TV E CINEMA, PUGILI SENZA GUANTONI

Ad Alessandria ogni anno, giorni ormai d’autunno, si svolgono incontri di pugilato a colpi di parola. Chi segue il cinema e la tv, o la tv e il cinema, lo sa. Nomi del giornalismo, della critica, o comunque sia dei media, vengono invitati a sfidarsi tra le quattro corde di un ring che viene appositamente allestito sulle tavole del teatro della città piemontese.

A me è toccato cimentarmi sabato 30 settembre. Ad arbitrare l’incontro di “Ring”- così si chiama l’appuntamento alessandrino- era Alberto Barbera, ex direttore della Mostra veneziana e direttore del Museo del cinema di Torino, in camicia bianca e in farfallino nero. Credevo di trovarmi al Madison Square Garden di New York dove si svolgevano, ma capita ancora, i più importanti match della boxe internazionale. Sangue e fiele. Eravamo schierati in questo modo: due per parte, Vieri Razzini e io a sostenere, si fa per dire, la causa del cinema in tv; ed Enrico Magrelli e Gianni Volpi, viceversa, a difendere la critica-critica senza troppe (l’amico Magrelli ne ha diverse) coinvolgimenti con i piccoli schermi.

Pare che all’incontro il pubblico, numeroso, si sia divertito ad avere da un lato una sorta di sfida storica per rievocare la lontana stagione dei grandi e bellissimi cicli della Rai monopolista, una stagione che si è andata spegnendo con la concorrenza tra i vari canali generalisti e la comparsa di quelli satellitari in notevole crescita. Dall’altro lato, sono emersi scampoli di vedute e di desideri su come fare in modo che la informazione sul cinema in tv possa essere sottratta alla sbrigatività e su quali idee possano essere tradotte in pratica da una tv sempre più veloce, sempre meno preoccupata di andare a fondo.



I canali generalisti, si sa, usano il cinema oggi e non spesso lo strapazzano, anche se i film nelle pieghe dei palinsesti sono ancora numerosi e aumentano soprattutto in estate, nelle mattine o a tarda notte. Il cinema, in pratica, è stato soppiantato nelle prime serate che sono occupate militarmente dai reality e dai varietà, oltre che dai quiz e dai talk show.

E’ stata una mutazione intensa e persino violenta, “antropologica” come forse avrebbe detto Pasolini poichè il passaggio netto a una programmazione in posti privilegiati di pellicole spettacolari ha provocato un allontanamento di un pubblico esigente sul piano della qualità e delle scelte diciamo così artistiche e una semina nei giovani di modelli trasferiti, quando avviene, dalle sale dei blockbuster agli striminziti spazi del piccolo schermo, sia pure dilagati negli schermi panoramici.

Sono tra coloro che amano il cinema e pensano che il cinema abbia legato indissolubilmente la sua vita allo spettacolo. Lo spettacolo o lo spettacolone non mi spaventano. Ma penso che qualcosa bisogna fare subito, adesso, per persuadere le reti generaliste a ripensare la proposta dei film e per accompagnarli di informazioni (comprese le storie dei divi, insomma il cosiddetto gossip che è poi un racconto sempre esistito anche fuori da Hollywood) e di commenti dinamici, competenti, stimolanti.

Purtroppo, le cose sono cambiate anche tra gli addetti ai lavori, cioè i critici. Se ieri dominavano la situazione personaggi spesso noiosi e oracolari, chiusi nelle loro teorie o pseudoteorie, convinti di avere sempre ragione nei loro giudizi, oggi i critici, molti critici hanno cambiato modello e tentano di imitare Mughini quando frequenta i salotti sportivi o del varietà. Voglio dire che cercano,invano, di diventare dei “personaggi” e finiscono per essere delle “macchiette”. L’esito è spesso penoso.

Bisogna inventare anche su questo piano. Affrontare, chiamiamola così, in modo roboante, una sperimentazione sia sulle generaliste che sui satelliti. Un vero, nuovo gioco. Le carte sono vecchie o peccano di stantio, narcisistico nuovismo.

Se interessa, possiamo approfondire.

Che ne dite di Peppone e don Camillo in prima serata?

E delle rubriche di cinema in corso?

E dei canali satellitari e delle loro proposte?

Indossate i guantoni, quelli veri,e cominciate a menar botte.

C’è chi non aspetta altro. A cominciare da me, peso leggero in gioventù e ora peso mediomassimo per via dei chili che non se ne vanno e che mi tengo volentieri.

ITALO MOSCATI

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