In questo capitoletto del nostro romanzaccio di fantatv, il protagonista è Gianni Boncompagni. Perché? Perchè incarna molto bene un atteggiamento, un comportamento che descrivono perfettamente il passato, il presente e, chissà, ma non c’è da dubitarne, il futuro prossimo. Dico subito che Gianni, che conosco solo di sfuggita personalmente, è un uomo spiritoso e le sue letterine sul Foglio sono spesso godibili, nonchè condivisibili. Esse tartassano non solo le tv ma setacciano quella zona d’intrecci giornalisticocinetelevisivi che ormai lottano con la politica e i politicanti per disputarsi zone sempre più vaste di carta stampata, e non solo.
Dalle letterine emerge una persona più che un autore. L’autore Boncompagni viene avanti nella storia delle tv insieme a Renzo Arbore, come sappiamo. Ma se con Arbore è nato l’arborismo, ovvero un modo di fare televisione che prende dalla goliardia, dal repertorio parte-nopeo e parte-pugliese, dal rock e dalla canzone pop, dal varietà ancien regime, dal cazzeggio verbalmusicale; con Boncompagni non è nato il boncompagnismo. Il tentativo di farlo nascere c’è stato, anche a cura sua, ma è sempre abortito. Anzi, a poco a poco Boncompagni e il suo stile si sono defilati, o megli “sono stati defilati” dai dirigenti tv. Arbore va dovunque e tutti lo vogliono, Boncompagni sta a casa o va a qualche prima teatrale o se ne sta nel suo lettone (ce l’ha ancora il lettone con le ragazze di “Non è la Rai” & C?) .
La ragione di quel che sta accadendo riguarda il buon Gianni ma anche il momento mediatico, come ormai dicono tutti con sussiego. Arbore era, è cordiale, ama scherzare, circondarsi di fedelissimi, sentirsi benvoluto, cerca di sedurre, si fa sedurre dalla leggerezza. Boncompagni era , è sbrigativo, ruvido fin dai tempi di “
Bandiera gialla” o delle trasmissioni radio come “
Alto gradimento“, sfuggente, snob. Il suo cruccio è quello di aver puntato a portare in Rai o Mediaset i sapori di Hollywood- piscine, navi da crociera, bellezze al bagno- e di essersi trovato in mezzo a due emittenti generaliste a cui delle forme non importava o non importa nulla. Il musical doveva essere declassato, la commedia brillante pure, Broadway doveva diventare Cologno o Teulada. Insomma, Boncompagni ha ottenuto in apparenza di fare spesso quel che za desiderava sognando un recupero dello show made in Usa anni Quaranta e Cinquanta, un recupero difficile se non impossibile, anche parodistico, umoristico. Niente da fare, qualche risultato buono, tante occasioni perdute o smarrite per strada come “
Macao” o “Chiambretti c’è”, e altri appuntamenti infarciti di nobili, preti, stilisti, tutti da strapazzo o quasi, monumenti alla caricatura che evaporavano.
I dirigenti tv hanno appesantito Gianni a poco a poco, affardellandolo con i vasi di fagioli con
Raffaella Carrà o con la velleitaria compagine di “
Galassia 2” (uno dei flop storici della tv); gli hanno fatto credere di essere un allevatore di ninfette e di soubrette; lo ha usato come personaggio estroso, fuori dai luoghi comuni e lo hanno trasformato in un autore memorabile per le risse e gli sfoghi di
Funari , per le esibizioni di pseudoscrittrici erotiche, per le ospitate alla creme de la creme del pettegolezzo e della mondanità insulta. Così lo hanno arruolato di forza nella fiera delle vanità.
Peccato. Boncompagni nel suo lavoro ha messo intelligenza e passione, ma ha esagerato con il cinismo. “Passione e cinismo” è una formula cara a
Giuliano Ferrara , il quale di tanto in tanto la ribadisce, e lo fa soprattutto quando deve spiegare qualcosa di difficile da digerire anche per i suoi affezionati lettori. Gianni era, è un uomo di spettacolo; per questi uomini la passione è più importante del cinismo. Il cinismo a larghe dosi, ingerito come una pillola col bicchier d’acqua fornita dal dirigente o dal produttore di turno- spesso sono micidiali- si trasforma in veleno. Ricordiamoglielo, ricordiamocelo per il futuro. La post televisione se prenderà altre pillole di cinismo sarà esattamente uguale a quella che, giorno per giorno, ci stiamo lasciando alle spalle.
ITALO MOSCATI
vi
05 dic 2006 - 21:23 - #1Credo che Gianni Boncompagni sia uno dei registi televisivi più capaci, più brillanti del panorama internazionale…è un peccato che non ci siamo in onda suoi programmi… davvero!
enrico
05 dic 2006 - 22:04 - #2la tv di boncompagni non era male …Non è la rai ha fatto epoca e molte ragazze si sono distinte nel corso del tempo . vedi la gerini , la ocone , la bravissima antonella elia che tra parentesi ho visto ieri sera a teatro insieme a salemme in “bello di papà” bravissim incredibile no?
Ernesto
05 dic 2006 - 22:48 - #3Contesterei il paragone con Arbore! Suggestivo, forse inevitabile per il gossip, perchè ex soci. Ma sul piano dell’analisi più approfondita, non ha molto senso, perchè hanno percorso strade diverse. Boncompagni ha fatto tante cose buone, ma nel confronto con Arbore ne esce per forza perdente!
A ben pensarci, però, il confronto serve ad individuare il denominatore comune dei due personaggi: viaggiano entrambi su strade poco affollate. Solo che Arbore calibra il suo elitarismo nelle nicchie più tranquille del palinsesto: in tarda e tardissima serata o in alternativa ai programmi più popolari (l’Altra domenica). Non asfissiato dall’auditel, ottimiza così i risultati e talvolta trasforma paradossalmente i suoi “cult” in programmi popolari!
Boncompagni ,più masochista, propone cose belle ma inadatte ai momenti in cui l’auditel reclama il massimo…
Forse Boncompagni è solo meno stratega e furbo: Domenica In non faceva per lui!
DanieleC
05 dic 2006 - 23:41 - #4Voglio esser schietto… secondo me ha fatto il suo tempo…
italo moscati
06 dic 2006 - 00:38 - #5Leggendo gli interessanti commenti,mi viene in mente qualcosa, questo: la post televisione non sarà determinata dai successi delle tv ma dai loro fallimenti, indipendentemente dai risultati auditel che stanno diventango giorno per giorno la sola pagella per il futuro. E’ una tendenza perniciosa. La storia nelle tv non si fa con le vittorie (che in genere scompaiono) ma con le sconfitte della qualità, del buon gusto, dell’anticonformismo, della particolarità e dell’originalità. Io avrei dei nomi ma non li faccio. Attendo di sapere cosa che pensano gli amici. A presto, Italo
papero
06 dic 2006 - 13:27 - #6Condivido l’analisi di Moscati e trovo coerente l’accostamento con Arbore anche sul piano piu’ attuale. Tutte e due hanno lavorato per una buona televisione, che mette insieme lo spettacolo inteso nel senso piu’ alto eprofessionale a quello piu’ artiginale da feste in casa tra amici o validi dilettanti al teatrino di quartiere.
E’ stata la critica a separare le due anime. E’ stata una certa “intellighenzia” ad appellare la tv arboriana come interessante, colta,insomma benevisa e quella di Boncompagni frivola, un po’ volgare, superificiale.
A torto. Perchè il personaggio della Laurito, della Marchini, le ironiche canzoni corali della Notte no, valgono le performance delle Giovani ragazzotte e delle loro canzoni. Anzi, forse hanno aperto una strada verso il futuro al contrario di Arbore che non è riuscito a fare scuola.
cezanne
06 dic 2006 - 14:21 - #7Mi dispiace ma credo che l’analisi su Boncompagni sia assolutamente riduttiva del personaggio. Io credo che sia l’unico che abbia cercato di trasformare la TV in se stessa, abbia capito la forte autonomia del mezzo televisivo, abbia allontanato per sempre i programmi dalle loro ascendenze teatrali e radiofoniche. Ricordo poche idee visive nella TV degli anni ‘80 e ‘90 e quelle poche sono tutte di Boncompagni. Poi si può obbiettare che il suo cinismo e il suo snobismo abbiano ampiamente distrutto quanto da lui creato, ma chi crea ha diritto di distruggere più di chi non crea, o comunque ha più attenuanti. Si può discutere che la TV di serie B ha attinto a piene mani da quelle idee, senza capirle e scimmiottandole senza la sua ironia. Ma la colpa è dei mediocri che lo hanno emulato. In ogni caso per me, pur se ormai bollito, Boncompagni resta l’unico che abbia lasciato un segno. E’ improprio parlarne senza prima riconoscerlo.
eppursimuove
06 dic 2006 - 16:44 - #8Pur apprezzando il cinismo, che in televisione però dev’essere di tipo “adorabile”, cioè alla dr House, ma ritenendo che sia un ottimo compagno di Arbore ma questi sia tutt’altro rispetto a lui, vale a dire autore e coordinatore (l”insieme”) oltre che uomo brillante che sa farsi piacere, ho il sospetto che Freccero possa averlo inquadrato per quello che è. Un ottimo regista. In senso tecnico ma scarso in capacità narrative. Giudizio un pò impietoso. Si tratta di capire se queste sono le sue caratteristiche o se, invece, Freccero non sia stato troppo impietoso e forse domani, nella post tv, Boncompagni potrebbe riuscire a trovare la combinazione tra tecnica e narrazione. Certo che se sei un adorabile cinico ma non ti fai vedere e sentire a che ti serve?
Forse sarebbe il caso che si mostrasse. Da Fazio mi è piaciuto il suo (giustificato) snobismo. Perchè non provare a mostrarsi e a smentire Freccero? Se è smentibile
scorpio
08 dic 2006 - 21:11 - #9Mi spiace dirlo ma credo che boncompagni ormai sia passato di moda e forze solo freccero potrebbe darli un programma (anche se mi pare che tra i 2 nn corra molto buon sangue).Almeno nella tv di oggi tutta reality e fiction nn vedo un programma alla “bonco”.Lui tra l’altro dice che la sua giusta collocazione sarebbe la terza serata.Forse li potrebbe essere messo ma ripeto tra i direttori che ci sono oggi alemeno in rai lui è out. Lo vedrei bene su la7 oppure su italia 1 come target ma anche li sarebbe una presenza ingombrante. Forze se torna chiambretti in rai allora qualche possibilità l’avrebbe considerando che con chiambretti se nn sbaglio lavora irene ghergo sua storica collaboratrice.
italo moscati
09 dic 2006 - 12:16 - #10Non so se Bonco si consideri in pensione (non credo) ma la situazione tv cambia in fretta e tutti diventano, diventiamo obsoleti, anche gli spettatori. Ci sono alcune icone che restano, come Mike, Pippo e pochi altri, ma è giovinezza perenne solo in apparenza. Pensate a quel che sta capitando a Costanzo: muore dalla voglia di esistere come prima, ma non può, non può farlo.Qui i Letterman o i Larry King non ci sono, le ns tv non amano le vere personalità ma i surrogati, surrogati sorretti dai gruppi di potere della politica o dai dirigenti incapricciati dalle veline o dai grandi vecchi supposti tali. Bonco potrebbe avere spazio se non esistessero su di lui pregiudizi. Questi dirigenti sanno solo vedere le sue Lolite e la sua falsa Hollywood. Per ribaltare questo, Bonco dovrebbe essere meno scostante ma anche meno prono a farsi considerare un sempre verde. A sbrogliarla tocca a lui, alle sue idee, ai suoi progetti e alla capacità di incantare, per fare cose diverse, i dirigenti che cambiano solo in apparenza, la sostanza e le mentalità purtroppo restano sempre le stesse, buona giornata, Italo