Italialand è sicuramente una rivelazione per gli ascolti che ha fatto - ottimi, in generale, gli ascolti di La7 di ieri. Lo è meno per gli spettatori abituali di Crozza, che pure propone un paio di nuove parodie ma che, tutto sommato, mantiene l’impianto proposto nei due speciali già andati in onda. Con una differenza fondamentale: si è in diretta.
Visto dallo studio da cui si trasmette, Italialand è un’altra cosa. Perché si avverte la stranezza di questo ibrido che è, fra teatro e tv. In definitiva, sono le parti recitate quelle che sembrano più riuscite.
Su tutte ho amato molto la riedizione di Don Camillo e Peppone, con un Pierfrancesco Favino nei panni di Don Camillo - davvero bravo - e un Maurizio Crozza nei panni di Bersani. Un blocco divertente, trasgressivo quanto basta - quando si parla di religione cattolica e omosessualità, in Italia, si rischia il linciaggio da tutte le parti: dai cattolici e persino dalla comunità GLBT -, ben fatto. Il migliore esempio, fra l’altro, della differenza di percezione fra lo studio (teatro) e la tv: il crocifisso, bello grosso, viene calato dal centro del soffitto e inquadrato di quinta dall’alto per la resa televisiva.
Un po’ deboli, invece, i monologhi. Da dimenticare il blocco Marzullo-Della Valle.
Ma è l’industriale, lì, a far naufragare il momento: chi si appresta a farsi intervistare da Crozza in versione Marzullo, dovrebbe avere l’intelligenza di capire che, no, non deve mettersi a rispondere. Tantomeno non deve mettersi a fare un comizio pontificante. Dal pubblico, c’era tanta voglia di gridargli: “Ora basta”. Anzi, non so cosa mi abbia trattenuto dal farlo. Forse il pudore, quello stesso pudore che Dalla Valle ha mostrato di non avere, prendendosi d’imperio uno spazio pensato per altro.
Sul palco, d’altro canto, quando Dalla Valle ha cominciato una specie di delirio che lo rendeva identico al Montezemolo parodiato da Crozza - lo ha rilevato lo stesso industriale -, si dovevano troncare le velleità barricadere del “re” delle Tod’s con un «Sì, ma come?» reiterato, che avrebbe segnato la fine del comizio.
Invece, non si è saputa gestire la logorrea di Della Valle, che ha debordato mostrandosi completamente privo di ironia. E di senso della realtà. Proprio come il Montezemolo-Marzullo.
Le interruzioni pubblicitarie, viste dal vivo, si maltollerano: per un po’ credevi proprio di essere a teatro, e invece non ci sei. Si spezza il ritmo e si avverte la mancanza del fil rouge. Maledetta pubblicità. Molto gradevole, invece, l’orchestra dal vivo, incastonata in un minuscolo golfo mistico sulla destra del palco.
Italialand, comunque, è uno squarcio di intelligenza nel buio della tv italiota. Non è perfetto. Non è la grande satira degli stand up comedian americani. Ma è comunque un buon prodotto.
Crozza sa interpretare molto bene quella pancia dell’italiano che non ci sta, a subire una realtà che troppo spesso supera la fantasia degli autori comici. Ma non usa il linguaggio scandalistico della facile indignazione. Ci fa viaggiare attraverso le idiosincrasie del nostro paese: mette in scena un Napolitano che vorrebbe manifestare con i giovini indignati - ma forse solo nella fantasia di Crozza -, un Montezemolo che della vita vera non ha capito niente, un Pd devastato dalle correnti interne, il vecchio Forrest Bossi e via dicendo. A volte sembra un po’ dimesso, Crozza. Perché è davvero difficile far battute su certi argomenti che si sfottono da soli. D’altra parte è anche vero che non si può pretendere che la tv italica si spinga troppo oltre: la già citata gag con un Don Camillo che invita Gesù a fulminare i gay del gay pride è sul filo del rasoio. Poi si chiude con Kazzenger. Certo: se si prende il monologo dei dieci comandamenti secondo Berlusconi - il premier li avrebbe ridotti a sei, nella versione di Crozza - che pure strappa qualche risata, e lo si paragona ai dieci comandamenti di Carlin, be’, il confronto è impietoso.
Ma non bisogna esagerare nelle pretese.
C’è ancora qualcosa da registrare, perché è difficile incastrare per bene il linguaggio della tv nel linguaggio teatrale. Ma sicuramente è un bene che esista, Italialand. E Crozza, siamo certi, se la tv italiana gli consentisse di osare di più lo farebbe.
andrewhd
22 ott 2011 - 19:40 - #1anche dal punto di vista tecnico non era male, era pure in alta definizione!
Nova°
22 ott 2011 - 20:15 - #2Io l’ho trovato uno spettacolo ben confezionato, pungente in diversi punti anche se non come un certo tipo comicità inglese o americana senza peli sulla lingua e senza tabù.
Satira mischiata a informazione di come è ridotto il nostro Paese, ospiti interessanti e la citazione/ siparietto di Don Camillo l’ho trovato molto ben fatto con un Favino molto nella parte di Don Camillo.
Della Valle che doveva fare? Il buffone completo? Non si vedono spesso industriali che si fanno sbeffeggiare in pubblico, in più ride anche e sta al gioco, nel pdl vige la regola opposta: non riderre e impedire agli altri di parlare urlando.
Quello che ha detto Don Diego Della Valle lo condivido quasi in pieno.
Meno male che c’è almeno Crozza, molti sono fuori dalla televisione per essere schierati o solo pungenti.
shinichi2
22 ott 2011 - 20:18 - #3oddio il monologo di carlin è spettacolare però in italia non lo manderebbero mai in onda
Nova°
22 ott 2011 - 20:20 - #4Servirebbe un nuovo Don Camillo, anche un Peppone, sia al cinema, nella tv che nella vita reale, due persone ferme nelle loro idee, che si scontrano ma che non possono fare a meno l’uno dell’altro, che nel momento del bisogno si aiutano a vicenda, film davvero bellissimi e immortali, trasmettono un bel messaggio di fratellanza.
Spero ripropongano il siparietto, il sorriso di Favino e gli occhi furbi si avvicinano a quelli del grande Fernandel
Nova°
22 ott 2011 - 20:31 - #5Una domanda per Malaparte
Ma aveva il gobbo Crozza o recitava tutto a memoria? Perchè nel pezzo citazione di Petrolini era davvero tosto da ricordare a memoria, non è nuovo a questi lunghi monologhi cantati e in altri giocava di più con le parole, mi chiedevo se leggesse o meno.
Sarebbe stato bello dopo lo spettacolo dedicare una mezz’ora di confronto col pubblico ( a telecamere spente) per dibattere un pò nello stile Crozza, ma immagino che appena finito lo spettacolo giù il sipario e tutti a casa.
Lorelyn
22 ott 2011 - 20:37 - #6fantastico il don Camillo “oè ragazzi siam mica qui a fare le ostie con i ringo”
Per Della Valle aveva già risposto Crozza quando gli ha detto “la risposta la scriva domani su una pagina New York Time”. Comunque questo spettacolo mi è davvero piaciuto moltissimo!!!
pinky7
22 ott 2011 - 20:57 - #7In Italia non lavorerebbe nemmeno Letterman, figurarsi Carlin…
Comunque Crozza secondo me è lontano anni luce anche da un Benigni o da un Grillo anni 80, sfotte i potenti ma senza mai affondare il colpo, sa bene qual’è il limite da non superare.
ondesmart
22 ott 2011 - 21:32 - #8Magari mi sbaglio, ma trovo l’accostamento a Carlin un po’ fuoriluogo: a parte il fatto che la comicità americana funziona in modo molto diverso dalla nostra, il monologo dei Dieci Comandamenti rappresenta esattamente una delle cose che non dobbiamo invidiare all’America (semmai il contrario): gli Stati Uniti (e non noi) hanno bisogno della satira a sfondo ateo perché, crediateci o no, nella nostra cattolicissima Italia essere atei è molto più semplice, accettato e culturalmente radicato che oltreoceano, dove il fatto di non essere credenti fa quasi orrore al cittadino medio.
Detto questo, e riportando a Crozza il ragionamento, non interpreterei come pavidità il suo non essere sferzante come un Grillo o una Guzzanti, bensì come una caratteristica stilistica. Non credo che, pur in momenti non esaltanti per la libertà di espressione, essere forcaioli sia l’unica via. Un certo “viscidume” (nel senso più buono del termine, ma mi rendo conto che sia mal interpretabile: è che una parola migliore non mi viene al momento) fa parte della cifra di Crozza.
Il problema vero, secondo me, e quello sì accomuna tanti comici e satirici italiani, sono i momenti in cui la verve si affloscia, i ritmi a tratti singhiozzanti.
_tiz_
22 ott 2011 - 22:27 - #9Il pezzo di Don Camillo è stato spettacolare. Complimenti davvero a Favino… non ce lo facevo così bravo (mea mea culpa!!)
Veritaas - La7 for ever
23 ott 2011 - 00:47 - #10Spettacolo daccero bello, sicuramente migliore di Zelig, anche se si pensa che è tutto concentrato su Crozza. Gli auguro di superare addirittura i 3 milioni !!!!
lornova
23 ott 2011 - 06:51 - #11Io farei delle leggi speciali contro l’uso del termine “italiota”.
lornova
23 ott 2011 - 06:56 - #12@ondesmart: concordo! Mesi fa ero in un centro commerciale negli USA, una cassiera vedendo dalla carta di credito che ero italiano mi ha chiesto se è vero che il Papa da giovane era nazista, io per tagliare corto ho detto che la questione non mi interessa perché sono ateo, la commessa mi guarda strano e chiede: “ma che confessione è?”… le dico “ateo vuol dire che non credo in Dio” e lei mi ha guardato con orrore. E ha smesso di fare conversazione :-)
malaparte
23 ott 2011 - 10:35 - #13Rispondo al volo.
@Nova: sì, il gobbo c’era. C’erano anche parti improvvisate, ma il gobbo c’era.
@ondesmart: l’accostamento a Carlin deriva essenzialmente dal tema del monologo di Crozza: i dieci comandamenti.
Quanto alla satira “forcaiola”, non sono d’accordo sul termine. E fra i grandi della satira italiana, personalmente, annovero Corrado Guzzanti e (prima che si scoprisse, insomma…) Daniele Luttazzi.
Nova°
23 ott 2011 - 16:02 - #14Grazie malaparte per avermi risposto, hai soddisfatto una mia curiosità, molto gentile!
Condivido anche il resto del tuo messaggio sui comici dissacratori.