#WIDG - Niente sperimentazione in tv per blogger e analisti. Ma si guarda di tutto. E la critica?

Guardare la tv

WIDG - La tv che vorrei continua anche oggi la sua produzione prolifica su 27 blog e forum a tema televisivo e l'analisi qualitativa, in attesa dei risultati che riguardano l'accoppiata La vita in diretta - Pomeriggio Cinque, produce un po' di dati a proposito del panel di blogger e analisti. I risultati sono stati pubblicati, come di consueto, su CineTivu. Potremmo riassumerlo così, l'esito, con una frase un po' cattiva: «il web critica tutto, ma poi guarda comunque tutto» (è una generalizzazione, naturalmente, per semplificare).

WIDG - La tv che vorrei Visto che si fa un gran parlare di sperimentazione, è significativo notare che per il 38,7% del campione non si sperimenta in televisione. Per il 18,7% c'è sperimentazione; c’è anche «chi riconosce come sperimentatori solo Sky (22,0%) e La7 (10,7%). Rai e Mediaset devono accontentarsi dell’1,3% a testa delle preferenze, superati anche dal DTT (8,0%)».

Il che farebbe pensare a un grande desiderio di novità, da parte del campione. Che però, in realtà, si guarda quasi tutto quel che passa il convento. Però con una prevalenza abbastanza coerente per il DTT e con discreta fidelizzazione per i canali satellitari (chi guarda il satellite, insomma, si guarda i programmi del satellite per la maggiore):

Al nostro panel è stato chiesto di indicare tutti i canali che guardano e di sceglierne uno come “canale più visto”. Ebbene: la maggior parte dei giudici guarda il DTT (68,7%), poi Raiuno (68,0%), Italia1 (65,3%), Raidue (62,7%), La7 (60%), Raitre (59,3%) e Canale 5 (50%). Tra coloro che hanno un canale più visto in prevalenza, Canale 5 svetta con il 37,33% delle prevalenze, seguito dai canali satellitari (15,44%), da Raiuno e La7 (12%) e dal DTT (11,33%).

Ora. Questo potrebbe far pensare che i generi preferiti (non qualitativamente: stiamo parlando semplicemente di visione) non siano quelli della generalista. E invece, vediamo l'esito delle risposte:

Tra le tipologie di programmi guardati (potevano indicarne più di una e una prevalente): il 77,3% del panel sceglie i telegiornali, il 63% quelli di informazione, il 60% il varietà, il 58,7% i musicali e i film, il 58% i game show, il 56,7% i talent, il 56% i reality e il 55,3% quelli di attualità/infotainment. Curiosità: c’è sostanziale pareggio tra televendite/pubblicità (12%) e programmi teatrali (11,3%). Anche in questo caso è stato chiesto ad analisti e blogger di indicare quali fra i programmi guardati vedono in prevalenza: in questo caso il 20% risponde Fiction straniere, il 18% i talent e il 17,33% il Varietà.

Provochiamo?

[Foto di Evert F. Baumgardner dal National Archives and Records Administration]

Provochiamo.

La sensazione è che sul web ci sia sempre una gran volontà di criticare, per natura del mezzo. Ma che poi il suo pubblico sia molto assuefatto alla tv che passa e quindi tenda a promuovere ciò che va per la maggiore.

«La rete non è Che Guevara, anche se si finge tale» canta Caparezza (citazione che faccio spesso) e forse la richiesta di una tv di maggior qualità, in un panorama televisivo davvero desolante, è diventata un ritornello ripetuto talmente tante volte che non è nemmeno chiaro cosa sia, questa benedetta qualità.

La tendenza al ribasso abitua il pubblico al ribasso. E tutti i prodotti quantomeno dotati di una dignità esecutiva appaiono così come prodotti che, in qualche modo, eccellono.

Allora, forse, bisognerebbe tener conto del fatto che la tv ha delle grosse responsabilità. Perché, checché ne dica chi la fa, influenza i gusti dei telespettatori. E può trascinarli molto rapidamente verso il baratro della mediocrità.

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