La prima domanda che mi pongo è la seguente: che vuol dire esattamente essere se stessi?
Non essere ipocriti, mi si risponderà. Cercare di non mascherare il proprio carattere, il proprio background, le proprie pulsioni emotive di fronte agli altri. Non essere falsi, insomma. Ma tutto questo non vuol dire niente. Perché è aria fritta, perché – a mio modestissimo avviso – l’elemento mancante è anche l’elemento fondante. La giro a domanda: esiste qualcuno che sappia perfettamente di cosa sta parlando quando sta parlando di sé? Io dico che si può solo averne una vaga idea, e anzi aggiungo che chi dice di essere se stesso con tanto orgoglio in realtà non fa altro che schermarsi dietro a questo popolarissimo paravento del sestessismo prendendo la scorciatoia del “Io sono me stesso: prendere o lasciare. Comunque vada non sono falso”.
E veniamo alla Falsità. Il Male (in televisione) Supremo. Il cancro da cui fuggire perché pestifero, perché se ti dicono falso è come se ti stessero dicendo che porti sfiga. Non per niente sotto l’accusa di falsità Manuel Casella ci ha regalato uno stupendo momento di lacrime – ahimé sincere – e ancora la falsità è l’elemento scatenante delle più furiose liti tra i vari paladini della trasparenza che si sono succeduti nei reality ma più in generale sugli schermi televisivi.
Ma dico: che male c’è a recitare una sana pantomima? Siamo in tv, quello che vogliamo vedere sono i caratteri, nella loro complessità, nel loro ingarbugliarsi, nel loro compromettersi, nel loro contraddirsi.
Oppure è forse semplicemente più comodo rifugiarsi dietro se stessi?
Non so come vadano le cose. Io quando mi scopro a essere un altro sono sempre soddisfatto e pieno di uno stupore amorevole. E mi guardo da fuori con accondiscendenza e affetto. Proprio come un padre guarda il proprio figlio appena nato. E non pretendo che il mio prossimo sia se stesso, perché non pretendo che il mio prossimo conosca se stesso a tal punto da esercitare il proprio self pienamente e consapevolmente.
E poi, qualora questo mio prossimo riuscisse in questa impresa che ha del divino, finirebbe per somigliare a un mostro che vive di entropia, che mangia e respira se stesso, che di se stesso si nutre e che se stesso produce come escremento.
Ma più semplicemente la gente non sa che pesci pigliare quando si tratta di essere se stessi (eccezion fatta per Daniele e per tutti i vip che si professano sestessisti). E la gente fa benissimo, a non sapersi raccapezzare. Perché se ci prova, non sapendo quel che fa, inevitabilmente finisce per fingere.
paola
27 ott 2005 - 09:02 - #1eccoti aggiornata…..
paola
27 ott 2005 - 09:03 - #2cara paola, mi dispiace ma è uscito il bel daniele , che non mi dispiace neanche tanto
carmen
27 ott 2005 - 16:36 - #3cara Paola, Carmen è d’accordo con te. Anche a lei non dispiace che sia uscito il Daniele. Era troppo sestessista. Soprattutto quando dava dell’oca alla Lory.
Max Renn
27 ott 2005 - 17:01 - #4Bene! Abbasso il sestessismo!!!