Rai, Milo Infante reintegrato: conduzione, stipendio e 3000 euro al mese per due anni

Disposto il "reintegro immediato nel ruolo di conduttore o equivalente e risarcimento danni". La battaglia legale tra le parti è iniziata nel 2012

Il Tribunale civile di Milano ha dato ragione a Milo Infante, imponendo alla Rai il "reintegro immediato nel ruolo di conduttore o equivalente e risarcimento danni”.

Il giornalista, dunque, dovrà tornare in video e riceverà, oltre al suo stipendio, 3000 euro al mese per i prossimi due anni.

La vicenda legale nasce nel 2012, quando Infante, allora conduttore con Lorena Bianchetti di Italia sul due, fece causa alla Rai perché si sentiva penalizzato e demansionato professionalmente; il giornalista denunciava di essere tagliato fuori da tutte le scelte editoriali riguardanti la trasmissione pomeridiana, compresa la scelta degli ospiti (sarebbe stato posto un veto su alcuni giornalisti de Il Fatto Quotidiano, Libero e Il Giornale). Altra problematica: l'impossibilità di trattare temi come la politica e l'attualità, perché 'anticipati' di qualche minuto dalla Bianchetti (sulla quale precisò "Lorena non c’entra nulla e non l’accuso di nulla").

La tv pubblica quindi estromise Infante dai palinsesti, pur continuando a pagarne lo stipendio (qualcosa come 150.000 euro lordi l’anno). Persa la causa per mobbing in primo grado (ma il magistrato si era dichiarato incompetente in relazione al presunto demansionamento, intervenuto successivamente), Infante ha ora ottenuto la sua prima vittoria legale (primo grado). La Rai è costretta a rimandarlo in video. Per Infante già prima delle sentenza annunciata ieri dal giudice Di Lorenzo erano previste quattro inchieste in seconda serata sul mondo dei giovani dal titolo Senza Peccato.

foto-milo-infante

Adesso ci sarà da capire se gli sarà affidato un altro programma. Di certo, trattandosi di una causa civile, la Rai dovrà dare seguito immediato alla decisione del giudice, anche qualora optasse per il ricorso in appello.

Per il momento Infante non ha commentato la notizia, nemmeno sul suo sito, fermo al 16 giugno scorso.

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