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Digitale Terrestre: Le tv locali contro Mediaset

Pubblicato: 16 gen 2011 da Gabriele Capasso


Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione tv locali, accusa Mediaset di voler “uccidere le tv locali“. Giunco identifica come fossero un’unica emanazione gli atti del Governo, le decisioni del Ministro Romani e le presunte pressioni esercitate da Mediaset sull’AgCom per un regolamento sull’utilizzo dei multiplex digitali assegnati alle tv locali. Il buon vecchio “conflitto d’interessi“.

Motivo del contendere la circostanza che vorrebbe Mediaset impegnata nel cercare di far emanare un regolamento all’AgCom che bloccherebbe la pratica dell’affitto delle frequenze locali ad operatori tv che si vogliono costruire una copertura nazionale, ma non dispongono di mux nazionale. La sollecitazione è in realtà partita dal Ministero guidato da Paolo Romani e alcune voci sostengono sia stata accolta dall’Autorità che stabilirà per i mux dei canali locali una restrizione molto pesante: le tv locali devono “promuovere le culture regionali” e non possono affittare nulla ad altri soggetti.

Ora che tutto il nord Italia, Lazio e Campania sono interamente digitalizzate, a Mediaset si sono posti dei problemi: non è che la tv può farla anche qualcun altro? E così sono partiti i meccanismi politici per trovare soluzioni che impedissero di fatto agli operatori locali di crescere. Dal momento che cambiare la legge era complesso, hanno aggirato l’ostacolo infilando nelle pieghe della legge di Stabilità un semplice comma con il quale si conferisce al ministero dello Sviluppo economico il potere assoluto di definire nuovi obblighi e regole.

Gina Nieri, consigliere d’amministrazione Mediaset, respinge l’attacco di Giunco, a suo dire “il famoso regolamento ancora non c’è. E sui suoi contenuti Mediaset non c’entra.“. La Nieri respinge “in toto illazioni sul nostro ruolo di ispiratori. È offensivo per noi e soprattutto per Agcom, un’autorità indipendente che nei fatti non è certo tenera nei nostri confronti“.

Inutile girarci attorno: le 500 reti locali non hanno la capacità produttiva e le possibilità economiche per sfruttare la moltiplicazione dei canali dovuta al digitale terrestre. I palinsesti sono pieni di televendite e repliche, non c’è business che possa consentire di riempire di contenuti 6-7 canali che promuovano “le culture regionali“, così diventa molto più semplice affittare le proprie frequenze ad operatori rimasti fuori dalla possibilità di coprire tutto il territorio nazionale. Soldi facili.

D’altro canto è impossibile non notare che i soggetti che affittano le frequenze locali per arrivare a coprire l’intero territorio nazionale fanno, 27 anni dopo, quello che la neonata Mediaset del rampante Silvio Berlusconi faceva con il sistema delle “cassette” e dei programmi registrati per riuscire a scalfire il monopolio nazionale della Rai. All’epoca Craxi fornì la copertura politica a Fininvest e bloccò l’iniziativa dei Pretori garantendo la nascita e lo sviluppo delle tv commerciali. Bei tempi.

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di interstellar-overdrive

    interstellar-overdrive

    16 gen 2011 - 21:06 - #1
    2 punti
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    siamo alle solite…
    l’Italia sembra cosa loro e nessuno deve provare a fargli concorrenza…
    al massimo gli possono lasciare qualche briciola.

    VERGOGNA!

  • Profilo di ranma25783

    ranma25783

    16 gen 2011 - 21:07 - #2
    -4 punti
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    SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

  • Profilo di mugnezz

    mugnezz

    16 gen 2011 - 21:13 - #3
    0 punti
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    Tanto non cambiera’ mai niente , faranno sempre quello che vogliono !!!

  • Profilo di nico-lab

    nico-lab

    16 gen 2011 - 21:16 - #4
    3 punti
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    E che dire allora di quelle tv locali che fanno un sacco doppioni e canali di sòle televendite?
    Per dire, qua in Veneto c’erano La8 e La9 e già dei canali spazzatura riempiti soprattutto da televendite. Cosa ha pensato di far l’editore allo swich off? Creare ancora nuovi canali: La 10, La 11, La 12 fino a La20 (non sto scherzando)! Poi la programmazione era la solita.
    E poi c’era pure Televenezia che nel momento dello S.Off aveva 15 doppioni: ora ce ne sono “solo” tre

  • keenan84

    16 gen 2011 - 21:18 - #5
    5 punti
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    La realtà dei fatti è che i canali regionali non li guarda (giustamente) più nessuno da anni, l’offerta (anche senza pay tv) tra i canali generalisti, cielo, rai4, Rai 5, Iris, coming soon, boing, rai movie etc etc è talmente varia che l’unico motivo decente per sintonizzarsi su di un canale regionale sono i tg.

  • altimo

    16 gen 2011 - 21:23 - #6
    1 punto
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    mi risulta che in lombardia cominci a dar fastidio il gruppo TeleLombardia e le sue alleanze.

  • Profilo di ste72

    ste72

    16 gen 2011 - 21:25 - #7
    2 punti
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    il problema è che tante tv locali non sono in grado di gestire tante frequenze. qui in veneto ci sono tv ripetute su 6-7 canali con televendite e altra roba inguardabile

  • Profilo di interstellar-overdrive

    interstellar-overdrive

    16 gen 2011 - 22:39 - #8
    5 punti
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    ho letto dei commenti veramente idioti…
    se non vi piacciono quei canali, non li guardate…
    ma anche loro avranno diritto di esistere e proliferare…
    o volete offrire anche le vostre figlie al nano ?

  • Profilo di erodio1976

    erodio1976

    16 gen 2011 - 23:01 - #9
    3 punti
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    NEL BISTRATTATO SUD, C’E’ TELENORBA CHE HA IMPIEGATO I CANALIIN PIU’ PER CREARE NUOVI CANALI, ANCHE MOLTO INTERESSANTI, COME TGNORBA24 O BUSINESS TV.

  • IL MIO REALITY

    16 gen 2011 - 23:23 - #10
    1 punto
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    Da tempo sostengo che il modo in cui si è digitalizzato l’etere italiano abbia ovviamente (e come sempre) favorito lo status quo di “duopolio” che da 30 anni circa immobilizza il mercato televisivo del nostro Paese:
    1) è inammissibile che RAI e Mediaset abbiano ottenuto tutti quei multiplex (capacità trasmissiva). Ne bastavano 2, al massimo 3, per essere larghi, e invece ne hanno 5 a testa (e potrebbero aumentare). Questo ovviamente va a discapito di tutte le altre realtà televisive esistenti o futuribili perchè in un mercato dove i due gestori principali detengono questo numero spropositato di risorse solo un folle investirebbe un centesimo. (E anche il cavillo del 30% di capacità trasmissiva da affittare a terzi non scongiura il mantenimento di posizione stradominante delle suddette due aziende televisive che si spartiscono in un modo o nell’altro il mercato).
    2) Si cerca di impedire l’ingresso di soggetti forti (vedi News Corporation) nell’etere italiano, con le scuse piu’ svariate e che invece nascondono l’unica verità di non voler vedere minata la situazione attuale a favore del gestore Mediaset. (Posto che solo grandi gruppi consolidati, possibilmente di livello internazionale, possono entare nell’arena del digitale terrestre italiano con investimenti e risorse degne di nota, concorrenziali).
    3) Si tenta di emarginare le deboli realtà televisive locali con atti che tendono a favorire come sempre le tv private di Mediaset. Perchè se è vero che una tv locale deve promuovere il territorio (cosa nobile e auspicabile) non vedo perchè non si debba consentire l’affitto a terzi (d’altra parte un multiplex trasmette almeno 5 canali televisivi) della capacità trasmissiva (fosse anche di un 20%) per consentire a una syndication di avere copertura nazionale. Non si tratterebbe anche questo di pluralismo? E non si era detto che il DTT avrebbe favorito la moltiplicazione delle voci?
    4) l’ordinamento LCN dei canali ha ovviamente dato maggiore visibilità alle reti Mediaset, perchè se da un lato è giusto garantire una gerarchia in base all’anzianità conquistata sul campo da parte delle tv del Biscione, dall’altra si poteva cercare di mettere sullo stesso piano tutti i canali ad esempio facendo partire la numerazione dal 101 (dunque 3 digit). Il che avrebbe significato che per scegliere “Canale5″ si sarebbero digitate 3 cifre sul telecomando (105), così come per scegliere “Televattelappesca” al numero 118 (sempre 3 digit sul telecomando). Un po’ come avviene con l LCN di SKY.
    ***
    Morale della favola: qualcuno sosteneva in modo propagandistico che il Digitale Terrestre avrebbe rappresentato una svolta di pluralismo e scelta (e su questo si è data un’accelerata anche statale al fenomeno con incentivi e quant’altro), tuttavia non si sono mai poste le condizioni per APRIRE realmente il mercato (come è avvenuto in Spagna e anche in Francia, tanto per citare due paesi a noi vicini) poichè se scanalate troverete solo canali Rai e Mediaset (molti dei quali pretestuosi). E’ vero, sono sempre meglio delle televendite dei canali locali, ma provate ad andare oltre e a riflettere perchè le tv locali o le syndication si sono così tanto impoverite e depauperate . NON CI SONO le condizioni per consentire investimenti, crezione di consorzi, dunque pluralismo televisivo perchè si deve privilegiare la posizione monopolistica (a livello commerciale) di Mediaset per motivi economici e politici.

    Odio dirlo, ma dovremmo prendere esempio dalla Spagna (dove c’è anche Mediaset) o dalla Francia (dove nuovi gruppi hanno lanciato nuovi canali generalisti - vedi Direct 8 di Bollorè, il gruppo AB con Nouvelle Tv e Telemontecarlo francese)

  • gibi7

    17 gen 2011 - 01:10 - #11
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    Le tv locali hanno ragione a lamentarsi (si dovevano svegliare prima, si sapeva che quelle frequenze sarebbero andate alla telefonia mobile), avevano delle frequenze che ora perderanno e nel contempo daranno nuove frequenze a soggetti come News Corp/Sky di cui non ne hanno bisogno mentre altri soggetti si limiteranno solo ad affittarle.

    Le frequenze locali dovrebbero essere usate in prevalenza per tramettere canali locali, se però l’Agcom permettesse di trasmettere un 20% di canali nazionali non si griderebbe allo scandalo.

    Lo scandalo è aver regalato frequenze nazionali ad operatori che non fanno televisione, e si limitano ad affittare i mux.

  • dusper77

    17 gen 2011 - 01:56 - #12
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    Il numero di multiplex che rai e mediaset hanno ricevuto è FOLLE!!! Ne hanno 5 e passerano a 6!!!
    Mentre degli altri editori nazionali La7 ne ha 3 e passa a 4, ReteA ne ha 2 e Sky ne ha zero e passa a 1… devono toglierli a Rai e Mediaset, non alle locali che fanno vero palinsesto (le locali che fanno solo vendite, tarocchi e 144 sono una storia diversa)

  • teoz

    17 gen 2011 - 11:42 - #13
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    Rimango alquanto perplesso da alcuni commenti. Innanzitutto io scrivo dal veneto, e i nuovi canali dati alle tv locali sono alquanto scadenti! Abbiamo Antenna 3 che di per se è un ottimo mezzo di informazione provincia per provincia ma poi abbiamo 7 news che ad oggi ha all’incirca 7 canali che trasmettono la stessa cosa!
    Rimbalziamo le colpe dello scarso successo e dello svantaggio tv sia a mediaset sia allo scarso interesse del pubblico. Ma allora io mi domando: “se io sono un piccolo canale regionale e faccio uno share nei tg che va tra il 0,004-0,008% a quanto venderò lo spazio pubblicitario? OK! poco! (da noi in veneto antenna3 trasmette da anni sempre quelle pubblicità, ma non si vende tanto perchè la pubblicità regionale tt sommato può funzionare bene anche se non passa per TV) Perfetto vendo lo spazio pubblicitario e guadagno quel che basta a pagare i dipendenti.
    E adesso? Se volessi comprare un nuovo studio? Ma forse è meglio lo schermo verde, e se volessi trasmettere dei film…troppo costosi!
    Allora di chi è la colpa? Di mediaset? mi spiace dirlo ma la colpa è del meccanismo indipendentemente dal passato! oggi l’informazione locale gira in internet fidatevi o sui giornali comodi accessibili e diretti! Le tv locali sono stagni purtroppo!

  • Profilo di Bobina

    Bobina

    17 gen 2011 - 20:37 - #14
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    Non è vero che tutte le tvlocali sono scadenti, ad esempio qui nel lazio abbiamo un canale che si chiama TV2000 ed olfre alcune cose molto interessanti come rubriche di letterature e talk, certo, bisogna andarsele a cercare. Ma non mi dite che invece mediaset propone una tv di qualità!

  • IL MIO REALITY

    17 gen 2011 - 21:14 - #15
    0 punti
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    ***@teoz***
    perdonami, ma cerca di fare un’analisi critica del PERCHE’ molte tv locali siano così scadenti e non abbiano chances di crescita piuttosto che focalizzarti sullo stato delle cose. Innanzitutto, non è assolutamente vero che chi desidera fruire di notizie e informazioni riguardo il “territorio” si collega solo su internet o acquista i quotidiani locali. Una grandissima fetta di pubblico (penso, ad esempio, agli anziani che internet non lo usano, ma non soltanto a loro) a mio avviso accederebbe volentieri ai canali locali dunque il “mercato” esiste, e d’altronde non capisco perchè la televisione non dovrebbe fare la sua parte anche a livello “locale” o “regionale” in un Paese come il nostro dove il 90% delle persone si informa attraverso questo medium.
    In effetti, chi ha più di 30 anni, si ricorderà di come negli anni ‘80 le tv locali fossero molto più “ricche”, dinamiche e seguite di quanto non fossero adesso. Dalla Legge Mammì in poi (che consolidò lo status quo di duopolio Rai-Mediaset, e questo è storicamente provato) abbiamo assistito a una lenta agonia di tantissime realtà locali un tempo floride.
    Tutto questo perchè se in un mercato (come quello televisivo) si concentrano troppe risorse nelle mani di pochi (risorse tecniche, fisiche, economiche, di visibilità - dunque frequenze, pubblicità, canali etc.), sarà pressocchè impossibile che altri soggetti riescano a consolidarsi o addirittura affermarsi (pensa una città con soli centri commerciali appartenenti a un unico proprietario, libero di costruirne a piacimento sul suolo pubblico senza alcun paletto o tutela verso altri soggetti, ovvero la concorrenza).
    In Italia è accaduto che a causa di vicende politiche (favorevoli a Berlusconi) si sia consentito di accentrare troppe risorse nelle mani di un unico gruppo privato (basti pensare che ben 5 multiplex sono stati donati dallo stato al gruppo del Biscione, un numero spropositato). Di conseguenza le tv locali, ridotte realtà senza nè arte nè parte, non hanno potuto reggere in alcun modo la concorrenza dei broadcaster Rai e Mediaset, soccombendo. (In Spagna o Germania le tv regionali o autonome sono state aiutate e promosse). Dunque la “colpa” di tutto questo non è di Mediaset (azienda privata) ma di un sistema viziato che non ha creato presupposti per dare voce a tante realtà nazionali e anche locali indipendentemente da Mediaset o Rai. E mi indigno ancor di più quando leggo che le tv locali non potrebbero neanche affittare banda trasmissiva a terzi (syndication o altri) per fare cassa e consentire maggiore pluralismo.
    Se non si aiutano le tv locali, come potranno mai investire, assumere, creare indotto e dare voce al pluralismo???

    @Bobina: guarda che Tv2000 è la tv nazionale della CEI (conferenza episcopale italiana) visibile da anni in chiaro su Sky e sul digitale terrestre. Si tratta di una tv nazionale, non laziale!

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