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La parolaccia in tv

Pubblicato: 03 apr 2007 da Malaparte



Non è che ora la qualità di quello che viene detto e raccontato in televisione - non tanto della televisione stessa - sia poi così utile a rendere la televisione stessa un elemento di evoluzione del linguaggio.
Anzi, al di là di pochi tormentoni che attecchiscono sempre meno e che funzionano se e solo se - condizione necessaria, dunque, la loro esistenza, ma non sufficiente - vengono utilizzati e quindi consacrati dalla gente comune.

Il tono del linguaggio si abbassa, e anche se ci si scandalizza per la bestemmia - con pesi e misure diverse a seconda del bestemmiatore - i puristi come il sottoscritto si scaglierebbero molto più volentieri contro certi usi acrobatici della lingua italiana, contro certi contenuti esili ai limiti dell’inconsistenza, contro certi programmi che - per citar di nuovo il pilot di Studio 60 - non sono nemmeno pornografia fatta bene.

Certo, non è sempre stato così, mi dicevo nello scorso week end di relativa pausa televisiva. Poi accade che un evento del tutto estraneo alla televisione e al TvBlog generi queste riflessioni: praticando uno di quei giochi da tavola che non passano mai di moda (Trivial Pursuit edizione Genius 2000equalcosa, color viola. Terribile per chi lavora nel mondo dello spettacolo) ti capita una domanda sulla televisione e tutti al tavolo sbuffano, dando per scontato che tu conosca la risposta.
La domanda in questione era:

In quale programma televisivo (italiano, aggiungo io) è stata detta la prima parolaccia della storia della televisione

Andando per rapidi ragionamenti: doveva essere un programma in diretta e - non esistendo ancora i reality - doveva essere un programma sportivo. Entrambe considerazioni che si sono rivelate corrette. Ma non sufficienti per farmi arrivare alla soluzione, che mi fa propendere per il calcio, visti i lord che scorazzano oggi sui verdi prati calcistici. Sbagliavo. Del resto un tempo non c’erano ancora anticipi e posticipi.

Il programma che detiene questo primato - si giudicherà in seguito se sia o meno un primato di cui vantarsi - è lo storico Processo alla tappa che seguiva le tappe del Giro d’Italia.
Sconfitto a Trivial, mi venivano le naturali altre trecento domande: chi pronunciò il termine triviale (scusate, non ho resistito)? In che anno e in quale occasione? Quali furono le reazioni? Qual era il vocabolo incriminato?
Una rapida ricerca su internet non ha portato alcun risultato (anzi, se qualcuno di voi lettori fosse così gentile da risparmiarmi ulteriori scorribande, avrebbe la mia gratitudine eterna): le mie curiosità rimangono.
E rimane anche la conclusione di questa riflessione. La televisione dovrebbe in qualche modo essere specchio del linguaggio contemporaneo. Ecco perché fanno tanto ridere le fiction italiane in cui tutti parlano in maniera compita e quasi letteraria - letteratura bassa, percarità - ecco perché fanno sorridere certi atteggiamenti e toni compassati che poi riscoprono il moralismo e la moralità appena uno impreca.

Ma ce ne fossero, di parolacce in tv. Di processi alla tappa. Di programmi privi di quel falso pudore che non fa bene né allo spettatore né al mezzo.

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di glorfindel

    glorfindel

    03 apr 2007 - 10:43 - #1
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    E no!
    Dobbiamo fare un bel distinguo!

    Un conto sono le fiction edulcorate e completamente irreali, dove davvero ci starebbe bene un po’ più di realismo (anche nel linguaggio), un conto sono i talk show e i reality, dove di falso pudore non c’è neanche l’ombra, anzi è la sfacciata maleducazione a farla da padrona!

    Davvero sentiamo il bisogno di aggiungere altre parolacce al Ring di Buona Domenica?

    IO NO.

  • Profilo di Malaparte

    Malaparte

    03 apr 2007 - 11:50 - #2
    0 punti
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    Quella non è nemmeno mancanza di pudore. Quello è trash. E’ diverso.

  • Giulia

    03 apr 2007 - 12:47 - #3
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    Sinceramente non mi torna quello che ha scritto malaparte.. qualche giorno fà ho sentito in un quiz (penso l’eredità, ma non sono sicura) che la prima parolaccia detta in televisione fù in un programma di Renzo Arbore, in cui telefonavano a casa alla gente. E insomma un tizio al telefono disse non so che parolaccia, e Arbore gli rispose: “Da che fogna chiama?” …poi non so quale delle due versioni sia quella giusta!

    Per la parolaccia in tv.. secondo me benvenga!, ma sempre che non sia inutile o fuoriluogo, o offensiva.. insomma che abbia un perchè!

  • Profilo di Claire Newman

    Claire Newman

    03 apr 2007 - 13:03 - #4
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    Non vedo perché dovrebbero esserci più parolacce. Già la televisione italiana è al limite della pornografia (e non parlo certo delle donne svestite che vi circolano), ci mancano solo più parolacce per tutti. Capisco che le fiction sono surreali perché nella vita quotidiana le diciamo (quasi) tutti, ma le fiction vanno evitate come la peste :)

  • Profilo di fabio.21966

    fabio.21966

    03 apr 2007 - 15:44 - #5
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    E’ vero, l’avevo già sentito, fu proprio ad un processo alla tappa di una delle edizioni storiche. Quella di Arbore è di molto posteriore, nell’edizione dell’Altra domenica in cui le telefonate non venivano filtrate ed un maleducato non riuscì a bruciare il self controll del buon Renzo.

  • enricogrillo

    03 apr 2007 - 17:09 - #6
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    Dalle cronache televisive la prima parolaccia pronunciata in TV (”str* di m*” per la cronaca) venne pronunciata da Enzo Majorca all indirizzo di un telecronista d’eccezione, Enzo Bottesini, (allora popolare campione del rischiatutto ed esperto sub) durante una discesa in apnea per il record mondiale, oltretutto annunciata con grande enfasi sulla stampa specializzata. Il telecronista intralciò la discesa del campione mondiale di apnea e si beccò il suddetto epiteto… Esiste ancora il nastro RVM del “fattaccio” negli archivi rai ed è stata presentata nella trasmissione di Raisat Extra OFF di Menico Caroli (autore del fondamentale tomo sulla censura radio TV “Proibito!”) e Luca Martera.
    Questa cosa del processo alla tappa è però da verificare…
    In radio è rimasto celebre il “caz*” di Cesare Zavattini, pronunciato nel 76 con intenti scandalistici…
    La prima bestemmia venne pronunciata da Leopoldo Mastelloni in un collegamento di Blitz (trasmissione della domenica pomeriggio condotta da Gianni Mina sul raidue dall 81 all 84) il 22 gennaio 84. Ma esiste un oscuro precedente: in una puntata dedicata alle radio libere, Videosera (77), si sente con una certa distinzione una bestemmia pronunciata durante l’irruzione dei poliziotti nella sede della bolognese Radio Alice.

  • Profilo di m.facoltosi

    m.facoltosi

    04 apr 2007 - 18:10 - #7
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    La parolaccia del “Processo alla tappa” fu “casino”, pronunciata da Felice Gimondi che, per questo, fu esiliato dal programma fino alla fine del Giro.

    C’è, però, un precedente, risalente agli anni ‘50 e sempre legato al Giro d’Italia: durante il momento di “nero”, tra la fine dello spazio riservato all’annunciatrice e l’inizio della diretta, si sentì un tecnico della RAI esclamare a gran voce: “Porca Pu***!!!”

    Mauro Facoltosi
    www.ilciclismo.it

  • Profilo di m.facoltosi

    m.facoltosi

    04 apr 2007 - 22:29 - #8
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    Ecco quello che successe esattamente al Processo alla tappa (fonte: http://www.sorrisi.com/sorrisi/personaggi/art023001008938.jsp)

    “Accadde nel 1966, durante il “Processo alla tappa” condotto da quel maestro che è stato (ed è) Sergio Zavoli di cui certamente riparleremo. Felice Gimondi, già affermatissimo, già vincitore del Tour de France dell’anno precedente, ormai numero uno del ciclismo italiano alla perenne ricerca del “nuovo Coppi”, disse testualmente “Oggi non era facile andare in fuga, perché là davanti quelli della Molteni facevano un gran casino”. “Casino”, capito? Zavoli - che era Zavoli - venne richiamato dai vertici aziendali: Gimondi - che era Gimondi - venne espulso da tutte le trasmissioni della Rai e riaccettato solo l’anno successivo dopo aver scritto una lettera di abiura e di pubbliche scuse tramite il suo gruppo sportivo, la Salvarani.”

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