Il compito di chiunque voglia fare mestieri che riguardano il mondo dello spettacolo - siano essi relativi alla critica o direttamente coinvolti nella realizzazione e produzione di un prodotto di intrattenimento, televisivo o cinematografico - è quello di informarsi, aggiornarsi, studiare e capire. Ecco perché il compito a casa del sottoscritto è guardare la prima puntata di 48 ore, in onda fra pochi minuti su Canale 5. Questo post servirà a dedicare alcune note a questa visione.
Sigla: un tentativo di usare qualche strumento moderno, ma è poco ritmata, non ha appeal.
La prima inquadratura è su Genova di notte: che il capoloogo ligure somigliasse a una città americana l’ho sempre sostenuto, e non posso che apprezzare.
Poi interno notte, foto, una scena similtarantiniana senza il ritmo di Tarantino, uno sparo e l’orrore: per passare al flashback, 48 ore prima, l’effettaccio orrendo. Dei frame velocissimi - una sorta di recall - fra cui si intravede addirittura la maschera di Spiderman. Eccola poco dopo in versione mignon in mano a uno dei bambini.
Il concept di serie è spiegato in maniera fin troppo didascalica. “Abbiamo 48 ore, come sempre” dice uno della Squadra Catturandi. Hanno dietro di loro la mappa di genova e il Secolo XIX, ma parlano in romanaccio, oppure con un accento meridionale. Perché?
Anche perché poi non ce l’ho fatta: ho portato a termine l’arduo compito, mi sono visto anche il secondo episodio.
Per quel che mi riguarda non ci siamo: i personaggi sono i soliti caratteri piatti delle altre fiction analoghe, non c’è alcuna differenza con Distretto o RIS, è una modulazione monocorde dello stesso tema.
Certe scene fanno saltare i nervi per la piattezza con cui sono girate, senza stacchi, senza tensione. Le battute non sono belle, e a me piacerebbe tanto sentire belle battute. E poi saltano anche fuori gli errori, narrativi e di sceneggiatura.
Perché, per esempio, un poliziotto infiltrato manderebbe una foto mms senza far capire dove si trova, senza prima telefonare? Perché una ricostruzione parlata, l’ennesima, - che inizia con Ah, ecco com’è andata - ci dovrebbe parlare di cose che lo spettatore ha già visto? Perché?
Alessandro
02 mag 2006 - 21:38 - #1io l’ho sempre detto che sarebbe stata una schifezza con surrogato di alias. il flashback è tipico della maggior parte degli episodi di alias (azione finale e poi flashback alla genesi del tutto)…. (stessa caratteristica riusata in lost)
luca
02 mag 2006 - 23:19 - #2Piuttosto moscio direi….
Piattissimo
ED
02 mag 2006 - 23:25 - #3non l’ho visto perchè fortunatamente ero in autostrada però mi fido ad occhi chiusi del tuo giudizio..
Domiziano Galia
02 mag 2006 - 23:45 - #4Per fortuna non hanno scopiazzato brutalmente 24. Con la conseguenza, però, di perdersi appunto nel generico poliziesco italiano. Certo è un prodotto di una certa raffinatezza e sono attori di un altro livello rispetto a RIS, che però è certo più particolare.
Krishel
03 mag 2006 - 00:06 - #5Beh sul linguaggio non puoi far loro le pulci. Qui a Genova ormai ci sono rimaste pochissime persone che parlano in genovese e con l’inflessione genovese. Per cui quello sarebbe l’ultimo dei problemi. Semmai concentrarci sul problema vero e reale ossia che da anni cerchiamo di fare telefilm stile all’americana senza troppi risultati…
Mari
03 mag 2006 - 00:06 - #6ho retto fino ai watussi, poi graziaddio è iniziato Crozza Italia :)
Alberto Puliafito
03 mag 2006 - 08:49 - #7Krishel, fidati che quando torno a Genova sento la maggior parte delle persone che parlano con la cadenza genovese - anche gli immigrati -. Ma hai ragione, non è quello il punto. Non solo.
Mr. Diego
03 mag 2006 - 10:01 - #8Che dire? Non mi è né piaciuto particolarmente né dispiaciuto particolarmente.
Come dicevo ieri, i miei timori riguardo la solita stereotipizzazione dei personaggi si sono purtroppo avverate.
Credo però sia presto per giudicare l’effettivo spessore della serie. Se non altro mi sembra che abbia un taglio leggermente diverso da quelle prodotte da TaoDue.
Riguardo l’accento degli interpreti, avevo evidenziato anch’io il fatto che nessuno degli attori principali fosse genovese ma, del resto, la Sezione Catturandi di Genova (almeno quando ancora esisteva) era effettivamente capitanata da un vice questore di Roma. Inoltre è del tutto plausibile che agenti di polizia e carabinieri cambino spesso sede di lavoro.
Comunque ne convengo con Alberto Puliafito: quello mi pare davvero il minimo. Staremo a vedere come andranno i prossimi episodi.
Lara
03 mag 2006 - 10:54 - #9La regia e buona ma come spesso accade nella fiction italiana mancano le sceneggiature. le storie raccontate sono sempre piuttosto banale e soprattutto si vuole sempre spiegare tutto.
Ciao Lara
RobFal
03 mag 2006 - 11:28 - #10Io non ne posso più di serie tv e show (ma il problema è diffuso dappertutto, spot, telegiornali, telecronache) dove tutti parlano in romanesco. In RIS parlavano in romanesco anche i residenti dei paesini di campagna in provincia di Parma. Capisco che la produzione sia a Roma, ma o producono film ambientati a roma oppure si decidono a uscire dal provincialismo romano de cinecittà e fanno casting migliori
cheminstry
03 mag 2006 - 11:31 - #11ho evitato accuratamente di vederle, immaginavo il solito tentativo di scopiazzatura da altri serial americani. facessero un reality dentro un mcdonald penso che saremo capici di copiare anche quello.
salvo
03 mag 2006 - 13:02 - #12stracciato dalla replica di montalbano
Mordecai
03 mag 2006 - 15:04 - #13E un altro po’ le prendeva pure da Distraction e Ballarò.
lambdasond
03 mag 2006 - 20:00 - #14Quando venne alla luce Dorme (2000, ma girato nel 94), di Eros Puglielli, si gridò al miracolo per la scoperta di un regista dotato di tecnica, creatività, freschezza, originalità. Di tutto quello, in 48 Ore è rimasto solo qualche marginale virtuosismo tecnico: il resto, è la conferma di un regista che oltretutto non riesce ad uscire da una certa dimensione provincialista Roma-centrica, nemmeno quando la location è Genova. Aridatece Fragasso.
Seb
06 mag 2006 - 13:35 - #15Il Flashback con i frame al contrario è preso pari pari da True Calling. Comunque il problema è sempre la sceneggiatura scontata, non c’è mai niente di veramente spiazzante.