Il format-Monti in tv. Ancora politica senza contraddittorio

Mario Monti e l\'intervista di Lucia Annunziata

Qualcosa non torna. Lasciatelo dire a chi ha sempre criticato duramente le apparizioni televisive di Silvio Berlusconi e l'anomalia italiana di un servizio pubblico "controllato" da un Presidente del Consiglio che, contemporaneamente, controllava anche 3 televisioni private. E quel qualcosa che non torna non è solo il fatto che la Rai continui a rispondere a lotte "partitiche" - si veda, in merito, la spaccatura del cda Rai a proposito della nomina di Alberto Maccari al Tg1, specchio di schieramenti che nulla hanno a che vedere con le presunte novità politiche del Paese -, ma riguarda anche la modalità con cui il nuovo premier, il tecnico-politico si presenta in televisione.

Sono cinque le apparizioni televisive di Mario Monti da quando è diventato Presidente del Consiglio. E se quella di ieri, con l'infelice uscita sul posto fisso, è già stata definita da Nicola Latorre la «peggior performance televisiva» del premier, c'è qualcos'altro che andrebbe analizzato.

Ed è quello che ieri battezzavo il format-Monti.

L'assenza di contraddittorio in televisione, da sempre indicata come il peggiore di tutti i mali, è il fil rouge che unisce tutte le ospitate del premier: da Porta a porta a Che tempo che fa, da Otto e mezzo a In mezz'ora fino a ieri sera a Matrix, il denominatore è uno solo. Un intervistatore fa domande nient'affatto scomode, Monti fa la sua lezione, che rappresenta la sua visione della realtà. La narrazione, con questa metodologia, gli consente di parlare delle decisioni del suo esecutivo come se fossero le uniche decisioni possibili, anzi, le migliori.

Addirittura, ieri sera si è arrivati al paradosso televisivo, anzi, all'anti-televisione: quando il premier finisce il suo intervento, arrivano gli ospiti che commentano le sue dichiarazioni come se fosse un moviolone.

Foto | © TM News

Il format-Monti fa pensar male. Fa pensare, per esempio, che ci sia una precisa richiesta del premier in merito, altrimenti non si capisce perché non si possa organizzare, molto semplicemente, un confronto con altre persone, politici, giornalisti, con i quali si possa dissertare delle varie tematiche. Non si capisce perché gli altri debbano restare a guardare gli Rvm di quel che è appena successo.

E tutti i cani da guardia del potere, sempre pronti a sparare a zero contro l'assenza di democrazia e il regime mediatico, be', evidentemente stanno a guardare pure loro il moviolone e improvvisamente non hanno più niente da dire.

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