#WIDG - La tv e "gli altri" che parlano di lei. E il rischio di essere d'accordo con se stessi









WIDG LOGO In quasi sette anni di TvBlog ho imparato una cosa: la tv - passatemi la generalizzazione e la personificazione del mezzo - ama molto parlare di se stessa. Ma ama parlar di se stessa nel modo che piace a lei.

C'è quel volemose bene, nell'ambiente, che alla fine genera in poche scaramucce e consente alla critica interna qualche ruolo "a margine", ma vige la regoletta non scritta «cane non morde cane», più elegantemente ridefinita da «non si parla (bene o male) dei colleghi (al massimo se ne parla bene)». Sì, ci sono eccezioni. Ma per semplicità si generalizza, appunto.

Questa autoreferenzialità viene costantemente confermata anche dal mezzo di contatto classico fra la tv e i "giornalisti": gli uffici stampa che, indefessamente - e ci mancherebbe altro, è il loro lavoro - non fanno che illustrare le qualità positive dei programmi, basandosi anche troppo spesso sui nudi numeri. Ci sono programmi, per dire, che, secondo gli uffici stampa, vincono sempre. Gli addetti ai lavori - supportati dai fan tifosi - si trincerano dietro il canonico «chi critica rosica». E fra i critici, dubbi di interessi reciproci a parlar bene o male di questo o quel programma inficiano alla base la qualità stessa dell'informazione.

E così arriviamo al giornalismo di spettacolo, che rischia molto spesso di essere "prono" a logiche che vanno oltre la semplice critica: i due mondi non sono più separati, ma strettamente in contatto. Però, il web, molto lentamente, dopo una fase di assestamento, sta per molti ridisegnando il modo di parlare della televisione: gli spazi in cui il pubblico può dire la propria - al netto del rumore di fondo generato dai troll e, magari, da qualche commentatore-insider sapientemente mascherato - sono sempre di più. Certo, a volte si commettono errori e si cede alla medesima logica degli old media. Capita. Riconoscerlo e opporre a logihe di mercato l'onestà intellettuale è una strada che si può percorrere, però.

E se i programmi televisivi si accontentano di fanpage piene di complimenti, con le critiche spesso sapientemente filtrate o comunque ignorate, il fatto che si possa comunicare anche in maniera diversa, con punti di vista altri.

Ma c'è un rischio, mirabilmente illustrato dal video che vi propongo (e che vale per tutti gli ambiti, non solo per quello televisivo). E' il rischio di essere semplicemente d'accordo con se stessi, o con quelli che la pensano come noi. Un rischio che spesso è seducente per personaggi televisivi davanti e dietro le quinte, ma anche per chi commenta.

In questo senso, una settimana di riflessioni sul tema della qualità televisiva come quella proposta da WIDG - La tv che vorrei, cui fino a questo momento hanno aderito ben 21 blog e forum a tema televisivo, è una boccata d'ossigeno per confrontarci, ognuno secondo le proprie inclinazioni e tendenze.

I lavori inizieranno ufficialmente il 24 febbraio. Nel frattempo, sono già attive svariate discussioni a tema sui vari blog che partecipano e su Twitter, con l'hashtag #WIDG. 21 blog e forum a tema televisivo, in sostanza, a partire dal 24 febbraio e per una settimana, produrranno contenuti sul tema della qualità televisiva con un coordinamento spontaneo. E' un'iniziativa senza precedenti per varietà di voci che partecipano, come è senza precedenti il suo essere aperta a chiunque voglia contribuire alla discussione. La differenza, la disomogeneità, il non allineamento generano ricchezza. E preservano dal rischio di essere d'accordo con se stessi.

La tv, nella sua personificazione, gradirà?

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