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Hollywood - Lo sciopero degli sceneggiatori da un altro punto di vista

Pubblicato: 15 nov 2007 da Malaparte

Hollywood Strike

Ben Stiller allo sciopero Tutti uniti nello sciopero della WGA. O meglio, quasi tutti, come sempre accade.
Nonostante il sottoscritto abbia bollato come retorica da quattro soldi la sortita di Arnold Schwarzenegger - solita dialettica del potere forte che dipinge lo sciopero come un’arma contro i deboli -, è necessario analizzare la situazione anche da altri punti di vista.

Per esempio, dal punto di vista di tutti coloro che lavorano negli show a rischio e che non fanno parte di un’organizzazione potente come la WGA.

L’estratto che segue proviene da una mail di Dale Alexander, che lavora come macchinista nella serie The Office, attualmente chiusa in seguito al protrarsi dello sciopero. La mail è stata pubblicata dal L.A. Times Blog.

Our show was shut down and we were all laid off this week. I’ve been watching the news since the WGA strike was announced and I have yet to see any coverage dedicated to the effect that this strike will have on the below the line employees.

“I respect the WGA’s position. They probably do deserve a larger percentage of profit participation, but a lengthy strike will affect more than just the writers and studios. On my show we had 14 writers. There were also 2 cameramen, 2 camera assistants, 4 hair stylists, 4 makeup artists, 7 wardrobe people, 4 grips, 4 electricians, 2 craft service, 4 props people, 6 construction, 1 medic, 3 art department, 5 set dressers, 3 sound men, 3 stand-ins, 2 set PAs, 4 assistant directors, 1 DGA trainee, 1 unit manager, 6 production office personnel, 3 casting people, 4 writers assistants, 1 script supervisor, 2 editors, 2 editors assistants, 3 post production personnel, 1 facilities manager, 8 drivers, 2 location managers, 3 accountants, 4 caterers and a producer who’s not a writer. All 102 of us are now out of work.

Perlopiù, la posizione di Dare è comprensibilissima, ma per i non anglofoni facciamone un sunto: la macchinista elenca i 102 lavoratori-non-sceneggiatori che, fino a ieri, erano impegnati nella produzione di The Office. 102 persone che attualmente si trovano senza lavoro.
Ma vediamo il seguito della mail:

“I have been in the motion picture business for 33 years and have survived three major strikes. None of which have been by any of the below the line unions. During the 1988 WGA strike many of my friends lost their homes, cars and even spouses. Many actors are publicly backing the writers, some have even said that they would find a way to help pay bills for the striking writers. When the networks run out of new shows and they air repeats the writers will be paid residuals. The lowest paid writer in television makes roughly twice the salary than the below the line crewmember makes. Everyone should be paid their fair share, but does it have to be at the expense of the other 90% of the crewmembers. Nobody ever recoups from a strike, lost wages are just that, lost.

“We all know that the strike will be resolved. Eventually both sides will return to the bargaining table and make a deal. The only uncertainty is how many of our houses, livelihoods, college educations and retirement funds will pay for it.”

Chiaro, no? Dare non è certo contrario allo sciopero, anzi. Ma sottolinea come, in 33 anni, i tre strikes più importanti non siano mai stati sostenuti da organizzazioni di livelli più bassi. Durante l’ultimo grande sciopero della WGA molti hanno perso la casa, le proprietà, e fra cameraman, elettricisti, macchinisti e via dicendo non c’è nessuno che percepisca compensi in caso di messa in onda delle repliche. Agli sceneggiatori capita.

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • ash

    15 nov 2007 - 17:12 - #1
    -1 punto
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    Un’altra tra le mille contraddizioni del sistema americano.
    Quel 90% di persone dovrebbe appoggiare la lotta ed unirvisi, cercando in tal modo di ottenere un accordo in tempi ridotti minimizzando le perdite.
    E, al tempo stesso, proprio di fronte alla forza di tale sindacato, dovrebbe unirsi e crearne un altro altrettanto forte che riesca a chiedere e pretendere contratti che li tutelino in caso di sciopero o di temporanea mancanza di lavoro.

    Ma gli americani non sanno cosa i sindacati e le lotte ed i diritti delle persone e dei lavoratori siano. E sono, causa quel capitalismo selvaggio, particolarmente arrivisti, selfish e convinti che chi si trova nei gradini piu’ bassi se lo merita e non possa far nulla per migliorare la propria condizione e quella di chi si trova nella stessa barca… E allora, dato che l’autodeterminazione e’ un valore, beh… si diano da fare e cambino le cose!

  • Profilo di Butters

    Butters

    15 nov 2007 - 18:35 - #2
    3 punti
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    la mail di questo macchinista fa molto riflettere…

    ho sempre trovato peculiare il fatto che in un paese come gli Usa dove i sindacati sono notariamente poco influenti, il mondo dello spettacolo sia un’eccezione…

    tutto il contrario dell’Italia dove ci ritroviamo una tv piena di non-professionisti e un cinema governato dai figli di papà…

  • Profilo di Antonio C.

    Antonio C.

    15 nov 2007 - 20:09 - #3
    1 punto
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    1) rispolverare vecchi telefilm
    2) trasmettere piu’ sport in televisione
    3) trasmettere bei film
    4) resistere e resistere (e magari quando si firmano i contratti vedere di assicurarsi prima tutta la serie completa)

  • Profilo di DierRe

    DierRe

    15 nov 2007 - 22:53 - #4
    1 punto
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    Veramente il sistema pensionistico degli addetti ai lavori trae beneficio QUASI ESCLUSIVAMENTE dai residuals quindi anche loro ci perdono se i network non cambiano i contratti.

    Poi vorrei anche dire che è OVVIO che un macchinista non prende i residual, quelli esistono per via della Intellectual Property Law, e non credo che il lavoro di un macchinista rientri nei parametri di validità della legge.

  • Piero M

    16 nov 2007 - 03:18 - #5
    0 punti
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    Mi dispiace dirlo ma questa sensibilizzazione del macchinista mi pare veramente fuori luogo e pensto in maniera furbesca.
    Non sono quà a festeggiare per uno che perde lavoro, ci mancherebbe pure, sarei un matto diversamente, ma quando uno sciopero ha cause cosi’ grandi e gravi come quello che è giustamente partito negli Usa la solidarietà è tutto, quando uno sciopero ti sensibilizza su una giusta causa, tale causa ti dovrebbe far sentire unito a chi sta protestando anche se tu setsso non sei in quella categoria. Se io sono un impiegato in ufficio posso tranquillamente essere solidale con uno sciopero di operai di una fabbrica; se io sono un operaio potrei essere solidale con uno sciopero di autisti di mezzi pubblici.
    Quando una causa è serie e provata, la solidarietà è tutto, e alla fine limitarsi solo a fare i conti in tasca a se stessi lo trovo veramente limitante

  • Profilo di DierRe

    DierRe

    16 nov 2007 - 10:53 - #6
    1 punto
    Up Down

    Beh però c’è una bella differenza. Se tu hai solidarietà nei confronti di chi lavora in fabbrica, tu lo stipendio lo continui a percepire. In questo caso per lo sciopero di una categoria ne han risentito tutti gli altri addetti i lavori.
    Tra l’altro il mondo dello spettaccolo rappresenta uno dei lavori temporanei più rischiosi in America (in Italia van avanti i soliti).

    Il punto è un altro: loro hanno un guadagno indiretto per via dell’effetto che i residuals hanno sul loro sistema pensionistico ed in più non hanno un vero sindacato dietro che possa tutelarli come Dio comanda.

  • Profilo di white

    white

    16 nov 2007 - 11:16 - #7
    1 punto
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    voglio lost :D

  • Profilo di pampasosa

    pampasosa

    16 nov 2007 - 14:31 - #8
    2 punti
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    ma stiller che c’ha da protestare?

  • Andrea75

    16 nov 2007 - 15:38 - #9
    0 punti
    Up Down

    Stilelr oltre che attore è anche sceneggiatore, anche lui fa parte della WGA

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