Gerard Butler, Woody Harrelson, Rashida Jones, e Sofia Vergara hanno annunciato questo pomeriggio, al Beverly Hilton Hotel, le nomination dei 69esimi Golden Globe, la cui premiazione avverrà il 15 gennaio. A condurre, ancora una volta, sarà Ricky Gervais, nonostante le polemiche dell’anno scorso.
Le nomination sono all’insegna dei canali via cavo. 18 nomination per la Hbo, tra cui l’immancabile “Il trono di spade”, “Boardwalk Empire” e “Mildred Pierce”, 8 per Showtime, tra cui spiccano quelle per “Homeland”, “The Big C” e “The Borgias”. Si fa sentire anche Fx, sebbene con solo due nomination, entrambe per “American Horror Story”, così come Starz, candidata con “Boss”. Bene anche le inglesi Bbc, con “The Hour” e “Luther”, ed Itv, con “Dowton Abbey”.
Per quanto riguarda le generaliste, ancora i soliti noti. Julianna Margulies candidata miglior attrice per “The Good Wife”, Alec Baldwin e Tina Fey per “30 Rock”. Due le soprese: “New Girl”, la comedy della Fox che ottiene due nomination, e “Revenge”, della Abc, che riceve una candidatura grazie a Madeleine Stowe. Dopo il salto, l’elenco completo delle nomination.
Prima del “Grande Fratello” e di “Real World” di Mtv, la televisione era già entrata, con effetti devastanti, nella realtà. A testimoniarlo, il film “Cinema Verite”, in onda questa sera alle 21:10 su Sky Cinema 1 (canale 301 di Sky), che ripercorre l’esperimento del docu-reality -o almeno così lo chiameremmo oggi- “An American Family”.
Girato tra maggio e dicembre del 1971, il programma venne trasmesso dalla Pbs nel 1973 e scatenò un vespaio di polemiche per via dei fatti raccontati all’interno di una tranquilla famiglia di Santa Barbara, i Loud, la cui quotidianità venne stravolta dall’arrivo delle telecamere in casa loro.
Il film in onda stasera, scritto da David Seltzer e diretto da Shari Springer Berman e Robert Pulcini, ripercorre i mesi in cui i Loud sono stati al centro dell’attenzione mediatica di tutta l’America. Una decisione, quella di farsi riprendere sempre dalle telecamere, che si deve all’intraprendenza di Craig Gilbert (James Gandolfini, “I Soprano”), produttore newyorchese in cerca di una famiglia abbastanza estroversa e con voglia di esibire la propria esuberanza davanti alle tv di milioni di persone.
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“Winter is coming”, dice la tagline de “Il Trono di Spade”, la serie-evento che Sky Cinema 1 (canale 301 di Sky) trasmetterà da stasera alle 21:10. Eppure, gli animi dei personaggi usciti dalla penna di George R.R. Martin (definito il “Tolkien americano”) sono tutt’altro che freddi e glaciali. Spinti a volte da impulsi carnali, altre da logiche politiche, altre ancora solo dalla loro indole umana, i protagonisti di questa saga riescono, in sole dieci puntate (tanto è lunga la prima stagione), a conquistare il pubblico.
[Scopri i personaggi della seconda stagione de “Il Trono di Spade”]
E con pubblico si intende sia i fedeli lettori dei romanzi di Martin, che dal 1991 -ma il primo libro è stato pubblicato nel 1996- ha dato il via alle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, saga composta da cinque romanzi (ma altri due sono già stati annunciati), sia coloro che si sono avvicinati alle vicende dei Sette Regni di Westerios attraverso la trasportazione televisiva, dalla lunga gestazione.
Erano anni, infatti, che si stava pensando a come rendere per immagini una delle più famose ed apprezzate opere letterarie fantasy. Se l’opzione cinematografica è stata subito scartata dall’autore, per via della lunghezza dei libri e dell’impossibilità di raccontare tutto in sole due ore di pellicola, l’idea di realizzare una serie tv è subito piaciuta a Martin, che ha trovato nella Hbo il partner ideale per affrontare quest’avventura.
Si potrebbe rafforzare ulteriormente il rapporto tra Alan Ball e la Hbo. Il creatore di “Six Feet Under” e di “True Blood” (la cui quarta stagione arriva in Italia a novembre) sta infatti sviluppando per il canale via cavo una nuova serie televisiva pronta a creare numerose polemiche per il tema trattato e per il protagonista, dal titolo “Wichita”.
Ball si è ispirato ad un articolo di “GQ” dell’anno scorso, scritto da Devin Friedman (che sta scrivendo la sceneggiatura) in cui si raccontava la storia del Dr. George Tiller, un medico di Wichita, in Kansas, diventato famoso per aver deciso di praticare l’aborto tardivo, ovvero quello oltre le ventuno settimane di gravidanza.
Tiller ha gestito la Women’s Health Care Services facility, una delle tre cliniche lungo gli Stati Uniti che pratica questo tipo di intervento, non senza provocare lo sdegno di molte persone ed associazioni, che si sono schierate contro il medico. Il gruppo pro-vita “Operation Rescue” si è anche insediato con una postazione fissa davanti alla clinica per esprimere il proprio dissenso. Ma la storia di Tiller si è conclusa tragicamente.
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Si chiama “Behind the Candelabra” e sarà il prossimo film-tv della Hbo che promette di ricevere qualsiasi tipo di riconoscimento della critica americana. A fare notizia, però, non è tanto la decisione del canale via cavo di realizzare un film sull’esuberante showman Liberace, quanto il nome dei due attori protagonisti e del regista coinvolto: Michael Douglas, Matt Damon e Steven Soderbergh.
Il film, che si inizierà a girare la prossima estate a Los Angeles, Las Vegas e Palm Springs, racconta la relazione tra il popolare showman e musicista Liberace (nome completo Wladziu Valentino Liberace, che tra gli anni ‘50 e’70 era tra gli artisti più richiesti al mondo), interpretato da Michael Douglas, ed il giovane Scott Thorson, a cui darà volto Damon. Una relazione che sfociò anche in una causa legale per volere del secondo.
Liberace conobbè Thorson nel 1976, quando questi aveva 17 anni, e lo assunse come guardia del corpo ed autista. Tra i due ci fu una profonda amicizia, tanto che le voci su una presunta omosessualità di Liberace, che lui non ha mai confermato (e per questo motivo denunciò il “The Daily Mirror”) vennero alimentate anche da quelle di una presunta storia d’amore tra i due, durata cinque anni, fin quando Thorson non si allontanò dallo showman e lo denunciò chiedendogli 113 milioni di dollari come risarcimento per la loro “separazione”.
Nuova puntata sul giallo del futuro prequel di “Sex and the city”, ovvero “The Carrie Diaries”, tratto dall’omonimo libro di Candace Bushnell (in Italia “Il diario di Carrie”, edito da Piemme). Dopo le voci di un possibile terzo film con le protagoniste al liceo e quelle di una settima stagione in tv, ora arriva la voce secondo cui lo show potrebbe andare in onda su The Cw.
Secondo i ben informati, pare che Hbo, che ha trasmesso la serie originale e che detiene i diritti anche sui libri dell’autrice, non sarebbe interessata a realizzare un prequel dello show, anche per via del giovane target di riferimento che una serie ambientata al liceo avrebbe (il canale punta ad un pubblico più adulto).
Hbo è però consociata di Time Warner che, a sua volta, detiene per metà proprio The Cw. Il passaggio di diritti, quindi, sarebbe molto più semplice e la rete, che come target punta ad un pubblico femminile tra i 15 ed i 34 anni, sarebbe ideale per la trasmissione di uno show in cui Carrie e le sue amiche potrebbero farsi conoscere quando ancora erano alle prese con compiti e primi amori.

Il casting per la seconda stagione di “Game of Thrones”, sulla Hbo la prossima primavera, è uno dei più importanti tra quelli che si sono appena conclusi. Non si tratta, infatti, di trovare quei due-tre personaggi che se piaceranno al pubblico potranno restare nella serie o, al contrario, saranno “cestinati”, ma di azzeccare il viso giusto a personaggi che, sebbene non siano ancora entrati nella storia, saranno fondamentali per il suo svolgersi.
La serie, fin dalla prima stagione, ci ha mostrato come anche chi pensavamo indispensabile potrebbe non esserlo. Necessaria, quindi, una infornata di nuovi volti, a cui i telespettatori potranno appassionarsi la prossima stagione. I lettori della saga di George R. R. Martin, invece, sapranno già chi è da tenere d’occhio e chi sarà al centro dei colpi di scena più importanti.
TvBlog, allora, vi regala l’elenco dei nuovi personaggi che vedremo nella prossima stagione di “Game of Thrones”, tratta da TvOvermind. Sedici nuovi ruoli che, tra protagonisti e figure di passaggio, sono pronti a darsi battaglia a suon di spade, complotti ed incantesimi. Dopo il salto trovate l’elenco completo, con una breve descrizione del personaggio (non ci siamo addentrati nei dettagli per evitare spoiler) e di chi lo interpreterà. Nella maggior parte dei casi, si tratta di volti sconosciuti, ma non per questo privi di talento.
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Un terzo film di “Sex and the city” o una nuova serie tv sulla Hbo? A quanto pare, sul futuro di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda c’è molto da decidere, al punto da far diventare un mistero le sorti di un eventuale nuovo capitolo della saga che ha appassionato milioni di telespettatori in tutto il mondo.
Ma andiamo con ordine. Da tempo circola la voce che, nonostante le critiche non proprio positive dell’ultimo film, si stia pensando ad una terza pellicola di “Sex and the city” (le cui origini, lo ricordiamo, si devono prima ai libri di Candace Bushnell e poi alla serie tv di Hbo). Sarah Jessica Parker ha detto di essere interessata all’idea, e che vorrebbe che il suo personaggio ora affrontasse la maternità.
Insieme al secondo capitolo cinematografico, però, la Bushnell ha pubblicato un libro, “Il diario di Carrie”, una sorta di prequel letterario di quello che Carrie & Co. hanno passato al liceo, a cui ha fatto seguito, ad aprile, il romanzo “Summer and the city”. Ecco che, allora, inizia a diffondersi la notizia secondo cui il terzo film della saga altro non sarà che il prequel del telefilm, con tanto di cast già definito.
Ha colpito davvero tutti il comunicato della Cbs nella quale si informava della scelta dell’attore che nella dodicesima stagione di “Csi” sostituirà Laurence Fishburne, ovvero Ted Danson. Non per le capacità dell’attore, che ha al suo attivo numerosi film (tra cui il cult “Tre scapoli e un bebè”) e serie tv (come “Cin Cin”, in cui era Sam, personaggio che gli ha regalato due Emmy Award e due Golden Globe, ma è comparso anche in “Damages”), quanto per la differenza che il nuovo personaggio che interpeterà porterà nei nuovi episodi della serie.
Danson, infatti, sarà il nuovo capo del laboratorio della scientifica di Las Vegas e darà al suo personaggio tutte quelle sue caratteristiche che hanno convinto i produttori a sceglierlo. “Dal momento in cui abbiamo iniziato a parlare del ruolo era chiaro che non sarebbe potuto essere più perfetto di così”, ha detto Don McGill, produttore esecutivo della serie. “Intelligente, arguto, caloroso, con una profondità di carattere e di emozioni, porterà tutto questo [nella serie]. Ed ora dovrà anche cercarsi dei guanti di lattice”.
Il personaggio di Danson, di cui ancora non si sa il nome, farà la sua comparsa fin dalla prima puntata della dodicesima stagione, che andrà in onda in America il 21 settembre. Il nuovo capo della scientifica dovrà affrontare i nuovi colleghi, che ancora non si sono ripresi dalle conseguenze avute dall’incontro col serial killer Nate (Bill Irwin). Ma la scelta di portare Danson in “Csi” fa affiorare un nuovo dubbio: che fine farà in “Bored to death”?
Mancano poche ore alla partenza, in America, della quarta stagione di “True Blood” (in Italia la vedremo, presumibilmente, in autunno). Attesi colpi di scena, nuovi intrighi ed anche quest’anno ascolti record.
La serie, in onda su Hbo, non è ancora stata rinnovata per la quinta stagione, cosa che molto probabilmente accadrà subito dopo aver letto i numeri della season premiere. “True Blood” è ormai un fenomeno estivo a tutti gli effetti, con spoiler che si susseguono già qualche mese prima della messa in onda delle puntate.
Se stiamo parlando di una quinta stagione ancora incerta, però, c’è un motivo: qualora l’estate prossima “True Blood” dovesse tornare, infatti, potrebbe essere l’ultima stagione con Alan Ball, creatore della serie, ora in negoziazione col network per quanto riguarda il suo futuro professionale. Dopo il salto, alcuni spoiler sulla quarta stagione.

Erano tra le nuove serie più attese di questa primavera, e non hanno deluso nè il pubblico nè le reti che le trasmettono. Parliamo di “The Borgias” e “Game of Thrones”, di cui rispettivamente Showtime ed Hbo hanno deciso un rinnovo per una seconda stagione. Se per “The Borgias” si sa già che gli episodi realizzati saranno dieci, c’è ancora mistero su quanti saranno quelli nuovi di “Game of Thrones”.
La serie di Showtime, ambientata nel Rinascimento italiano e che segue i complotti, i segreti e gli affari della famiglia Borgia, ha debuttato con un doppio episodio il 3 aprile con 1,06 milioni di telespettatori, la premiere più seguita per una serie tv drama del canale via cavo da sette anni (in totale, considerando tutte le piattaforme multimediali del canale, la puntata è stata vista da 3,7 milioni di persone). Quattro anni fa, l’altra serie storica del canale, “The Tudors”, fu vista, comprese le repliche, da 1,3 milioni di telespettatori.
Sebbene la terza puntata, spostata in palinsesto di un’ora rispetto alla settimana precedente, sia calata a 680 mila telespettatori, la rete dà fiducia allo show. In effetti, Showtime aveva già ordinato delle sceneggiature aggiuntive, a cui ora ne seguiranno altre per la seconda stagione. “La storia di una famiglia papale del quindicesimo secondo scritta con abilità da Neil Jordan ha da subito provocato dipendenza”, ha commentato David Nevins, presidente del network. “Il fatto che questo show rientri senza problemi tra i nostri prodotti di qualità è un tributo alle sue qualità di autore ed al suo straordinario cast guidato da Jeremy Irons (interpreta Papa Alessandro VI, ndr)”.
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E’ sempre annoiato Jonathan Ames, protagonista di “Bored to Death”, la cui seconda stagione andrà in onda da stasera alle 22:55 su Fx (canale 131 di Sky). Altri otto episodi in cui Jason Schwartzman torna a vestire i panni dello sfortunato scrittore omonimo del suo creatore (il vero Ames però compare in alcuni episodi nei panni di Irwin, lasciamo a voi scoprire chi sia), alla ricerca della riscossa in amore e nel lavoro.
-Attenzione: spoiler-
Sono passati tre mesi dal finale della prima stagione, e Jonathan ha ricevuto un rifiuto per la pubblicazione del suo secondo libro. Se nella prima stagione dominava il blocco creativo, nella seconda prende posto la crisi dello scrittore, convinto di aver ancora molto da dire ma preoccupato di non sapere più come dirlo. Per questo, decide di diventare insegnante di scrittura, cercando di aiutare più sè stesso che gli altri.
Nel frattempo, non abbandona la sua attività di detective senza licenza, andando a risolvere i casi più curiosi ed improbabili: dalla richiesta di un poliziotto di cancellare un database di un locale a luci rosse dove compare il suo nome, al pedinamento di affascinanti donne, passando per il recupero di antichi libri. Il tutto, accompagnato dai due amici Ray (Zach Galifianakis) e George (Ted Danson).
“In Treatment” è stato cancellato da Hbo. Più o meno. Il drama con Gabriel Byrne nei panni del psicoterapeuta Paul Weston, in onda quotidianamente con un paziente diverso al giorno, non tornerà con una quarta stagione. D’altra parte, il format originale israeliano si è fermato dopo due anni, ed alcuni sostengono che proprio la mancanza di una linea narrativa da seguire, insieme all’uscita di scena dello showrunner Warren Leight, abbia contribuito alla decisione.
Ma c’è dell’altro. Consapevole di avere tra le mani un prodotto che potrebbe ancora rendere molto, il network starebbe pensando ad una rivisitazione proprio del format dello show, abbandonando l’appuntamento quotidiano del protagonista con diversi pazienti e realizzando una stagione canonica (non si raggiungerebbero più, quindi, i 45 episodio a stagione, come avvenuto al secondo anno di messa in onda) con l’attenzione focalizzata su un minor numero di pazienti.
“E’ vero che non abbiamo piani per proseguire ‘In treatment’, ha ammesso la Hbo. “Ad ogni modo, siamo in continua discussione con i produttori esecutivi per trovare un altro modo per raccontare delle storie così intense”. Buone notizie, invece, per i fan di “Mad Men” che, dopo la conferma che lo show sarebbe tornato con una quinta stagione, ora possono stare tranquilli per ben due anni: lo show avrà infatti anche una sesta stagione.
Di fronte a numerosi fan, al Paley Fest si è tenuto un incontro col creatore di “True Blood”, Alan Ball, e con parte del cast della serie, la cui quarta stagione andrà in onda la prossima estate sulla Hbo. L’occasione ha offerto numerosi spoiler sui nuovi episodi, che prendono spunto dal quarto libro della saga di Charlaine Harris.
-Attenzione: spoiler-
La coppia protagonista, Sookie (Anna Paquin) e Bill (Stephen Moyer) resterà separata ancora per un po’. Dopo la scoperta che lui era stato mandato dalla Regina (Evan Rachel Wood) per tenere sotto controllo i poteri di lei, Sookie non ha intenzione di perdonare Bill facilmente tanto che, scherza Ball, “abbiamo bisogno di diciassette stagioni”. Bill e la Regina continueranno la loro battaglia, di cui abbiamo visto l’inizio, ma “non saranno soli”.
Sookie avrà ancora intorno il licantropo Alcide (Joe Manganiello), ma dovrà anche affrontare il viaggio con la fata Claudine intrapreso nell’ultimo episodio trasmesso. Lei, assicura la Paquin, non imparerà ancora ad usare tutti i suoi poteri, ma “vedremo cosa avrà imparato dal suo carattere che l’ha portata all’indipendenza”.
Aaron Sorkin è pronto per tornare in tv. Lo sceneggiatori di alcuni tra i telefilm più apprezzati degli ultimi anni, nonchè autore di “The Social Network”, il “film su Facebook” che è candidato ad otto premi Oscar, non dimentica il suo amore per il piccolo schermo ed è al lavoro su “More As the Story Develops”, che potrebbe andare in onda sulla Hbo.
Proprio come con i suoi altri lavori (”Sports Night”, “West Wing” e “Studio 60 on the sunset stip”), anche in questo caso si andrà a curiosare laddove, di solito, la maggior parte delle persone non ha accesso, ovvero il dietro le quinte di un notiziario notturno di una rete via cavo. Un po’ come in “Studio 60 on the sunset strip”, in cui la televisione veniva spogliata dei suoi lustrini per essere raccontata attraverso gli occhi un po’ più realistici dei backstage, ed un po’ come in “West Wing”, dove il dietro le quinte in questione riguardava il teatro politico americano per eccellenza, la Casa Bianca.
“Amo l’idea di tornare a lavorare per la tv con la stessa combinazione di idealismo, romanticismo e realismo che ha reso sexy la politica in West Wing e vedere se non possiamo fare lo stesso con le notizie ed il giornalismo, che vengono ugualmente disprezzati”, ha spiegato l’autore al Santa Barbara International Film Festival.
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