Glee rischia la sovraesposizione?

GleeLa febbre, si sa, può essere tranquillamente curata. Quando però la temperatura sale troppo, il rischio di farsi davvero male aumenta. Il paragone forse non è dei migliori ma se pensiamo alla serie rivelazione dello scorso anno, "Glee", non possiamo non pensare alla "febbre" con cui lo show ha contagiato milioni di telespettatori.

Da settembre (ma già dall'estate scorsa, grazie all'anteprima che la Fox mandò in onda a maggio), il telefilm di Ryan Murphy ha collezionato alti ascolti -sopratutto nella seconda parte della prima stagione, quando è stata collocata dopo "American Idol"-, numerosi premi (tra tutti citiamo il Golden Globe), candidature prestigiose (leggasi Emmy Awards: il 29 agosto "Glee" potrebbe incoronare Lea Michele e Matthew Morrison migliori attori, così come Jane Lynch e Chris Colfer migliori attori non protagonisti) e concessioni musicali non indifferenti (l'ultima riguarda Britney Spears, a cui sarà dedicato un episodio).

A questo aggiungete la quantità impressionante di spoiler, anche i meno rilevanti -della serie "nelle prossime puntate Will berrà un caffè e si scotterà"-, le dichiarazioni di protagonisti e non che affermano di amare la serie all'inverosimile e l'incredibile campagna pubblicitaria che la Fox ha dedicato allo show, tanto da garantirla per una terza stagione. Se non avete ancora capito dove voglio arrivare, ve lo dico io: non è che "Glee" sta un tantino tirando la corda verso un'eccessivo autocompiacimento e sovraesposizione?



Per carità, non ho intenzione di tirarmi indietro e rimangiarmi quello che ho detto su questo telefilm, ovvero che sa divertire senza eccedere, che ha un buon cast e che la Fox ha fatto un mix di generi (musical, teen drama, comedy) che è risultato vincente in breve tempo. E tantomeno chiediamo che una serie come questa mantenga un riserbo "alla Lost", con indiscrezioni centellinate e misteri su chi farà cosa nelle prossime puntate. Però, ci dovrebbe essere un limite.

E questo limite è stato superato quando Javier Bardem ha annunciato la sua presenza come guest star in uno dei prossimi episodi, nei panni di una rockstar. Affermazioni subito smentite da un produttore dello show, secondo cui la rete non avrebbe contattato l'attore, che ha solo parlato col creatore della serie Ryan Murphy di una possibile comparsata nella seconda stagione.

Prima o poi, insomma, doveva accadere: nel marasma di informazioni a cui "Glee" è soggetto da qualche mese a questa parte, che ne arrivasse una fasulla e non confermata era questione di poco. E così è stato. Nessun dramma, soprattutto quando si parla di serie tv, eppure un brutto presagio è dietro l'angolo (e no, in questo caso non ci servono polpi e pappagalli per fare una previsione).

"Glee" è un buon prodotto che sta rischiando troppo. Rischiando cosa? Di diventare uno di quei programmi "basta, non ne possiamo più!", di cui a lungo andare non sopporti più il clima, i personaggi, la storia, e tutto per colpa di un'eccessiva pubblicità e mancanza, da parte di chi ha lanciato la serie e della stampa stessa, di consapevolezza che ogni tanto un prodotto, sia esso telefilm o reality, va fatto riposare.

"Glee", sebbene non stia andando in onda, non sta riposando. E a lungo andare questa febbre, appunto, rischia di trasformarsi in qualcosa di peggiore, che potrebbe nuocere al gradimento dello show e, soprattutto, alla sua storia. Ryan Murphy ha garantito che la seconda stagione si focalizzerà sui personaggi che conosciamo e che le guest star saranno di meno (ma ha già avvertito che per l'episodio che andrà in onda subito dopo il SuperBowl ci sarà una "big star"), ma prima di arrivarci, alle nuove puntate, bisognerebbe forse cercare di creare un minimo di attesa. Un attesa che, per ora, sembra figlia solo di quella febbre del martedì sera -giorno in cui va in onda "Glee" in America- e delle sue logiche di mercato e non della voglia di farsi trascinare da un bel telefilm e dalle sue emozioni.

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