Benigni a Ballarò: intervista seduta tra repertorio e déjà vu

Il momento più atteso della serata viene speso subito, dopo l'editoriale di Giannini e uno spot. Avrà giovato agli ascolti?

Roberto Benigni a Ballarò non graffia. Una decina di minuti registrati in un'esterna, di cui passati con il solito gioco di salamelecchi che fanno ormai parte del copione delle interviste del Premio Oscar.

"Ma la bellezza di essere a Ballarò. Da quando c'è Giannini non me ne perdo una puntata"

scherza Benigni che poi si ritrova a rispondere a una serie di domande piuttosto 'scontate' che sembrano quasi un ordine del giorno.

Si parte con il gioco della ritrosia su Renzi, verso cui non nutre grande simpatia.

"Mi chiede del il PD esiste ancora? Ma certo! E' l'unico che fa opposizione a Renzi"

commenta Benigni, che non vuole più parlare di Berlusconi (in fondo non ce n'è bisogno, "in Italia dopo un ventennio storicamente c'è un calo di consensi) e che risponde stancamente alle domande, fin troppo 'generiche', di Giannini. Benigni è imbattibile nelle 'composizioni' proprie, ma nelle scalette emerge tutto il 'mestiere', a discapito della possibile ricchezza dei calembour in grado di fornire e delle iperboli provocatorie. E i contenuti non sono proprio originali, nel senso che appartengono al suo repertorio, come l'idea di Europa come "scambio di sogni", ribadito anche a Giannini.

 

Alla fine di questo incontro non resta nulla: tanto mestiere da parte di Benigni, tanta reverenza da parte di Giannini, nessun particolare guizzo, se non quell'invito finale a "Ricordarci del futuro".

Difficile non domandarsi perché Giannini abbia scelto di trasmettere l'intervista nel primo blocco e non usarlo come traino almeno fino a metà puntata. Per quanto non sia stato 'imperdibile', Benigni resta uno dei maggiori attrattori di pubblico. Se te lo giochi subito e poi ci metti un faccia a faccia con Prodi allora rischi un'imputazione per 'induzione al cambio canale". 

 

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