La Pupa e il Secchione secondo Nicoletti

Mentre aspettiamo che - bontà sua - Gianluca Nicoletti ci conceda qualche chicca o perlomeno qualche considerazione aggiuntiva a proposito della sua esperienza a La Pupa e il Secchione, come ha già fatto in passato, non possiamo non segnalarvi la bella analisi che lo stesso Nicoletti fa del programma su La Stampa di oggi. Siete ancora in tempo per recuperarla, se non altro perché leggere un pezzo che parla di reality in quel modo fa capire come si possa ottenere il duplice risultato di trattare il trendy in maniera alta. La Pupa e il Secchione secondo Nicoletti è un reality generatore di una nuova figura nell’immaginario del bestiario-dei-concorrenti-di-un-reality-show: una sorta di Giano bifronte, di essere indivisibile composto da due anime distinte ma condannate alla simbiosi. Scrive Nicoletti:


[…] le pupe, vere trionfatrici in quanto immutate in ogni loro splendore e abiezione, non potranno muoversi per i dorati sentieri del successo tv se non portandosi dietro il doloroso complemento di quel fratello siamese […] anche i secchioni per lo stesso fato beffardo, saranno perennemente costretti a recitare la parte di novelli professor Unrat, ma senza nemmeno la consolazione di aver potuto libare, almeno una volta, sulle grazie del loro “Angelo Azzurro”


Tutto probabilmente vero - anche se qualche chance di apparire come -ina, a un paio di pupe, la darei - fino alla considerazione finale di questo successo effimero che si consuma rapidamente e che bisogna spremere finché l’impossibile connubio funziona:

ora bisognerà tirare su il piu’ possibile da quell’esperienza, il Grande Fratello è quasi alle porte e quindi occorre anche farlo in fretta.
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