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Carlo Freccero su Link

Pubblicato: 02 giu 2007 da Malaparte

Carlo Freccero

In generale i nuovi telefilm americani tendono a costruire uno spaccato della società. E lo fanno con una sensibilità, una capacità di sintesi, molto superiore agli strumenti tradizionali: informazione, reportage, inchiesta sul campo. Non catturano infatti la realtà, ma l’immaginario collettivo, sono la spia dell’inconscio che cova sotto il susseguirsi degli eventi quotidiani. In questo senso anticipano le fobie, gli umori, le speranze del pubblico a cui sono rivolti

Certo, non c’era bisogno che lo dicesse Carlo Freccero - su Link, la rivista di RTI. Ma è un bene che anche voci autorevoli si levino a ribadire quel che sta già decretando il pubblico: il grande successo delle serie tv.
Eppure Freccero va oltre questa banale osservazione e attribuisce alle serie tv un potere analitico che altri generi non hanno. Come non condividere quando scrive:

Il reality ha perso presto la sua illusione di verità per mostrare la corda di una sceneggiatura logora, superficiale, spesso volgare e di basso livello culturale

E ancora:

C’è più verità sul modo di intendere la relazione uomo/donna, all’interno della società liquida di oggi, in un serial come Sex and the City che in tutte le confessioni in diretta del reality di oggi. C’è un’analisi più approfondita e inquietante del rapporto con la fisicità del proprio corpo in Nip/Tuck che in tutti gli extreme makeover che la tv ci propina.

E’ una provocazione, certo. Ma una provocazione che fa riflettere. Evidentemente il reality ha perso strada facendo il suo carattere real, ammesso e non concesso che lo abbia mai avuto veramente. E persino una fiction (più “onesta”, perché non spaccia alcun tipo di finzione per verità, anzi, gioca con la finzione stessa per analizzarla, quella verità che altri cercano di mettere in scena illudendosi, illudendoci che la presenza stessa di una telecamera non renda tutto, automaticamente, fiction) può essere più onesta di un reality.

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Midnighter

    Midnighter

    01 giu 2007 - 18:12 - #1
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    Le grandi riflessioni spesso si sono fatte creando una finzione nella quale sviluppare gli argomenti (a partire da Platone che metteva in bocca ad un Socrate immaginario i suoi pensieri).
    E’ meglio una finzione che ricrea una realtà allo scopo di raccontare qualcosa che una verità ammantata di finzione fine a sé stessa!

  • Profilo di giovannix22

    giovannix22

    01 giu 2007 - 18:34 - #2
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    ormai i telefilm e film sono l’unica risorsa della tv i programmi piu’ o meno fanno tutti schifo x poi nn parlare dei reality
    se nn ci fossero i telefilm penso che la tv sarebbe gia’ sparita da anni

  • Profilo di Mytwocents

    Mytwocents

    02 giu 2007 - 18:56 - #3
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    Mi pare che Freccero, che è uno che di comunicazione se ne intende davvero, abbia centrato il punto, cioè la capacità dei telefilm più recenti di descrivere non solo la realtà in quanto tale, ma anche l’immaginario, in maniera molto lucida e complessa.

  • Profilo di mascal

    mascal

    02 giu 2007 - 19:36 - #4
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    “(più “onesta”, perché non spaccia alcun tipo di finzione per verità, anzi, gioca con la finzione stessa per analizzarla, quella verità che altri cercano di mettere in scena illudendosi, illudendoci che la presenza stessa di una telecamera non renda tutto, automaticamente, fiction)”

    Ciumbia!!! Alla faccia della parentesi!
    Un periodo sì lungo e tortuoso (eppur comprensibile) è degno del miglior Ghezzi.
    M’inchino ammirato ;-)

    Comunque, è vero che Freccero non dice niente di nuovo ma c’è bisogno sì che lo dica. E, insieme a lui, che lo dicano tanti altri, e i Signori della TV ne prendano atto.

  • Profilo di Zen

    Zen

    02 giu 2007 - 21:38 - #5
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    Analisi corretta. Solo che i telefilm americani… raccontano l’America. Ogni tanto come fosse l’ombelico del mondo. L’Italia è diversa. E (stando alla TV) ama rappresentarsi come l’assolata e arcaica terra di costumi sempre uguali.
    Che qualcuno si sogna di raccontare i giovani informandosi? No, hanno un’idea loro personale e ce la mostrano. Perché informarsi? Perché è un lavoro lungo. E il tempo è poco.

  • mimmo lombezzi

    03 giu 2007 - 00:41 - #6
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    E’ vero che amiamo rappresentarci come “l’assolata e arcaica terra di costumi sempre uguali”.
    Quella che scende compatta sulle spiagge tailandesi
    salendo in testa alle classifiche del turismo sessuale é la stessa che scende compatta in piazza in difesa delle famiglie (Thailandesi ?)

  • tryagain

    03 giu 2007 - 13:57 - #7
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    Esatto, (mimmo lombezzi), é sempre la stessa gente, sulle spiagge thailandesi e in piazza per la famiglia, in Italia i vizi privati (tantissimi), e la pubbliche virtù (pochissime) devono essere sempre, rigorosamente, separati, non saremmo veramente italiani senza la pratica costante dell’ipocrisia, del doppio gioco, della doppia vita.. that’s the game..

    Per quanto riguarda i reality, il vero problema è la noia, la vita vera, di tutti i giorni, anche se ripresa su un’isola dei caraibi, dopo poco viene a noia, come far vedere e rivedere i filmati delle vacanze agli amici.. quindi ci sono solo due possibilità: o creare situazioni estreme, dai litigi alle prove “sportive”, e in questo caso ne esce una specie di “giochi senza frontiere”, oppure creare una sceneggiatura completa, ma allora appunto, meglio il telefilm

    E qui, per quanto riguarda l’Italia, altro problema, l’”assolata e arcaica terra di costumi sempre uguali” effettivamente non cambia MAI, dai tempi di “poveri ma belli” ad oggi è sempre uguale, risultato: in un modo o nell’altro, NOIA assoluta..

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