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Radio Sex, la sit-com di Alice Home Tv

Pubblicato: 06 giu 2006 da Mr. Diego

Martina Colombari in Radio SexNoi di TVblog siamo sempre attenti ai fenomeni televisivi, anche quelli non direttamente fruibili attraverso il televisore. Alcuni giorni fa abbiamo dedicato un po’ di spazio alla nuova realtà della TV via Internet di Telecom Italia, ovvero Alice Home Tv.
Oltre al (dubbio) contenitore-talk show Parole e Persone, il palinsesto della Internet TV collegata al portale Rosso Alice sta trasmettendo da qualche giorno dal lunedi al venerdi alle 21 una situation comedy originale intitolata Radio Sex, la prima sit-com prodotta da Magnolia e realizzata in esclusiva per Alice Home Tv.
La serie è ambientata in una piccola emittente radiofonica privata che trasmette un programma dedicato al sesso e alla difficoltà di comunicazione tra uomini e donne. Radio Sex e si pone come un mix tra Camera Café e Sex and the City e racconta gli intrecci sentimentali e le guerre tra i dipendenti della radio usando un linguaggio giovane e sopra le righe.
La regia della sit-com è di Alessandro Baracco; gli interpreti dei 100 episodi della durata di 5 minuti ciascuno sono ben 10, tra cui Bedi Moratti, Martina Colombari, Pietro Sermonti, Andy Luotto, Jennifer Poli e Roberta Mengozzi.
Non ho ancora avuto modo di vederne neanche una puntata, ma l’iniziativa sembra interessante (almeno sulla carta), se non altro per la qualità che di solito contraddistingue i prodotti Magnolia.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • stesc86

    05 feb 2007 - 13:51 - #1
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    non è niente male…la stanno dando su sky show

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    […] Martedì, serata di novità, di zapping frenetico, di cambi di programma. Il sottoscritto si piazza sul divano del salotto con l’intento di non perdersi il primo sit show della tv, Buona la prima. L’idea è delle più seducenti: lasciare il fil rouge della trama in balia di un deux ex machina esterno, senza copione, all’insegna dell’improvvisazione. Il rischio era quello che temevo: se improvvisare può servire a compensare una carenza creativa, allora tanto vale provarci . Tra lo sceneggiare coi piedi, rischio di molte produzioni nostrane, e il cazzeggiare amabilmente perchè “fa esperimento”, la soglia è labilissima. Sostanzialmente la non trama del primo episodio è questa: Ale non riesce a dormire, Franz gli punta un coltello dicendogli di stare tranquillo e per conciliargli il sonno gli canta una canzone di Ruggeri che, da sè, in qualità di istigatore, fa già passare la voglia di ridere. In compenso, i sogghigni fuori campo, a Buona la prima, sono imperanti, come in tutte le sitcom che si rispettino e che solo per questo rischiano di rasentare l’idiozia. A un certo punto arriva il figlio del portinaio gridando: ‘Sono il figlio del portinaio’, Ale cade nel patetico umorismo da finto straniero che blatera luoghi comuni, perchè così vuole il suggeritore, e ci manca solo che Franz, per simulare il francese, dica Je suis Caterine Deneuve. E’ a questo punto che non ce l’ho fatta… la mente è riandata all’auricolare di Grimilde con la Parietti inondata dei suggerimenti demenziali di Flavia Vento. Mi aspettavo che quantomeno si desse forma a un plot e non che Ale infarcisse i momenti morti con qualche caz… di troppo. Mi sposto su Canale5, che trasmette una fiction rassicurante come nelle migliori tradizioni dei prodotti familiari… Bastano pochi istanti per capire che il titolo è assolutamente fuorviante e Io e Mamma di rassicurante ha solo le immagini usate nei promo. Amanda Sandrelli si concede un’altra chance in tv, nell’eterna attesa di eguagliare almeno un briciolo di carisma della madre, ma il suo fare ansiogeno la rende da subito ostile al telespettatore. In compenso c’è una signora attrice come Stefania Sandrelli che continua ad accettare ruoli strampalati se non ridicoli. Il suo rapporto con la figlia è a dir poco burrascoso, ma lei pare reduce da una crisi di rimbambimento totale e senza più alcun contatto con la realtà. Quel che più colpisce di questo prodotto è la somiglianza imbarazzante con un’altra fiction televisiva, andata in onda su Canale5 nella scorsa stagione: Ricomincio da me. Ovvero la serie in cui comprimari di tutto rispetto come Tognazzi, Gioele Dix e la stessa Sandrelli erano preceduti dalla scritta ‘con la partecipazione di’, per non rubare la scena all’egocentrica Barbara D’Urso. Anche in quel caso la protagonista finiva in mezzo a una strada per la frode fiscale del marito, con la differenza che lì veniva salvata dalla campagna (ironia della sorte per la conduttrice di Uno due tre stalla?) e qui va a vivere da mammà. Unica qualità stilistica da riconoscere alla serie in questione sta nella regia, estremamente dinamica per una fiction italiana ma al contempo ibrida nella commistione di evasione e dramma. Quando sembra che Io e Mamma stia per evolvere verso la placida dimensione dei rapporti interpersonali, scatta il primo piano truce di Amanda che pare posseduta da Laura Morante (e la colonna sonora che fa tanto commedia del dramma all’italiana). PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Passo anche questa volta e mi sposto su Colpo di genio dove la Ventura, per invecchiare il format di altri cent’anni, ha pensato bene di coinvolgere Orietta Berti per la dimostrazione delle invenzioni. E’ così che, tra una mescolata e l’altra della passata di pomodoro, la vediamo esibirsi in Tipitipitipitipi a tempo di cottura. Per il resto c’è Teocoli che allunga la vita di Funari ironizzando sui vaticini funebri di cui lui steso si vanta. Tutto il resto è aria di flop in agguato (ma quando si decideranno a mettere uno stacchettino di sottofondo musicale per smuovere un po’ il ritmo?). Ritorno a visionare le prime tv di Italia1 e mi toccano Luca e Paolo, a me indigesti da sempre per quell’aria da profeti del televisivamente corretto. Quantomeno, La strana coppia ha un copione, anche se non deve essere necessariamente bello. Ha una regia figa, per gli effetti di dinamicità e i giochi cromatici di ispirazione americana, ma non si rischia mica di strapparsi i capelli. Ha due amici, Oscar e Felix, di cui uno iper-sconclusionato e l’altro iper-stressato. Se a qualcuno interessa c’è anche un’ex di Amici, Roberta Mengozzi, che è già la seconda sitcom in cui compare ma dopotutto la prima era Radio Sex e se ne saranno accorti in pochi. Luca e Paolo sono più sottotono del solito (a Camera Cafè brillavano di genialità riflessa) ma già il fatto che il primo abbia delle battute imposte dall’alto e rinunci suo malgrado all’intercalare sboccato da Iena è un traguardo. Detto questo, perchè se la sitcom deve far ridere per forza non si ride? Perchè ai format made in Italy manca sempre qualcosa? Perchè, se proprio vogliamo metterci del nostro, non produciamo un adattamento de La Tata con Cindy di Uomini e Donne come protagonista? postato da Lord Lucas il martedì 17 aprile 2007 in: […]

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    […] Amanda Sandrelli si concede un’altra chance in tv, nell’eterna attesa di eguagliare almeno un briciolo di carisma della madre, ma il suo fare ansiogeno la rende da subito ostile al telespettatore. In compenso c’è una signora attrice come Stefania Sandrelli che continua ad accettare ruoli strampalati se non ridicoli. Il suo rapporto con la figlia è a dir poco burrascoso, ma lei pare reduce da una crisi di rimbambimento totale e senza più alcun contatto con la realtà. Quel che più colpisce di questo prodotto è la somiglianza imbarazzante con un’altra fiction televisiva, andata in onda su Canale5 nella scorsa stagione: Ricomincio da me. Ovvero la serie in cui comprimari di tutto rispetto come Tognazzi, Gioele Dix e la stessa Sandrelli erano preceduti dalla scritta ‘con la partecipazione di’, per non rubare la scena all’egocentrica Barbara D’Urso. Anche in quel caso la protagonista finiva in mezzo a una strada per la frode fiscale del marito, con la differenza che lì veniva salvata dalla campagna (ironia della sorte per la conduttrice di Uno due tre stalla?) e qui va a vivere da mammà. Unica qualità stilistica da riconoscere alla serie in questione sta nella regia, estremamente ritmica per una fiction italiana ma al contempo ibrida nella commistione di evasione e dramma. Quando sembra che Io e Mamma stia per evolvere verso la placida dimensione dei rapporti interpersonali, scatta il primo piano truce di Amanda che pare posseduta da Laura Morante (e la colonna sonora che fa tanto commedia del dramma all’italiana). Non si poteva pensare a qualcosa di meglio, visto che i buoni presupposti per una rimpatriata familiare, genero Blas Roca Rey compreso, c’erano tutti? Passo anche questa volta e mi sposto su Colpo di genio dove la Ventura, per invecchiare il format di altri cent’anni, ha pensato bene di coinvolgere Orietta Berti per la dimostrazione delle invenzioni. E’ così che, tra una mescolata e l’altra della passata di pomodoro, la vediamo esibirsi in Tipitipitipitipi a tempo di cottura. Per il resto c’è Teocoli che allunga la vita di Funari ironizzando sui vaticini funebri di cui lui steso si vanta. Tutto il resto è aria di flop in agguato (ma quando si decideranno a mettere uno stacchettino di sottofondo musicale per smuovere un po’ il ritmo?). Ritorno a visionare le prime tv di Italia1 e mi toccano Luca e Paolo, a me indigesti da sempre per quell’aria da profeti del televisivamente corretto. Quantomeno, La strana coppia ha un copione, anche se non deve essere necessariamente bello. Ha una regia figa, per gli effetti di dinamismo e i giochi cromatici di ispirazione americana, ma non si rischia mica di strapparsi i capelli. Ha due amici, Oscar e Felix, di cui uno iper-sconclusionato e l’altro iper-stressato. Se a qualcuno interessa c’è anche un’ex di Amici, Roberta Mengozzi, che è già la seconda sitcom in cui compare ma dopotutto la prima era Radio Sex e se ne saranno accorti in pochi. Luca e Paolo sono più sottotono del solito (a Camera Cafè brillavano di genialità riflessa) ma già il fatto che il primo abbia delle battute imposte dall’alto e rinunci suo malgrado all’intercalare sboccato da Iena è un traguardo. Detto questo, perchè se la sitcom deve far ridere per forza non si ride? Perchè ai format made in Italy manca sempre qualcosa? Perchè, se proprio vogliamo metterci del nostro, non produciamo un adattamento de La Tata con Cindy di Uomini e Donne come protagonista? […]

  • […] E’ tempo di bilanci di stagione e non c’è sito web o quotidiano che ometta la lista nera dei flop annuali. Persino Fabio Canino ha stemperato la tensione dell’insuccesso, dichiarando che comparire a tutta pagina nella pagina dei necrologi televisivi è diventato un must che contempla solo la gente che conta (da Simona Ventura a Gianfranco Funari passando per Paolo Bonolis). Ma, accanto al gran numero di format ed esperimenti che naufragano miseramente, ce ne sono tanti altri, annoverabili nella categoria dei programmi relitto, che non meritano nemmeno la considerazione della stampa. Della serie, nun te se fila nessuno, sia nel bene che nel male. Dunque è il caso di fare un piccolo sunto per dare onore anche a quei programmi tv di cui non ha parlato nessuno. Prendete lo Stile Libero di Max Giusti ad esempio. Quantomeno Siani aveva fatto gridare al flop, animando accese discussioni sulla deriva napoletana dello show e sollevando contestazioni sulla sua inadeguatezza alla conduzione. Ma chi ha commentato l’assoluta indolenza con cui Giusti ha assunto le redini la baracca? Il comico più inflazionato di Raidue ha preso in consegna un’eredità così onerosa visibilmente controvoglia, senza alcuna propositività creativa. E i risultati ne sono stati la conferma: non soltanto Libero in seconda serata è andato malissimo, ma è giunto al termine nel più assoluto anonimato. Ma per un Max che non buca c’è un Mazzocchi insapore che riesce a far passare inosservato persino un format bomba come Balls of Steel. Un prodotto così ben confezionato e audace che, se sperimentato su Italia1 con una conduzione da Iene, avrebbe fatto sfracelli. Peccato che su Raidue vada in onda a fine stagione, buttato lì dopo una prima serata al miele con La Sposa Perfetta, senza alcuna coerenza editoriale. Il pubblico giustamente se ne impipa e, dunque, non vale neanche la pena di scriverne fenomenologie o stigmatizzarne il presunto rischio diseducativo (visto che lo corrono in pochi). Voliamo ancora più basso facendo un passo cronologico indietro. Pensiamo a una trasmissione andata in onda a gennaio-febbraio, ogni domenica in seconda serata, che ha completamente seminato le proprie tracce. Trattasi di Anche se… di Francesco Paolantoni, l’one man show che avrebbe dovuto risollevarne le sorti e ne ha definitivamente segnato l’oblio. Anche in questo caso bisognerebbe chiedersi… chi l’ha visto e soprattutto chi ne ha parlato? Perchè, diciamola tutta, o bene o male purchè se ne parli resta una ricetta di lunga vita catodica, che renderà immortali anche delle castronerie allucinanti come Colpo di Genio o, tanto per non gradire, un trash-show imperituro come Grimilde. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ L’indifferenza, insomma, è la peggior nemica del piccolo schermo, soprattuto se dopo una prima edizione plurichiacchierata e di grande impatto mediatico si assiste al completo tracollo di un’idea. Pensiamo a Distraction, che l’anno prossimo potrebbe ritrovare il conduttore sferzante di sempre dopo un’annata impalpabile targata Enrico Papi. E’ il rischio della sperimentazione, destabilizzare e dunque rinunciare alla potenza di un format in cui ha un gran peso una tenuta efficace e brillante. Il palinsesto di Italia1, non a caso, ha un altro grande fantasma disperso nei meandri della programmazione: Danger. Il suo Marco Berry le ha provate tutte, ottenendo prima di tutto lo spostamento al mercoledì sera per evitare i temibili Amici di Maria. Ma purtroppo non è servito e, vista la totale mancanza di appeal sul prime time, si è trovato relegato in seconda serata, senza troppe protese nè rumori. E chissà che non vada incontro a un destino analogo Colpi di Sole, la sitcom anticonformista dell’access di Raitre che sta riuscendo a far peggio dei Buttafuori dell’estate passata. In questo caso se n’è parlato tanto alla vigilia, ma come sempre la visione desta qualche perplessità e dunque i buoni auspici iniziali lasciano il tempo che trovano. Non basta una marketta della Littizzetto o un parrucchiere gaio fin troppo caratterizzato per auspicare alla qualità e all’innovazione dei contenuti. E il telespettatore, fiutata la fuffa, se ne tiene alla larga. Ora, in chiusura di questo dossier, verrebbe da chiedersi in modo del tutto spassionato… tra i programmi-relitto di cui non vedremo un futuro (forse perché non c’è mai stato un presente), possiamo contemplare anche Boris? In tal caso, si accettano suggerimenti perchè, se da una parte c’è l’effetto hype della rete non trascurabile, dall’altra troviamo un dato di fatto innegabile: il popolo dei telefili di Sky, tra un’anteprima di Grey’s e una prima visione di Lost, non rimane tempo né voglia per Radio Sex & Co. Questione di gusti… e di lungimiranza. postato da Lord Lucas il martedì 19 giugno 2007 in: […]

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