Oggi voglio essere rock e voglio essere lento. A modo mio. E spiegare perché Celentano non è sinonimo di libertà o di rivoluzione. Ma voglio farlo lentamente e voglio prenderla alla lontana, partire da Adamo ed Eva e arrivare ai giorni nostri. Quindi se mi vorrete seguire, sappiatelo: questo è un rock lento, e non si accetteranno lamentele di sorta a proposito dello stile, delle argomentare e del periodare. Si accetteranno solo confronti - lento-rock - sui contenuti.
In effetti partire da Adamo ed Eva non serve. E’ sufficiente un articolo di Gabriel Zaid apparso questa settimana su Internazionale. E’ un articolo provocatorio, che a sua volta parte da Homo Videns di Sartori, da Cattiva Maestra Televisione di Popper, da Quattro argomenti per eliminare la televisione di Jerry Mander. Cercherò di abbreviare il ragionamento, rimandando gli interessati smanettoni - rock - a leggersi i libri citati o almeno qualche sunto - lento -.
Chi appare in tv diventa riconoscibile, e la popolarità che ne deriva gli dà ulteriore accesso alla televisione. La popolarità garantisce successo alle trasmissioni, denaro ai personaggi famosi e ai volti politici. I voti danno potere, e il potere produce altro denaro e ulteriore accesso alla tv. Il circolo vizioso denaro, televisione, immagine, popolarità, voti, potere è futile, ma permette di accumulare capitale economico e politico.
E allora, il lettore rock sa già dove voglio arrivare, il lettore lento forse anche, ma avrà voglia di sentirselo dire.
Adriano Celentano è un uomo di spettacolo - non politico - che conosce le regole del gioco e viene pagato per conoscerle e per metterle in pratica. In questo non c’è - di fatto - nulla di male. Come non c’è nulla di male nella quantità di brani musicali - sigla di testa e di coda incluse - che sommergono la trasmissione di playback e Celentano di diritti d’autore che si aggiungono al suo compenso.
Ma il male nasce quando io, membro consapevole - o meno. A volte ho il dubbio che Adriano ci creda veramente - del circolo vizioso di cui faccio parte, vengo a alimentarlo proponendo al mondo le mie verità politiche, sociali, morali, e suscito dibattito.
Un dibattito futile - lento - nel quale chi è a destra critica, chi è a sinistra gioisce, e chi critica partendo da punti fermi e concreti - come ritengo si sia fatto, in modo rock, su questo TvBlog - subisce un curioso doppio effetto boomerang. Ovvero, si trova a piacere a gente di destra senza volerlo, si trova contro gente di sinistra, senza volerlo, per il solo fatto di aver detto l’unico dato di fatto che ci si dovrebbe aspettare.
Che non è successo nulla. Che Celentano ha fatto i suoi ascolti bulgari pungendo appena, che la satira comica di Crozza è stato l’unico momento che ha affondato un fioretto con la punta spuntata, che le aspettative erano tante e il risultato modesto.
Ok, sono state dette alcune cose che forse non è popolare dire, ma poi? Il risultato finale esce forse dal circolo vizioso in cui Celentano, come tutti gli uomini di spettacolo, è perfettamente calato? No. E le verità che vogliamo sentirci dire da qualcuno, che il costo della vita è insostenibile, che l’Italia è alla frutta e che ci aspettano anni durissimi, quale che sia la coalizione vincente, che non ci possiamo più permettere una casa, non le dice nessuno. Ci dicono di essere contro la speculazione edilizia, di amare l’ambiente, di volere la libertà. Valori e ideali talmente trasversali da non essere nemmeno più globalizzanti, ma banali. E’ che in questo caso temo che la libertà vera l’abbia propugnata chi da Celentano non c’è andato. E volete sapere come si conclude questo rock lento? Con un inno alla censura, che fu di Popper - liberale - e che riprende Zaid - poeta - e che vi farà gridare, se vorrete non leggere fra le righe e fermarvi all’apparenza, alla dittatura - comunista o fascista a seconda del vostro schieramento, badate bene - ma che è motivata da profonde convinzioni che risiedono all’interno delle poche, confuse idee fin qui espresse, che è la loro naturale conseguenza.
Censuriamoci, sì. Lo stesso Celentano lo fece, naturalmente, con le sue lunghe pause, in tempi non sospetti e pur populisti. Lo fece invitando a spegnere le tv.
Oggi ce le fa accendere un po’ di più, oggi ci crede un po’ di più e pensa di dire cose nuove e rivoluzionarie, ma la rivoluzione non si fa né su una due cavalli né dall’interno del tubo catodico in uno studio televisivo di un programma miliardario. La rivoluzione si fa con la coerenza, rock e lenta.
L'Indignato
22 ott 2005 - 12:45 - #1Rock. E lento Oggi voglio essere rock e voglio essere lento. A modo mio. E spiegare perché Celentano non è sinonimo di libertà o di rivoluzione. Ma voglio farlo lentamente e voglio prenderla alla lontana, partire da Adamo ed Eva e arrivare…
Pierluigi
22 ott 2005 - 15:18 - #2“Dire che esiste della pura informazione, come semplice trasmissione di fatti, è falso. Voi tentate continuamente di imporre il vostro punto di vista al telespettatore e non potete impedirvi di farlo. Perciò la distinzione tra educare ed informare non regge. Ma questa distinzione non è semplicemente falsa, risponde piuttosto ad un preciso obiettivo, perché permette di dire: “Noi siamo obiettivi, vi comunichiamo soltanto i fatti, i fatti come sono e non i fatti come vorremmo che voi li vedeste: semplicemente i fatti come sono”. Questo è falso.”
Karl Raimund Popper
Televisione e violenza
13/4/1993
http://snipurl.com/iueb
Pierluigi
22 ott 2005 - 15:22 - #3“la televisione può arricchire la vita familiare: può unire tra loro più strettamente i membri della famiglia e promuovere la loro solidarietà verso altre famiglie e verso la più vasta comunità umana; può accrescere in loro non solo la cultura generale, ma anche quella religiosa, permettendo ad essi di ascoltare la Parola di Dio, di rafforzare la propria identità religiosa e di nutrire la propria vita morale e spirituale”
“la televisione può anche danneggiare la vita familiare: diffondendo valori e modelli di comportamento falsati e degradanti, mandando in onda pornografia e immagini di brutale violenza, inculcando il relativismo morale e lo scetticismo religioso; diffondendo resoconti distorti o informazioni manipolate sui fatti ed i problemi di attualità; trasmettendo pubblicità profittatrice, affidata ai più bassi istinti; esaltando false visioni della vita che ostacolano l’attuazione del reciproco rispetto, della giustizia e della pace”
Giovanni Paolo II
P.S.: Il Papa è rock!
Pierluigi
22 ott 2005 - 15:29 - #4“Nella televisione il vedere prevale sul parlare, nel senso che la voce in campo, o di un parlante, è secondaria, sta in funzione dell’immagine, commenta l’immagine. Ne consegue che il telespettatore è più un animale vedente che un animale simbolico. Per lui le cose raffigurate in immagine contano e pesano più delle cose dette in parole. E questo è un radicale rovesciamento di direzione, perché mentre la capacità simbolica distanzia l’homo sapiens dall’animale, il vedere lo riavvicina alle sue capacità ancestrali, al genere di cui l’homo sapiens è specie.”
Giovanni Sartori
alisei
22 ott 2005 - 16:03 - #5…se me lo dicevi prima… ormai!
Là dove c’era il verde ora c’è una mega villa
http://62.207.170.1/libero/LF_showArticle.jsp?idarticolo=66536009
Athena
27 ott 2005 - 09:12 - #6Mi sono chiesta più volte perchè la rai, ora così attaccata alla sua libertà, non ha chiesto a Celentano di condurre Rockpolitic due anni fa in pieno regime Berlusconiano? sono convinta che la rai non fa altro che prepararsi all’imminente cambio di direzione politica del paese…altro che libertà
Malaparte
27 ott 2005 - 09:18 - #7Bella provocazione, Athena. Bella e sensata.