Michele Santoro apre Servizio Pubblico su Formigli e la Fiat

Michele Santoro Servizio Pubblico

Michele Santoro comincia puntata di Serivzio pubblico interamente dedicata alla Rai parlando della sentenza del Tribunale di Torino che ha condannato in primo grado Corrado Formigli e Viale Mazzini a pagare 7 milioni di risarcimento alla Fiat. Come già Enrico Mentana ieri e Milena Gabanelli, Santoro si dice decisamente stupito dall'enormità della cifra:

«Una sentenza così mostruosamente enorme che se venisse confermata in via definitiva potrebbe non solo ferire un'azienda ma stracciare la vita di un giornalista.
E a mio parere potrebbe tenere lontani molti giornalisti dal toccare certe industrie importanti, certi marchi prestigiosi».

«Non voglio parlare nel merito di questa sentenza, che dovrebbe solamente essere equa. Credo nella giustizia, e sono convinto che nell'appello altri giudici potrà valutare queste circostanze e decidere se condanne o assoluzioni.

Poi, Santoro rivolge due domande a Marchionne. La prima:

«Ritiene che ora il marchio Fiat sia più forte, dopo la sentenza?».

La seconda, a sostegno della necessità della critica - non solo del diritto, ma della necessità:

«Dottor Marchionne, come mai lei è dovuto intervenire quando la grande Fiat era arrivata sull'orlo del fallimento? Come mai era arrivata sull'orlo del fallimento? Per colpa degli operai che lavoravano poco e guadagnavano troppo? O per certi modelli che si sono rivelati flop?»


Santoro fa poi notare che quei modelli non sono mai stati criticati dalla tv. E chosa:

«Senza la critica, non solo invecchia il Paese. Ma anche le aziende. Per me sarebbe una ferita che se fossi condannato io, anche se io sono stato assolto. Ma c'è una differenza tra la Fiat e la Rai. La Fiat può anche illudersi che la critica non sia necessaria, invece la Rai senza la critica morirebbe subito. Ecco perché la Rai ha bisogno del pensiero diverso, ha bisogno di Adriano Celentano, di tutti quelli che hanno talento. E ha bisogno che si esprimano liberamete».

Infine, la chiusura:

«Certo, se si esprimono liberamente ci sono rischi. Ma se si vuole controllare il potere e liberare la creatività, questi rischi bisogna correrli. E il prezzo che si può pagare per questi rischi è il prezzo della libertà, il prezzo del Servizio Pubblico».