
In effetti, come ha rilevato Share, MissAbility, il reality show con ragazze disabili come protagoniste, avrebbe anche potuto essere una squallida operazione commerciale - del resto, cosa non lo è veramente, in televisione? -, ma voglio proporvi un altro punto di vista.Molti i no a un format che appare ghettizzante, strumentale. Ma anche i distinguo: purché se ne parli, e in vista di una integrazione migliore, va bene anche il reality per disabili.
A differenza della Francia, della Germania, degli U.S.A., della Gran Bretagna, in Italia i diritti di Miss Ability non sono stati acquistati. Mi viene il dubbio che non sia per rispetto della disabilità, né per delicatezza. Mi viene il dubbio che sia perché il nostro Belpaese terzomondista ha una paura endemica della diversità. O almeno, se non ce l’ha proprio il Belpaese, ce l’hanno i produttori e i direttori di rete. Ecco perché a un Miss Ability versione italiana voterei sì. Su Disabili.com vanno oltre, e propongono invece di aprire un reality “tradizionale” a portatori di disabilità. Purché non si ricada nel pietismo, francamente non vedo perché no.
Il problema è che, comunque vada, certi temi la televisione italiana di grande fruizione riesce a trattarli solo se fanno piangere.
zeppo
30 dic 2006 - 11:50 - #1loro vogliono sentirsi alla pari di noi, non vogliono essere trattati da diversi.. snobbando un format tale c’è alla base un pregiudizio di diversità sui disabili..
io non ce l’ho.
Nick84
30 dic 2006 - 11:56 - #2Io confermo il mio no a questo reality anche se con qualche riserva.
I miei dubbi non riguardano più di tanto il format ma coma verrà trasposto in italia dove siamo sempre caciaroni , dozzinali e strumentali in queste cose.
Però sono favorevolissimo ad una fiction o una trasmissione sui disabili come del resto già c’è ne sono state.
Fabio
30 dic 2006 - 11:58 - #3No a questo reality. Non perchè è fatto da disabili. Ma perchè non ne posso più di reality in ogni minestra…
sakai
30 dic 2006 - 12:11 - #4si all’educazioni alle diversità,
anche se questa passa per la strumentalizzazione
della stessa. E’ un mezzo triste, per
un valido fine…
Fabio
30 dic 2006 - 12:18 - #5D’accordissimo !!!!
Picchiatello
30 dic 2006 - 16:02 - #6Dipende poi che tipo di “reality” debba essere fatto nel nostro paese e nelle nostre reti.
Se lo si fa chiudendoli in una casa o in uno studio e’ un pai di maniche, se invece si comincia a “girare” per le vie in mezzo alle barriere architettoniche magari poi far intervenire i preposti per l’abbattimento sarebbe interessante, anche se oramai il popolo bue e’ abituato solo ad una televisione di defilippica memoria di piagnistei e finta carità.
Mauro
30 dic 2006 - 19:57 - #7io lo eviterei totalmente questo tipo di reality
bimba
31 dic 2006 - 16:09 - #8potrebbe essere un modo per parlarne poi tutto dipende da come se ne parla perché se ne fa l’ennesima storia strappalacrime e piena di finto buonismo allora non servirebbe a nulla.