Ci sono programmi che meriterebbero un posto d’onore nei palinsesti delle emittenti televisive, e invece vengono relegati in un cantuccio e trasmessi senza entusiasmo ad orari non troppo adatti.
E’ il caso ad esempio di Altra storia, settimanale di politica e costume di La7 condotto dal giornalista Pierluigi Battista, già conduttore di Batti e Ribatti su RaiUno - dove non ha però mostrato le sue reali doti -, editorialista e vice-direttore del Corriere della sera e collaboratore di tante altre testate, nonché scrittore.
Iniziata la settimana scorsa e giunta alla sua quinta edizione, la trasmissione va in onda ogni sabato alle 13.00. Nella puntata in onda domani, a mio parere particolarmente interessante, verrà analizzato il morboso e controverso (com’è definito sul sito di La7) rapporto tra la politica e la televisione:
La tv si adegua e cavalca la trasformazione: da Milano Italia a Porta a Porta, da Gianfranco Funari a Michele Santoro, dalle risse tv alla politica spettacolo, i talk-show diventano il luogo deputato per discutere e fare la politica, spesso non disdegnando le regole d’oro dell’intrattenimento
Per questa puntata, Altra storia si avvarrà delle testimonianze di Bruno Vespa, Gad Lerner, Lucia Annunziata ed Emilio Fede.
Io lo vedrò con interesse. Qualora anche voi seguiate il mio consiglio, ne potremo discutere insieme.
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ennio
27 ott 2006 - 17:50 - #1OT
per chi è interessato a scrivere di tv, qui cercano gente…
http://www.campo-ofi.it/
aw
27 ott 2006 - 18:41 - #2un grande programma è REPORT su rai tre che secondo me andrebbe bene pure per rai due
Meltin'pot
27 ott 2006 - 18:42 - #3domani amici
temistoclefrittaglia
27 ott 2006 - 21:36 - #4gad lerner, lucia annunziata, emilio fede, bruno vespa…. la trasmissione di gigi si avvale di parere mai sentiti in televisione, persone ostricizzate, le cui sagge parole non riescono a trovare divulgazione.
sarò in prima fila per assicurare a questi sommi esponenti del pensiero tutto il sostegno che meritano. eroi!
art
27 ott 2006 - 22:01 - #5si, sono dei garibaldini..
art
27 ott 2006 - 22:03 - #6si, sono dei garibaldini..
derma
27 ott 2006 - 22:47 - #7A domani, allora. (Non è una minaccia!)
Ciao, Debora.
PS: Sono proprio curioso di leggere il titolo che sceglierai per l’articolo di domani.
Mari
28 ott 2006 - 20:49 - #8Ciao Debora, ciao a tutti, ho visto l’ “altra storia” di oggi. Si è in effetti parlato della trasformazione del linguaggio televisivo dal 1992 ad oggi. E secondo me ben ci sarebbe calzato anche l’articolo di Malaparte sulla post-televisione. Si è parlato di “estasi del pecoreccio” e di un crescendo della “spettacolarizzazione dei fatti di sangue” (stile Porta a Porta e delitto di Cogne ad esempio): tutto vero! Si è trattato dell’ingerenza della politica nella tv (analizzando tra l’altro l’ascesa di Berlusconi in rapporto al mezzo televisivo) fino ad arrivare alla considerazione del fatto che la politica attuale ormai adotta in toto il linguaggio della tv stessa. Mi è quasi venuto il dubbio che Berlusconi, ben conoscendo le leggi televisive, abbia fatto in modo di “sbagliarne” l’uso per perdere appositamente le elezioni in modo da farci toccare con mano il governo Prodi sperando in futuro di poter contare su un numero di voti più ampio. Mie considerazioni a parte, il documentario è finito in maniera emblematica: con la tv scaraventata letteralmente fuori dalla finestra.
Ben fatto: il futuro è nel satellitare. Voi che ne pensate?
derma
29 ott 2006 - 00:56 - #9Sono convinto - ma non sicuro che avvenga - che la televisione per vivere davvero il suo liberatorio momento di anarchia depuro-purgativa - in pratica, la propria “Rivoluzione Francese”, la quale fu necessaria alla Storia quanto lo sarebbe alla televisione: la televisione deve “navigare” nel “mare nostrum” di Internet dove è impossibile imbrigliarla a causa di tutte le “correnti” che percorrono la Rete, e soprattutto perchè, fuor di metafora, in tema di programmazione e di linguaggio informatico nessuno davvero riesce a controllare, se non addirittura capire, le dinamiche (sempre imprevedibili) e dunque ingovernabili risultano gli effetti a dispetto delle azioni di chi pretende di gestire il linguaggio della macchina.
Impossibile sarebbe, come d’altronde già oggi lo è, censurare o condizionare - almeno non in maniera considerevole come avviene al giorno d’oggi tramite i neo-tradizionali canali “monodirezionali”. A dimostrazione, effettiva, di quanto io credo e scrivo, basterebbe considerare quanti bug e quanti problemi i PC oggi provocano: ogni problema risolto, se ne presenta un altro che è figlio del precedente oppure con esso non ha alcuna parentela: è un circolo così vizioso che sarebbe divertentissima ed imabarazzante utopia credere di poter controllare la televisione nel caso che, per necessarie circostanze o lucida volontà di speculazione, essa vada, invece che “on the air”, “on the web”.