La Bbc fa parlare, oggi, ma in America. Una serie nuova ed il remake di una già nota sono al centro di due notizie. Bbc One, secondo il sito Deadline Hollywood, avrebbe scelto Eric Mabius (foto) come uno dei protagonisti della nuova miniserie “Outcasts”.
Mabius, meglio noto in America (ma anche in Inghilterra) per il ruolo di Daniel Meade in “Ugly Betty”, è atteso quindi in Sud Africa a maggio, quando cominceranno le riprese di questo show post-apocalittico in otto episodi, scritti da Ben Richards. La storia è ambientata nel 2040, quando dopo un disastro ecologico un gruppo di superstiti è costretto ad emigrare dalla Terra, in cerca di salvezza.
I 50 mila rifugiati (da cui il titolo della serie) troveranno posto in un pianeta vicino al sistema solare, dove inizieranno una nuova vita, non senza le difficoltà del caso. Mabius sarà il vicepresidente del programma di evacuazione. Dall’Inghilterra spostiamoci all’America, ma restiamo vicini al mondo della Bbc, perchè l’atteso remake di “Torchwood” non si farà, almeno non sulla Fox.
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Sta prendendo forma il programma dell’ottavo Telefilm Festival a Milano (Spazio Apollo Cinema) dal 7 al 9 maggio. A breve, dicono gli organizzatori, verranno comunicati tutti i titoli che saranno proiettate nelle sale (oltre agli ospiti, tra cui Zachary Levi e Morena Baccarin), ma qualche conferma è già giunta nelle scorse ore.
Se siete ansiosi di vedere i nuovi episodi di “Glee” (Fox - Sky ha appena finito di trasmettere le prime tredici puntate), la vostra curiosità sarà soddisfatta, dal momento che il Tff 2010 proporrà in anteprima proprio i nuovi episodi della seconda parte della prima stagione dello show di Ryan Murphy, in onda ora in America.
Ma non solo: oltre al già annunciato “The Protectors”, al Telefilm Festival arrivano altre tre interessanti anteprime. Parliamo dell’atteso “The Pacific” e dei britannici “Dr. Who” e “Paradox”.

Ray Gosling qui da noi è un perfetto sconosciuto, in Inghilterra è un celebre giornalista, documentarista e autore televisivo per la BBC. A 70 anni Gosling, attivista dei diritti degli omosessuali, ha rilasciato una confessione shock in un programma in prima serata raccontando di quando, molti anni fa, soffocò con un cuscino il suo compagno malato terminale di AIDS. Il giornalista, che non ha rivelato l’identità del suo amante, ha spiegato chiaramente come, di fronte alla resa dei medici, aveva preso la terribile decisione di mettere fine a quell’agonia.
La reazione delle associazioni britanniche in difesa della vita è stata durissima: secondo queste organizzazioni quello di Gosling non è un “suicidio assistito“, punito con una pena fino a 14 anni, ma un vero e proprio omicidio volontario. La polizia, dopo la messa in onda del programma, ha aperto un’inchiesta e oggi ha proceduto all’arresto del 70enne.
Gosling non sarà stato sorpreso, la sua decisione di rendere pubblica la storia si inserisce all’interno di un lacerante dibattito che in Inghilterra si sta animando attorno alle proposte di modificare l’attuale normativa sull’eutanasia e sul suicidio assistito. “Se questo è uccidere, io sono un assassino“, ha detto nel corso dell’intervista televisiva. La scelta di esporsi in questo modo, per di più su un media come quello televisivo, potrebbe avere un impatto rilevante nella società britannica.
Gli appassionati di fantascienza gioiranno alla notizia, giunta in questi ultimi giorni, del progetto Fox: il network americano sta sviluppando infatti una versione statunitense della fortunata serie britannica Torchwood. In questi ultimi anni è accaduto spesso che un telefilm non prodotto negli Stati Uniti venisse riproposto in una nuova versione - a volte più longeva e di successo dell’originale - riadattata per il pubblico americano. Possiamo citare, tra le altre, The Office e Queer as Folk.
La prima stagione della serie originale, formata da tredici episodi, venne commissionata nel 2005 dalla BBC come spin-off di Doctor Who, la serie più longeva della televisione britannica. Ma anche nella versione americana, stando a quando si dice, Torchwood si dovrebbe avvalere dello sceneggiatore della serie originale Russell Davies, che è già al lavoro sulla stesura del nuovo pilot.
Oltre a Davies, dovrebbero essere della squadra anche Julie Gardner e Jane Tranter, altre due “teste” della società di produzione all’originale. Inoltre si mormora che sia prevista la presenza, almeno nel pilot, di John Barrowman, che in Torchwood della BBC interpreta l’immortale Capitano Jack Harkness. In Italia, la prima stagione del telefilm è andata in onda a partire dal 3 settembre 2007 sul canale Sky Jimmy (140).

Passati in rassegna i primi venti titoli candidati al titolo di “telefilm del decennio”, vi proponiamo ora una seconda lista di serie tv, che completa quella di ieri. Un giorno per votare, anche in questo caso.
Ancora una volta, ricordiamo che le serie citate sono state scelte secondo alcuni precisi criteri: sono partite tutte negli anni Duemila, hanno avuto popolarità, ricevuto buone critiche e smosso milioni di pagine su internet. Impossibile far rientrate tutti i telefilm di questi anni: abbiamo comunque cercato di soddisfare tutti i gusti.
Ora la parola passa a voi: scegliete, nel sondaggio dopo il salto, il telefilm che per voi ricorderà gli anni che vanno dal 2000 al 2009. I più votati, insieme a quelli di ieri, saranno protagonisti della sfida finale, che inaugurerà il 2010 di TvBlog.
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Se si vuole dare uno sguardo a come si comportano, cosa pensano e come vivono realmente gli adolescenti d’oggi, l’Inghilterra sembra il posto ideale per farlo. Dopo averci regalato “Skins”, la Gran Bretagna torna a raccontare i giovani attraverso una delle sit-com più irriverenti degli ultimi anni, “Coming of age”, che Bonsai Tv -canale 10 di Alice Home Tv e sul web su Yalp.it- trasmetterà da stasera alle 21 (dopo il salto potete vederne una scena).
Pensantemente attaccata dalla critica per via del linguaggio e delle situazioni esplicite, “Coming of Age” ha da subito raccolto grandi consensi tra il pubblico più giovane: la media dei sei episodi (più un pilot) della prima stagione, trasmessi da Bbc 3, è di oltre un milione di telespettatori.
Merito, pare, del variegato cast di personaggi, che rispecchiano totalmente la generazione che la serie cerca di raccontare puntata dopo puntata. Molto del successo britannico della serie, però, va anche al suo autore, Tim Dawson, che a soli 20 anni ha visto una propria idea realizzata sul piccolo schermo, diventando così il più giovane autore televisivo di una sit-com.


I nostri colleghi di Calcioblog ne hanno già parlato, ma si tratta di un fatto che costituisce un unicum, un evento senza precedenti per la televisione inglese. Per la prima volta nella storia la gara in programma domani, Ucraina - Inghilterra, valida per le qualificazioni ai Mondiali di Sud Africa 2010, non andrà in onda in chiaro su nessun canale televisivo. Non era mai accaduto, figurarci poi in un momento nel quale (complice la gestione tecnica dell’italiano Fabio Capello) i sudditi di sua maestà sembrano aver recuperato il loro feeling con la nazionale dei tre leoni.
In realtà a causare il primo “buco” televisivo ci sono proprio gli ottimi risultati ottenuti dall’Inghilterra che è già qualificata ai Mondiali e, di fatto, gioca una partita ininfluente per il risultato finale. Per le partite in casa i diritti vengono venduti in blocco, ma trattandosi di una gara giocata in trasferta, così come accade per l’Italia, le tv britanniche avrebbero dovuto partecipare ad un’asta per assicurarsi i diritti di trasmissione.
A sorpresa a presentare l’offerta più alta è stata la Perform, società che si occupa della trasmissione di eventi sportivi in streaming che ha battuto la concorrenza di BBC, ITV e Sky UK. Per la partita è stato così predisposto un apposito sito http://www.ukrainevengland.com/ (non accessibile da paesi che non siano la Gran Bretagna) sul quale è stato messo in vendita il “pass” per assistere in streaming alla partita. Il prezzo, inizialmente intorno alle 5 sterline, è lievitato con il passare dei giorni e domani nel giorno dell’evento sarà di 12 sterline.
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Non è un mistero che per andare in tv si debba essere giovani e belle. Si perché la tv è sessista e giovanilista. Lo sfogo, fatto a Radio Times, parte da una veterana della televisione britannica, Anne Robinson 64 anni già conduttrice di Weakest link, un lifting facciale e una cura a base di botox, nonché presentatrice in un programma di rango come Watchdog sulla BBC in partenza tra qualche giorno. La Robinson, per intenderci, è una giornalista a metà strada tra Milena Gabanelli e Anna Bartolini che con Watchdog si occupa di questioni legate alle truffe ai consumatori.
La Robinson alza la voce all’indomani dell’accusa, delle solite comari, di essere ricorsa per la seconda volta ad un bisturi. Lei si è difesa dicendo di aver fatto ricorso al botulino per avere la pelle del viso tonica, fresca e luminosa perché ha detto:
La tv è sessista e ci vuole giovani. Ci sono un mucchio di giovani donne che pensano che per apparire in tv non occorra avere taltento
Ammette che se ci fosse una bionda dalle lunghe gambe, seno prorompente e dotata di esperienza e intelligenza, bè lei sarebbe fuori dai suoi programmi già da tempo.
Interessante progetto della Bbc. Il colosso britannico ha messo in produzione una nuova fiction che sicuramente vedremo anche in Italia: si tratta di una sceneggiatura originale basata sulla crisi economica che ha portato al collasso della banca d’affari Lehman Brothers il 15 settembre 2008, con tutte le conseguenze che sappiamo per i lavoratori finanziari degli Stati Uniti. Il film per la tv si intitolerà, prosaicamente, “The last days of Lehman Brothers”: la sceneggiatura è stata affidata a Craig Warner. Nel cast anche il grande James Cromwell, che qualcuno potrà piacevolmente ricordare - tra le altre cose - per aver interpretato meravigliosamente il capitano Dudley Smith in “L.A. Confidential”. Presente anche Corey Johnson (”The Bourne Ultimatum”).
La pagina degli Spettacoli di Repubblica propone un’interessante, seppur l’ennesima, inchiesta sulla tv volgare, con spunti molto condivisibili su certa ipocrisia della programmazione nostrana. Da un lato c’è la Bbc, che ha dichiarato guerra alle parolacce raccomandando il divieto alle oscenità fino alle 22 e l’obbligo di oscurare le scurrilità con i beep a partire dalle 21: la minaccia per chi non si adegua è di perdere il posto. Al contrario in Italia si è calcolata una media di tre turpiloqui all’ora, con tanto di giustificazioni poco credibili da parte di chi con i toni pepati ci marcia quotidianamente. Non fanno onore alla brava Barbara D’Urso le dichiarazioni rilasciate al quotidiano, in merito alla sua responsabilità da conduttrice rispetto ai singoli casi:
“Il conduttore può adottare vari gradi di reazione alle volgarità. Io ho tolto definitivamente la parola a chi ha bestemmiato, come fece Guido nel Grande Fratello. Sono stata durissima con il concorrente-contadino di 1, 2, 3 Stalla che sosteneva che le donne vanno maltrattate, racconta la D’Urso. Ma ammette che in diretta può capitare che a qualcuno scappi la parolina. E allora dipende dall’ospite che sgarra. Se hai di fronte Vittorio Sgarbi, magari è meglio adottare il rimprovero soft, per non sottolineare la cosa, per non rischiare il raddoppio dell’insulto. Non conosco le regole di Bbc, ma per il linguaggio io seguo l’insegnamento di mio padre, penso sempre al telespettatore da casa”.
Che lezione dovrebbe trarre il telespettatore da casa da queste parole, che esiste un trattamento di favore anche nella maleducazione? C’è chi può permettersi di tutto in tv, perché rinunciarvi comporterebbe una perdita di ascolti, e chi per farsi scappare un’espressione poco ortodossa è costretto a sparire per sempre dagli schermi? E’ successo al ghettizzato Guido Genovesi del Grande Fratello 5, come al bel modello Mirko Sozio del Grande Fratello 8. Entrambi i “bestemmiatori” sono stati epurati senza possibilità di appello, mentre il “pittoresco” Massimo Ceccherini continua a essere a piede libero dopo l’esclusione dall’Isola e a fare della trivialità un segno particolare del suo curriculum.
La chiave magica è una serie di libri per bambini editi da Oxford University Press. Nei libri redatti da Roderick Hunt e illustrati da Alex Brychta vengono narrate le avventure dei tre fratellini Robinson: il cauto e riflessivo Biff, il piccolo di cinque anni Kipper e la ragazza d’azione Chip. Accanto a loro i genitori, la nonna e il loro cane Floppy. Il cagnolino è intelligente, gli piace rotolarsi nel fango e inseguire i gatti anche se piuttosto che impelagarsi in avventure con i suoi padroncini preferirebbe impegnarsi a seppellire un osso o a fare un sonnellino.
Nella serie tv (gallery) di 26 episodi, in onda a luglio su Jim Jam e tratta dalla serie di libri, il cane porta al collo una chiave d’oro magica. La chiave trasporta in bambini verso incredibili avventure, come l’incontro con dei folletti in una caverna sotterranea, diventare dei personaggi di un videogame o ritrovare la fontana della gioventù. Diversamente, nei libri, la chiave è conservata in una scatola e Floppy non è tra i protagonisti di tutte le avventure.
Nel cartoon ci sono anche altri quattro bambini che compaiono nelle storie occasionalmente. Sono Wilma, Wilf, Nadim (i cui genitori possiedono un negozietto, The corner Shop, che fa da sfondo ad un paio di storie) e Anneena. I libri nascono per i bimbi dai 5 agli 8 anni d’età e fanno parte del programma di lingua inglese in Gran Bretagna, per aiutare i bambini a parlare e leggere la lingua. La serie è composta da episodi autoconclusivi con dei suggerimenti utili ai bambini per imparare l’inglese. Prodotta da BBC è stata trasmessa su CBeebies nel 2004 e 2005. Per vedere di cosa si tratta vi segnalo un video.
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Chi ha già visto “Life on Mars” della Bbc (non il remake Abc) su Jimmy, vi dirà che è un piccolo capolavoro della tv di oggi. Non a torto, dal momento che questa serie britannica andata in onda per due anni dal 2006 e da stasera alle 22:40 su Raidue è diventata in breve tempo un cult che un appassionato di telefilm deve conoscere.
Così come l’adattamento americano (e quello futuro italiano), alla base della storia c’è un incidente stradale, che porta l’investigatore Sam Tyler (John Simm) dai giorni nostri al 1973, dove rimarrà sì un detective, ma circondato da persone a lui sconosciute. Un viaggio nel tempo che, a prescindere dal fatto che sia o meno realtà o frutto di uno stato comatoso del protagonista, dovrà essere vissuto da Sam fino in fondo.
Questo vuol dire confrontarsi con i vecchi metodi investigativi, tenere testa al suo superiore, l’Ispettore Gene Hunt (Philip Glenister) e soprattutto cercare di capire cosa sia successo al “suo” mondo, di cui ogni tanto avrà dei flash (ovvero visioni e voci) e di cui non potrà far riferimento se non con la collega e poi amica Annie (Liz White). C’è molto di più del solo mistero e del poliziesco in “Life on Mars”: il suo creatore Ashley Pharoah ha creato un mondo multiplo, fatto di spazio e tempo, ma anche di simboli, mitologie e sensi della vita che spiazzano come poche altre serie sanno fare.

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Dopo essere sbarcata in America sulla Abc, anche in Italia avremo una versione nostrana di “Life on Mars”, serie britannica del 2006 che si portò a casa un Emmy come miglior serie internazionale. A comprarne i diritti dalla Bbc è stata la PayperMoon Italia, già casa produttrice del successo di Raiuno “Raccontami”.
“Siamo entusiasti di essere riusciti ad acquisire i diritti di Life on Mars dalla BBC che normalmente vende ai broadcaster e non ai produttori indipendenti come è successo in Spagna e Stati Uniti”, ha commentato Mario Mauri, presidente di PayperMoon Italia. “E’ un importante riconoscimento delle nostre capacità e siamo convinti che questa serie regalerà innovazione e nuovo coinvolgimento al pubblico della tv generalista, come ci si auspica da più parti. Nelle prossime settimane termineremo il progetto e vorremmo proporlo alla Rai sperando di trovare un’intesa”.
Non è ancora stato deciso, quindi, quando e dove l’adattamento italiano sarà trasmesso. Quel che è certo, però, è che la serie manterrà la stessa linea narrativa ambigua che vedrà il detective protagonista (si sa già il suo nome italiano: Marco Rivoli) sospeso tra i giorni nostri e gli anni ‘70, dopo un grave incidente in auto. A capo del progetto, è stato chiamato lo sceneggiatore Andrea Purgatori, di recente al cinema con “Fortapàsc” di Marco Risi ma anche autore di numerosi film tv, da “La Piovra” a “Caravaggio”, fino a “Lo Smemorato di Collegno”.
Continua a leggere: Adattamento italiano per Life on Mars. Titolo provvisorio: "29 settembre"
Un nuovo quartetto di personaggi animati potrebbe scalzare il trono a Tinky Winky, Dipsy, Laa Laa e Po, i mitici Teletubbies, tanto amati dai più piccoli. Ha, infatti, debuttato proprio ieri su BBC una nuova serie, intitolata Waybuloo, indirizzata ai bambini in età prescolare. Composta da 100 episodi da 20 minuti, è un mix tra animazione e live action.
La serie trasporta i bambini in una terra magica, Nara, un mondo reale abitato da personaggi animati chiamati Piplings. I Piplings rappresentano una serie di emozioni come l’ amore, la saggezza, l’immaginazione e la felicità grazie alle quali si può trovare Waybuloo (la propria serenità). I quattro chiedono aiuto ai bambini per far capire ai piccoli telespettatori come far fronte alla sensibilità e alle emozioni. Proprio per questo, i personaggi interagiscono con i bambini e i genitori che guardano lo show.
I Piplings sono quattro. Lau Lau che sembra un coniglio e ha come caratteristica chiave l’immaginazione. Ama dipingere e scolpire, particolarmente se lo può fare per i suoi amici. Yojojo simile a una scimmietta che incarna la felicità. È impacciato, divertente e insolente. Come Lau Lau ama dipingere, e ha una grande passione per la musica e la danza. Ha persino un piccolo palco intagliato da un ceppo di albero su cui effettuare le sue performance. De Li è invece simile a un gattino e rappresenta l’amore. È un po’ timido ma sta consolidando la sua personalità, ama la natura, darsi al giardinaggio, curare i fiori o raccogliere il cibo per il gruppo. Nok Tok rappresenta la saggezza. Risolve i problemi e fornisce le soluzioni creative e inventive per riparare gli oggetti. Ha una cassetta portautensili molto colorata e una macchina speciale che può risolvere un gran numero di problemi. In ogni episodio, sei bambini visitano Nara per giocare con i Piplings e per esplorare la loro terra. Una curiosità: i Piplings nel corso del cartoon insegnano lo ‘yogo’ (movimenti base dello yoga), uno degli strumenti per trovare la propria pace interiore condividendo e rispettando gli altri.
[via Babble]
Passionali, veraci, ma pronte a sostenersi l’un l’altra contro l’universo maschile. Arriva stasera alle 21 su Lei (canale 125 di Sky) una nuova serie sulle donne ed i loro legami, ancora una volta sulla scia dell’ormai cult “Sex and the city” -che nel 2010 rivedremo al cinema-: “Amanti”. Stavolta, però, non saranno americane le protagoniste, ma delle inglesi, anche se i problemi e le situazioni affrontate saranno più o meno le stesse di Carrie & Co.
Trasmessa nel 2008 dalla Bbc, con una media di quasi 5 milioni di telespettatori “Amanti” (qui la gallery) è la serie tutta tinta di rosa che esplora l’universo femminile dal punto di vista di 4 amiche per le pelle, una diversa dall’altra e sempre alla ricerca della relazione ideale. Come Katie (Sarah Parish), dottoressa che vive un’intensa storia con un malato terminale all’oscuro di tutti, o Trudi (Sharon Small), che ha perso il marito nella tragedia dell’11 settembre ma che è ancora convinta che il suo Paul non sia morto.
A loro, si aggiungono Jessica (Shelley Conn), la più spregiudicata delle quattro, spirito libero allergica alle relazioni, mentre Siobhan (Orla Brady), che le prova tutte per rimanere incinta insieme a suo marito, dovrà pagare le conseguenze di una scappatella. Storie di donne frizzanti, a tinte piccanti ma che alla fine mettono da parte il sesso per trovare il loro vero amore. Alla prima stagione da 6 episodi, è già seguita una seconda serie, che Lei trasmetterà dal 26 maggio.
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