From Geek To Chic (dai Secchioni a Ugly Betty)

ugly betty rampinelli secchioni martin solveig rejection

Se quest'annata televisiva ha generato un fenomeno di tendenza, è sicuramente quello dei Geek. Ovvero la variante patinata del nerd (il cervellone occhialuto) e de La fea (la racchia sgraziata) che ha letteralmente conquistato il mercato globale.
Anche i brutti, dunque, possono fare business e cercarsi un posto nei media, prima ancora che nel mondo, attraverso l'arma dell'autoironia e dell'outing anticonformista.
Prendete il video dell'ultima trascinante hit di Martin Solveig, Rejection, che vi proponiamo in coda al post: ha lanciato un nuovo slogan fortemente rappresentativo di questo discorso, From Geek To Chic.
E' la nuova parabola della redenzione idiota, l'ennesima battaglia della diversità a colpi di sfottò autolesionistico e spettacolarizzazione demenziale. Perché anche il brutto può provare a diventare figo, ma prima deve passare attraverso il ricatto (più che il riscatto) della macchietta e farsene combinare di tutti i colori. Non vi ricorda nulla il nostro Rampinelli?
A cogliere le potenzialità televisive della nuova moda anti-estetica, ma altrettanto appetibile sul profilo commerciale, è stata proprio Italia1, da sempre prodiga di intuizioni giovanilistiche e innovazioni tematiche.
Come emerso dal Telefilm Festival, la rete giovane Mediaset ha sempre impostato la propria linea editoriale, tra le altre cose, sulla bellezza e i suoi canoni (più o meno stravolti dal prograsso e dai mutamenti di costume).
Ed è così che, dopo Il Brutto Anatroccolo e Bisturi, paradiso ante litteram degli sgorbi in cerca di metamorfosi (con l'ausilio più o meno obbligato della chirurgia estetica), è arrivata una brillante variazione sul tema con i Secchioni e Ugly Betty.
Nel primo caso si è partiti da un format di forte impatto sociologico, come Beauty and The Geek ideato dal pupo di Demi Moore Ashton Kutcher, per stravolgerlo a fini di becero entertainment.
Della serie, prendi un ragazzo non troppo avvenente, imbruttiscilo ancora di più ed esponilo al pubblico ludibrio gettandone al vento gli interessi intellettuali.
Nel secondo caso, invece, c'è questa cozza un po' meno terrificante della sua antesignana telenovelica che fa il suo ingresso nel mondo del Diavolo Veste Prada, con conseguenze prevedibilmente esilaranti (ma anche in questo caso non troppo edificanti).
Due fenomeni che hanno fatto un gran parlare di sé, richiamando plausi della critica e attenzioni della stampa. Persino dall'ultimo numero di Sorrisi, che fino alla settimana precedente ostentava le curve di Elena Santarelli, arriva l'appello di America Ferrera, interprete della nuova eroina seriale:

La vera bellezza è dentro ciascuno di noi.

Parole lodevoli e a loro volte redditizie, visto che un sorriso metallico ha fatto la fortuna dell'attrice oltre che del suo personaggio. La Ferrera è oggi testimonial di un'azienda di prodotti per l'igiene orale.
Da bruttura da nascondere ad accessorio da sfoggiare, l'apparecchio per i denti viene ufficialmente sdoganato e riabilitato nell'immaginario collettivo.
Qual è la morale della favola di Ugly Betty? Che anche in questo caso si è scelta la strada più semplice.
Quella di combattere i diktat dell'apparenza incappando nello stesso errore: rinunciare alla sostanza.
Visto che è sempre più difficile affrontare certe problematiche ed estirparle, tanto vale trarci qualche soldo sperando di aver fatto del bene, di aver aperto le menti.
Ma, si sa, il vero male di vivere del Geek, che è quello dell'isolamento nella propria stanza, resta duro a morire e inenarrabile da qualsiasi fumetto televisivo.

  • shares
  • +1
  • Mail
11 commenti Aggiorna
Ordina: