Presadiretta, Riccardo Iacona a Tv Talk risponde ai lettori di TvBlog

Tv Talk
Come promesso, Riccardo Iacona, ospite della puntata di questa settimana di "Tv Talk" su Raitre, ha risposto a due domande fatte dai lettori di TvBlog. Ovviamente, la presenza del conduttore di "Presadiretta" in trasmissione è stata anche l'occasione per soffermarsi su una discussione più ampia sul suo programma, ed in particolare, sulla puntata andata in onda domenica scorsa. Ma andiamo con ordine.

Mai pensato di andarsene dalla Rai?


La prima domanda scelta dalla redazione di "Tv Talk" è di Discoigor:

"In questo clima e in questo momento storico che sta passando la RAI, le e’ mai venuta voglia di dare le dimissioni alla sua azienda e provare nuove esperienze altrove?"

Ecco la risposta:

"Io ho vissuto una storia professionale all'interno della terza rete con Ruffini. Adesso Ruffini se ne va a La 7, e torna Di Bella. Finchè ci sono le garanzie perchè io possa lavorare con autonomia, libertà e garanzia professionale il mio posto è qui".

Idee per risollevare il servizio pubblico?


La seconda domanda scelta è di Alcott86:

"Cosa farebbe per risollevare lo sorti di un servizio pubblico ormai limitato alla sola terza rete?"

Ecco la risposta di Iacona:

"Ci sono due ricette per la Rai. Una è autonomia editoriale, cioè la libertà, ed in questo la Rai deve dimostrare di essere più libera di tutti, e l'altro è investire sul prodotto. Sono due cose molto semplici, ma per un industria culturale sono il pane, senza di queste perderemmo ascolti, faremmo dei programmi conformisti, non conquisteremmo nuove fette di pubblico".



"Non siamo citati sui giornali? Non importa"


"Condanniamo un'intera generazione ad un precariato senza fine"

: questa la conclusione, tratta dalla scorsa puntata di "Presadiretta", del pezzo introduttivo all'intervista di Iacona. Il suo programma, però, fanno notare in studio, non sfonda come fa "Report". In altre parole, perchè i reportage di "Presadiretta" il giorno dopo non fanno notizia?

"Ci sono sui giornali. Ad esempio, nella prima puntata dedicata alla manovra, tutti i temi di cui abbiamo parlato poi sono stati riportati sui giornali. Non ci avranno citato, ma non importa: basta mettersi davanti, mettiamo avanti i contenuti!"

Ed i contenuti, in "Presadiretta", ci sono. Sia quando mettono d'accordo il pubblico che segue il programma, sia quando lo dividono, così come è accaduto in trasmissione, quando Sebastiano Pucciarelli ha fatto notare che il servizio dedicato a Barcellona sembra dipingere la città spagnola come un "paradiso per i giovani", cosa che forse poteva essere qualche anno fa ma che ora non rispecchia la realtà.

"Ho risposto anche con una lettera aperta al Fatto Quotidiano", ha risposto Iacona. "Il punto non è che a Barcellona si sta meglio che in Italia, ma il punto è che a Barcellona non c'è l'illegalità che c'è in Italia, non ci sono quarantasette forme di contratto, non c'è lo scandalo delle partite Iva false. E non incontrerai giornalisti che hanno la partiva Iva e lavorano in una redazione senza essere assunti".

I precari della Rai


Quest'ultimo riferimento è più che chiaro, e si è visto anche nello spezzone di programma andato in onda oggi. "Presadiretta" era presente alla manifestazione dello scorso 9 aprile, quando i precari italiani si sono dati appuntamento in numerose piazze italiane. Tra questi, anche una categoria che mai era scesa in piazza, e che ora sente la necessità di esprimere il proprio disagio: i precari della Rai.

Presenti in tutti i programmi di approfondimento della Rai (da "Presadiretta" stesso a "Ballarò", passando per "Report" e "Porta a porta", ed anche "Tv Talk") e non solo ("Matrix", e "Piazzapulita"), i giornalisti precari della tv italiana sono costretti ad aprirsi partite Iva, a lavorare come redattori, registi, conduttori, ma mai riescono ad ottenere un contratto giornalistico.

"Non è la lista delle nostre sfighe che portiamo in piazza, ma la lista dei nostri talenti", dice una ragazza in piazza. Una frase che Iacona è contento di risentire, fermo nelle sue opinioni e nella convinzione che, più che le prime pagine dei giornali del giorno dopo, i giornalisti tv (e non solo) devono conquistare qualcos'altro.

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