Logo Blogo

Di cosa parliamo quando parliamo di televisione (*)

Pubblicato: 27 ott 2006 da Malaparte

Premessa: questa è una nuova categoria di TvBlog, che prende le mosse da vecchi post ormai in disuso, conversazioni epistolari con alcuni lettori che si sono fatti in qualche modo promotori di questa iniziativa, scambio di opinioni con il preziosissimo Italo Moscati e con altri addetti ai lavori.
L’obiettivo di questa categoria è quello di creare un punto di ritrovo periodico in cui addetti ai lavori (autori televisivi, sceneggiatori, registi, critici, teorici) avranno modo di esprimere il loro pensiero sullo scrivere di e per la televisione, sul fare e criticare la televisione.
Cercheremo di rendere quanto più possibile variegato e articolato l’elenco dei nomi che si susseguiranno come autori di questa rubrica, attingendo a piene mani da conoscenze personali e da incontri sul campo che - come già naturalmente accade - si susseguiranno nel corso di questo particolare “viaggio”.

Il contenuto dei post che rientreranno nel progetto “Di cosa parliamo quando parliamo di televisione” sarà dunque più teorico, evidentemente più prolisso, meno orientato all’ascolto e più diretto verso la qualità (in termini di blog, ovviamente).
Cercheremo di dar voce a vari settori, dalla fiction all’intrattenimento, dal reality al documentario, dalla critica su carta stampata a quella video, con la speranza che sempre più addetti ai lavori abbiano voglia e piacere di partecipare a questa finestra sempre aperta sul mondo della televisione - di quella post-televisione che mi sono permesso di provare a teorizzare, o di quella che vorrebbero o di quella che c’è veramente -, e che i lettori apprezzino questo sforzo di fornire anche un contenuto altro a questo TvBlog che ci piace far crescere in maniera sempre più varia.
Chissà che da questo auspicabile scambio di idee non possa nascere qualche progetto più articolato.

Uno spunto di partenza. L’eterna dicotomia qualità/quantità.
Il tema di questo spunto - come sapranno i lettori più affezionati - mi è particolarmente caro, e già ne ho parlato a suo tempo, quando si levarono voci di dissenso (e di assenso, va detto) a certe svolte gossippare e farcite di donnine e notiziole leggere all’interno dei nostri post.


Il sublime dello scrivere di televisione sta proprio in questo, a giudizio del sottoscritto: è possibile parlare di trash, di questioni relativamente inutili o ascrivibili a quella categoria descritta dall’orrendo neologismo fuffa, in maniera altra e alta. Cosa che si può attribuire a tutta una serie di maestri cui sarebbe bello poter attingere, cui è auspicabile aspirare.

Le recenti affermazioni del Ministro Paolo Gentiloni - volte a sostenere una riforma della televisione che non cambia poi molto in termini di sostanza e che sembrerebbe scontentare un po’ tutti -, le esternazioni dell’onorevole Landolfi a proposito di una certa televisione pubblica hanno in qualche modo (ri)aperto il dibattito anche dal punto di vista di chi la televisione la scrive.
Io credo che il concetto di televisione educatrice sia ormai superato e largamente rimpiazzato da altro. Questo altro ha strettamente a che fare con logiche di mercato e tendenze al ribasso. Non è un mistero che la concorrenza in termini di ascolti e di raccolta pubblicitaria abbia instaurato un meccanismo a spirale dove invece di rincorrersi sul piano della qualità ci si rincorre su quello del diamo alla gente quel che la gente vuole.

Ecco la grande illusione - presunzione? - di chi scrive per la televisione: sapere, quotidianamente, quel che la gente vuole. Sulla base di cosa? Di dati statistici che noi stessi, che di tv scriviamo, ci troviamo quotidianamente a commentare ben sapendo che le regole del gioco e della misurazione falsano la misura stessa e che la mancanza di un indicatore preciso di qualità e gradimento rendono gli stessi dati freddi numeri. Appoggiarsi a essi è proprio il primo passo verso il naturale deperimento del contenuto.

La gente vorrà veramente vedere vip(pini) che si scagliano l’uno contro l’altro commentando questo o quel reality show? Fiction più o meno simili, più o meno interessanti, quasi sempre uguali a loro stesse e ai modelli precedenti e a quelli precedenti ancora? In termini percentuali sembrerebbe proprio di sì, ma la fuga dalla televisione generalista è in atto, e questo è un dato di fatto che si chiama valore assoluto.
Quanto ai singoli prodotti da lanciare - come altro chiamare format, fiction, programmi? - ci sono grosse responsabilità da parte di chi produce, di chi mette in onda. Anche qui, la presunzione è dilagante. Se da un lato non potrebbe essere altrimenti - ci vuole pur un ruolo decisionale, a un certo punto. E questo ruolo decisionale non può prescindere da gusti e convinzioni soggettive e personali, per quanto possa basarsi su indagini di mercato accurate -, dall’altro le scelte sono spesso poco oculate.

Sky e internet sono concorrenti pericolosissime per quanto riguarda il mondo della lunga serialità di provenienza d’oltreoceano (è il famoso flusso on demand), ma spesso le televisioni generaliste sembrano bearsi nell’affossare prodotti che ovunque spopolano e hanno successo. Il recente caso di Invasion messo in onda su Canale5 è, per cominciare, la prova che la fantascienza in Italia non funziona sia un pregiudizio da quattro centesimi. E per continuare, un investimento scarsamente lungimirante, visto che la serie era stata già chiusa negli Stati Uniti d’America.
Ma avrebbe potuto essere uno stimolo per osare, visti gli ottimi risultati in termini di ascolti. Stimolo perso.

Non parliamo poi dei reality show: troppi, snaturati, al punto che l’unico a andare veramente bene è stato quello che per scrittura era il più semplice e efficace. Certo, a proposito dei bassi istinti e del basso contenuto. Ma pur sempre di intrattenimento ultraleggero si trattava, e lì, per onestà, fin dal titolo, nessuno auspicava qualità: una televisione scritta e fatta per scelta, coerente fino al paradosso, senza velleità di sorta. Non è mica detto che l’italico popolo debba compatto guardare un documentario sulla Seconda Guerra Mondiale - a proposito, detto fuori dai denti: non se ne può davvero più - e che non possa fruire di show goliardi. C’è un limite a tutto, ovvio. Ma lì si entra in questioni di carattere personale.
Che poi una certa qualità paghi lo dimostrano certi eventi televisivi: il Fiorello che sbuca all’improvviso, le Invasioni Barbariche, il Tempo di Fazio, Report, Chi l’ha visto, il mai troppo rimpianto Invisibili e un’altra piccola serie di piccoli programmi portatori sani di grandi risultati.

La sensazione però, è che al momento chi scrive per la televisione si trovi sommerso, soffocato da mille miliardi di vincoli e cavilli e preoccupazioni e isterie e ansie da prestazione.
E chi scrive di non può che prendere atto, adeguarsi e provare a passare la palla a qualcun altro, che arricchisca questo breve, forse anche banale, volo pindarico che dà il via a questo piccolo progetto.

(*) Il nome di questa categoria, particolarmente lungo, lo riconosco, deriva da un insano amore del sottoscritto per Carver. Amore per il quale vi chiedo di perdonare fin d’ora l’uso di questa “citazione deformata” e un po’ abusata.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
11 commenti

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Profilo di salvatore ditaranto

    salvatore ditaranto

    27 ott 2006 - 19:05 - #1
    0 punti
    Up Down

    C’è chi pensa che la quantità al lungo andare porti qualità. Prendiamo il caso degli Stati Uniti dove a fronte di una miriade di serie e telfilm si arriva a progettare capolavori! La prima regola della televisione è quella di m”aggiungere linguaggi” e mai essere parca e misera.

  • derma

    27 ott 2006 - 20:05 - #2
    0 punti
    Up Down

    Ottima premessa, sia per “stile” sia per la sua “scrittura”, sebbene vi siano due o tre punti che non condivido. Se ti interessa sapere quali essi siano, fammelo sapere.

    PS: Premessa lunga; spero che chi si avventurerà qui, lo leggerà per intero e lo intenderà nella sua intierezza, altrimenti potrebbero nascere disguidi - e quando non ne nascono, mi potresti rispondere!

  • Steven

    27 ott 2006 - 23:28 - #3
    0 punti
    Up Down

    i clamorosi flop dei vari reality possono significare una cosa sola:che al gente si è stancata.premesso questo,io farei così:2 reality,e maggiore spazio a telefilm di qualità e soprattutto film.il primo grande fratello ebbe un successo immenso perchè era un qualcosa di completamente nuovo,innovativo x la nostra tv.ricordo che,(io non l’ho mai guardato),ne sentivo parlare ovunque:ne parlavano i miei amici,al bar,x strada…in tv!..ne parlavano nel bene e nel male,ma la cosa + importante è che NE PARLAVANO.ad alcuni anni di distanza dal primo gf,possiamo affermare una cosa:che IL TRASH,ALLA LUNGA,STANCA.i personaggi del trash sono tali xkè vivono il loro grande momento di gloria,ma spariscono dopo alcuni mesi.il trash è godibile se BEN DOSATO.a differenza dei telefilm,dei film e di ogni programma di qualità che,se inserito in un palinsesto fatto bene,può fare buoni ascolti x un lunghissimo periodo. a tal proposito,sarebbe anche ora che agli autori italiani venissero in mente idee nuove,perchè i telefilm e le mini serie italiane diventano ogni anno + pietose (vedi l’ultimo scempio: LA FRECCIA NERA).non credo che gli autori americani siano + intelligenti o + geniali di queli italiani.eppure la qualità del peggior telefilm americano è molto superiore a quella del miglior telefilm italiano.il vero problema è che si comprano i format stranieri e si fanno quelle soap opera infarcite di amori e tradimenti con interpreti quasi sempre scandalosi (vedi “carabinieri”), perchè si vuole andare sul “sicuro”,e quindi c’è poca voglia di “rischiare”,con un telefilm alla “Dr. House”,oppure alla “NCIS”.questo è il mio punto di vista.
    PS:una rubrica come questa ci mancava proprio,ed è un’iniziativa davvero interessante: bravo Malaparte.

  • Malaparte

    28 ott 2006 - 11:22 - #4
    0 punti
    Up Down

    derma, se ne hai voglia, sviscera pure il tuo pensiero :)

  • Mari

    28 ott 2006 - 21:06 - #5
    0 punti
    Up Down

    La quantità penalizza senz’altro la qualità, questo è il mio pensiero. Eppure si fanno grandi studi sul mercato televisivo, sul target dei fruitori, sulla domanda e sull’offerta. Si acquistano format pre-confezionati e poi si cerca di adattarli al pubblico italiano, ma…c’è un ma..secondo me il pubblico italiano è fortemente sottovalutato. Non si rischia, si preferisce buttare carne al fuoco, ma carne da macello piuttosto che filetto. Noi telespettatori sappiamo discernere eccome , il cervello non è morto, dorme, ce l’hanno addormentato, a volte mi ritrovo anch’io, mentre ad esempio sono immersa nei lavori di casa, a tenere accesa la televisione “per compagnia” e ad assorbire senza neanche rendermene conto insulse trasmissioni con litigi e volgarità annesse e connesse. In quel momento non scelgo, vengo investita dal bailame, ma non ascolto; ne temo però l’assorbimento occulto. “Diamo alla gente quello che vuole” è uno stupido, assurdo, infondato alibi per giustificare l’ascesa televisiva di pochi, gli interessi politici ed economici di altri. Possiamo ancora sperare in autori televisivi capaci e controcorrente? Mah!

  • Profilo di derma

    derma

    28 ott 2006 - 22:49 - #6
    0 punti
    Up Down

    @Malaparte: Prima di trattare i due o tre punti che non condividevo riguardo l’articolo da te scritto, vorrei davvero che tanti e tanti e tanti e tanti - non è un “errore” del codice o una mia “svista”: ho scritto io, e consapevolmente, più volte la parola “tanti” - potessero “sentire” (ed anche vedere; perché no?!) la magnifica ed illuminata considerazione enunciata da Pasolini, durante una trasmissione di Enzo Biagi del 1974 o 1975, riguardante ciò che in televisone sia “lecito” o “possibile” dire e cosa non lo sia.

    @Mari: Quoto in toto - scusa la penosa rima, ma così è; pazienza - quanto da te scritto: la poesia più sublime - ammesso che possa esistere oggettivamente una poesia “migliore” delle altre - recitata mille volte annoierà il più fervido ascoltatore.

  • Profilo di derma

    derma

    28 ott 2006 - 23:36 - #7
    0 punti
    Up Down

    Punti che non condivido:

    1) “…- di quella post-televisione che mi sono permesso di provare a teorizzare, o di quella che vorrebbero o di quella che c’è veramente -…”

    Non concepisco la “teorizzazione”. Ma caso mai dovessi esser “teoricamente” convinto della sua “bontà”, purtroppo immediatamente risalirebbero dal cortile della mia memoria le immagini delle innumerevoli catastrofi che, a lungo e a medio termine, ha provocato la applicazione della “teorizzazione”, la “realizzazione di un ideale”.

    2) “Non è mica detto che l’italico popolo debba compatto guardare un documentario sulla Seconda Guerra Mondiale - a proposito, detto fuori dai denti: non se ne può davvero più - e che non possa fruire di show goliardi. C’è un limite a tutto, ovvio. Ma lì si entra in questioni di carattere personale.”

    A dispetto di quanto ho scritto poco prima rivolgendomi a Mari - e cioè riguardo alla ripetizione stancante del “bello” o del “tragico” - non condivido quanto affermi in questo passo perché nel riproporre con “insistenza” la “Storia” che ha coinvolto davvero il globo intero (o quasi; ma comunque poco mancava per considerarlo interamente partecipe, spesso suo malgrado) ecco che innanzitutto si “rinfresca” la memoria di chi stava (per stanchezza) o voleva (in malafede) dimenticare, quindi si renderebbero coscienti le generazioni future (sperando che ce ne siano ancora!), ed infine si rendono evidenti i limiti della stessa Storia, la quale non può, né d’altronde saprebbe, individuare dove stia la beneamata e tanto invocata “verità”. Sebbene sia tentato io di attenuare il mio dissenso da quanto da te scritto poiché tu, con onestà, hai chiosato precisando che “lì si entra in questioni di carattere personale”.

    3) “…il Tempo di Fazio…”

    Lo ammetto, è un po’ futile dichiarare di non esser d’accordo con il tuo preciso e gradevole articolo eppoi vedere che, tra gli altri motivi, vi sia una “semplice” trasmissione televisiva; ma tant’e! Mi appello pertanto a quanto tu stesso hai detto e che ho citato al punto precedente “…questioni di carattere personale…”

    4) “La sensazione però, è che al momento chi scrive per la televisione si trovi sommerso, soffocato da mille miliardi di vincoli e cavilli e preoccupazioni e isterie e ansie da prestazione.”

    Talvolta - sottolineo: talvolta; non sempre quindi - dico a me stesso, ed anche a chi ha potere o opportunità ma tentenna, “Non me ne frega nulla se è difficile: o adesso o mai più!” Altrimenti si arriva dove adesso siamo - e di certo non sto alludendo al ristretto e miserrimo mondo della televisione ma ad un ambito più vasto, e per interesse e per estensione.

    “E quindi uscimmo a riveder le stelle.”

  • Mari

    30 ott 2006 - 11:47 - #8
    0 punti
    Up Down

    Domenica pomeriggio, durante l’odioso starnazzare del ring, è stato detto un qualcosa di sensato circa il rapporto quantità/qualità e cioè :”In tv oggi non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che fa ascolto”. Triste, tristissimo, il bello, secondo me, alberga altrove, nel soggettivo, nell’originale, non nelle banalità dette, ribadite, scarnificate e ancora ridette nei contenitoroni pomeridiani. E continuano a parlarci della fine dei reality, della noia del trash, della volgarità che deve essere bandita per poi riproporci il GF, la Talpa e chissà quanti ancora idioti programmi voyeuristici travestendoli da psicodrammi che scavano il nostro essere, da esperienze capaci di darci forza ed equilibrio psicologico, da apprendimento di nuove nozioni per la sopravvivenza….per poi rimarciarci ancora su : “il reality è fallito,…. perchè è fallito” e via…. da Italia sul 2, senza pretese, a Porta a Porta, che di pretese ne ha, giù….e ancora giù a riammorbarci con gli stessi pensieri. Ci danno un giocattolino demenziale sui cui fare finti ragionamenti per convincerci di essere intelligenti così mangiamo ancora un pò della stessa zuppa, tutti contenti. Che noia, che barba, che noia, che barba….:la tv senza qualità fatta da uomini e donne senza dignità.

  • Profilo di derma

    derma

    30 ott 2006 - 23:02 - #9
    0 punti
    Up Down

    “È morto il re! Viva il re!”

    “È morta la filosofia! Viva la televisione!”

  • beppe

    19 nov 2006 - 17:00 - #10
    0 punti
    Up Down

    Scusate la domanda ma vorrei sapere chi produce le Invasioni Barbariche e se è un programma di Magnolia di Gori? Grazie.

  • Conte Nebbia

    09 lug 2007 - 18:50 - #11
    0 punti
    Up Down

    La televisione in Italia, come politica di palinsesti è oramai morta e defunta. Faccio un esempio, nel campo che mi compete: il cinema. E’ possibile che la RAI dedichi un unico programma fisso al cinema, e per di più condotto da Marzullo, circondato da prefiche ghignanti?

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per commentare e per entrare nella community di tvblog. Potrai inserire immagini, video, partecipare alle discussioni nei vari gruppi o crearli e inviare messaggi privati agli altri utenti registrati. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento