
I tema della fiction da noi è sempre d’attualità, specie quando gli ascolti dei programmi d’intrattenimento sono scarsi e si ricorre alle formule e ai sottogeneri della stessa fiction per tirarsi su il morale. Accade però che ci siano periodi come questi in cui le tv generaliste si accorgono di navigare su barchette usurate, e bucate, con il rischio di affogare, riemergere, ri-affogare.
La fiction fatica in un mare grosso percorso da barchette di migrantes (dirigenti tv, produttori, registi, autori) che a volte ce la fanno ad avere risultati, ascolti e commenti decenti, in altri casi i migrantes lanciano il vecchio urlo di chi sente il guano alla gola: “non fate l’onda”.
Ho letto sul nostro Tv Blog del dibattito a Tv Talk sulla fiction, in presenza di big sui problemi, vita, morte, miracoli e onde minacciose.
Non ho visto la puntata del talk ma, riflettendo sugli spunti offerti su queste colonne, qualcosina mi sento di dire, nella speranza di “portare avanti il discorso”, come si diceva una volta, e aggirare il guano.
Ci sono argomentazioni diventate oziose, ormai. Si sa che è difficile per la nostra amata- fiction, benedetta dal paziente don Matteo-Terence Hill passato dal western nostrano al basco sacerdotale, raggiungere la qualità della fiction americana o inglese.
Noi veniamo dai sottoprodotti dei film di Matarazzo e dagli sceneggiati pesantemente filodrammatici (ieri odiati oggi invocati a modello), loro dalle fucine di Studio One e di Hollywood convertita all’affarismo televisivo, e dalla fabbrica Bbc che dispone di autori e attori formidabili.
Noi, salvo poche eccezioni, facciamo spesso fiction dilettantesche, scegliendo senza criterio, ricopiandosi (una specialità delle tv generaliste), improvvisando le necessarie linee editoriali affidandole a incompetenti per genesi soprattutto politicante; improvvisando autori ed editor; improvvisando dive, divette, divi e divetti; improvvisando innesti con il cinema che generano prodotti inesistenti che deludono tutti, frutto di varie velleità e persino generose illusioni.
Un gran pasticcio. La fiction è una cosa seria, si sbaglia ad affidarla a chi crede di nuotare nella presunzione e soprattutto nel mandato avuto da destra o da sinistra in un sabba di orridi fantasmi e di mostri di halloween in azione come pianisti impazziti sulla tastiere delle scelte (senza creatività) e dei palinsesti (spelonche vuote o umide di umori stantii).
Un giorno di anni fa mi trovavo nell’ufficio di un boss della fiction, un Al Capone minuscolo che non fumava il sigaro ma i fogli delle proposte di nuovi soggetti, temi e progetti.
Il tabacco fa male. Sul tavolo del boss notai tanti foglietti di vario colore, allineati come soldatini. Ebbi la forza di chiedere cosa significavano, di cosa si trattasse.
Il boss lanciò nell’etere una voluta di fumo del sigarone fatto con i progetti scartati, e rispose felice, compiaciuto, che i foglietti erano ordinati secondo l’appartenza partitica ( o area) dei produttori che “dovevano lavorare” e così lui il boss mini pilotato da boss più big non avrebbe sbagliato nei dosaggi, negli equilibri, nella distribuzione di elemosine ricche, meno ricche, pochi scudi o centesimi.
Fantastico. Lo pensai tossendo al fumo del lucido. efficiente killer della fiction.
Conclusione. E’ inutile menar il can per l’aia. Servono approfondimenti. Serve un’inchiesta alla Report sui retroscena e i colpi di scena dietro le immagini, i successi della nostra amata-odiata fiction, umiliata e offesa.
Italo Moscati
lunatre
30 ott 2011 - 11:34 - #1ho una passione per le cose ben fatte, cinema, televisione, cucina……..il “tarocco” mi disturba, ci vedo dietro la furbata, l’improvvisazione, la mancanza di serietà nel lavoro, e questo a quanto pare non paga a proposito di fiction..chi produce con i foglietti impilati con ordine forse non ha capito, lo starà capendo…forse, che lo spettatore è cliente, e il cliente è sovrano
filip_tv
30 ott 2011 - 11:38 - #2Davvero un ottimo inizio d’inchiesta! Si toccano i problemi reali della fiction: improvvisazione, superficialità, ripetitività. Da anni ci propinano prodotti molto simili tra loro, tutti realizzati con grandi investimenti eppure scadenti, costruiti attorno a semi-divi e divette di cui parlava Moscati, gente che magari fa anche il 30% di share ma poi la gente si accorge del trucco e abbandona la fiction.
Non è un caso che le fiction di grande successo degli anni 2000, siano state tutte interpretate da bravi attori (Banfi, Zingaretti, Proietti, Isabella Ferrari, Pandolfi, Boni, Amedola) e la maggior parte (dati in v.a. e share) di quelle più seguite siano le miniserie su mafia, personaggi storici, santi o comunque fiction d’impegno sociale.
Il filone “trash” (un po’ tutte quelle della Janus/Ares) ha retto bene con qualche titolo ma oggi è evidente che anche i pettorali di Garko non bastano più…
Quando mancano qualità e serietà, anche gli escamotage si rivelano insufficienti e l’ampliamento dell’offerta di canali free digitali ha fatto scappare in massa il pubblico dalle generaliste, soprattutto nel prime time.
amazing1972
30 ott 2011 - 11:50 - #3col digitale bisogna assolutamente cambiare mentalità! si sprecano fior di soldi per fiction,che se va bene,riempiono una serata e poi sono inutilizzabili. se si fa un buon prodotto invece,crei credibilità,fidelizzazione,passaparola sui social network e puoi replicare svariate volte il prodotto,con buoni risultati. boris è stato mandato in replica moltissime volte su sky o cielo,idem per romanzo criminale,che è diventato un caso. via la politica e largo al talento e a gente capace. e non è un problema solo di fiction in italia!
amazing1972
30 ott 2011 - 11:53 - #4p.s. quando paarlavo di digitale,intendevo che si possono riempire canali interi con fiction già andate in onda. cosi come ancora oggi si riguardano i telefilm americani degli anni 80 o 90. un maggiore investimento oggi (economico e creativo) per avere un ampio tornaconto domani
rikstyle22
30 ott 2011 - 11:54 - #5Secondo me Raiuno dovrebbe acquistare e trasmettere i telefilm più “seri” e all’avanguardia degli ultimi anni, per darsi un tono e anche per fare del vero servizio pubblico, pensate che bello The Wire su Raiuno in prima serata. *___*
Clay01
30 ott 2011 - 12:01 - #6Inutile farla tanto lunga, è il solito il problema che affligge il nostro paese dove tutto si muove attraverso criteri alieni da ogni forma di meritocrazia o buon senso, non si pensa a fare buoni prodotti ma a ingozzare di denaro pubblico più amici e “amiche” possibili. Quindi ben venga il tracollo finale di tutto questo sistema.
heinz
30 ott 2011 - 12:05 - #7caro Italo, io da (ex-)appassionato di fiction italiane oltreché da analista, un’inchiestina prettamente centrata sull’oggetto ancor prima che sui presunti fattori la sto conducendo, da molti anni… e individuo il problema principale nella realtà da rappresentare, cioè una società in marcata involuzione civile e culturale, da cui neppure i migliori sceneggiatori del pianeta saprebbero trarre una fiction di qualità.
Attribuire il divario all’industria di Hollywood o Bbc è fuorviante, perché ormai ci superano non soltanto le fiction statunitensi e inglesi ma anche quelle tedesche, francesi, spagnole, persino indiane e argentine e colombiane… che fino a 10-15 anni fa realizzavano prodotti scadenti sul piano tecnico, ma di scrittura comunque pregevole e capaci d’imparare persino da quelli che tu chiami i “nostri sottoprodotti” come il cinema di Matarazzo.
Ad esempio negli anni ‘80 e ‘90, io ne vidi a decine e decine, e tutte intere, di telenovelas argentine e venezuelane, erano tutte scritture che almeno SAPEVANO COSA VOLEVANO DIRE e lo dicevano senza remore; così hanno continuato ad essere mentre si evolvevano sul piano tecnico, tant’è che una produzione come “Il mondo di Patty” ha conquistato un successo globale…
Lo stesso è successo in Germania e in Francia, che partendo dietro di noi ci hanno superato allineandosi ai contenuti (prima ancora che alle tecniche) delle scritture statunitensi e inglesi: in meno di un decennio polizieschi come “Il comandante Florent” e “Squadra Speciale Cobra 11″ da brutti anatroccoli sono diventati gioielli, la fantascienza che da noi è oggetto sconosciuto si è fatta strada in Francia con il pregevole “Mystère”, e altri prodotti teutonici come “Kebab for breakfast” e “Tempesta d’amore” sono fatti enormemente meglio dei nostri “Tutti pazzi per amore” e “Un posto al sole”…
Il successo e la qualità dei titoli che ho citato dimostrano che per realizzare prodotti di qualità non servono chissà quali effetti tecnici o licenze di trasgredire, insomma non serve per forza “Romanzo criminale” o scimmiottamenti di “Dr. House”: il problema non è che i nosti autori non sappiano come scrivere, è che non hanno PIU’ NULLA DA DIRE, e hanno smesso persino di provarci, oppure hanno da esprimere soltanto una grande confusione e idee retrograde (io sono allibito sentendo ieri sera Cristina Comencini che sosteneva l’enorme differenza tra uomini e donne, SIAMO GLI UNICI AL MONDO ancora a pensarla così e a sviluppare storie che riconfermano e ridiffondono queste idee).
Non avendo più nulla di chiaro da dire, le nostre sceneggiature di fiction sono essenzialmente sguardi e i panorami (non sorprende allora che ad affermarsi tra gli attori siano i bellocci anziché quelli che sanno recitare), non c’è più un dialogo coerente o forte, ci sono soltanto scenate isteriche senza costrutto o coi costrutti degli anni ‘60, anche in questo siamo gli unici al mondo…
shinichi2
30 ott 2011 - 12:05 - #8giustissimo…. quoto tutto al 100%… se si facesse un’inchiesta chissà cosa ne verrebbe fuori
Yuko
30 ott 2011 - 12:15 - #9Abbiamo avuto Romanzo Criminale, che prima è dovuto essere vagliato al cinema per poi farne una serie. Ottima serie. Andata in onda su Sky e su Italia 1 in seconda serata, introno alle 23.00 (?). Con la scusa della violenza! Io vedo più “violenza” nella mancanza di idee e nel proporre serie tv scarse, poco professionali e sempre uguali. Era uno dei pochi prodotti di fiction eccellenti d’Italia ed è dovuto passare dalle retrovie. Ci possiamo solo sognare serie tv come Lost, Mad Man od anche più divertenti ma sempre ben fatte in stile Desperate Housewives…
lunatre
30 ott 2011 - 12:18 - #10heinz
concordo, non solo, mi rimangio anche la parola “tarocco” copiare bene…basterebbe solo quello
fanserial
30 ott 2011 - 12:32 - #11sono anni che noi tutti gridiamo che la fiction italiana è inguardabile e priva di ogni base ma non ci ha ascoltati mai nessuno perché a loro, i capoccia, non interessa il parere del pubblico! (ed è logico: i “prodotti”, come li chiamano loro, non vengono guardati dal pubblico, no?!) Stranamente ora vanno un po’ ovunque a parlare bene (?!?) delle fiction nostrane…chissà come mai proprio nel periodo in cui gli ascolti sono uno sfacelo!
(e non venissero a dire che anche gli ascolti dei telefilm SERI, come quelli americani, non fanno ascolti come prima: se ci sono centinaia di migliaia di persone che le scaricano un motivo ci sarà!! Mettessero le prime tv nelle reti generaliste, free, a breve distanza dalla trasmissione americana e poi vediamo quanti ascolti portano a casa!)
rikstyle22
30 ott 2011 - 12:43 - #12Un altro problema è che in Italia molti temi come l’aborto, l’omosessualità e cosi via sono ancora tabù, quindi il problema nasce alla base, non è solo una questione di attori inadeguati e raccomandati. È proprio la mentalità dell’Italia (di una parte dell’Italia) che è ancora indietro.
lunatre
30 ott 2011 - 12:58 - #13forse i temi tabù sono discriminati, ma non c’è ficion italiana di successo che non parli di mafia e camorra, discrimenerei quelli
italo-moscati
30 ott 2011 - 13:13 - #14heinz, sono sostanzialmente d’accordo con te…
malaparte
30 ott 2011 - 13:14 - #15Qualcuno riesce a immaginarsi Shameless prodotto in Italia? Come lo faremmo?
dama52
30 ott 2011 - 13:23 - #16Si dicono e scrivono sempre le stesse cose, poi? Rimane tutto come prima, decine di ottimi copioni lasciati a muffire o buttati nel cestino perché non sufficientemente spinti da vari personaggi politici o anonimi, senza storia, da poter essere prodotti. Togliamo a RAI e MEDIASET l’esclusiva di produrre e mandare in onda la fiction, ridiamo fiato e voce a produttori quasi spariti dal panorama televisivo e cinematografico, TITANUS che fine ha fatto?, e SOLARIS che aveva prodotto Maresciallo Rocca, smettiamola con i ricatti: ti faccio produrre ma devi fare come dico io, lasciamo al produttore la scelta del progetto, degli attori, del regista, ripartiamo con la coproduzione almeno europea, e vedrete che i risultati arriveranno, in termini di qualità, innovazione, recitazione, sempreche’ RAI e MEDIASET si tolgano da mezzo, il marcio viene da li
lunatre
30 ott 2011 - 13:26 - #17le realtà di shameless è, secondo me, improponibile in italia, non perchè non ci siano simili situazioni, semplicemente perchè noi avremmo una altro modo di viverle, ambiente, contingenze famigliari diverse, la fiction d.o.c. italiana dovrebbe rispettare il nostro quotidiano che è diverso, non necessariamente malavitoso
amazing1972
30 ott 2011 - 15:11 - #18@heinz l’unica cosa che ti contesto è la citazione di tutti pazzi per amore. è l’eccezione che conferma la regola. non ha nulla da invidiare (almeno la prima serie) alle serie americane. tanto che proprio oltre oceano pare ne faranno un remake. per il resto,sky a parte,tutto da rifare
heinz
30 ott 2011 - 15:20 - #19L’aborto è quasi un tabù anche nei telefilm statunitensi (io fatico a ricordare casi in cui viene effettivamente portato a termine), ma ciò non impedisce di realizzare buone scritture… Per decenni gli sceneggiatori di qua e di là hanno avuto a che fare con limiti enormemente maggiori!
Il punto è che in Italia nessuno ha più un’idea chiara, per quanto circoscritta possa essere qualsiasi idea oggigiorno, della realtà, dei fenomeni sociali, dell’agire umano, della cultura… per il semplice motivo che una cultura italiana non c’è più! Non essendoci più, il pubblico storce il naso di fronte ad ogni rappresentazione perché stenta a riconoscersi in qualunque cosa gli venga propinato, quindi cosa fanno gli autori? Si rifugiano nel passato, quando tutto era più chiaro e condiviso, ad esempio l’emancipazione femminile negli anni ‘50 e ‘60, ed ecco il boom di storie ambientate in quell’epoca perché su quel tema ci giocano quanto vogliono, senza sprecarsi in altro…
Questo problema beninteso c’è anche all’estero, tant’è che persino negli Stati Uniti si rifugiano sempre più spesso nelle ambientazioni d’epoca, ma lì non vedo mai le scritture adagiarsi sul tema, cercano sempre di elaborarci qualcosa di originale… perché lì hanno ancora un terreno di cultura e di cognizioni condivise, ad esempio su cosa significa l’affetto “sano” o il famoso “fare la cosa giusta” (quante volte lo sentiamo nei telefilm americani? mentre è rarissimo da noi, in linea con la nostra cultura, da noi gli fanno opporre un filosofico “E chi lo decide?”), e gli autori la padroneggiano anche nella sua evoluzione, ogni frase che inventano esprime sempre uno step di cultura e di sensibilità più evoluto rispetto a quelli dell’anno precedente (proprio nell’intero genere narrativo, mica soltanto nelle stesse produzioni) e che verrà quasi sicuramente superato nell’anno successivo…
Mentre noi, o torniamo indietro in tal senso (ad esempio riscopriamo il sessismo nelle versioni più becere e senza inventarci teorie estrose, come invece all’estero sanno che devono fare quando lo propongono), oppure andiamo in totale confusione e procediamo a tentoni, e allora vai con i dialoghi incompleti, le spiegazioni mancanti, il richiamo ai sentimenti che è inutile e inappropriato analizzare… Nessuno ha fatto caso che negli USA le dichiarazioni d’amore si prodigano in tante parole di stima razionale, “ti amo perché tu sei così e cosà, perché ci comprendiamo ecc.”, mentre da noi ci si crogiola nell’opposto dicendo “ti amo e non so perché, neanch’io, non ci comprendiamo, non andiamo d’accordo, ma ci amiamo e quindi basta, non c’è bisogno di parole, dobbiamo solo ascoltare il cuore” …tutto normale?!? forse sì sul piano culturale, ma diventa un handicap per le scritture…
La fiction da noi ormai è soltanto: succede un omicidio / due persone s’innamorano / la polizia indaga sull’omicidio / gli innamorati si respingono per incomprensioni / l’omicidio viene risolto / gli innamorati si fidanzano e si sposano nonostante tutto. Con qualche panorama sempre più uguale, qualche musichetta sempre meno protagonista, e qualche giochino registico sempre più fine a sé stesso. Punto. E basta. E’ tutta qui l’essenza della fiction? Sarà un caso se i Bernabei vantavano la miniserie-evento “Pinocchio” per aver dedicato 2 puntate alla risposta su “a cosa serve la vita”, rispondendo che serve all’amore, ma io trovo in OGNI episodio di “Desperate housewives” almeno 5 di queste perle di saggezza ma molto più sottili? e persino Don Matteo, sarà un caso se negli anni recenti ha sostituito le prediche originali con facili citazioni e l’ho sentito ammettere di non saper neppure più dare conforto, mentre nei telefilm statunitensi dietro al tipico “non lo so” dei vari dilemmi c’è sempre qualche riflessione sottile ed edificante?
heinz
30 ott 2011 - 15:33 - #20@amazing1972: “Tutti pazzi per amore” infatti è il più vicino ma solo a tratti… uno sforzo pazzesco per riempire 50 minuti di episodio con: 50 battute di cui però 10 ottime e 40 scadenti; un brio di cinismo che sembra governato finché deve cedere passo e ritmo ai soliti ranghi dell’happy end, non per esigenze editoriali ma perché proprio si sente che non riescono a padroneggiare quel cinismo tanto da trarne spunti edificanti come invece fanno oltreoceano; e poi scenate isteriche, maschere di depressione, risate sataniche che a quei livelli non vedo nemmeno nelle sitcom sopra le righe come “Sabrina vita da strega”… Se lo hanno scelto per il remake credo sia per l’idea, ma prevedo buone possibilità che lo rifacciano meglio.
lunatre
30 ott 2011 - 16:31 - #21heinz
da come scrivi, e mi complimento è un piacere leggerti, sei ben più dentro al problema che non io, semplice spettatrice, che poi a dire il vero vedo pochissima tv.ma la poca me la seleziono proprio come soffermarsi su un menù e gustarsi le portate…ecco quando il piatto che hai scelto non ti soddisfa..non me la prendo con il cameriere e neanche con lo chef..ma con il proprietario che lo ha scelto
gugly
30 ott 2011 - 18:52 - #22Dissento parzialmente con l’autore dell’articolo su un punto: almeno gli sceneggiati di una volta erano tratti da fior di capolavori letterari e/o teatrali (Il Conte di Montecristo, David Copperfield, sino al Giornalino di Gianburrasca, per non parlare dell’Odissea) interpretati da attori che non AVEVANO CADENZA (mentre oggi si sente parlare per lo più di ANZIA e PROBBLEMI) perchè erano attori che avevano studiato; sì, forse erano sceneggiati pesanti, oggi appaiono troppo impostati e lenti nel ritmo, però…ma scusate, IL SEGNO DEL COMANDO aveva scene davvero paurose, da X FILES ante litteram…e Gian Burrasca? Che smascherava allegramente le ipocrisie degli adulti? E le varie trasposizioni teatrali ( mi viene in mente Una tragedia americana, Lo zoo di vetro, per tacere dell’appuntamento settimanale con le commedie di Eduardo de Filippo, ma questa è un’altra storia)…no, almeno la vecchia Rai aveva una pretesa educativa, sbagliata, paternalistica quanto si vuole, ma i Promessi Sposi erano seri, non c’erano quelli del Trio e soprattutto quelli di Salvatore Nocita, che si sono rivelati quasi più comici!
lunatre
30 ott 2011 - 19:40 - #23beh…il trio dei promessi sposi sono stati semplicemente mitici, avercene
italo-moscati
30 ott 2011 - 19:52 - #24Giuly, sono d’accordo per le citazioni che hai fatto, ma ne ho visti e altri rivisti di quegli sceneggiati e confermo il giudizio negativo su gran parte di essi. Eduardo non appartiene alla fiction. altra stoffa. La vecchia tv era comunque più seria ed era affidata in genere a competenti e non a portaborse.
gugly
30 ott 2011 - 19:59 - #25Ecco il punto!La vecchia tv era comunque più seria ed era affidata in genere a competenti e non a portaborse.
Ho citato Eduardo perchè, pur trattandosi delle sue commedie, l’impianto televisivo realizzato era il medesimo dei c.d. romanzi sceneggiati.
lunatre
30 ott 2011 - 20:30 - #26non è detto che poi il portaborse non sia più preparato ed efficiente del suo superiore..ne abbiamo visti tanti emergere