Del Noce querela Aldo Grasso

Questa mattina sul Corriere della Sera Aldo Grasso ha pubblicato un articolo che mette in parallelo l'abbondanza di flop che sta caratterizzando l'ultima parte della stagione televisiva delle due reti ammiraglie, Raiuno e Canale 5, e critica la rinuncia alla creazione di contenuti originali con il dominio dei format d'esportazione che si rivelano poi di scarso successo.

L'articolo è assolutamente condivisibile, soprattutto in un paio di passaggi oggettivamente illuminanti:

Come sempre, anche in tv, i successi hanno tanti padri, mentre gli insuccessi sono orfani. E siccome non saremo certo noi a iniziare la caccia all'untore, proviamo a non personificare le colpe e a capire cosa non funziona più. Il dato più singolare è questo: siccome il bacino d'utenza sembra immobile, uno pensa che se perde Raiuno vince Canale 5, o viceversa, secondo la legge dei vasi comunicanti. In realtà il fenomeno si è verificato solo il sabato sera, con un travaso da Funari a Gerry Scotti. [...] se da un lato si assiste a un lieve, ma sensibile calo nei consumi di tv (dieci minuti in meno al giorno), dall'altro si sta verificando una maggiore frammentazione dell'ascolto: pochi programmi riescono ancora a fare il pienone. Il trend negativo della tv generalista non esime comunque da colpe chi la fa.

La premessa di Grasso, quella di non iniziare una caccia "all'untore", si perde però nella seconda parte dell'articolo nel quale indica chiaramente il Direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce quale esempio paradigmatico di quanti sia in Rai che in Mediaset "da tempo, hanno rinunciato, o quasi, a fare gli editori, a lavorare sui singoli programmi, a elaborare contenuti".

Secondo il critico televisivo del Corriere l'immagine di "Del Noce seduto in prima fila a godersi i flop di Bibi Ballandi" è "la metafora più significativa di questo disimpegno", un direttore di rete che "non interviene dietro le quinte, non lavora fino all'ultimo, cercando sul prodotto, sui tempi, sulle idee, sulla programmazione".

Bene, la risposta di Del Noce (in piena sindrome da accerchiamento) non si è fatta attendere e, mutuando una pessima abitudine oramai prassi in questa nostra Italia, passa attraverso le aule di tribunale.
Secondo Del Noce l'articolo del Corriere è "un agguato mediatico", non riporta dati auditel veritieri ignorando il "primato negli ascolti di Raiuno" e per questo merita una denuncia per diffamazione.

Di fronte ad un atteggiamento così aggressivo e puerile c'è da rimanere basiti: anche il mestiere del critico televisivo diventa oggetto di denunce "ritorsive".

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