Inauguriamo con questo post una nuova categoria che parla della televisione che c’è e la confronta con quella che vorremmo, argomento troppo spesso dimenticato, altrettanto spesso richiesto a gran voce da alcuni dei lettori di TvBlog - almeno quelli che hanno la voglia e la pazienza di comunicare privatamente le loro richieste, cose che, ve lo ricordo, potete fare tutti scrivendoci una mail.
La Post-Televisione è già nata. Ma prima di parlarne, ricordiamo i due termini (allora neologismi) coniati da Umberto Eco per datare in qualche modo le ere della televisione italiana.
Si parlava di paleotelevisione per indicare l’era della tv di Stato, con un’impostazione pedagogico-educativa (quasi mai riuscita, a giudizio del sottoscritto). I generi erano nettamente separati, l’intento moralistico e paternalistico nei confronti dello spettatore era dichiarato, l’invadenza rispetto alla vita quotidiana dello stesso tentava di essere limitata.
Poi venne la neotelevisione: l’era delle reti commerciali, delle televendite, delle aste, della partecipazione diretta del pubblico.
L’anello di congiunzione - e di separazione insieme - fra questi due momenti evolutivi dell’amatodiato mezzo di comunicazione di massa piu’ pop che il mono potesse immaginare è rappresentato - idealmente, metaforicamente e fisicamente -, almeno in Italia, da un programma ben preciso: Portobello (nell’immagine, lo storico pappagallino, in uno scatto del 1982).
Scriveva Eco:
Il telefono di Portobello, e di trasmissioni analoghe, mette in contatto il gran cuore della televisione col gran cuore del pubblico. E’ il segno trionfante dell’accesso diretto, è ombelicale, magico. Voi siete noi, voi potete entrare a far parte dello spettacolo. Il mondo di cui la Tv vi parla è il rapporto tra noi e voi. Il resto è silenzio.
E oggi, ci perdonerete la presunzione, siamo qui a sostenere che anche la neotelevisione si è evoluta - lungi da me sostenere o utilizzare il verbo proibito, quello che ha a che fare con i decessi - in post-televisione, o posttelevisione, come piu’ vi aggrada.
salvatore ditaranto
26 ott 2006 - 18:06 - #1Carissimi Malaparte e tvblogger,
l’unica affermazione che mi sento di fare sulla post-televisione è questa “Non saremo mai più uniti come lo siamo stati sulla paleo e sulla neo televisione”. A presto un mio pezzo sull’argomento.
Morgan
26 ott 2006 - 18:46 - #2Curioso di seguirvi.
Francesco
26 ott 2006 - 18:53 - #3“”Non saremo mai più uniti come lo siamo stati sulla paleo e sulla neo televisione”.”
Concordo.
Poi vabbè sulla prima televisione: si iniziava il pomeriggio e si finiva verso le undici se non erro. Altri tempi, altra semplicità e altra TV. Era il mezzo per unire il paese e lo spettatore era spettatore e non consumatore che si deve sorbire pubblicità. Oggì c’ è pure il target commerciale.
Mari
26 ott 2006 - 19:14 - #4Ottimo articolo Malaparte.
Vorrei aggiungere anche, citando per altro un professore di semiotica dell’Università di Bologna, che Eco, negli anni Sessanta, aveva lanciato uno slogan famoso. Diceva che gli intellettuali rispetto alla televisione si dividono in due gruppi: gli apocalittici - la randellata - e gli integrati, quelli che l’accettano come tale. Ecco, l’atteggiamento rispetto alla televisione non si è evoluto poi tanto dall’ora.
C’è da dire però che si sono evolute “le televisioni”, nel senso che la nostra televisione non è più una televisione di servizio pubblico. E’ una televisione imperniata sulla pubblicità. Il servizio pubblico oggi lo fanno le televisioni per via satellite, che hanno però un pubblico limitato. In sintesi secondo me la neo-televisione si è evoluta fin troppo e la post-televisione deve partire da altre basi.
Karl Popper, noto filosofo del ‘900, considerava la televisione un veleno, uno strumento distruttore di civiltà. Chiedo a te e a chi avrà voglia di rispondermi: aveva ragione?
Avanguard
26 ott 2006 - 19:41 - #5La televisione può essere uno strumento distruttore di civiltà solo se qualcuno e cioè l’essere umano glielo permette. Da sola non va da nessuna parte. Detto questo, secondo me c’è una mescolanza tra paleo e neo televisione, oggi come oggi. Una mescolanza che sa di ibrido. Chissà come la chiameremo tra un pò di anni la neo tv. Non oso immaginare.
Mari
26 ott 2006 - 19:55 - #6Ops, scusate mi è scappato un dall’ora al posto di d’ allora. Scrivo di fretta. Ale, pietà!
Grazie.
Malaparte
27 ott 2006 - 13:12 - #7Popper aveva ragione e torto allo stesso tempo, secondo la mia modestissima opinione. Grazie per lo spunto: sarà il prossimo punto di partenza del prossimo post sulla Post Televisione. Il suo saggio “Cattiva Maestra Televisione” me lo ricordo molto molto bene, ma rispolverarlo non farà male.
Salvatore - e lo stesso vale per altri lettori che volessero partecipare al “dibattito” - aspetto interessato un tuo pezzo.
Malaparte
27 ott 2006 - 13:12 - #8Popper aveva ragione e torto allo stesso tempo, secondo la mia modestissima opinione. Grazie per lo spunto: sarà il prossimo punto di partenza del prossimo post sulla Post Televisione. Il suo saggio “Cattiva Maestra Televisione” me lo ricordo molto molto bene, ma rispolverarlo non farà male.
Salvatore - e lo stesso vale per altri lettori che volessero partecipare al “dibattito” - aspetto interessato un tuo pezzo.