Ciclicamente, nella storia della televisione italiana, ci sono programmi che tornano a far parlare di sè per la loro carica attualizzante. Uno di questi è sicuramente Non è la Rai (questo il sito ufficiale), e approfitto della notizia dell’ultim’ora, che vedrebbe alcune delle ragazze storiche come Pamela Petrarolo, Ilaria Galassi e Francesca Pettinelli riesumate dal programma di Raidue Libero, per affrontare un tema di scottante interesse.
Quand’è nato il vouyerismo televisivo?
Ebbene, in una mia recente consultazione della preziosa Garzantina di Aldo Grasso, ho avuto una conferma ai miei sospetti. In tv si è incominciato a parlare di vouyerismo, in quanto sinonimo di lolitismo, proprio a partire dalla trasmissione cult di Gianni Boncompagni. Il termine, derivato dal francese, equivale a scopofilia, deviazione consistente nel provare piacere alla vista di immagini o di atti erotici (dal greco skopein, guardare). Ebbene, il programma più discusso degli anni’90, verso cui il sottoscritto prova un rimpianto particolare pur riconoscendone evidenti nonsense strutturali, ha segnato l’iniziazione del pubblico italiano alla sessualità catodica. Nonostante ideatore e addetti ai lavori insistessero più volte sulla freschezza e l’assenza di malizia nelle ragazze, intorno agli studi del Palatino prese vita una sorta di eccitazione collettiva, fatta di idolatria esasperata, desiderio irrefrenabile di assaporare il frutto proibito e non ancora sbocciato. A quanto pare, non furono solo fans sfegatati a cogliere la potenza del fenomeno, ma anche fior fior di intellettuali.
Tempo fa mi è capitato tra le mani un libro altrettanto di culto, Woobinda di Aldo Nove, che attraverso una sorta di linea di paragone tra il cordone ombelicale e il liquido amniotico, esprimeva il suo autentico godimento verso il mondo di fantasie spalancato da quelle vallette sguazzanti in piscina, dal gioco della nonna di Mary alle epifanie di Miriana.
Ebbene, preso atto di queste premesse, facciamo un passo avanti. Tornando alla voce Voyeurismo dell’Enciclopedia della Televisione, viene presentata un’analisi più ampia del caso che non mi sento di sottovalutare. Grasso, infatti, ritiene che l’atteggiamento del guardone che il piccolo schermo indurrebbe nel fruitore non è del tutto inconsapevole, ma affonda le proprie radici in una disposizione mentale che vaga nell’aria in attesa che qualcuno le dia forma…
“I programmi delle ninfette sono per lo più detestabili. E’ evidente, però, che se quelle ragazze appaiono in video, è perchè ci sono dei genitori che che le hanno spinte verso quella vetrine, che non hanno saputo suggerire loro esempi alternativi. E’ verosimile che il vouyerismo derivi da altre cadute di gusto, da altri abbassamenti della guardia”.
Insomma, se di problema si deve parlare, la sua causa è da ricondursi, secondo Aldo Grasso, all’insofferenza manifestata via via dalla Tv per tutto ciò che possiede una qualità e richiede un impegno, un attenzione non cursoria. Non è la Rai, dunque, sarebbe stata l’apripista del disimpegno televisivo, un’istigazione al dilettantismo a colpi di playback e gare di ammiccamento a dispetto del talento.
Boncompagni, invece, ribattezzato da Enrico Vaime il Mago Zurlì porcellone, avrebbe avuto il ruolo un semplice Galileo dei Guardoni, fondatore di un harem verginale nato per soddisfare delle precise richieste del pubblico e rispondere a un sentimento di trasgressione latente.
“Quella che Boncompagni confeziona è una tv vacua, una tv servile e opportunista soprattutto nei confronti dello sponsor. Nata da un pensiero anemico, essa non merita la ricompensa di una ricerca. E’ solo vuoto, anche se vuoto impuro. Prendersela con Boncompagni e non con quei genitori tutti sorrisi e canzoni è filisteismo: l’uno fa, con qualche ignobiltà, il suo mestiere, ma gli altri sono volontariato della stupidità”.
Voi come la vedete? Non è la Rai è da promuovere o bocciare? Gianni Boncompagni è genio o carnefice?
Per riflettere, vi lascio a questo video di Youtube, il cui montaggio pepato denuncia a pieno il nocciolo della questione…
Anonimo
28 nov 2006 - 15:38 - #1MALE L’ICONA DEL TRASH
sakai
28 nov 2006 - 15:40 - #2Gianni Boncompagni è un genio. E non è la rai
era il trash consapevole, un programma che
non ha mai preteso di essere chissà cosa, che
di fronte alle accuse di essere trash rispondeva
con la consapevolezza di esserlo, fra giochi
stupidi e canzoni in playback. Ed è proprio per
questo che oggi Non è La Rai è un pezzo
importantissimo della storia della tv!
sakai
28 nov 2006 - 15:42 - #3vabbè ma ’sto video lo ha montato
un maniaco però! :D ^^’
Lord Lucas
28 nov 2006 - 15:42 - #4La penso come te, Sakai ^_^ Ma sono aperto al confronto con opinioni divergenti.
Fabio
28 nov 2006 - 15:55 - #5Dunque, scopofilia deriva dal greco “scopein”… siamo proprio sicuri che significhi ….”guardare”???? :)
Anonimo
28 nov 2006 - 16:08 - #6poi si vede che è un ingordo che non ha nulla da fare. ma andate a casa o a lavorare seriamente !
Avanguard
28 nov 2006 - 16:11 - #7Le origini del voyerismo catodico sono da ricercare altrove. Non è la Rai è stata la sua massima espressione ma ad aver aperto la strada sono stati i vari Penthouse ed anche il film della Commedia Sexy, sopratttutto quello di Pierino, trasmesso un tempo,su qualsiasi rete e qualsiasi ora. In particolare negli anni 80, c’era il gusto di trasmettere film osè con molta noncuranza. Queste scelte di nicchia sono andate ad alimentare un fenomeno che nel tempo è diventato di massa grazie ad Ambra &co.
Steven
28 nov 2006 - 16:23 - #8Io “Non è la rai” non l’ho mai guardato…
Lord Lucas
28 nov 2006 - 16:40 - #9Però, se ci pensi Avanguard, io mi riferivo ad intrattenimento di ampio raggio, non un semplice Colpo Grosso in onda a tarda sera. Un programma del pomeriggio con più o meno velati riferimenti sessuali. In questo è stato l’apripista, no? Si sa che al cinema certe cose sono venute prima…
sakai
28 nov 2006 - 16:40 - #10infatti io non parlerei di voyerismo,
ma di “lolitismo”. Veline, letterine & co,
sono nate proprio in quello studio…
Avanguard
28 nov 2006 - 16:46 - #11Sì Lord Lucas ma stiamo dicendo la stessa cosa. Io ho fatto solo una riflessione su quali siano stati i fenomeni che hanno aperto la strada a Non è la Rai. Poi è indiscutibile che il voyerismo sia riconducibile solo a quel programma. Infatti l’ho detto: con Non è la Rai ha trovato la sua massima espressione. E comunque io non mi riferivo al cinema anche perchè è scontato ma al passaggio di un certo cinema in tv, che all’epoca fu un fenomeno non indifferente :)
Il lolitismo è comunque una derivazione del voyerismo. E’ una sua specifica ma i “sintomi” sono gli stessi.
papero
28 nov 2006 - 17:30 - #12Aldo Grasso offre sempre un punto di vista “estremo” altrimenti si confonderebbe nel nugolo dei tanti critici televisivi e pur di essere diverso e particolare finisce per dover essere sempre filtrato dal buon senso del lettore.
Boncompagni (come Arbore grandi inventori/creatori di spettacolo) non ha mai fatto cose mediocri e vuote. farci apparire guardoni e filo.lolite era proprio un obiettivo preciso, una cosa voluta, cercata. Un modo ironico per presentarci un programma che altrimenti sarebbe stato carico di una atmsofera da Tv dei ragazzi che non si voleva dare.
Il fatto che una buona parte di quelle ragazze abbiano fatto strada nel mondo dello spettacolo (anche in misura “elevata” come attrici e non solo come showgirl) significa che dietro c’era stoffa. Riconosciuta e ovviamente valorizzata nel tempo.
Non riconosco il guardonismo in quella strasmissione, perchè quello a cui si deve fare riferimento è il guardonismo legato alla Tv del “protagonismo casuale” della gente comune portata in TV. della passarella in perizoma delle casalinghe italiane, allo spogliarello delle signorine che partecipano per il “bello” di turno.
E’quello l’inizio della decadenza. Il giorno in cui si è deciso di far salire il pubblico dall platea sul palco. e questo non l’ha inventato Boncompagni ma tutta una serie di trasmissioni che hanno affolato la allora fininvest famiglie che andavno a litigare in TV, mariti e mogli, cercafidanzati. eccetera.
Da allora ci siamo scoperti amanti dell’impiccio, dell’orecchio sulla porta e l’occhio sul buco della serratura.
GreenPeas
28 nov 2006 - 19:14 - #13Scusate ma Antonio Ricci dove lo mettete?? Nessuno si ricorda di Drive in, le ragazze fast-food, lory d.santo/cassiera inquadrata sempre dalle “retrovie”, carmen russo, nonchè della banda delle “monelle” (o qualcosa del genere)quindicenni o giù di lì? Tutto ciò mi sembra di un bel pò precedente a Non è la rai. Suvvia, diamo al buon Ricci tutti i suoi “meriti”… fastfood, poi veline, poi littorine, poi paperette…
GreenPeas
28 nov 2006 - 19:47 - #14@papero
“Il fatto che una buona parte di quelle ragazze abbiano fatto strada nel mondo dello spettacolo (anche in misura “elevata” come attrici e non solo come showgirl)…”
BUONA PARTE?
Ambra, Claudia Gerini…e….e…(????????)
valerio
28 nov 2006 - 20:33 - #15@greenpass
..e Lucia Ocone e Sabrina Impacciatore
altre che ancora bazzicano in tv sono
Laura Freddi, Miriana Trevisan, Antonella Elia, Yvonne Sciò, Cristina Quaranta, Alessia Merz, Nicole Grimaudo (+ altre che al momento mi sto scordando :p )
GreenPeas
28 nov 2006 - 20:44 - #16@Valerio
Ok, hai ragione, infatti poi subito m’è sovvenuta S.Impacciatore e ovviamente anche la Ocone e Grimaudo sono ad alti livelli. Però papero aveva parlato di “buona parte” e di misura qualitativamente elevata; le altre che hai citato, appunto, “bazzicano” la tv e credo che lo facciano proprio perchè campano di rendita di Non è la rai
sakai
28 nov 2006 - 22:51 - #17greepeas non sono d’accordo!
boncompagni è stato il primo a prendere
un gruppo di adolescenti allo sbaraglio, giovani
e non così procaci come le belle del
drive in, facendo di loro l’oggetto delle
fantasie di molti ragazzi, senza copioni
o comicità, semplicemente facendole ballare
e “canticchiare” qualche canzonetta…
…è differente da quello che ha fatto ricci!
caterina
29 nov 2006 - 15:25 - #18Ho sempre pensato che alcune ragazze di boncompagni fossero ottime professioniste e la lista dei nomi fatti mi conferma la cosa.
E’ sinonimo di grande intelligenza da parte di Pamela Petrarolo, a mio avviso un vero talento non riconosciuto come dovrebbe, confrontarsi con un gruppo di sue amiche che comunque non hanno avuto la fortuna di partecipare alla Fattoria e sono scomparse da oltre 12 anni.
Vuol dire che la ragazza non se la tira affatto e sa quanto è duro poter riuscire ad avere uno spazio tv, anche perchè questi spazi sono ad appannaggio di gente come Sara Varone, la Gregoraci ed altre che non ballano, non cantano, non conducono…