Poi c’è gente che fa anche proposte di palinsesti ed analisi auditel davvero molto interessanti che è molto difficile non tenere conto.
Facciamo come nostro costume un viaggio indietro nel tempo: Magalli nasce come autore televisivo, parliamo dell’inizio della tua carriera
Nasco alla radio con Gianni Boncompagni in programmi come Bandiera Gialla, Radio Ombra degli anni ’60. Poi arrivato “Alto gradimento” che sarebbe stata la cosa più divertente da fare e alla cui partecipazione ho iniziato, mi chiamarano a fare il servizio militare ed il programma me lo son giocato. Quando sono tornato dal militare ho fatto per un periodo l’organizzantore di produzione, ho lavorato con questa mansione per i gloriosi “Giochi senza frontiere” degli inizi, quando andavano in diretta il giovedì sera sulla Rete Due. Poi sono andato a fare l’animatore, il primo animatore nel primo villaggio turistico italiano. E facendo l’animatore ho conosciuto anche alcuni attori giovanissimi, fra questi c’era Pippo Franco di cui sono diventato amico e suo autore per 13 anni.
Dal sodalizio con Pippo Franco si sono poi riaperte le porte della radio
La notizia la dà Aldo Grasso, che sul Corriere della Sera scrive:
Non è un mistero che una trasmissione come quella di Milena Gabanelli sia a rischio. Non solo per compatibilità con la nuova dirigenza ma anche perché il dg Masi le ha tolto lo scudo dell’assistenza legale nonostante non abbia mai perso una causa (ogni autore dei servizi sarà responsabile in proprio di eventuali azioni legali, un sistema per togliere coraggio anche ai più coraggiosi).
Purtroppo Grasso non chiarisce se a venire meno sarà l’assistenza relativa alle denunce di tipo civile o penale. Se dovesse mancare proprio l’assistenza per le cause penali, finora sempre assicurata, (pensiamo ai reati di ingiuria e diffamazione, ad esempio), allora sarebbe da intendersi come una indiretta ammissione della Rai a voler procedere alla cancellazione del programma. E diciamola tutta, davanti a uno scenario così economicamente devastante la Gabanelli ha tutta la mia comprensione se dovesse decidere di rinunciare alla messa in onda delle nuove puntate di Report.
Ovviamente la solidarietà nei confronti della giornalista è già scattata e su facebook si stanno creando i primi gruppi di pressione contro questa scellerata decisione.
Continua a leggere: RaiTre, tolta a Report la copertura legale. Minoli direttore?

Dopo il sucesso di ascolti della scorsa settimana con Non smettere di sognare, Alessandra Mastronardi confusa e felice, dichiara a Sorrisi (nella foto la scansione della pagina dell’intervista sul nr. 24) che:
Non mi aspettavo questo successo. Ero così emozionata per questo primo ruolo da protagonista che quando ho visto gli ascolti sono scoppiata a piangere.
Ma ammette anche che forse non è riuscita ad esprimere al massimo le potenzialità del suo personaggio:
Diciamo la verità: la mia non è stata una gran performance recitativa. La stanchezza dovuta all’allenamento per entrare nel ruolo di ballerina ha avuto la meglio. E poi avevo sulle spalle dieci mesi di riprese de I Cesaroni
E aggiunge, a proposito dei rumors sulla possibilità che il film diventi una serie:
La storia di Stella si è conclusa. Ci vorrebbe un notevole sforzo di sceneggiatura per riuscire a farne una serie accattivante. Vedremo.
Intanto Alessandra Mastronardi inizierà a girare a novembre I Cesaroni 4 mentre da gennaio 2010 riprenderà il seguito di Romanzo Criminale.
Secondo Aldo Grasso il destino di Non smettere di sognare potrebbe essere un altro e forse:
diverrà una serie a puntate con la presenza di molti ragazzi di Amici e la partecipazione straordinaria di Maria De Filippi.
Via | Sorrisi e Canzoni nr. 24