Bonolis a Ciao Darwin: è l'ultima possibilità?

bonolis ciao darwinSe pensiamo che il destino televisivo di uno dei più rinomati presentatori italiani è legato a uno show becero e triviale come Ciao Darwin allora c'è davvero da preoccuparsi. Per Paolo Bonolis è l'ultima occasione per fare incetta di ascolti, miraggio con cui è stato strappato a peso d'oro alla tv di stato per giovare agli introiti pubblicitari della tv commerciale. Che poi Il Senso della Vita non sia l'Auditel, come argutamente titola La Stampa, ciò non toglie che il revival di uno dei varietà di maggior successo di Canale5 costituisca un importante giro di boa. Non ci si può permettere di fallire. E Bonolis commenta così la riesumazione (forzata) di una delle sue più fortunate creature:

"Non credo che ci saranno novità. Il programma è molto faticoso ma ha una sua connotazione: perché modificarlo? Mediaset dovrebbe collocarlo il giovedì o il venerdì. Vedremo. Quel che è certo è che non farò mai due programmi contemporaneamente. Mi piace fare le cose perbene, non accavallarle, non eccedere".

A proposito delle voci sulla presunta chiusura de Il Senso della vita, da alcuni ricondotta a frizioni pregresse con Maurizio Costanzo, il conduttore sottolinea perentorio la loro infondatezza. E lancia come sempre frecciatine sarcastiche sull'azienda che lo ha voluto a tutti i costi...

"Per me Il senso della vita è come un bel gioiello regalato a una donna: se poi lei lo mette di notte, al buio, sono affari suoi. In tv gli ascolti sono il probabile pregio di un programma ben fatto. Probabile. Non certo. Io stesso ho fatto alcune scemenze che però hanno avuto picchi di Auditel. Mi dispiace un po’ per Il senso della vita che la seconda serata veleggi ormai verso la mezzanotte, per colpa di un preserale che non finisce mai. I giochini, i quiz, le domandine fanno partire la programmazione ben oltre le 21. Tardi. Troppo tardi. E la seconda serata si spreca. Ho avuto Benigni a Il senso della vita. Se n’è accorto qualcuno? Qualcuno dei dirigenti ha ritenuto di collocare quella puntata in prime-time? Qualcuno ha pensato che lanciando il programma avremmo potuto avere milioni di spettatori? Niente".

Sentire queste parole da uno che per anni ha condotto i pacchi è come minimo un segno di ipocrisia. La stessa ipocrisia che, dopo due anni da conduttore impegnato e collezionatore di flop (Serie A, Un mercoledì da tifosi, Fattore C), ti riporta all'ovile con la coda tra le gambe, mentre vorresti fare tutt'altro. Ora, è il caso di chiedersi, cosa può spingere il pubblico a dare la propria fiducia a chi non crede in quello che fa?
Se Bonolis desse un senso alla sua carriera, prima ancora che alla nostra vita, gliene saremmo infinitamente grati (visto che non lavora gratis).

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