La Commissione di Vigilanza sulla RAI ha chiesto di visionare il contratto di Adriano Celentano. Lo dice l’Ansa. E si parla sempre di Rockpolitik, ovvio - mentre noi, qui, ci si prepara alla prossima diretta blog -, ché è meglio non parlare d’altro, evidentemente, e far ricadere tutta la già scarsa attenzione politica del popolino su un programma televisivo.
Ora, chiedo io, c’è un concetto che sta facendo passare Beppe Grillo a proposito di tutto ciò che è pubblico. Un concetto che mi piace sposare incondizionatamente, pur nelle sue provocazioni. E’ il concetto di dipendenti. E allora, direi, perché non lo possiamo vedere anche noi, il contratto del dipendente Celentano? Così, per capire cosa c’è scritto, su questo documento-oggetto del contendere.
Lo scrivo anche a Beppe, via mail. Chissà che non appoggi questa piccola mozione popolare, con i suoi grandi numeri.
Nick
26 ott 2005 - 08:29 - #1Quoto!
Rinaldo Sidoli
28 ott 2005 - 17:34 - #2Viviamo in Italia in quale graduatoria per la libertà di stampa? Questo dice tutto sulle posizioni che tentano di prendere nei confronti di Celentano, perchè lui si sente libero di esprimere il suo spirito artistico con una satira vera e che deve colpire senza cadere nella retorica tipo Fede, ma facendo ridere e facendoci riflettere.
radioarchimede
06 nov 2005 - 19:47 - #3http://www.consorziodellearti.it/rockpolitik-31005C.wma
consorziodellearti
06 nov 2005 - 19:50 - #4Uno slogan antico, ma sempre attuale: «Una risata li seppellirà».
La lotta alla mafia è una cosa seria, ma l’ironia di Peppino creava per lui un piedistallo che annullava timori reverenziali svelando che il re mafioso era nudo. Non possiamo solo piangere i nostri morti, l’ironia è un’arma micidiale, così come lo è stata nei confronti dei mafiosi di Cinisi.
http://www.uonna.it/impastato-silenzio-uccide.htm