Politici in tv? No, grazie!


Ci mancava Diliberto, ci mancava. Che, genio della comunicazione mediatica, si permette di dire, rispondendo a una domanda di Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche, che andrebbe al Billionaire - il locale di Briatore - imbottito di tritolo.

Cosa che magari qualcuno potrebbe anche condividere, chi dice no: il bombarolo di De André fa scuola, il pensiero, come non confessarlo, avrà sfiorato piu' d'uno. Ma almeno (per fare un esempio) il Magnotta quando subiva gli scherzi telefonici, con il suo "M'iscrivo ai terroristi" era giustificato. Dall'ignoranza, dal non ricoprire alcun ruolo pubblico.

E quello che valeva per la destra, con un Berlusconi che un giorno la sparava, il giorno dopo si trincerava dietro un stavo scherzando o un mi avete frainteso, per quel che mi riguarda vale per la sinistra.

L'elenco dei politici - loro sì, che ruoli ne hanno - che in televisione scatenano putiferi con dichiarazioni poco accorte, frasi sconnesse e provocatorie che potrebbero uscire dalla bocca dell'uomo qualunque è infinito. Santanché, Calderoli, Berlusconi (appunto) e compagnia cantante, giusto per ricordare gli episodi piu' recenti. Sicuramente me ne sfuggono altri che vorrete ricordarmi.

Ebbene, a fronte di queste considerazioni mi trovo a assumere posizioni moraleggianti, di un rigore quasi calvinista se vogliamo. Se codesti signori che rappresentano la popolazione italiana - dalla quale sono stati eletti - hanno una così scarsa conoscenza dei meccanismi di comunicazione televisiva, sarebbe forse meglio che fosse inibita la loro partecipazione a programmi che rispondono a esigenze di intrattenimento. E che potessero comparire solamente in tribune politiche, o magari in un canale tematico a loro dedicato, da confinare sul digitale terrestre e di cui si potrebbe facilmente ipotizzare lo share, esponenzialmente tendente a zero.

Esagero?

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