Se le televisioni stanno male, il cinema non sta meglio. Anzi. Penso che collaborino attivamente tra loro per farsi male. Sui piccoli schermi ci sono avolte preziosità ma poche novità, anche nel raccontare il cinema e le sue storie (quanti anni ha il Marzullo Gigione di magnafilm?).
I film buoni si trovano inaspettatamente, specie nei periodi morti di produzione tv (ce ne sono dei vivi?) o nei periodi di sgaranzia in cui le reti fanno gara verso il peggio. Talvolta si scoprono scelte orientate, come su Rete4 che recuperano o cercano pellicole vedibili, ma altrove regnano confusione e casualità. I film ahinoi sono tappabuchi.
Ci si può rassegnare all’andazzo? No, ma le cose non cambieranno. Con i canali specializzati in film, e non sono pochi, qualche felice sorpresa- ma proprio qualche qualche; e per il resto repliche e boiate pazzesche tenute in vita, rottamate da selezionatori affetti da deliri tremendi di cinefilia. Peccato.
Non parliamo poi delle trasmissioni documentarie o dai festival o da fuggevoli (da sfuggire) appuntamenti con carper red, black and white, green o black out. Persino il guru Carlo Freccero quando governava RaiMovie ha dato di matto e ha sbagliato in profondo, decidendo di prendere altre strade da palinsestista peso massimo dei minimi ascolti.
Poi ci sono le cronache tam tam. “Fumata nera”, dice la stampa, per Marco Muller al Roma Film Festival. “Fumata bianca” per Alberto Barbera alla Mostra di Venezia. “Fumatina” di Gianni Amelio che pare lascerà il Torino Film Festival. Si badi i nomi appena citati sono di qualità. Barbera è una persona seria e competente. Amelio è un regista cultore di cinema che si è “prestato” a Torino ma il suo mestiere è quello del regista e non vuole abbandonarlo. Muller è stato un buon direttore ma ha costruito più il culto di se stesso e delle sue convenienze che una Mostra curiosa del futuro
“Fumata nera” per il film “Terraferma” che era stato messo in corsa dall’Italia per l’Oscar e che è stato depennato dalle scelte rese note dai selezionatori americani. E non è una questione da poco.
Ogni anno si apre una assurda gara sul film del tricolore da mandare a LA. E poi ,spesso, là non ne vogliono sapere. Così come, non dimentichiamolo, le giurie dei grandi festival non vogliono saperne di premiare i nostri film e autori,;se salta fuori qualche riconoscimento elemosinato il mondo cine-tv dei cialtroni e dei festaioli giù a stappare champagne.
Qual è, se c’è, il filo che lega tutti questi guai. Il filo c’è ed talmente forte da fare da nodo scorsoio. E’ costruito pazientemente dietro le quinte di un ambiente che ha bisogno di ascolti, premi, riconoscimenti; e di scuse e di proteste vittimistiche se questa manna non cade sula sua testa spaesata.
Lo spaesamento è totale. Nel cinema le nomine degli incarichi negli enti statali (Cinecittà o Istituto Luce) sono lavate e rilavate da esponenti di partiti che accontentano correnti o capi correnti; le scelte delle sovvenzioni sono misteriose o tortuose, e corrispondono allo stesso punto di partenza; i successi dei film comici che tirano su i bilanci danno la carica a produttori finanziati dal enti pubblico o dalle tv che studiano da anni da David O Selznick o da Dino De Laurentiis ma non hanno nè voglia di rischiare nè competenza.
In questo spaesamento, le televisioni sono anch’esse spaesate. Producono film annusando un’aria sana che non c’è, vogliono fiutare nel sicuro e guardano ai premi per incoraggiarsi, certi o comunque dubbiosi di meritarli, e inventano film claudicanti o quelli appena appena buoni li lasciano cuocere nel brodo delle speranze e delle ambigue diplomazie. Nessuna certezza, nessuna voglia di sperimentare, di saper scommettere calcolando i rischi.
Il rischio che nutre lo spaesamento è l’avvelenamento dovuto a figure partitizzate, a fiduciari, a incaricati o a strutture più vecchie che nuove (tra le film commission ce ne sono di senescenti appena nate). Non ci sono persone o personalità al di sopra dei sospetti che non sono soliti ma nuovi o nuovissimi, di zecca.
In questa cornice sono protagonisti, stanno cadendo o perdendosi critici, intellettuali, giornalisti che hanno amato sempre poco l’intrattenimento e hanno castigati tutti con la qualità d’autore quando mai nessuno ha saputo qual è la qualità giusta o l’autore giusto. Ma essi hanno un posto nel cinema e in tv, persino negli strapuntini. E chi li sposta? chi li illumina?
Qualche luce?No. Luci continuità e di rassegnazione. Fumo ,fumate ,fumatine, fumisterie. Hitchcock direbbe che dietro queste cortine occhieggiano, sinestre o destre, le forze del delitto perfetto (o imperfetto ma tanto a chi importa?)
Italo Moscati
stef85
20 gen 2012 - 17:41 - #1Devo dire che in questa stagione tv piuttosto povera di offerte in prime time rispetto agli altri anni (almeno per i miei gusti) molte delle mie serate televisive sono occupate proprio da film. Soprattutto grazie alle retrospettive di Iris sto scoprendo o riscoprendo ottimi film d’autore, ad esempio in autunno il Mercoledì c’era la serata Hitchcock + Kubrick, o Dario Argento il Lunedì, o le commedie americane con le dive degli anni ‘50, o gioiellini di commedia dark come “La signora ammazzatutti”…
italo-moscati
20 gen 2012 - 18:11 - #2Stef85, d’accordo. Bisogna appostarsi e colpire lo zapping, fermarsi, Hitch e Kub o certi film in bianco e nero sono una consolazione…per minoranze come noi…si diceva una volta che le minoranze col tempo maggioranze, in realtà la situzione si è ribaltata vecchi film di maggioranza sono la felicità di nuove minoranze…
Bambola R.
20 gen 2012 - 22:01 - #3Alessia Marcuzzi: “Non mi sono commossa per l’audience, ma sul serio”
italo-moscati
20 gen 2012 - 22:54 - #4Bambola, ecco lo snodo tra cinema e tv. Nel cinema è tutta finzione, in tv c’è bisogno di fire, per sentirsi fuori dalla finzione, “ma sul serio”. Genius.